Forever Aquile: Stefano Cuoghi, dalle altalene col Milan, alla favola Parma, a uno Spezia da dimenticare

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Per il nuovo capitolo della rubrica si torna in panchina, ma, in realtà, anche stavolta, colui a cui è dedicata la puntata deve la sua fama più a ciò che ha fatto su un campo di calcio che in giacca e cravatta a bordo campo. Uno che ha vestito la maglia del Milan, ma che, soprattutto, ha contribuito a scrivere una delle più belle pagine del calcio italiano, l’epopea del Parma di Scala, e che allo Spezia c’è giunto da tecnico, anche se per una parentesi non certo memorabile. La puntata di oggi è dedicata a Stefano Cuoghi.

Image and video hosting by TinyPic

DALL’ALTALENA CON IL MILAN AL PARMA DEI MIRACOLI – Cuoghi nasce a Modena l’8 agosto 1959 e nella squadra della sua città muove i primi passi nel mondo del calcio, fino a raggiungere la prima squadra nella stagione 77/78, quando la società milita in B, anche se la stagione stessa retrocede in C1. Altro passo falso la stagione successiva, con la nuova caduta in C2, seguita da un anno positivo, in cui i canarini vincono il campionato e tornano in terza serie. In tre stagioni mette insieme 56 presenze e ben 15 gol ed ha modo di mettersi in mostra, tanto a attirare le attenzioni del Milan. Centrocampista ordinato, testa pensante della linea mediana, ottimo sia nella fase di rottura dell’azione avversaria, che in quella di costruzione, viene individuato dalla dirigenza rossonera come pedina giovane e importante per riportare nella serie che gli compete un Milan retrocesso dopo le sentenze sul Totonero. Con la squadra milanese, Cuoghi vive tutta l’altalena tra A e B, l’unica della storia rossonera: conquista subito la promozione alla prima stagione, come ci si aspetta, retrocede con i compagni, stavolta per i risultati acquisiti sul campo, alla seconda, pur trionfando in Mitropa Cup, e rivince il campionato cadetto alla terza. Quindi, dopo 61 presenze e 5 gol con la maglia del Milan, torna a Modena, per due stagioni in C1 (55 presenze, 2 gol), seguite dal ritorno in B con la maglia del Perugia, per un campionato da titolare fisso (34 presenze), chiuso nel peggiore dei modi: retrocessione in C1, che diviene caduta in C2 per delibera della CAF per illecito sportivo. Nel 1986 si trasferisce a Pisa, dove resta per 4 stagioni, comunque soddisfacenti: promozione in serie A la prima, salvezza la seconda con conquista della Mitropa Cup, retrocessione la terza, ma riconquista della massima serie subito alla quarta, stagione in cui perde la finale dell’unica edizione della Supercoppa Mitropa, una sfida, ideata dallo storico presidente nerazzurro Anconetani, tra le ultime due vincenti della Coppa Mitropa, il Pisa, appunto, e il Banik Ostrava, squadra dell’allora Cecoslovacchia, che si aggiudica il trofeo vincendo in casa per 3-0 e perdendo a Pisa per 3-1. All’inizio della stagione 90/91, quando Cuoghi compie 31 anni, arriva la chiamata del Parma di Tanzi, neopromosso in Serie A. Chi pensa che Cuoghi venga a svernare tra i ducali deve ricredersi, perché il centrocampista diventa il metronomo di un giocattolo quasi perfetto, che incanta la Serie A e non solo: 5° posto alla stagione d’esordio, con un campionato di alta classifica, 6° posto la successiva, in cui esordisce in Uefa e conquista la Coppa Italia, addirittura 3° posto, con una lunga partecipazione alla lotta per il titolo, alla terza, e, soprattutto, conquista della Coppa delle Coppe, nella cui finale con l’Anversa, Cuoghi segna uno dei gol nel 3-1 finale. Alla fine della stagione 92/93 Cuoghi decide che è arrivato il momento di porre fine alla sua soddisfacente carriera ed appende le scarpette al chiodo.

Image and video hosting by TinyPic

GLI INIZI DA ALLENATORE, DA TOP A FLOP – Comincia quasi immediatamente la carriera da allenatore, e lo fa in provincia di Parma, nella squadra dilettantistica del Collecchio, in cui resta per due stagioni, tra il ’94 e il ’96. All’inizio del campionato 96/97 arriva la prima esperienza nel mondo professionistico, chiamato dal Giulianova, all’epoca in C1, che conduce al 5° posto finale, con conseguente partecipazione ai play off, dove viene eliminato in semifinale dall’Ancona. Le soddisfazioni di questo primo scorcio di carriera proseguono a Messina, che ingaggia Cuoghi nel 1998, quando milita in C2, nella lenta risalita dopo il fallimento dei primi anni ’90. Alla prima stagione è 2° posto, con la promozione che sfugge nella finale play off, persa col Benevento, ma il salto è solo rimandato, perché al termine della stagione 99/00 vince il campionato e conquista la C1. Il momento professionalmente positivo di Cuoghi subisce una brusca frenata nelle stagioni immediatamente successive: nel 2000/01 è ingaggiato dal Brescello, in C1, che chiude il campionato 17°, retrocedendo in C2; nella stagione successiva, fa la sua prima esperienza da subentrante, chiamato, come terzo allenatore stagionale, a sostituire Cabrini sulla panchina del Crotone, in B, venendo a sua volta esonerato a favore di Materazzi (che non sarà l’ultimo tecnico stagionale, peraltro). Un destino analogo lo aspetterà nella stagione immediatamente successiva, quando verrà chiamato dallo Spezia.

Image and video hosting by TinyPic

IL BREVE, E NON MEMORABILE, PERIODO AQUILOTTO – Lo Spezia della stagione 2002/03 è una società profondamente provata da quello che è successo la stagione precedente, quando la promozione sembrava cosa fatta e, invece, è sfumata in semifinale play off contro una Triestina che aveva chiuso la stagione con 17 punti in meno dei bianoneri. Mandorlini ha lasciato, ma è l’entusiasmo della stessa proprietà ad essere calato vertiginosamente e sembra trasmettersi alla stessa squadra. La rosa è competitiva, visto che l’ossatura è quella della stagione precedente, ma i risultati non arrivano. Si parte con Sassarini in panchina, ma la sua conduzione dura appena due giornate, perché, dopo la sconfitta per 2-0 a Treviso e il pareggio interno col Lumezzane, arriva l’esonero. A questo punto viene chiamato Cuoghi, con la speranza che rimetta in carreggiata la stagione. Esordisce alla terza giornata, a Cittadella, e inizio non potrebbe essere peggiore: 3 gol subiti in 39 minuti per un 3-1 finale che sembra non aver cambiato nulla. Chi chiede tempo sembra venir accontentato, visto che la settimana successiva arriva la prima vittoria stagionale, in casa con la Spal, ma, neanche il tempo di alzare la testa che arrivano un trittico di partite molto significative per la tifoseria, che si chiudono, anche queste, nel peggiore dei modi: sconfitta per 2-1 in trasferta con al Pistoiese, 0-0 in casa con la Lucchese e sconfitta a Carrara per 1-0. L’amore, probabilmente mai sbocciato, tra i tifosi e il tecnico, vede recitato il suo “de profundis”. Tante contestazioni, vibranti faccia a faccia tra gli ultras e un tecnico che non accetta responsabilità e pretende di poter continuare il suo lavoro tranquillo alla caccia della quadratura del cerchio. Che non troverà mai. Le giornate si susseguono deludenti con pochi risultati concreti e poco gioco: oltre ai suddetti, nelle successive 13 giornate, mette insieme 4 vittorie (Prato e Varese in trasferta, Padova e Treviso in casa), 7 pareggi e 2 sconfitte, la seconda delle quali gli risulta fatale. La settimana successiva al pirotecnico 4-4 a Lumezzane, al termine di un incontro che lo Spezia stava conducendo per 3-1 prima che uno scatenato Guidetti, colui che qualche anno dopo diventerà un’autentica bandiera aquilotta, contribuisse a ribaltarla sul 4-3, raddrizzata solo da Alessi al 94′, Cuoghi torna laddove tutto era iniziato, ovvero il match di ritorno con il Cittadella, stavolta al Picco. La sconfitta per 2-1 gli è fatale e la società può dare il benservito ad un tecnico mai amato, che non ha cambiato i destini di una squadra. Dopo 5 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte in 18 giornate, con la miseria di 23 punti incassati, il tecnico lascia il suo incarico a Nicoletti, che quella quadratura, in parte, la troverà, arrivando a sfiorare i play off, con un 6° posto finale.

Image and video hosting by TinyPic

UN PROSEGUIO DI CARRIERA, TRA LUCI E OMBRE – Dopo lo Spezia, Cuoghi resta fermo per una stagione e mezzo, venendo chiamato, durante la stagione 04/05, come terzo allenatore, dal Grosseto, in C1, riuscendo, comunque, a conquistare la qualificazione ai play off, persa in semifinale col Pavia. Quindi un susseguirsi di esperienze da spezzoni di stagione: alla Salernitana (05/06, in C1, da subentrante alla 13^, 5° posto finale, sconfitta in semifinale play off dal Genoa); a Foggia (06/07, in C1, comincia la stagione ma viene esonerato); ad Arezzo (07/08, in C1, subentra a stagione in corso, poi viene esonerato); al Venezia (08/09, in Lega Pro Prima Divisione, sostituisce Serena a stagione iniziata, ma poi gli lascia nuovamente la panchina dopo qualche giornata). Durante il campionato 09/10 arriva la chiamata del Pisa, società in cui Cuoghi aveva militato da calciatore, con ottimi risultati. Prende la squadra, in D, a novembre, in sostituzione di Indiani, e fa compiere ai nerazzurri un’autentica cavalcata trionfale, tanto che la promozione arriva con 4 giornate d’anticipo. Poi l’estate porta con sé un’altra soddisfazione, visto che arriva anche il ripescaggio diretto in Lega Pro Prima Divisione. Il tecnico viene, ovviamente, confermato sulla panchina toscana, ma le cose, stavolta non vanno per il meglio: complice, forse, la poca preparazione al doppio salto, dopo l’inizio del campionato la squadra latita al penultimo posto. Così, a novembre, arriva l’esonero. L’esperienza pisana viene seguita da una pausa piuttosto lunga di inattività, visto che la chiamata successiva arriva solo a febbraio 2012, da parte del Viareggio, in Lega Prro Prima Divisione, come terzo allenatore di una stagione che pare segnata e al termine della quale, invece, Cuoghi riesce ad ottenere la salvezza, vincendo i play out contro il Monza. Anche stavolta si guadagna la conferma per l’anno successivo, ma, stavolta, le cose vanno meglio, riuscendo a portare a termine il campionato, con una nuova salvezza, sommata alla sconfitta in finale di Coppa Italia Lega Pro contro il Latina. A fine stagione, però, termina, comunque, il suo rapporto con i bianconeri toscani, per divergenze sulle pretese economiche del tecnico. Ancora una volta arriva la chiamata per una stagione in corso, a settembre 2013, da parte del Grosseto, che ha esonerato Statuto. Ma, stavolta, le cose vanno peggio di 8 anni prima e, a novembre, dopo il pareggio interno con la Paganese, arriva l’esonero a favore di Cuccureddu. Paradossalmente, la stagione successiva arriva la chiamata proprio della Paganese con cui comincia il campionato, salvo poi venire esonerato a ottobre alla luce dei pessimi risultati conseguiti. Attualmente il tecnico è senza squadra, ma non può definirsi tranquillo, essendo coinvolto, in questi ultimi mesi, in un processo per truffa, dopo la denuncia di un uomo a cui l’ex allenatore, nel 2010, paventando rendite sicure attraverso investimenti mirati, avrebbe sottratto 22mila euro, restituendone solo 3500, prima di rendersi irreperibile.

Image and video hosting by TinyPic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *