Forever Aquile: Claudio Rivalta, dalla Serie A al Triplete con lo Spezia, passando attraverso la vittoria più grande

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Nuovo capitolo della rubrica, ancora dedicato ad un giocatore e, ancora, ad un personaggio un po’ di nicchia, di quelli che non vivono sotto i riflettori, ma compiono il loro onesto lavoro, spesso, lontano dagli onori delle cronache. Però lo fanno bene, come il protagonista delle puntata di oggi, tanto da meritarsi la Serie A, in particolare con Perugia, Atalanta e Torino. Un personaggio che in maglia bianca ha chiuso la sua carriera, pur senza far mancare il suo apporto alla causa, in una stagione che sarà densa di soddisfazioni. La puntata di oggi è dedicata a Claudio Rivalta.

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UNA CARRIERA IN PROVINCIA, PRIMA DEL GRANATA, TRA A E B – Rivalta nasce a Ravenna il 30 giugno 1978 e comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio nelle giovanili del Cesena, approdando in prima squadra nella stagione 95/96 e vivendo subito, in B, una stagione da titolare con 34 presenze. Difensore agile, con un buon senso della posizione, in grado di giocare sia come centrale che come terzino destro, Rivalta diventa fin da subito un perno importante della difesa bianconera, dove vive altre tre stagioni da titolare, la prima e l’ultima in B, intervallate da una in C1, in cui segna anche i suoi primi 2 gol da professionista. Le buone cose fatte vedere in Romagna attirano l’attenzione del Perugia, che gioca in massima serie e che, nella stagione 99/00 lo ottiene in compartecipazione e lo fa esordire in A: 16 presenze per lui la prima, in cui è un buon rincalzo, 30 la seconda, in cui diventa titolare fisso. Nel giro delle nazionali giovanili fin dal ’93, è nel 2000 che ottiene la più grande soddisfazione, conquistando assieme ai suoi compagni dell’U21 il titolo Europeo in Slovacchia. Partecipa anche alle olimpiadi di Sidney, dove la nostra Nazionale non brilla particolarmente. Nell’estate del 2001 il Cesena riscatta il suo cartellino e lo cede al Vicenza, cosicché Rivalta torna a giocare in B, dove resta per 3 stagioni con la maglia biancorossa, per un totale di 94 presenze e 2 gol. L’ultima stagione è particolarmente positiva, così, nel mercato dell’estate 2004, è l’Atalanta ad interessarsi a lui e a riportarlo in Serie A. Fin da subito diviene uno dei titolari fissi della difesa orobica, tanto in A, che nella stagione di B, la seconda, culminata con l’immediata promozione, a cui lui contribuisce anche con un bottino di 3 gol. A gennaio 2008, dopo 3 stagioni e mezzo, con 136 presenze e 5 gol, passa al Torino, sempre in massima serie, di cui, però, non riesce ad evitare la retrocessione. Gioca altre due stagioni in serie cadetta con i granata, fino a giugno 2011, quando, dopo 59 presenze, si svincola dal Torino. A questo punto arriva la chiamata dello Spezia.

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LA FINE CARRIERA IN MAGLIA BIANCA E LA VITTORIA PIU’ IMPORTANTE – Lo Spezia a cui arriva Rivalta nella stagione 2011/12 è una squadra che sta per completare la risalita dall’inferno della D, dove era precipitata dopo il fallimento. Grazie all’impegno della nuova società targata Volpi, ormai all’appello manca solo una tappa: la promozione dalla Lega Pro in Serie B. Il tempo sembra ormai maturo per il salto, dopo averlo fallito la stagione precedente, anche perché la rosa allestita è molto competitiva, con un giusto mix di giovani interessanti, giocatori esperti della categoria e ex giocatori di A, come Vannucchi e, appunto, Rivalta, a portare la loro dose di esperienza e a far da chioccia alle nuove generazioni. In panchina ad inizio stagione c’è Gustinetti, ma il suo regno dura solo 5 giornate perché, dopo la sconfitta a Cremona, arriva l’esonero e la chiamata di Serena. Infatti, a discapito delle aspettative, lo Spezia parte in modo pessimo: nelle prime 5 partite, appunto, 1 vittoria, 1 pareggio e 3 sconfitte. Serena esordisce, invece, subito bene, con un 2-0 a Trapani, che poi si rivelerà un risultato d’oro quando, a fine campionato, le due squadre si sfideranno testa a testa per la promozione. Da lì comincia un campionato fatto di alti e bassi: i risultati cominciano ad arrivare e la squadra risale le classifica, ma non dà mai l’impressione di avere il controllo del campionato e le battute d’arresto si susseguono periodicamente. In più il gioco della squadra è brutto a vedersi e questo non farà mai scattare l’amore tra la tifoseria e il nuovo tecnico. Rivalta gioca col contagocce: nonostante fornisca buone prestazioni in praticamente tutti i ruoli della difesa, arriva a dicembre con meno di una decina dei presenze. Nelle ultime prestazioni, però, nota qualcosa che non va: si affatica troppo in fretta e si rende conto che nel suo fisico qualcosa non funziona come dovrebbe. Si sottopone ad accertamenti e fa la scoperta che gli cambia la vita: gli viene diagnosticato un cancro all’intestino e prima di Natale deve sottoporsi ad intervento. Tutto, fortunatamente va per il verso giusto e può, così, anche tornare ad allenarsi con la speranza di tornare a giocare prima della fine del torneo. Gli incoraggiamenti gli arrivano da società, tecnico e tifosi, sia quelli attuali, che quelli delle squadre in cui ha giocato, su tutte l’Atalanta. Così, con grande coraggio e abnegazione può realizzare il suo sogno: il 25 aprile 2012 ritorna in campo nella partita in trasferta a Barletta, 14^ di ritorno, che lo Spezia vince, mentre la capolista Trapani perde a Latina. Lo Spezia in cui torna Rivalta è in lotta per i piani alti della classifica (anche se le mai risolte incertezze e i risultati altalenanti fanno presagire un passaggio attraverso i play off) ed ha conquistato la finale della Coppa Italia Lega Pro. Invece, in quelle 4 ultime partite che Rivalta gioca avviene l’impreventivabile: il Trapani che sembrava saldamente in testa, compie una serie di scivoloni, mentre lo Spezia inanella altrettante vittorie che le consentono di scavalcare i siciliani e conquistare l’incredibile promozione diretta in B. In coppa Italia Lega Pro l’altra perla: sconfitti nella finale di andata, in casa col Pisa, per 1-0, con la coppa che sembra già avviata per la Toscana, gli aquilotti vanno a vincere in terra nerazzurra per 2-1, portando a casa anche quel trofeo. Rivalta segue in panchina l’andata, mentre subentra al ritorno, giusto in tempo per sollevare la coppa con i compagni. L’ultimo trofeo che giocatore e società mettono in bacheca è la Supercoppa Lega Pro, giocata contro la vincitrice dell’altro girone, la Ternana: 0-0 a Terni, dove Rivalta resta in panchina, 2-1 al Picco, in una partita che il difensore gioca dall’inizio e, per di più, con la fascia da Capitano al braccio. Lo Spezia fa uno storico Triplete, Rivalta fa poker, aggiungendo un trofeo che vale, davvero, una vita. A fine stagione, con la felicità per aver vinto la scommessa di essere tornato a calcare i campi di calcio, ed essersi tolto tante soddisfazioni sportive, con 15 presenze in maglia bianca nelle varie competizioni, decide che è giunto il momento di appendere le scarpette al chiodo. Da qualche tempo è tornato alla società da dove tutto è cominciato, il Cesena, dove lavora nel settore giovanile come allenatore dei Giovanissimi Nazionali.

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