F1, a Sochi Hamilton quasi campione, Rosberg ancora out; derby tedesco per la seconda piazza

TITOLO GAME OVER– con la nona vittoria stagionale di Lewis Hamilton, e il contemporaneo ritiro, il secondo in 4 gare, del compagno Rosberg, il mondiale piloti resta aperto solo per l’aritmetica, con l’inglese che ha 66 punti di vantaggio sul magnifico Sebastian Vettel, a 4 gare dal termine e con 100 punti disponibili in tutto Non che si tratti di una sorpresa, Lewis merita ampiamente il titolo poiché è stato globalmente migliore del compagno, ma certo è che le circostanze stanno dando il colpo di grazia alle ambizioni iridate del tedesco figlio d’arte, che ha anche perso la seconda posizione in classifica a vantaggio del connazionale ferrarista. La Mercedes, che ha conquistato matematicamente con 4 gare di anticipo il titolo costruttori, ha manifestato anche qui una netta superiorità, grazie alle caratteristiche della pista di Sochi che premiano soprattutto potenza e trazione, punti di forza del formidabile motore di Stoccarda. Ora Rosberg dovrà lottare per riprendersi il secondo posto mondiale, correndo già da 3 gare con la quarta PU stagionale; montare la quinta comporterebbe una penalizzazione di 10 posti in griglia, quello che capiterebbe anche alla Ferrari se portasse, come si mormora, la nuova PU in proiezione 2016 ad Austin. Rosberg resta comunque favorito in questo derby teutonico, perché la Ferrari, nonostante evidenti progressi, non riesce ancora a lottare davvero ad armi pari con le frecce d’argento se non in piste particolari come Budapest o Singapore; la differenza potrebbe farla l’affidabilità, dove la Ferrari è stata fin qui quasi perfetta (una sola macchina ritirata per motivi tecnici su 30 partite) e il pilota; Sebastian è motivatissimo ad ottenere il massimo, mentre in Rosberg pare invece prevalere la delusione per vedere il titolo scappar via per la seconda volta, con l’aggravante che a vincerlo sarà il compagno di squadra (che quindi è più forte di me, a parità di macchina…), piuttosto che la voglia di riconquistare il secondo posto.

FERRARI- Su questa pista vincere era un’utopia, e Vettel, anche grazie al ritiro di Rosberg ma con l’ennesima gara maiuscola, ha ottenuto il massimo, anche se non debbono ingannare i 5 secondi di distacco finali da Hamilton e il giro più veloce ottenuto dal tedesco; Lewis ha passeggiato negli ultimi 20 giri, e anche qui il divario effettivo di prestazioni con la Mercedes superava il mezzo secondo al giro. C’è da chiedersi se valga la pena spendere ad Austin gli ultimi 4 gettoni di sviluppo della PU, e quindi con prestazioni si suppone migliori ma partendo a metà schieramento in Texas, ed eventualmente se con una sola macchina e quale. Vettel ora corre per un obbiettivo importante, e bisogna dargli tutte le possibilità di giocarsela nei 4 GP rimanenti. Raikkonen invece, anche ieri, ha complessivamente deluso; dopo una grande partenza grazie alla quale aveva sopravanzato il compagno, è scivolato indietro e, anche senza l’incidente finale con Bottas nel quale è stato giustamente sanzionato, sarebbe arrivato a 20 secondi da Seb, senza riuscire a saltare per lungo tempo non solo la Williams, notoriamente più veloce sul dritto, ma nemmeno la Red Bull di Ricciardo, di certo non la più potente del lotto; lo abbiamo visto anche qui compiere diversi “lunghi” e sbagliare la misura delle frenate e dei sorpassi. In questa gara la Ferrari doveva mandare entrambe le macchine sul podio, e aumentano i dubbi sulla riconferma del finlandese per la prossima stagione. Le piste rimanenti non sembrano particolarmente favorevoli alla Ferrari, a parte il Messico che è un’incognita assoluta visto che non ci si corre dal 1992, e in condizioni normali difficilmente si ripeterà la notte di Singapore, ma come si è visto le occasioni possono capitare, a condizione di esser sempre vicini ai primi.

ALTRE– La Williams qui era l’avversario più pericoloso per la Ferrari, ma alla fine l’improvvida manovra di Raikkonen ha privato Bottas di un podio ormai certo, mentre Massa, dopo il pasticcio in qualifica, ha raccolto un quarto posto che va probabilmente oltre i suoi meriti. Ottimo il terzo posto di Perez, anch’egli favorito dalle circostanze e autore di una strategia molto azzardata, mentre il compagno Hulkenberg non ha nemmeno completato il primo giro. Non a caso comunque, su una pista con una sola curva ad ampio raggio, allunghi, frenate e curve lente ad angolo retto, la PU tedesca si è dimostrata ancora una volta la migliore. Buona la prestazione della Sauber, con il nuovo pacchetto aerodinamico che comincia a funzionare, anche se al traguardo con una sola macchina per l’incidente al primo giro che ha tolto di mezzo Ericsson. L’idolo di casa Kvyat ha artigliato un quinto posto con una Red Bull per forza di cosa in difficoltà, ma anche qui l’altra macchina , quella di Ricciardo, è rimasta lungo la pista. Lontane le Toro Rosso, e anch’esse al traguardo col solo Verstappen, decimo, mentre ormai fanno quasi più notizia, in casa McLaren, i team radio di Alonso che i tempi sul giro delle vetture. Lo spagnolo ormai non contiene più la frustrazione, e come minimo durante l’inverno ci saranno grossi problemi di gestione a Woking, tra tecnici, motoristi e piloti. Infine, una nota positiva; due spettacolari incidenti, in prova e gara, macchine distrutte e piloti illesi. Davvero sorprendenti i passi avanti fatti in F1 in tema di sicurezza

RED BULL– Col mondiale già quasi assegnato ancor prima della gara, nel paddock teneva banco la questione del motore che equipaggerà, o dovrebbe equipaggiare, la casa austriaca dal 2016. Non è un mistero che il team pluriridato, deluso dal motore Renault, (comunque lo stesso con cui dominava fino a 2 stagioni fa) si sia rivolto da tempo alla Mercedes, che già equipaggia, oltre al team ufficiale, anche Force India, Williams e, solo per quest’anno, Lotus, che sarà rilevata dalla Renault medesima per farne il proprio team ufficiale. La casa di Stoccarda ha declinato, probabilmente per non ritrovarsi l’avversario più pericoloso tra i propri clienti, vista l’abilità dei progettisti Red Bull nella parte telaistica ed aerodinamica. Il patron Mateschitz si è allora rivolto alla Ferrari, che a sua volta, oltre che il team ufficiale, equipaggia la Sauber, il nuovo team canadese Haas, e (pare) la consorella minore del team austriaco, la Toro Rosso. Per lo stesso motivo della Mercedes, e anche perché pare che a Maranello non abbiano gradito di essere considerati una seconda scelta, gli emissari Red Bull hanno dovuto ascoltare un secondo rifiuto, e ora, sembra, stanno tornando dalla Renault, unica opzione disponibile. I tempi sono stretti perché adattare un motore con specifiche 2016 ad una macchina nuova non è operazione semplice né veloce; se non ci saranno novità a breve la Red Bull, che ha già varie volte minacciato il proprio ritiro con motivazioni a dir poco pretestuose (la netta superiorità della Mercedes toglierebbe spettacolo ed interesse; quando vincevano loro invece?), potrebbe davvero restare senza motore e quindi non partecipare al prossimo campionato, il che danneggerebbe enormemente il circus, che già deve fare a meno, almeno nelle prime file, di un binomio storico ed amatissimo in tutto il mondo dei motori come la Mclaren-Honda.

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