A tutta B: la fuga del Livorno, Ragusa il cuore di Cesena, i fantasmi di Ascoli, gli incroci di cuore di Rastelli e Tesser, Madonna senza aiuti divini, lo scambio di cartellini di Bjelica

LIVORNO IN FUGA, TERNANA PIANTATA (E PANCHINA SALTATA) – Ancora presto per dare un valore assoluto alla classifica di Serie B di questa stagione, ma dopo 4 giornate è, comunque già possibile analizzare una graduatoria che sta cominciando a delinearsi. Davanti a tutti, e non potrebbe essere diversamente, c’è il Livorno, autore di un percorso fin qui perfetto, con 4 vittorie su quattro, visto che in questo doppio impegno ha aggiunto i successi, sempre in rimonta, su Brescia in casa e Ternana in trasferta. All’inseguimento c’è il Cagliari, 2 punti sotto, che ha risposto con altrettanti risultati positivi, vittoria casalinga con l’Avellino ed esterna con l’Entella, per cui, fin qui, paga il pareggio con la Ternana alla seconda giornata. Un punto sotto si trova il Cesena, che fa anch’esso doppietta, in trasferta ad Ascoli e in casa nel derby col Modena. La provvisoria zona play off prosegue con 2 squadre a 7 punti: lo Spezia, che risale la china dopo gli scivoloni delle prime due giornate, inanellando due importanti vittorie, a Salerno e in casa col Perugia, e il Crotone, che, zitto zitto, senza i favori del pronostico, porta a casa un pareggio da Perugia e una debordante vittoria interna col Bari. Un terzetto a 6, anche qui un po’ a sorpresa: il Trapani, che mette in sequenza due pareggi, con Lanciano in casa e Como fuori, il Latina, che pareggia a Vercelli e vince in casa con l’Ascoli, e il Vicenza, che bissa, anch’esso, i pareggi, in modo pirotecnico col Como e a reti bianche a Lanciano. In coda qualche squadra deve ancora trovare quadratura e continuità. A 3 punti 4 squadre: il Novara, che però ne avrebbe 5, visti i 2 punti di penalizzazione, che, infatti, mette insieme una vittoria con l’Entella e un pareggio ad Avellino; l’Entella, reduce da due sconfitte, con il Novara, appunto, e con il Cagliari, in casa; l’Ascoli, che perde in casa col Cesena e a Latina; il Modena, che sembrava aver rialzato la testa con la vittoria casalinga con la Ternana, prima di tornare alla sconfitta nel derby con il Cesena. Con appena 2 punti c’è il Como, che, comunque, li ha raccolti proprio nelle ultime due giornate, con altrettanti pareggi, a Vicenza e col Trapani. Chi sembra in seria difficoltà è la Ternana, che di punti ne ha fatti solo 1, sconfitta nelle ultime due giornate a Modena e in casa col Livorno, con cui, peraltro stava vincendo per 2-0, e, infatti, di oggi sono le dimissioni di Toscano.

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Toscano, prima panchina saltata

RAGUSA, CUORE DI CESENA – Nonostante le poche partite fin qui disputate, anche la classifica marcatori si sta delineando in modo chiaro, tanto da avere già un capocannoniere solitario: si tratta di Vantaggiato del Livorno, che mette la firma in entrambe le giornate di campionato, segnando il definitivo 3-1 nella partita con il Brescia e il gol del momentaneo 2-2 contro la Ternana. Coppia a 4 reti: Gabionetta della Salernitana, che resta a secco nel match casalingo con lo Spezia, ma segna, con una perfetta punizione, il pareggio a Pescara, e Ragusa che regala 3 punti al Cesena, nella trasferta di Ascoli, segnando una doppietta, che porta il risultato sul parziale di 0-3, mentre lascia ai compagni i 2 gol vittoria nel derby col Modena. Gruppetto anche a 3 gol: Morosini del Brescia, che apre le marcature nella partita di martedì contro la Pro Vercelli; Farias, che fa doppietta per il definitivo 3-1 del Cagliari a Chiavari, e il compagno di squadra Sau, che segna per la terza volta in tre giornate, aprendo le marcature con l’Avellino, ma resta a secco martedì; Castiglia della Pro Vercelli, che imita Sau, segnando il suo terzo gol consecutivo nel pareggio della Pro Vercelli col Latina; Fedato del Livorno, che fa altrettanto, pareggiando momentaneamente il gol del Brescia nell’anticipo di venerdì. Avendo già dedicato la vetrina a due dei tre marcatori che occupano le posizioni più alte della classifica, quella di questa settimana non può che essere dedicata a Ragusa, che con la sua doppietta ha permesso al Cesena di portare a casa 3 punti importantissimi dalla trasferta con l’Entella. Antonino Ragusa è nato a Messina il 27 marzo 1990. La sua crescita calcistica avviene nelle giovanili di Giardini Naxos, società messinese, prima e Treviso poi (con cui esordisce anche in B), fino al 2009, quando la società fallisce e viene tesserato per il settore giovanile del Genoa, con la cui Primavera conquista Campionato e Supercoppa. Nella stagione 10/11 va in prestito alla Salernitana, in Lega Pro, dove, con 32 presenze e 7 gol, si mette in luce nella squadra che sfiora la promozione perdendo la finale play off col Verona. La stagione successiva è in compartecipazione alla Reggina, in B, dove bissa la buona stagione, segnando 7 gol in 34 partite. Il Genoa lo controriscatta, lo mette in compartecipazione col Pescara e, nella stagione 12/13, lo manda in prestito alla Ternana, dove contribuisce alla salvezza in cadetteria dei rossoverdi. Quindi fa ritorno a Pescara, che lo detiene sempre in compartecipazione, dove disputa tutta la stagione segnando ben 9 gol in 40 giornate. La stagione successiva passa sulla sponda rossoblu dei proprietari del suo cartellino, ma disputa una sola partita con la maglia del Grifone, prima di passare in prestito al Vicenza, dove, però, a ottobre 2014 si rompe il crociato, perdendo buona parte della stagione. Alla fine mette insieme solo 16 presenze, più due nei play off, e 3 reti. A fine stagione il Genoa lo riscatta completamente e lo cede a titolo definitivo al Cesena, dove ha cominciato la stagione nel migliore dei modi, andando a segno ben 4 volte nelle prime 3 giornate. Le ultime due marcature nella partita di sabato ad Ascoli: al 69′, con la partita sull’1-0 per il contestato gol convalidato a Ciano, salta un uomo all’altezza dell’angolo sinistro dell’area piccola e batte Lanni con un preciso diagonale, all’80’ si butta in spaccata su un cross dalla destra di Valzania e col destro insacca lo 0-3 parziale.

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MANCONI TOGLIE IL MENO AL NOVARA – Fortunatamente anche in questo avvio di nuova stagione, non manca mai l’appuntamento con il gol giovane. Stavolta i riflettori sono puntati su Jacopo Manconi, autore di un gol importantissimo sabato pomeriggio. Manconi è un’ala destra nata a Milano il 24 aprile 1994. Cresciuto nella società dilettantistica del Villanterio, in provincia di Pavia, dalla stagione 12/13 è in rosa al Novara, dapprima in prestito e poi a titolo definitivo. Dopo una stagione nella Primavera, dal campionato 13/14 è entrato nell’ambito della prima squadra, con cui ha disputato 20 partite in B, segnando anche 2 gol. La scorsa stagione, in Lega Pro, si è diviso tra Novara e Lecce, in prestito. Quest’anno è tornato alla base e sabato, nella partita interna con l’Entella ha fatto il suo nuovo esordio in B, partendo titolare. Partita di alto livello, condita da un bellissimo e importantissimo gol: al 60′ è rapidissimo a sfruttare l’errato stop di petto di Masucci, palleggiando il pallone di testa una volta prima di lasciarlo ricadere e sferrare un destro al volo, potente e preciso, dal limite, che si insacca per l’1-0 definitivo, che permette ai piemontesi di vincere l’incontro e guadagnare i 3 punti indispensabili per lasciare la quota meno in classifica.

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FANTASMI AD ASCOLI – Non solo quelli, scontati, per una classifica fin qui insoddisfacente, ma anche altri, di natura più tecnica, hanno rovinato il week end ai tifosi ascolani. Visto che fin qui si è parlato di gol, non si può non segnalare il primo gol fantasma stagionale di un campionato che, attrezzatosi nella sua massima serie con la tecnologia che non consente errori, lascia la sua serie cadetta ancora in balia di errori umani che possono costare dei punti. Inequivocabile il predominio tecnico e territoriale del Cesena nel match di sabato ad Ascoli, che ha portato gli ospiti ad andare in vantaggio per 3-0 nel corso del secondo tempo, però resta innegabile che il gol dell’1-0, con tutta probabilità, non doveva essere convalidato. Al 59′ sugli sviluppi di una punizione dalla linea laterale, Ciano gira di sinistro in porta scagliando la palla sulla traversa. Questa, respinta dal legno, ricade giù, batte a terra ed esce dalla porta. L’arbitro lascia continuare, ma è il guardalinee Citro a richiamare l’attenzione e a convalidare il gol. Non esistono inquadrature laterali a confermare la precisa posizione della palla, ma le immagini video mostrano chiaramente uno sbuffo di gesso alzarsi quando la palla tocca terra: quindi, inequivocabilmente, se la palla ha toccato la riga, non è gol. E il primo gol fantasma stagionale è servito.

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Un fotogramma del momento in cui la palla tocca la linea

INCROCI DI CUORE PER RASTELLI E TESSER – Giornate di corsi e ricorsi per due dei tecnici più attesi di questo campionato. Sabato il calendario metteva di fronte Cagliari e Avellino. Sulla panchina del Cagliari. da questa stagione, siede Massimo Rastelli, che fino alla scorsa ha allenato gli irpini. E non è stata un’esperienza di passaggio quella del tecnico sulla panchina biancoverde: dopo aver già militato con i Lupi da giocatore tra il 2004 e il 2006, Rastelli è stato ingaggiato come allenatore all’inizio della stagione 12/13, con la squadra che militava in Lega Pro e, subito, l’ha riportata in Serie B, dove, alla prima stagione, con l’obiettivo della salvezza, ha disputato subito un campionato d’alto livello, sfiorando l’accesso ai play off, conquistati la seconda, la scorsa. Qui gli irpini hanno passato il preliminare, ribaltando il pronostico, in trasferta e in inferiorità numerica sul campo dello Spezia, per fermarsi in semifinale col Bologna, perdendo l’andata in casa e vincendo in Emilia, con una traversa di Castaldo colta in pieno recupero su cui si infrangono le speranze di passare il turno. Grande affetto e riconoscenza dei tifosi biancoverdi, che, però, si sono un po’ incrinati nel corso dell’estate, quando si è appreso, all’improvviso, che Rastelli non sarebbe più stato il tecnico dell’Avellino, avendo accettato la proposta del Cagliari. Sabato dall’altra parte del capo c’era, sulla panchina dell’Avellino, appunto, quel Tesser (foto di copertina) che, nella partita successiva, quella di martedì, ha subito destino identico al collega, trovandosi di fronte il Novara, di cui è stato tecnico dal 2009 al 2012. Anche in questo caso una parentesi non da poco: nel 2009/10 prende la squadra in Lega Pro e la conduce subito alla vittoria del campionato, conquistando la promozione in B, ma non si ferma e, la stagione successiva è promozione in A, dove i piemontesi tornano dopo 55 anni. Anche il questo caso la storia non finisce nel migliore dei modi, visto che, alla prima stagione in A, a gennaio 2012, con la squadra ultima, viene esonerato. Risultati diversi per i due tecnici contro le proprie ex squadre: sabato gli uomini di Rastelli hanno battuto 2-1 l’Avellino, martedì il Novara è riuscito a resistere agli assalti degli stessi irpini, portando a casa lo 0-0.

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QUANDO UN COGNOME NON VUOL DIRE ASSISTENZA – Il cognome è sicuramente importante, altrettanto, però, lo è la sfortuna di questo giocatore che, evidentemente, di aiuto da quella componente della sua anagrafica ne riceve ben poco. Parliamo di Nicola Madonna, giocatore in forza al Como, reduce, però da diverse stagioni giocate con la maglia dello Spezia, in cui le presenze si possono contare quasi sulle dita di una mano per una serie impressionante di infortuni che hanno tenuto il giocatore più impegnato tra infermeria e riabilitazione, che sui campi di gioco. Durante il mercato estivo, lui che era l’unico sopravvissuto dopo la promozione in Lega Pro degli aquilotti, alle rivoluzioni epocali della rosa bianconera, ha deciso di dare una svolta alla sua carriera, e si è accasato al Como, dove sperava di poterne cominciare un nuovo capitolo. E, invece, al 63′ della partita di sabato a Vicenza, alla sua prima da titolare dopo tanto tempo, è uscito in barella dopo lo scontro con il compagno Casasola che, cercando di calciare il pallone, senza accorgersi che il compagno stava per intervenire di testa, lo ha colpito in pieno al capo con il ginocchio. Per lui, fortunatamente, solo un trauma cranico e una notte passata in osservazione in ospedale prima di essere dimesso, completamente fuori pericolo.

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Madonna ai tempi dello Spezia

CALIENDO DI STILE – Si insiste sempre sul fatto che gli addetti ai lavori debbano essere il primo esempio per i tifosi e debbano essere i primi a smorzare i toni, soprattutto quando ci si trova alla vigilia di partite difficili. Evidentemente questo messaggio non è stato ben recepito da Antonio Caliendo, presidente gialloblu, che, a ridosso del caldissimo derby tra Cesena e Modena, partita da bollino rosso per l’accesa rivalità che divide le due tifoserie, intervistato sul match ha risposto: “Aspetto da una vita questa gara. Voglio vendicare i play off!” facendo riferimento alle semifinali dei play off 13/14 quando i romagnoli, che poi avrebbero conquistato la promozione, passarono il turno vincendo 1-0 in trasferta la gara di Modena e pareggiando 1-1 al ritorno in casa. Evidente l’imbarazzo nella dirigenza bianconera alle parole del presidente avversario, preferendo non commentare. Fortunatamente tutto si è risolto senza nessun problema di ordine pubblico…e con il Presidente che dovrà ancora aspettare per la sua vendetta, visto che i padroni di casa si sono imposti con un secco 2-0. In epoca di cartellini verdi, proprio un brutto scivolone.

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SCAMBIO DI CARTELLINI PER BJELICA – E, a proposito della nuova iniziativa del campionato cadetto di quest’anno, curioso siparietto sul finale della partita di sabato tra Salernitana e Spezia: al 34′ un giocatore dello Spezia subisce una botta e resta qualche secondo a terra e poi si rialza, quasi in corrispondenza di un pallone che, scagliato da un giocatore della Salernitana, finisce in fallo laterale, con un gesto che potrebbe essere tanto il risultato di un passaggio sbagliato ad un compagno lì vicino, che della reale intenzione di mettere fuori per far prestare soccorsi, a quel punto, però, inutili. Tutto questo accade ad un paso dalla panchina di Bjelica, che si vede subito scattare in piedi e parlare animatamente con l’arbitro, che, non gradendo la cosa, indica al tecnico l’uscita. L’allenatore bianconero, però, non si accorge della cosa perché, intanto, è impegnatissimo a dire al proprio giocatore Milos, con ampi gesti, di restituire il pallone agli avversari. Grande la sua sorpresa quando gli viene spiegato che deve uscire, chiedendo ripetutamente il perché, e cercando di dare spiegazioni a chiunque incontri sulla sua strada. Intervistato a fine partita ha spiegato: “Quando ho visto uscire il pallone, non ho capito se il giocatore della Salernitana lo aveva buttato fuori apposta ed ho cercato di chiedere informazioni all’arbitro, che, evidentemente, non ha capito cosa gli ho chiesto. A quel punto ho detto al mio giocatore di restituire la palla alla Salernitana ed è lì che ho scoperto di essere stato espulso. (sorridendo) Volevamo vincere il cartellino verde ed alla fine mi sono ritrovato con un cartellino rosso!” Alla fine il giudice sportivo ha, comunque, graziato il tecnico croato, che se l’è cavata con un’ammonizione con diffida e martedì ha potuto essere in campo per guidare i suoi alla vittoria sul Perugia.

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