Forever Aquile: Andrea Mazzantini, uno spezzino allo Spezia

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

La puntata di questa settimana ci riporta tra i pali, per parlare di un portiere figlio di La Spezia città, che nello Spezia gioca due stagioni prima di spiccare il volo per una discreta carriera che lo vede anche calcare i campi della Serie A con la maglia nerazzurra dell’Inter, anche se chiuso da illustri compagni, e con quella del Perugia. Un campione sfortunato che dovrà interrompere la carriera in modo repentino e traumatizzante. La puntata di oggi è dedicata a Andrea Mazzantini.

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GLI INIZI, DALLA SPEZIA ALLO SPEZIA – Andrea Mazzantini nasce a La Spezia, appunto, l’11 luglio 1968 e nelle squadre dilettantistiche rionali della città, in particolare nel Canaletto, la stessa in cui giocherà anche un giovanissimo Gigi Buffon, comincia la sua carriera agonistica. Nel 1987 è la Pro Patria a notarlo, e lo porta a giocare in C2 per una stagione, in cui mette insieme 10 presenze subendo 13 gol. Il campionato non si chiude nel migliore dei modi, con la retrocessione in Interregionale, ma per lui, la stagione successiva, è ancora C2, ed è ancora il territorio della sua città natale a vederne le gesta, visto che lo preleva la Sarzanese. Qui resta per due stagioni, una da riserva e una da titolare, avendo modo, soprattutto nella seconda, in cui subisce solo 21 gol in 33 partite (contribuendo all’ottimo 5° posto finale della sua squadra), di mettersi in mostra, attirando le attenzioni su di sé, viste le sue doti di agilità e potenza tra i pali, avvalorate da un ottimo senso della posizione. All’inizio della stagione 90/91 lo preleva l’ambizioso Livorno, che al tempo milita in C2, con una rosa, però, da serie superiore. Gioca 7 partite di una stagione che vede i labronici giungere quarti, ad un passo dalla promozione, tutto vanificato, però, dal fallimento che sopraggiunge in estate e che cancella gli amaranto dal calcio professionistico, facendoli sprofondare in Eccellenza. Mazzantini resta, così, senza squadra ed è a questo punto che arriva lo Spezia.

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La rosa della Pro Patria della stagione 87/88, con un giovanissimo Mazzantini

UNO SPEZZINO ALLO SPEZIA – All’inizio della stagione 91/92, Mazzantini realizza il sogno di ogni spezzino: vestire la maglia bianca. Lo Spezia in cui giunge il giovane portiere, in C1, è, però, un “porto di mare” al centro di grandi movimenti di mercato, che stravolgono la rosa, tanto che della stagione precedente restano solo 5 giocatori. Uno di questi è Luca Mondini, il forte portiere di cui si è già parlato in una puntata precedente, a cui, quindi, Mazzantini dovrà fare da riserva. La rosa, comunque di tutto rispetto, allestita per ben figurare (e forse qualcosa in più), è affidata, ancora, nelle mani di Ferruccio Mazzola (anche di lui si è già parlato in questa rubrica), che ha condotto la squadra ad un 5° posto finale il campionato precedente. In realtà la stagione si rivela un mezzo fallimento, con poco gioco, pochi gol segnati, tanti risultati deludenti, che porteranno all’avvicendamento di Mazzola con Savoldi (altro di cui si è già parlato), per un deludente 8° posto finale, con 33 punti (a 12 dalla zona promozione) frutto di sole 8 vittorie, 17 pareggi e 9 sconfitte (di cui 5 in casa), con 31 gol fatti e 33 subiti. Mazzantini, in stagione, mette insieme una sola presenza, da titolare, alla 32^ giornata (quindi con già Savoldi in panchina), nella trasferta di Empoli, in cui subisce 2 gol, di cui uno da un giovanissimo Montella, nel 2-1 finale. Gioca di più in Coppa Italia di C, dove, dopo la fase eliminatoria, superata dagli aquilotti giungendo secondi in un girone a 5 con Alessandria, Novara, Cuneo e Casale, tutti match giocati da Mondini, Mazzantini è titolare nelle due partite dei sedicesimi di finale, in cui lo Spezia, dopo una sconfitta per 1-0 in trasferta e uno 0-0 casalingo, viene eliminato. Professionalmente parlando, la stagione successiva è migliore per Mazzantini, visto che Mondini parte e lui resta come portiere titolare. Un po’ meno, sportivamente. Lo Spezia vede ancora una girandola di giocatori, con, ancora una volta, pochi reduci dall’annata precedente. Stavolta la squadra è affidata ad Onofri (uno dei primissimi trattati in questa rubrica), che avrebbe il compito di guidare gli aquilotti ad un campionato tranquillo. Ma non si rivelerà tale, anzi, ancor peggio che nelle stagioni precedenti, i pessimi risultati si susseguiranno, correlati da un gioco inesistente ed un reparto offensivo asfittico come non mai, tanto che alla fine l’attacco spezzino, con 20 gol, sarà il secondo peggiore del girone (peggio solo il retrocesso Siena, con 17). Non va molto meglio la difesa, che chiude il campionato con 32 gol subiti, di cui Mazzantini ne subisce 29, nelle 31 presenze stagionali (su 32, salta solo l’ultima giornata, in trasferta a Leffe, quando, la porta dell’ormai matematicamente salvo Spezia, viene affidata al secondo Corneli, nella sconfitta per 3-2). Il suo campionato va dall’esordio alla prima giornata, al Picco, contro il Ravenna (1-1), alla penultima di campionato, sempre in casa, nella vittoria per 1-0 sul Carpi e, all’interno di esso, nonostante le poco esaltanti condizioni generali, riesce a mettersi in evidenza, al punto da mantenere la porta inviolata anche per 345′ minuti consecutivi, tra la 14^ (sconfitta 2-1 a Trieste) e la 18^ (sconfitta 4-0 a Ravenna). Alla fine lo Spezia, in una stagione tribolata, che vede anche l’esclusione a campionato in corso dell’Arezzo, che toglie 2 punti agli aquilotti acquisiti sul campo, si salva sul filo di lana, arrivando 14°, l’ultimo posto valido per non retrocedere, con 28 punti (4 in più del terzultimo Siena), frutto di 7 vittorie (tutte in casa), 14 pareggi e 11 sconfitte. Alle presenze in campionato, Mazzantini può aggiungere anche quelle in Coppa Italia di Serie C, dove le cose per lo Spezia non vanno molto meglio: passa il primo turno con Casale (sconfitta 1-0 in trasferta, vittoria 2-0 al Picco), il secondo con la Carrarese (0-0 in Toscana, 2-0 in Liguria), il terzo col Pavia (1-0 in casa e sconfitta per 3-2 fuori), per fermarsi alla fase finale a gironi dove perde entrambe le partite di un raggruppamento a 3 squadre (0-1 casalingo col Montevarchi, secco 3-0 a Massa). Mazzantini gioca 7 delle 8 partite, saltando solo l’ultima, con la Massese, in cui la porta è lasciata a Melegari. A fine stagione, le buone cose fatte, fanno sì che giunga la proposta che non si può rifiutare, la chiamata in B. Così, dopo 40 presenze e 37 gol subiti nelle varie competizioni, Mazzantini abbandona la squadra della sua città, lasciando, comunque, ottimi ricordi.

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DAL LIDO, AL NERAZZURRO ALLA GRANDE PAURA – Durante l’estate 1993, come detto, arriva la chiamata dal Venezia, squadra che, al tempo, milita in B, ben impressionata dalle doti di reattività e personalità messe in mostra dal portiere, nonostante le condizioni non ottimali. Qui resta per 3 campionati in serie cadetta, per un 6°, un 9° ed un 11° posto, per un totale di 86 presenze, in cui mette in mostra ancora una volta le sue qualità, al punto che l’Inter pensa possa essere il secondo ideale per un certo Pagliuca. Arriva a Milano nel 1996 e resta per altre 3 stagioni, alle spalle di un portiere che, oltre alle innegabili doti tecniche, è anche un atleta che si infortuna pochissimo, al punto che Mazzantini riesce a vedere il campo per 2 volte solamente. E’ comunque, innegabilmente, parte della rosa che vince la Coppa Uefa nella stagione 97/98, quella della finale con la Lazio. Quindi, dopo aver potuto raccontare di essersi allenato con un tal Ronaldo, decide che è il momento, anche per lui, di tornare a giocare ed accetta la chiamata del Perugia, sempre in A, dove resta, ancora, per 3 stagioni, tutte ad alti livelli e tutte in massima serie, fino al 2002, quando, dopo 94 presenze, lascia l’Umbria per il Siena, neopromosso in A. Non riuscirà, però, mai ad indossare la casacca bianconera, perché, pochi giorni prima del raduno precampionato dei toscani, viene coinvolto in un gravissimo incidente, dove riporta una lesione talmente grave ad un braccio che per qualche tempo si ipotizza perfino l’amputazione. A quel punto la sua carriera può considerarsi conclusa. Appese, forzatamente le scarpette, decide di mettere a frutto la sua esperienza, cercando di trasmetterla a giovani prospetti. Diventa così preparatore dei portieri per l’Ancona, tra il 2006 e il 2009, della Junior Jesina, squadra dilettantistica che rientra nel progetto della scuola calcio di Roberto Mancini, fino al 2012, e del Milazzo nella stagione 12/13, squadra di Lega Pro Prima Divisione, che, però fallisce a fine stagione.

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Ai tempi del Perugia, contro Totti

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