A tutta B: dal Big C al fattore C, i gol (anche giovani) che hanno rivoluzionato la classifica, la cura Breda per il 90° della Ternana, la partita di Cosmi e la forza dell’abitudine

THE BIG C – Grandi sorprese nell’ultimo turno del campionato di B ed una classifica rivoluzionata in cui spiccano ben 3 capoliste, a 13 punti, tutte accomunate dall’iniziale: il Cagliari che mantiene la testa nonostante la sconfitta di Pescara; il Cesena, che balza avanti vincendo lo scontro diretto col Livorno e il sempre più sorprendente Crotone, che maltratta la Salernitana nell’anticipo e raggiunge la vetta prima di tutti. Un punto dietro resta il Livorno, fermo al palo dopo la seconda sconfitta consecutiva in altrettanti scontri diretti. A 11 una coppia: lo Spezia, che non va oltre il pareggio a reti bianche a Lanciano, e il Bari, che balza avanti grazie alla vittoria a Latina. Un altro punto dietro e, a chiudere la virtuale zona play off, un’altra coppia: il Trapani, che pareggia il posticipo del lunedì con il Perugia, e il Vicenza, che travolge in casa l’Avellino inguaiando Tesser. A 9, grazie alla importantissima affermazione con la prima in classifica, balza il Pescara.

LUPI SEMPRE PIU’ GRIGI – Risultati significativi anche per quello che riguarda la coda della classifica. Ultimo, ora, è rimasto, da solo, a 3 punti, il Novara, che perde lo scontro diretto con la Ternana, la quale, in questo modo, abbandona l’ultimo gradino, scavalcando i piemontesi e raggiungendo, a 4 punti, un Avellino sempre più in caduta libera. Gli irpini, una delle squadre accreditate per la lotta alla promozione, escono con le ossa rotte dall’incontro casalingo col Vicenza e rimangono fermi al palo, entrando ufficialmente nella virtuale zona retrocessione. In zona play out in tre, a 5 punti: il Como, maltrattato a domicilio dall’Ascoli, la Pro Vercelli, che perde lo scontro diretto, in trasferta, con l’Entella, e il Perugia, che non va oltre lo 0-0 a Trapani.

IL GOL CHE CAMBIA LA CLASSIFICA – Praticamente nessun cambio di rilievo nelle zone alte della classifica marcatori, visto che tanti dei bomber delle scorse settimane sono rimasti, più o meno forzatamente, a secco in questo turno. Così, in testa, con 5 gol, restano Vantaggiato del Livorno, che ancora non si è ripreso dall’infortunio, e Gabionetta della Salernitana. Con una rete in meno c’è ancora, in solitario, Ragusa del Cesena, che, stavolta, lascia l’incombenza del gol partita ad un compagno di squadra. L’unica variazione si ha a quota 3 gol, dove De Luca, Farias, Sau, Giannetti, Morosini, Fedato e Castiglia si vedono raggiungere da Stoian, che apre le mercature nell’anticipo con la Salernitana, e Giacomelli, che, su punizione, fissa il risultato di Avellino sul 4-1 per il suo Vicenza. La vetrina della giornata è, però, per l’autore di uno dei gol più importanti e significativi di questo turno, visto che è servito per fermare la corsa della capolista, infliggendole la prima sconfitta stagionale e permettendo l’aggancio alle inseguitrici, oltre che ad avvicinare la propria squadra alle zone alte della classifica, dopo le incertezze dei primi turni, ovvero Lapadula del Pescara. Gianluca Lapadula è un attaccante nato a Torino il 7 febbraio 1990 e cresciuto calcisticamente nelle giovanili di Juventus, Rivoli e Treviso. Il suo esordio tra i professionisti, però, lo fa, di nuovo, nella sua regione, nelle file della Pro Vercelli, nella stagione 2007/08, in C2, con cui scende in campo 4 volte. Quella successiva è all’Ivrea, in Lega Pro Seconda Divisione, con cui gioca con maggior frequenza, tanto da entrare negli interessi del Parma che lo preleva e lo fa giocare per una stagione nella propria Primavera, prima di mandarlo in giro per l’Italia, e non solo, in prestito: Atletico Roma, Ravenna, San Marino (11/12, sua miglior stagione realizzativa, con 24 gol in 35 partite che contribuiscono alla promozione in Lega Pro Prima Divisione), Cesena (in comproprietà, con cui esordisce in B nella stagione 12/13, restando fino a gennaio, senza marcature), Frosinone (con cui chiude la stagione in Lega Pro Prima Divisione, senza gol) e Nova Gorica (13/14, massima serie slovena, con cui segna 11 gol in 28 partite), prima del prestito al Teramo della scorsa stagione, con cui, disputando nuovamente una stagione di alto livello, condita da 21 gol in 34 partite, ha contribuito alla storica promozione in B del Teramo, poi cancellata in estate dalla giustizia sportiva. Svincolatosi a fine stagione a causa del fallimento del Parma, quest’estate ha firmato un contratto con il Pescara. Qui ha conquistato fin da subito la fiducia di Oddo che l’ha schierato in quasi tutte le partite, ripagandola con due gol importanti nelle ultime due partite. Sabato scorso ha segnato il momentaneo 1-1 nella partita di Vicenza terminata col risultato di 2-2. Questa settimana, al 52′ del big match con il Cagliari capolista, ha ricevuto palla in area, all’altezza dell’angolo destro, si è messo la palla sul sinistro mandando fuori tempo il difensore e, poi, ha scagliato un preciso rasoterra che si è insaccato all’angolino, permettendo al suo Pescara di uscire con i 3 punti che danno la prima scossa a questo campionato.

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L’esultanza di Lapadula, in primo piano

GIOVANI DA FAR… PRENDERE LA TESTA – I gol giovani di questa settimana non sono da menzionare solo in quanto tali, ma anche per l’enorme importanza che hanno rivestito per la classifica delle loro squadre, contribuendo all’aggancio in vetta. Da una parte c’è Federico Ricci del Crotone (foto di copertina), autore di una doppietta nei 4 gol rifilati dal Crotone alla Salernitana, dall’altra Stefano Sensi che si è preso la responsabilità del rigore partita con cui il Cesena ha battuto il Livorno nello scontro diretto. Di Federico Ricci si è già parlato diverse volte in questa rubrica lo scorso anno, una volta per il match che lo opponeva al suo gemello, al tempo militante nel Carpi (e che, attualmente, gioca nel Pisa in Lega Pro), un’altra quando segnò il suo primo gol tra i professionisti. Nato a Roma il 27 maggio 1994, ha fatto tutta la trafila delle giovanili giallorosse, fino alla Primavera e all’approdo nella rosa della prima squadra, con 4 presenze in massima serie (per un totale di 68′) nel corso della stagione 13/14. Dalla scorsa gioca nelle file del Crotone, dove ha disputato 21 incontri e, come detto, ha segnato il suo primo gol tra i professionisti. Quest’anno, in appena 3 presenze, ha già migliorato il suo bottino: al 19′ dell’anticipo di venerdì tra il Crotone e la Salernitana, sul risultato di 1-0, ha ricevuto palla al limite da uno scatenato Stoian, già autore del primo gol, è entrato in area ed ha battuto Terracciano con un preciso diagonale rasoterra che è passato sotto le gambe del portiere in uscita; al 47′ ancora Stoian gli ha servito un assist al bacio dalla destra, appena dentro l’area che lui ha deviato con un preciso sinistro dal basso verso l’alto che si è insaccato per il 3-0 parziale. Per lui prima doppietta e Crotone in testa alla classifica. Sabato è toccato, invece a Stefano Sensi, nato a Urbino il 5 agosto 1995. Per lui una crescita delle giovanili della squadra romagnola, con una puntata, in prestito per 2 stagioni, nel San Marino in Lega Pro, 26 presenze e 1 gol la prima, 33 e 8 gol la seconda, che gli sono valsi il ritorno alla casa madre e la fiducia di questa stagione, in cui Drago lo ha fatto sempre giocare. Al 64′ della partita con il Livorno di sabato, con un rigore da battere e i due titolari di battuta, Ciano e Cascione, fuori per squalifica, non si è fatto travolgere dall’emozione, si è diretto sul dischetto e si è preso la responsabilità di realizzare il gol che è valso la vittoria al Cesena e l’aggancio a Crotone e Cagliari in testa alla classifica.

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FATTORE C – E, a proposito di gol, e di lettere che simboleggiano la giornata appena conclusasi, non si può non menzionare un gol che ha riportato in auge la lettera C alla sua accezione più classica nel mondo del calcio, quella con cui si intende il colpo di… fortuna. E mai come in questo caso la botta di “C” è stata presa alla lettera: all’88’ della partita del Bari a Latina, con il risultato fermo sull’1-1, Donati scaglia un tiro da fuori area che viene intercettato e deviato dal… fondoschiena di Rosina di quel tanto che serve a spiazzare completamente Di Gennaro e permettere di realizzare il vantaggio definitivo che consente al Bari, dopo lo smarrimento di inizio campionato, che aveva fatto anche tremare la panchina di Nicola, di riagganciare le zone alte della classifica e tornare in lotta per le posizioni per cui era stata allestita la squadra.

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LA CURA BREDA SCUOTE LA TERNANA – Sabato è stato anche il giorno dell’esordio di Roberto Breda sulla panchina della Ternana, il primo avvicendamento di questa stagione di Serie B. Prende il posto di Mimmo Toscano, dimessosi, non  senza polemiche e sbattendo la porta, dopo la sconfitta interna con il Livorno, culmine di un pessimo inizio stagionale delle fére, che fino a quel momento avevano incamerato 1 solo punto e latitavano sul fondo della classifica. La società s’è presa un periodo di tempo per scegliere il successore, affidando al tecnico della Primavera Avincola la direzione della squadra alla 5^ giornata, prima di scegliere Breda quale nuovo tecnico dei rossoverdi. Breda, ex giocatore con una carriera che si dipana tra la fine degli anni ’80 e i primi anni del 2000, tra Serie A, B e C, con Messina, Spal, Parma, Genoa, Catania e, soprattutto, Salernitana, in cui ha messo insieme più di 230 presenze in due riprese, tra il ’93 e il ’99 e tra il 2003 e il 2005, le ultime stagioni della sua carriera, è un allenatore da ormai diversi anni che comincia ad avere una certa esperienza della categoria. Appese le scarpette al chiodo, come detto, nel 2005, ha intrapreso la carriera di tecnico a partire dal 2007, cominciando dal settore giovanile della Reggina, di cui ha diretto la Primavera fino al 2010, prima di venir promosso allenatore della prima squadra in sostituzione dell’esonerato Iaconi, conquistando una salvezza in B all’ultima giornata. Nella stagione 10/11 viene chiamato dalla “sua” Salernitana, una società in mezzo a grandi problemi economici, prossima al fallimento, che comincia il campionato di Lega Pro con 5 punti di penalizzazione e che lui, comunque, riesce a condurre alla finale play off persa con il Verona. La società, comunque, a fine stagione fallisce e lui si trova svincolato. Viene chiamato, nuovamente, alla Reggina, in Lega Pro, dove, però, viene esonerato a gennaio, per venir richiamato ad aprile, per chiudere il campionato al 10° posto. Per la stagione 12/13 è a Vicenza, in B, ma anche stavolta l’esperienza si chiude con l’esonero a gennaio con la squadra terzultima in classifica. A settembre 2013 viene chiamato a Latina a sostituire l’esonerato Autieri e qui fa un piccolo capolavoro visto che prende la squadra, neopromossa in B, dal fondo della classifica e la porta a competere per i piani alti, fino a portarla alla finale play off, persa con il Cesena. L’esperienza con i pontini non continua subito, perché lui decide di lasciare la squadra, salvo venir richiamato a ottobre per sostituire l’esonerato Beretta. Stavolta, però, le cose non vanno come sperato e a seguito dei deludenti risultati che non smuovono la squadra dalla zona retrocessione, viene a sua volta esonerato per lasciar posto a Iuliano. Quindi la recente chiamata per risollevare la Ternana, accettando la responsabilità di trovare una cura per una squadra ultima in classifica con 1 punto, senza vittorie in 5 partite e, per di più, nel bel mezzo dei festeggiamenti per i 90 anni della società, nata, appunto, il 2 ottobre 1925. E Breda ha immediatamente dimostrato di avere le idee chiare e, per ripagare la fiducia, è partito subito col passo giusto, con un 2-0 secco, in casa, nello scontro diretto col Novara, che, intanto, ha permesso il sorpasso in classifica proprio sui piemontesi, abbandonando l’ultimo posto, restituendo sorrisi e tranquillità ad un ambiente che ha potuto così festeggiare nel migliore dei modi la ricorrenza.

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LA PARTITA DI COSMI – Proseguono le giornate all’insegna dell’amarcord: da ormai quattro giornate consecutive importanti tecnici del nostro campionato si trovano a sfidare sul campo un pezzo significativo del proprio passato. Ha cominciato Rastelli, che tre giornate fa ha incontrato l’Avellino, seguito da Tesser che, la giornata successiva ha sfidato il Novara, per arrivare a Bisoli, la scorsa settimana, messo di fronte al “suo” Cesena. Questa settimana è toccato a Cosmi. L’attuale tecnico del Trapani, nel posticipo di lunedì, ha affrontato il Perugia. Come per tutti i tecnici che l’hanno preceduto, l’esperienza in questa società non è stata banale e transitoria, per di più, nel caso del focoso Serse, “aggravata” dal fatto che lui è proprio nato a Perugia. Tra il 2000 e il 2004 si è seduto sulla panchina della squadra della sua città, in massima serie, guidando i grifoni per 3 stagioni ad alto livello (un 11°, un 8° e un 9° posto), fino all’ultima, culminata con la retrocessione, ma giocando la Coppa Uefa, dopo la vittoria, in estate, della Coppa Intertoto. Un’esperienza che ha contribuito a lanciarlo come allenatore di buon livello, nonché come personaggio, anche grazie all’imitazione che Crozza ne ha fatto ai tempi di Mai Dire Gol. Lunedì si è trovato d nuovo di fronte, da avversario, con il suo Trapani, ben lanciato in questo inizio di campionato, ma, come 2 dei suddetti colleghi (il solo Rastelli ha spietatamente vinto il suo incontro), non è riuscito ad andare oltre lo 0-0, che gli ha permesso, comunque, di rimanere agganciato alla precocissima zona play off.

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QUESTIONE D’ABITUDINE – Simpatico siparietto nella partita di sabato tra Pescara e Cagliari. Antefatto: da questa stagione nel Cagliari gioca Federico Melchiorri, uno dei più positivi interpreti della scorsa annata del Pescara, culminata con la sconfitta nella finale play off contro il Bologna, che l’attaccante ha condito con ben 14 gol. Sabato era la prima volta che incontrava i suoi freschi ex compagni all’Adriatico. Al 79′ Rastelli ha deciso di sostituirlo con Sau e lui, all’uscita dal campo, in automatico, per forza dell’abitudine, ha girato verso destra, verso la panchina del Pescara. Inquadrato dalle telecamere, si è immediatamente reso conto dell’errore e con la frase “Ma dove sto andando?” ha immediatamente cambiato direzione scusandosi con chiunque incontrasse, dal quarto uomo ai dirigenti al proprio tecnico, per un errore, in realtà, più che plausibile.

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Melchiorri ai tempi del Pescara

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