Pensieri di un tifoso: le belle d’Italia

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Belle d’Italia – Eccole qua, che magia. Questa settimana il mio cuore azzurro batte all’impazzata, colmo di orgoglio. Era tutta una questione di riscatti e sorprese alla fine. Ma partiamo con ordine, da Martedì per essere precisi: Una Juve zoppicante (ancora con il Chievo la torinese arranca tatticamente e non va oltre il pareggio) che sbanca a casa del City con una remuntada firmata Madzukic e Morata. Il giorno dopo tocca alla Roma, contro i campioni di Europa in carica; la squadra capitolina stoppa il Barca all’Olimpico su il risultato di 1 a 1. Il gol del pareggio l’ha firmato un eccezionale (Piccinini mi perdoni) Alessandro Florenzi. Il talento azzurro tuttofare ha deciso che i gol da lontano quest’anno fanno per lui e lo dimostra con una parabola da metà campo che finisce sotto la traversa.
Sempre Mercoledì è toccata anche all’Italbasket, contro un’ottima Lituania. I ragazzi di Pianigiani perdono ai supplementari, uscendo dagli Europei ad un passo dalla semifinale. Le sensazioni per le Olimpiadi rimangono comunque ottime. Il dispiacere per la sconfitta è mitigato dalle grandi prestazioni dei cestisti azzurri nel corso del torneo.

16-09-15 ROMA-BARCELONA CHAMPIONS LEAGUE 15-16 ALESSANDRO FLORENZI GOL 1-1

Il ritorno dei morti viventi (?) – Quindi la Juve è tornata? Dopo i primi passi falsi in campionato la squadra di Allegri sembrava avesse perso credibilità e smalto. A Torino, minuti prima del rigore di Dybala, dagli spalti si udivano già i primi fischi. Ora pare sia rinata dalle sue ceneri. Ma possiamo davvero dire che la Juve è tornata?
È innegabile: la vittoria in Champions ha ridato fiato ad un clima tesissimo ormai dalla prima contro l’Udinese; e sì, la Juve è finalmente (almeno apparentemente) tornata a comporre un gioco degno della vice d’Europa. Hernanes davanti alla difesa si è preso la briga di fare quello che né Pogba né Padoin erano riusciti a fare in supplenza di Marchisio e questo ha funzionato. Allegri ha avuto la forza di mettere da parte le paure tattiche, sfoderando un 4-3-3 funzionale alla valorizzazione di Cuadrado, ma soprattutto di Madzukic. Detto questo, temo non possa bastare per dire con certezza – sì, la Juve è tornata -. Alla squadra di Allegri mancano ancora i numeri della costanza (da dimostrare sul campo, una rondine non fa Primavera) e soprattutto la capacità di adattare l’entusiasmo tattico e tecnico delle grandi serate anche in campionato. Insomma, trovare l’equilibrio giusto (quello nuovo, quello di Manchester) all’interno della squadra e di non farsi frenare dall’anno di transizione a cui la Juve è ineluttabilmente sottoposta.

Ma che deve fare Buffon? – Oggi, mentre ero in macchina, ho acceso la radio e sono finito su un famoso canale sportivo. Il presentatore rispondeva alle chiamate degli ascoltatori. Uno di quest’ultimi, appena avuta la parola al microfono, ha esordito chiedendo: ma cosa deve fare Buffon per vincere il pallone d’oro?

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La domanda sorta così fa un po’ sorridere per la sua ingenuità, però ha una base di fondatezza assoluta e incontestabile. Le parate del capitano juventino Martedì sera hanno qualcosa di straordinario, comparabili indubbiamente al valore di un gol. Per la precisione, la prima di Champions del City Pellegrini l’ha sentenziata dicendo: “Il City ha giocato meglio, ma Buffon ha fatto delle parate straordinarie, la Juve deve ringraziarlo“. Senza contare l’ottima continuità del numero 1 azzurro e juventino negli ultimi anni, il quale ha saputo giovarsi della sua maturità calcistica acquisendo una sicurezza incomparabile.
E pensare che il non più giovanissimo Buffon (37 anni) a quel pallone d’oro ci andò vicinissimo nel 2006. Il portiere della Juve infatti, in quel periodo fresco di mondiale ove fu protagonista (da incorniciare la parata sotto la traversa sull’incursione di testa di Zidane, in finale) arrivò secondo, proprio dietro al suo connazionale, Fabio Cannavaro. La sfortuna volle che pochi anno dopo la dinastia Messi – Ronaldo abbia monopolizzato la vittoria del premio a suon di gol, che giusto o no fanno quasi sempre più clamore di una parata.

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