Forever Aquile: Andrea Mandorlini, dai record in nerazzurro ai record in bianconero

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Il nuovo capitolo della rubrica è dedicato ad un allenatore, o meglio ad un personaggio che è giunto allo Spezia in qualità di allenatore, diventandone uno dei più grandi della sua storia, nonché uno dei più apprezzati ed amati, ma che deve la sua notorietà non solo alla carriera di tecnico, in cui si sta ancora cimentando, con apprezzabili risultati, ma anche, e soprattutto, a quella, decisamente soddisfacente, di calciatore, una carriera impreziosita da successi nazionali e internazionali, con la maglia nerazzurra indosso. La puntata di oggi è, infatti, dedicata ad Andrea Mandorlini.

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NELLA STORIA DEL CALCIO CON L’INTER DEI RECORD – Mandorlini nasce a Ravenna il 17 luglio 1960 e nelle giovanili della squadra della sua città comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio. Nel 1978 subito il salto in massima serie, perché viene prelevato dal Torino, che lotta per l’alta classifica. In due stagioni mette insieme, infatti, un 5° e un 3° posto, e per lui sono le prime 27 presenze a referto del suo curriculum (5 la prima, 22 la seconda). Nella stagione 80/81 viene prelevato dall’Atalanta, con cui disputa un campionato da titolare in B, quindi torna in massima serie con l’Ascoli, dove si ferma per 3 stagioni, da titolare, mettendo insieme 73 presenze e 5 gol. Qui lo nota l’Inter, che decide sia l’uomo giusto cui affidare il ruolo di libero. Tra il 1984 e il 1991, Mandorlini mette assieme 7 stagioni da titolare quasi inamovibile, sommando 275 presenze tra Campionato, Coppa Italia, Coppa Uefa e Coppa dei Campioni, con 13 gol all’attivo. In questi anni si toglie qualche soddisfazione, tra cui quella di essere parte della cosiddetta “Inter dei Record” trapattoniana, quella che nella stagione 88/89 conquista lo scudetto, il 13° della storia nerazzurra, battendo una messe di record, da quello dei punti a quello della medie inglese più alta, per nominarne solo alcuni, in quella rosa che, annoverando nelle sue fila campioni del calibro di Matthaeus, Brehme, Serena, Berti, Diaz, sembrava destinata a fare sfaceli anche negli anni successivi e che, invece, frenò bruscamente nelle stagioni seguenti. Nel suo palmares personale, comunque, Mandorlini, oltre allo scudetto può contare anche una Supercoppa Italiana (1989) e una Coppa Uefa (90/91), la prima della storia dell’Inter, conquistata sconfiggendo la Roma nella prima finale tutta Italiana, competizione in cui, tra l’altro, il difensore segna anche un gol importantissimo, che contribuisce a superare l’Aston Villa, battendolo nel ritorno dei sedicesimi per 3-0, dopo aver perso l’andata, a Birmingham, per 2-0. Questa stagione rappresenta anche l’ultima che Mandorlini gioca in nerazzurro: all’inizio del campionato 91/92 si trasferisce all’Udinese in B. Ad una stagione da titolare, in serie cadetta, a cui corrisponde anche la promozione in massima serie, ne segue una da riserva, in cui mette assieme appena 11 presenze. A fine campionato, decide che è venuto il momento di appendere le scarpette al chiodo e, a 33 anni, si ritira dal calcio giocato.

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GLI INIZI DA ALLENATORE – Praticamente da subito intraprende la carriera di allenatore: a chi è stato abituato a dirigere la difesa dal campo, probabilmente viene naturale guidare i giocatori dalla panchina. Così comincia dalla Manzanese, squadra militante in Serie D, non riuscendo, però, ad evitare la retrocessione in Eccellenza. Tra il ’94 e il ’98 ricopre il ruolo di vice allenatore del Ravenna, la squadra da cui cominciò la sua carriera di calciatore, in C1, ottenendo, nel ’96, anche la promozione in B. Nel 1998 fa il grande salto, accettando la panchina di primo allenatore della Triestina, in C2, a campionato in corsa, raggiungendo il secondo posto finale e perdendo la finale dei play off  contro il Sandonà. La stagione successiva arriva la panchina dello Spezia.

UNA STAGIONE DA RECORD SULLA PANCHINA AQUILOTTA – Lo Spezia del 99/00 è una società che milita in C2 da due stagioni, in cui ha sfiorato, tra peripezie societarie, il ritorno nella serie superiore. I problemi nelle “alte sfere” vengono risolti con il passaggio della società nelle mani di un gruppo di imprenditori milanesi, Rocci, Vigano, Trevisan e Zanoli, che conferiscono solidità economica ed organizzativa, allestendo una rosa di assoluto rispetto, ben superiore alla categoria, che pare fin da subito destinata al salto. Dato che la proprietà è la stessa che la stagione precedente possedeva la Triestina, pare naturale che la panchina venga affidata a quel giovane allenatore su cui avevano puntato, con risultati soddisfacenti, solo un anno prima, così Mandorlini arriva sulla panchina aquilotta. Qualsiasi aspettativa si abbia sulla squadra e sull’allenatore viene soddisfatta ben oltre le più rosee attese: la rosa è fortissima in ogni reparto e lo dimostra fin da subito e il giocattolo, nelle mani dell’ambizioso Mandorlini, funziona in modo perfetto. Lo Spezia esprime un gioco divertente come non si vedeva in città da tanto tempo e la superiorità è evidente fin da subito, quando gli aquilotti inanellano 9 punti nelle prime 3 giornate, battendo 4-1 in casa il Castelnuovo, 2-0 il Montichiari in trasferta e 3-0 il Novara al Picco. Da lì è una cavalcata inarrestabile. Veder giocare lo Spezia è una gioia e lo stadio di riempie di tifosi entusiasti che riversano tutto il loro amore e la loro gratitudine agli aquilotti e al loro condottiero, Mandorlini, per cui viene composta anche una canzoncina, sulle note di “Pippo non lo sa”, che con l’incipit “E Mandorlini non lo sa/ che questa squadra fa sognare la città…” accompagna l’entrata in campo dell’allenatore e la sua uscita dopo ogni vittoria. E saranno tante nel corso del campionato, che lo Spezia, letteralmente, stravincerà: benché venga pronosticato ad inizio campionato un testa a testa con l’Alessandria, in realtà non c’è partita, la squadra piemontese termina seconda a 15 punti dagli aquilotti che chiudono il loro campionato con ampio anticipo. I bianconeri terminano il torneo con 76 punti, frutto di 21 vittorie (di cui 14 nelle 17 giocate al Picco), 13 pareggi e 0 sconfitte, con 52 gol fatti (secondo attacco del campionato dietro il sorprendente Castelnuovo con 59) e solo 17 subiti (miglior difesa in assoluto). Lo 0 nel tabellino delle sconfitte fa balzare la squadra all’onore delle cronache essendo la terza squadra che riesce a far questo in un campionato italiano, dopo Milan e Perugia, e, infatti, per celebrare l’evento, viene organizzata proprio un’amichevole di lusso con il Milan. La stagione perfetta degli aquilotti non trova miglior epilogo che un inequivocabile 4-1 rifilato ai rossoneri di un imbufalito Zaccheroni. E dire che agli albori della stagione si era partiti dall’eliminazione nei sedicesimi di finale della Coppa Italia di serie C ad opera della Carrarese (vittoria per 2-1 a Carrara, sconfitta per 3-2 al Picco, l’unica della stagione), che per un tecnico, allo Spezia, non è mai un buon viatico…

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IL DOPPIO SALTO SFIORATO – La stagione successiva, la prima del ritorno in C1, la squadra è ancora ambiziosa, ma c’è la consapevolezza di aver bisogno di un po’ di ambientamento prima di poter provare il salto in B. La rosa non viene smantellata, ma vengono fatti innesti mirati su una base di per sé già molto competitiva. Insomma si sa che il doppio salto è difficile, ma la squadra c’è e si è preparati a qualsiasi risultato. E, infatti, le cose in stagione vanno discretamente bene per gli uomini guidati da Mandorlini: non c’è più un dominio assoluto come il campionato precedente, ma lo Spezia lotta, comunque, ad armi pari con le squadre favorite per la promozione. Alla fine giunge quinto con 52 punti (15 vittorie, 7 pareggi, 12 sconfitte, 39 gol fatti, 32 subiti), ma si lascia alle spalle squadre come Cesena e Lucchese, accreditate per un posto nei play off, e delle squadre che la precedono, a parte il Modena promosso secco, con cui non c’è storia, Arezzo e Livorno raccolgono 1 punto in due con gli aquilotti (3-0 al Picco e 0-0 al Picchi col Livorno, 2-0 in entrambe i match con l’Arezzo). Quindi Mandorlini conquista al primo tentativo la qualificazione per i play off. Qui incontra il Como del presidente Preziosi, squadra ambiziosa, giunta seconda in stagione regolare, che durante l’anno ha battuto già due volte gli aquilotti, 1-0 in casa all’andata, 2-1 al Picco alla penultima del ritorno, giusto 3 settimane prima dell’inizio dei play off. Questo non suona come un incoraggiamento, ma lo Spezia ci prova lo stesso. Le cose non vanno bene: i lariani vincono di misura, 1-0 , al Picco e tengono lo 0-0 casalingo che significa qualificazione per la finale, dove poi batteranno il Livorno, salendo in B. La prima stagione del ritorno in C1 è, quindi, da ascriversi come positiva. Meno bene vanno le cose in Coppa Italia di C, che era uno degli obiettivi stagionali, in cui, dopo aver stravinto il girone di qualificazione, vincendo 4 partite su 4 con Carrarese (5-2), Mantova (3-1), Fiorenzuola (1-0) e Cremonese (2-1), ed aver superato Sedicesimi contro la Lodigiani (2-2 fuori, 5-0 in casa) e Ottavi contro la Lucchese (1-0 a Picco, 2-0 a tavolino al ritorno per la sospensione della partita per intemperanze dei tifosi sull’1-0 per lo Spezia), la corsa si ferma ai Quarti contro il Prato, sconfitto 2-1 al Picco, ma che con l’1-0 casalingo porta a casa la qualificazione.

LA BEFFA DEL TERZO ANNO – Al terzo anno di Mandorlini sulla panchina spezzina, la situazione sembra veramente pronta per il grande salto, con un ritorno in B atteso da decenni. La società non si nasconde e, su un organico che ha già dimostrato di essere all’altezza, vengono inseriti dei rinforzi, tra cui il bomber Pisano, attaccante di altissimo livello per la categoria, e che non tradirà le attese chiudendo il torneo con 22 gol. Il roster di partenza del girone A della C1 è di alto livello e tante sono le squadre che possono competere per la promozione con rose di categoria superiore, come il Livorno di Protti, su tutte, la Lucchese, il Treviso, la Triestina, il Cesena. Lo Spezia parte bene, con la vittoria casalinga sul Monza, poi inanella 3 pareggi, ma alla 5^ va a vincere sul campo della rivale storica Pisa. La prima sconfitta arriva all 12^, 1-0 a Lumezzane, seguita dal big match casalingo col Livorno che termina 0-0. Il testa a testa tra le due compagini dura per tutto il girone d’andata, che il Livorno chiude in testa con 4 punti proprio sullo Spezia. Il girone di ritorno è un’autentica corsa a due: lo Spezia incamera 39 dei 51 punti a disposizione, facendo suo anche il ritorno al Picchi contro la capolista, grazie ad un 1-0 targato Francolino Fiori; lo stesso Livorno però, pur perdendo lo scontro diretto, di punti ne fa 38, cosicché chiude il campionato come primo, con 73 punti, guadagnando la promozione diretta, con 3 punti sugli aquilotti. Questa corsa a due determina una voragine dietro i due battistrada: gli uomini di Mandorlini terminano secondi con 70 punti (19 vittorie, 13 pareggi e 2 sconfitte, entrambe fuori casa, 53 gol fatti, secondo miglior attacco dietro il Livorno, 20 subiti, miglior difesa del torneo), con 14 punti sulla coppia Lucchese e Treviso e ben 17 sulla Triestina quinta, l’ultima delle qualificate per i play off, proprio quella che lo Spezia dovrà affrontare nella semifinale. Il pronostico sembra scontato, anche alla luce dei risultati stagionali che hanno visto i liguri imporsi per 3-1 in entrambe le partite. Eppure, vuoi perché la rincorsa alla promozione diretta ha bruciato un quantitativo enorme di energie, vuoi perché il fallimento all’ultimo sembra aver rotto qualcosa a livello psicologico nella testa degli aquilotti, lo Spezia che si presenta agli spareggi è un lontano parente di quello che ha disputato il campionato. E così succede l’imprevedibile: sconfitta 2-0 all’andata a Trieste, così che l’1-0 casalingo serve solo ad accentuare la rabbia per un’occasione enorme gettata alle ortiche. Non meglio le cose vanno in Coppa Italia dove, dopo aver vinto il girone eliminatorio con Reggiana, Brescello, Carrarese e Fiorenzuola, gli uomini di Mandorlini superano i sedicesimi contro il Rimini (1-0 in trasferta, 2-1 al Picco), gli ottavi contro il Treviso (0-0 in casa, 2-1 fuori), i quarti contro il Lumezzane (3-3 fuori, 1-0 al Picco), per fermarsi, però, in semifinale, ad opera dell’Albinoleffe (1-0 al Picco, sconfitta per 3-0 fuori casa). La beffa in campionato ha però rotto il giocattolo. Mandorlini decide che è venuto il momento di saggiare le proprie ambizioni altrove ed accetta le proposte del Vicenza. Questo strappo non piace molto alla tifoseria e un po’ del grande affetto che la legava all’allenatore subisce un duro colpo. Resta però, innegabile, la riconoscenza del popolo aquilotto per quello che ha fatto, ed ha provato a fare, in queste tre stagioni e l’ammirazione per lui resta comunque alta, al punto che, ogni volta che nelle vicende di mercato di questi anni la figura di Mandorlini è stata affiancata alla panchina dello Spezia (ultimo esempio proprio prima della scelta di Bjelica), la notizia, in casa Spezia, è sempre stata accolta con un certo entusiasmo.

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IL PROSEGUIO DELLA CARRIERA – Quindi, all’inizio della stagione 02/03, approda sulla panchina del Vicenza, in B. Gli scherzi del destino fanno sì che la sua prima partita ufficiale da tecnico biancorosso sia il match di Coppa Italia, nella fase a giorni, proprio contro la sua ex squadra, lo Spezia e per di più al Picco, chiusa con un secco 3-0. In campionato le cose vanno benissimo nella prima parte, in cui resta in testa per 22 giornate, poi ne comincia un’altra calante, tante che il Vicenza chiude all’8° posto. La stagione successiva passa sulla panchina dell’Atalanta, sempre in B, e qui arrivano le prime soddisfazioni professionali da tecnico, ma anche le prime cocenti delusioni: alla prima stagione conquista la promozione in massima serie, la prima della sua carriera, ma a dicembre 2004, all’inizio della sua prima esperienza in Serie A, dopo un avvio pessimo, viene esonerato. Nel novembre 2005 viene ingaggiato dal Bologna per sostituire Ulivieri, ma i risultati non arrivano e a marzo anche a lui viene dato il benservito. A dicembre 2006 è il Padova, in C1, a contattarlo per raddrizzare una stagione partita male, e, stavolta, i risultati sembrano dargli ragione, visto che rimonta posizioni, arrivando fin in zona play off e chiudendo la stagione 7°. Avrebbe un altro anno di contratto, ma rescinde a fine stagione e firma per il Siena, in serie A. Ma anche stavolta l’approccio con la massima serie non è dei migliori, visto che a novembre, con la squadra ultima, rescinde in accordo con la società. All’inizio della stagione 07/08 firma un biennale col Sassuolo, neopromosso in B, conducendolo ad un 7° posto finale, ad un passo dai play off, ma, a fine stagione, per disaccordi con i programmi della società, rescinde il contratto. A questo punto decide di fare un’esperienza all’estero, accettando di firmare un contratto annuale con i romeni del Cluj. Qui vince scudetto, Coppa e Supercoppa di Romania. Confermato anche per la stagione successiva, a novembre 2010 viene esonerato a causa di un inizio deludente di campionato, con la squadra all’11° posto. A questo punto comincia la sua storia col Verona, che, tra successi e qualche scivolone comportamentale (diversi deferimenti per frasi poco urbane sui tifosi di squadre avversarie, salernitani e livornesi su tutti) dura ancora adesso. Prende la squadra il Lega Pro Prima Divisione (la serie a cui l’aveva condannata lo Spezia qualche anno prima vincendo i play out nella stagione 06/07) in sostituzione di Giuseppe Giannini, proprio a novembre 2010, e la porta subito alla promozione in B attraverso i play off. La stagione successiva, con l’obiettivo salvezza, arriva 4° in stagione regolare, sfiorando la promozione attraverso i play off, cosa che gli riesce quella dopo, ma addirittura in modo diretto, arrivando 2° (in questa occasione incontrerà nuovamente lo Spezia, con un 1-1 casalingo e una vittoria per 1-0 al Picco). Stavolta, però, approdato in serie A le cose vanno meglio, visto che disputa un ottimo primo campionato, chiudendo 10° e attestando il suo Verona tra le squadre rivelazione del torneo, e nel secondo arriva 13° con Luca Toni che diventa capocannoniere assieme ad Icardi. Quella attuale è la 6^ stagione del tecnico tra gli scaligeri.

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