A tutta B: la storia della Gabionetta e del Gatto che imparò a volare, il Torrente che torna al suo mare, le rivincite tra amici, la favola di Coronado e la maledizione del 10

STORIA DELLA GABIONETTA… – Partenza con il botto per la nuova stagione di Serie B: partite belle e significative già alla prima giornata, risultati importanti, match pirotecnici, una risposta da parte del pubblico da far invidia ai grandi palcoscenici. E già un bel numero di gol: 32 con una partita ancora da giocare (Ascoli-Entella rinviata per lasciar tempo alle due ripescate di organizzarsi). Tante le marcature singole, ma, a differenza della prima giornata della scorsa stagione, in cui non ci furono marcature multiple e, quindi, un vero capocannoniere, stavolta sono ben 5 i “doppiettisti”: De Luca e Maniero del Bari, che si sono spartiti equamente le 4 reti nell’emozionante primo posticipo domenicale contro lo Spezia; Torregrossa del Trapani (foto di copertina), che, dopo essersi fatto conoscere la scorsa stagione nelle file del Crotone ed aver chiuso la stagione con 8 gol all’attivo, comincia subito alla grande nella nuova squadra, realizzando due delle 3 reti che i siciliani rifilano alla Ternana; Vantaggiato che firma metà delle reti nel poker del sul Livorno ai danni del Pescara e, per finire, Gabionetta che, essendo l’unico non appartenente al roster della B dello scorso campionato, avrà l’onore di vedersi dedicata la prima vetrina di questa stagione. Denilson Gabionetta è un attaccante brasiliano nato a Campinas il 5 ottobre 1985. Comincia la sua avventura calcistica nella squadra brasiliana dell’Hortolandia, di cui raggiunge la prima squadra nel 2005, ma, senza mettere a referto presenze nel campionato del suo paese, nel 2007 è già in Italia, in prestito al Varese, che milita in C2, dove mette insieme, in mezza stagione, 12 presenze e 1 gol. Quindi un’altra mezza stagione in prestito al Pisa, con cui comincia a calcare i campi della B, che, per un po’ non lascerà. Nella stagione 08/09, infatti, passa, sempre in prestito, all’Albinoleffe (27 presenze 2 gol), quella successiva per la prima volta al Crotone, dove comincia ad alzare il livello delle sue prestazioni, condendo le sue 31 presenze con 9 gol, quindi, per la stagione 10/11 arriva al Torino, al tempo in serie cadetta, dove, però scende in campo solo 9 volte, tanto che, a fine stagione non viene riscattato e torna alla squadra brasiliana di appartenenza. Viene subito richiesto, però, dal Crotone, in prestito con diritto di riscatto, che, stavolta avverrà, anche perché il giovane attaccante dimostra di avere un ottimo feeling con la squadra calabrese: 6 gol la prima stagione, 12 la seconda. Questo attira le attenzioni del Parma, che, a luglio 2013 lo acquista, senza, però, mai farlo scendere in campo, così che, a gennaio, viene mandato in prestito ai romeni del Cluj, dove gioca 15 gare e realizza un gol, che, però, non gli vale per il riscatto. Torna così in Emilia, da dove viene prelevato, in prestito, a luglio 2014, dalla Salernitana, ambiziosa compagine di Lega Pro. E qui diviene uno dei protagonisti della cavalcata che porterà alla promozione in B a fine stagione, a cui contribuisce con un bottino di 6 gol. Il fallimento del Parma fa sì che a fine stagione risulti svincolato, così che la stessa Salernitana procede a fargli firmare un contratto che lo legherà alla squadra campana anche per questa stagione. Cominciata nel migliore dei modi: al 12′ di una delle partite più sentite della giornata, il derby con l’Avellino, trova il coraggio e la coordinazione giusta per realizzare un bel gol in mezza rovesciata dal limite, sul pallone alzato a palombella dalla difesa, sugli sviluppi di un’azione cominciata da una sua progressione sulla destra, per l’1-0; al 56′, dopo il pareggio di Trotta, riceve in area un traversone dalla destra, lo stoppa di petto, rientra sul sinistro, mandando fuori tempo il difensore accorrente, e la piazza, a girare, sul palo opposto, per il momentaneo 2-1, prima che Troianiello chiuda i conti.

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…E DEL GATTO CHE IMPARO’ A VOLARE – E anche in questa prima giornata del campionato cadetto, si ripresenta una felice tradizione dello scorso torneo, ovvero il gol giovane. Ben due i giovanissimi in rete in questo loro esordio stagionale in Serie B. Il primo è Massimiliano Gatto, ala sinistra nata il 28 ottobre 1995 a Trebisacce, comune in provincia di Cosenza. Cresciuto nelle giovanili della Reggina, nella stagione 11/12 viene prelevato dal Chievo per il suo settore giovanile, e la stagione successiva è già nell’ambito della prima squadra, senza mai scendere in campo in Serie A. La stagione scorsa è stato in prestito al Carpi, con cui ha messo insieme 11 presenze, partecipando alla storica stagione della promozione in massima serie. Rientrato dal prestito è stato subito girato, durante il mercato estivo, alla Pro Vercelli. Sabato, alla prima stagionale, subito titolare e lui ripaga le fiducia segnando un gol tanto importante, quanto di pregevole fattura: al 42′ del match contro il Lanciano, si lancia in un’azione personale, partendo dalla fascia sinistra di centrocampo, accentrandosi in slalom tra 3 avversari e scagliando, dal limite, un tiro a girare all’angolo basso destro, per l’1-0 parziale. L’altro è Alessandro Deiola, anche lui classe ’95, ma nato il primo agosto, a San Gavino Monreale, in provincia di Medio Campidano, in Sardegna, centrocampista di destra. Per lui è stato l’esordio assoluto in serie cadetta: cresciuto nelle giovanili del Cagliari, finora aveva giocato solamente in prestito, la scorsa stagione, al Tuttocuoio, in Lega Pro, da titolare, mettendo insieme 33 presenze e ben 4 gol. Le buone cose messe in mostra hanno convinto i dirigenti rossoblu a riportarlo a casa e Rastelli a dargli fiducia fin da subito, schierandolo titolare nel match casalingo del lunedì, contro il Crotone. Anche lui non ha mostrato timore reverenziale ed ha ringraziato con un gol molto bello: al 62′, poco dopo che gli avversari erano rimasti in inferiorità numerica per l’espulsione di Salzano, ha scagliato un tiro dai trenta metri di destro, che si è andato ad insaccare imparabilmente per il momentaneo 2-0.

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Il giovane Gatto della Pro Vercelli

IL BUONGIORNO NON SI E’ VISTO DAL MATTINO – Quindi tanti gol e alcuni di pregevolissima fattura. E dire che la partenza non sembrava essere stata di grande auspicio, visto che il primo gol in assoluto del campionato di Serie B 2015/16 (forzatamente nella partita Cesena-Brescia, anticipo del venerdì, ma sarebbe stato comunque il primo, visto il minuto a cui è avvenuto) è stato… un autogol! Al 2′ minuto dell’anticipo tra, appunto, Cesena e Brescia, il difensore delle rondinelle Castellini, nel tentativo di impedire che il cross proveniente dalla sinistra di Mazzotta, raggiungesse Rossetti al centro dell’area piccola, ha malauguratamente deviato il pallone nella propria porta, per l’1-0 dei padroni di casa, che da lì a 4′ realizzeranno il raddoppio con Ragusa, segnando fin da subito il destino dell’incontro.

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IL TORRENTE E’ TORNATO AL SUO MARE – Tra i tecnici che fanno il loro ritorno in serie cadetta in questa stagione, un nome che spicca sugli altri è quello di Vincenzo Torrente. Una bellissima e soddisfacente carriera da calciatore spesa vestendo solo 3 maglie: quella della Nocerina, per 3 stagioni, con poche presenze, agli albori della sua carriera, quella dell’Alessandria all’ultimo campionato giocato prima di appendere le scarpe al chiodo, nel 2000/01 e, in mezzo, solo Genoa, tra il 1985 e il 2000, scrivendo alcune tra le pagine principali della storia rossoblu del secondo dopoguerra. Quindici stagioni tra A e B, vivendo le epopee dei Genoa di Scoglio e di Bagnoli, con la fantastica cavalcata in Coppa Uefa, che si chiuse solo in semifinale, dopo aver eliminato il Liverpool nei quarti, con la storica vittoria ad Anfield Road. Tanto Genoa per lui anche dopo aver appeso le scarpette al chiodo: tra il 2002 e il 2009 ricopre il ruolo di tecnico delle varie formazioni giovanili rossoblu (a parte una parentesi tra il 2002 e il 2003 in cui riveste prima il ruolo di tecnico della prima squadra, in sostituzione di Onofri, e poi di vice), con l’apice nel 2007 in cui, alla guida della Primavera, conquista il Torneo di Viareggio. Dal 2009 comincia ad allenare a tempo pieno tra i professionisti, iniziando da un altro rossoblu, quello del Gubbio, in Lega Pro Seconda Divisione. Qui compie un autentica impresa, visto che, nel giro di due stagioni, riporta la squadra umbra in B, categoria da cui mancava dal 46/47, tanto da meritarsi la Panchina d’oro Prima Divisione. La stagione 11/12 fa, quindi, il suo esordio in Serie B, ma non da allenatore del Gubbio, ma del Bari, fresco di retrocessione dalla A, che, nel frattempo, lo ha ingaggiato per salvare una stagione in cui i galletti partiranno con 6 punti di penalizzazione. Torrente ci riesce, portando a casa un 13° posto finale e si ripete la stagione successiva, quando la squadra parte con addirittura 7 punti in meno, portandola al 9° posto. La scorsa stagione ha cominciato sulla panchina della Cremonese, in Lega Pro, ma ha collezionato il primo esonero, a marzo, nonostante i 9 risultati utili consecutivi e il 4° posto in classifica. All’inizio di questa stagione arriva, un po’ a sorpresa, la chiamata di Lotito per la panchina della neopromossa Salernitana, che non rinnova il contratto al tecnico della promozione Menichini. Torrente, che è nato il 12 febbraio 1966 a Cetara, in provincia di Salerno, non può rifiutare questa offerta, e si mette a disposizione delle ambizioni del Presidente laziale, che allestisce una rosa di tutto rispetto. Il calendario sembra voler complicare il ritorno a casa al nuovo tecnico, organizzando, per la prima giornata, il sentitissimo derby con l’Avellino. Ma Torrente non vuole rovinare le profonde emozioni dell’esordio nel “suo” stadio, gremito all’inverosimile per l’occasione e ci riesce: 3-1 secco con le firme di un doppio Gabionetta e di Troinaniello, intervallate dal momentaneo e illusorio pareggio di Trotta. Miglior ritorno a casa non poteva essere organizzato…

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SI RIPARTE LADDOVE SI ERA FINITO – E per restare in argomento di tecnici, ma soprattutto, di scherzi del calendario, non si può non parlare del riproporsi, alla prima giornata, di una sfida con cui si era chiusa, ed anche allora in modo pirotecnico, seppur a campi invertiti, la scorsa stagione, ovvero quella tra Livorno e Pescara. Allora era la 42^ giornata del campionato 14/15 e Pescara-Livorno era la partita di cartello, perché avrebbe deciso in modo secco chi avrebbe occupato l’ultimo posto valido per i play off. Da una parte una squadra, il Pescara, che sembrava spacciata, pur avendo il vantaggio del campo, avendo a disposizione solo la vittoria come risultato valido, ma essendo reduce da una sconfitta del tutto inaspettata col già retrocesso Varese, che sembrava aver affossato ogni speranza, ponendo gli abruzzesi fuori dalla zona promozione, dando una pesante botta al morale della squadra e costando la panchina al tecnico Baroni, mai amato dalla piazza. Dall’altra il Livorno, reduce da una stagione fatta di alti e bassi e con l’alternarsi di ben tre allenatori, aggrappato a quell’ottavo posto che gli conferiva, però, la sicurezza di avere 2 risultati utili su 3. Sulle due panchine due ex compagni nelle file del Milan, alla loro prima esperienza come tecnico di una prima squadra: da una parte Oddo, promosso dalla Primavera per sostituire Baroni, mandato allo sbaraglio, cercando di capitalizzare al meglio; dall’altra Panucci, già sulla panchina amaranto da qualche settimana, pur senza essere riuscito a dare quel cambio di passo che Spinelli avrebbe sperato e che ora si giocava il traguardo minimo stagionale della società in una partita secca.. Allora la sfida si concluse con un, sorprendente quanto inequivocabile, secco 3-0 per i padroni di casa, con rete di Melchiorri e doppietta di Bjarnason, che fece da trampolino di lancio ad uno strabiliante Pescara, che arrivò a giocarsi la finale dei Play off con il Bologna. L’estate non ha cambiato gli scenari sulle due panchine: da una parte Oddo ha trovato la più che ovvia conferma, dall’altra Panucci si è visto rinnovare la fiducia da Spinelli, disposto a dare l’occasione all’ex vice di Capello di lavorare sulla squadra fin dall’inizio della stagione. Poi uno zampino ce l’ha messo il calendario, lo stesso della X-Y alla prima giornata, che ha messo nuovamente di fronte i due ex compagni, seppur a campi invertiti e con un giocatore importante come Pasquato, che, nel frattempo ha compiuto il viaggio dall’Abruzzo alla Toscana. E, stavolta, Panucci si è preso la rivincita, con gli interessi: rigore di Vantaggiato al 7′ e raddoppio dello stesso giocatore, dopo un’insistita azione personale in mezzo a 3, al 33′, gol di testa di Cecchini sugli sviluppi di un angolo dalla sinistra e gol in contropiede di Fedato, lanciato da centrocampo, per il 4-0 finale che non lascia scampo ai biancazzurri, apparsi in seria difficoltà nel reparto arretrato. A gennaio la “bella” a Pescara.

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IN…CORONADO DALLA BUONA SORTE – Una piccola favola quella che sembra vivere Igor Coronado, giocatore del Trapani, protagonista dell’ultima giornata, ma che in campo ha rischiato di non esserci. E, addirittura, di non vestire neppure quella maglia. Antefatto: Igor Coronado è un trequartista brasiliano, classe ’92, la cui prima esperienza in Europa è nel Grasshopper nel 2011/12, con cui mette insieme 11 presenze e 1 gol nella prima serie svizzera. Svincolatosi a fine stagione, viene ingaggiato dai maltesi del Floriana, di cui, in tre stagioni, diviene un autentico idolo, con 35 gol segnati in 66 partite giocate. Il Trapani lo porta in Italia durante il mercato estivo e gli fa fare un provino, per decidere se tenerlo o no. Il provino convince Cosmi che dà l’ok per il trasferimento in prestito dalla squadra maltese. Sabato arriva la prima gara ufficiale con la maglia granata, ma per lui si prospetta la panchina, pronto, eventualmente a subentrare al titolare, il connazionale Sodinha. Ma qualcosa non va durante il riscaldamento all’ex bresciano, così Coronado si ritrova catapultato in campo. E dimostra, fin da subito, che la mossa non è stata un azzardo: al 19′ fornisce l’assist a Torregrossa per il primo dei suoi due gol, al 52′, 2′ dopo il raddoppio dell’ex attaccante del Crotone, riceve palla dal limite, entra in area e, di destro, trafigge il portiere per il 3-0 finale.

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SPEZIA, LA MALEDIZIONE DEL 10 – Non c’è che dire: sembra che quello che dovrebbe essere un vantaggio per una squadra nel corso di una partita, ovvero restare in superiorità numerica per l’espulsione di un avversario, nelle ultime partite, per lo Spezia, sia divenuto un vero e proprio svantaggio. Anche la squadra aquilotta, infatti, è ripartita laddove aveva terminato la scorsa stagione, ovvero da una sconfitta ottenuta contro una squadra ridotta in 10 già nel corso del primo tempo. E il copione della gara è apparso lo stesso in entrambe le gare: svantaggio iniziale, gara recuperata dopo la superiorità numerica, nuovo sorpasso subito sul lungo periodo, quando le forze dovrebbero mancare maggiormente alla squadra costretta in 10 per un lungo tratto di partita. Allora fu il preliminare dei play off, giocato in casa contro l’Avellino: vantaggio degli ospiti con Zito al 40′, ma un minuto dopo gli irpini restarono in 10 per l’espulsione di Arini. Il lungo forcing degli uomini di Bjelica permise il pareggio di Brezovec al 71′, che portò il match ai supplementari. Quando ci si sarebbe aspettati uno Spezia arroccato in difesa, a protezione di un risultato, che, portato fino alla fine, avrebbe significato qualificazione alle semifinali, ed un Avellino provato da un extra time da giocare ancora con un uomo in meno, al 7′ del primo tempo supplementare arrivò il gol di Comi che eliminò i liguri dal cammino per la promozione. Domenica un andamento molto simile, seppur nel contesto di un incontro più pirotecnico e spettacolare: il primo posticipo domenicale della serie B, dopo un inizio di sterile superiorità degli ospiti, si ravviva con la doppietta, di testa, di De Luca, che coglie per due volte impreparati i centrali difensivi spezzini e beffa Chichizola con l’arma potenzialmente meno efficace di un giocatore non altissimo come lui. Lo Spezia riorganizza le idee e, prima della fine del primo tempo, con un diagonale di De Las Cuevas e il cucchiaio su rigore di Catellani (che tanto indispettisce Guarna) trova il pareggio. Nell’ambito dell’azione che genera il rigore, viene espulso Di Cesare per fallo da ultimo uomo. Comincia la ripresa e, subito, lo Spezia fa valere la superiorità, portandosi in vantaggio con un gol di testa di Nenè. A questo punto qualcosa si spegne negli ospiti e, invece, soprattutto sotto la spinta di un numeroso pubblico, si accende nei padroni di casa, che tra il 58′ e il 78′, con Maniero, finalizzatore di azioni in velocità, ribaltano definitivamente l’incontro per il 4-3 finale. Qualcosa su cui, evidentemente, Bjelica deve lavorare. Anche perché, altrimenti, alla prossima espulsione ai danni di una squadra avversaria, sarà lui il primo a scendere in campo per protestare…

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