Pensieri di un tifoso: chi sa fare, fa e insegna

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Chi sa fare, fa o insegna? – Non sono mai andato matto per i proverbi, ad essere sincero non mi hanno mai convinto; ho sempre avuto l’impressione che ci azzeccassero raramente. “A tavola non si invecchia” oppure “anno nuovo, vita nuova” (il più inflazionato ed il più odioso) o “can che abbaia non morde” (parliamone). Ma tra tutti i proverbi, uno sopra gli altri mi ha sempre lasciato perplesso, ed è: “chi sa fare fa, chi non sa fare insegna“. È davvero così?
Per uno come me che usa il Calcio come metro di paragone per quasi tutto nella vita, questa frase è qualcosa di tremendamente inconsistente. Prendendo l’assunto del proverbio come vero, allora ogni allenatore che si rispetti dovrebbe avere un passato calcistico disastroso (la carriera di Mourinho sembrerebbe anche confermarlo, lo Special One infatti abbandonò la sua poco fortunata carriera a soli 24 anni); ma dando una rapida occhiata alle panchine della Serie A di oggi è facile intuire che non è così.

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In vetta alla classifica – Primo fra tutti a dimostrare l’inefficacia del proverbio “chi sa fare fa, chi non sa fare insegna ” è Paulo Sousa. L’allenatore viola, di origini portoghesi, oltre a praticare un ottimo calcio (nonostante la sconfitta rimediata contro il Napoli, la Fiorentina si ritrova ancora prima in classifica) è stato anche un buon giocatore negli anni ’90. Tante le squadre importanti in cui Sousa ha militato, tra cui Juventus, Inter, Borussia Dortmund, Benfica e Sporting Lisbona. Nel suo Palmares internazionale si contano due Champions League e una Coppa Intercontinentale, a cui si aggiungono i numerosi titoli nazionali vinti nei differenti campionati. Il calcio espresso dal portoghese è sicuramente una ventata d’aria fresca per la scena calcistica italiana. La Fiorentina (insieme al Napoli) è forse ad oggi la squadra con più maturità tattica, sia in fase di possesso che di non possesso palla. Encomiabile inoltre l’intuizione Kalinic, colpo rivelazione del calciomercato fiorentino, fortemente voluto dallo stesso Sousa.

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Da Bomber ad allenatore – Oltre all’allenatore viola, va fatto un doveroso accenno a Roberto Stellone, stella tecnica e tattica del neo promosso Frosinone. Dopo una vita passata tra Serie A e Serie B, collezionando numerose reti con le maglie prestigiose di Torino, Genoa, Napoli e Parma, termina la sua discreta carriera proprio al Frosinone, ove, una volta ritiratosi, inizia la carriera da allenatore. Da qui la scalata verso il successo. Il tecnico romano, dopo un anno in Berretti e uno di assestamento in Lega Pro, conquista una doppia promozione che lo porta nella massima serie. Roberto Stellone oltre ad essere stato un buon giocatore, riesce qui a dimostrarsi tecnico preparato e competente, riuscendo a mettere in difficoltà le squadre fin’ora incontrate, pur non disponendo di reparti tecnicamente eccezionali. L’ultima giornata di Serie A lo vede infatti vincente per 2 a 0 contro la Sampdoria di Zenga (un’altra gloria del passato del calcio italiano), giungendo così a 7 punti in classifica.

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Maledetti proverbi – Le panchine dalla Serie A dimostrano inequivocabilmente la fallibilità dei proverbi come leggi universali (soprattutto nel mondo del Calcio). Chi sa fare, ha fatto ed oggi, in Italia, insegna pure (ed insegna bene). Da Sousa, a Stellone, passando per Zenga, Pioli, Mihajlovic, Mancini, Allegri, Mandorlini ecc.
Forse si può derivare, da questa breve riflessione, che il Calcio e i proverbi non andranno mai d’accordo. Uno degli ultimi allenatori che ha provato a conciliare le due cose è stato Giovanni Trapattoni, ai tempi Commissario Tecnico della verde Irlanda. In una sua celebre intervista rivisitò in chiave anglofona un famoso detto italiano, sopperendo alla traballante grammatica con la fantasia. Il risultato fu però un po’ deludente: “not say the cat is in the sack, when you have not the cat in the sack“.
Maledetti proverbi.

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