Forever Aquile: Davide Dionigi

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In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Per il nuovo capitolo ci si divide equamente tra campo e panchina, nel senso che si parla di un personaggio che ha avuto una lunga e discretamente soddisfacente carriera da giocatore, in cui ha calcato anche i campi di serie A, e che ora si sta facendo conoscere anche come tecnico, seppur con risultati ancora poco degni di nota e qualche delusione di troppo nelle ultime stagioni. Uno che allo Spezia c’è arrivato da giocatore, nelle fasi finali della sua carriera, per un brevissimo periodo, e che è andato vicino ad arrivarci da tecnico, sia nel post Serena, che nel post Stroppa. La puntata di oggi è, infatti, dedicata a Davide Dionigi.

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LA CARRIERA DA GIOCATORE DAL ROSSONERO MAI VESTITO AL GIRO D’ITALIA – Dionigi nasce a Reggio Emilia il 10 gennaio 1974, ma la sua carriera sportiva comincia nelle giovanili della squadra di un’altra città emiliana, il Modena. Nella stagione 90/91 approda alla prima squadra, ma solo la stagione successiva, 17enne, fa il suo esordio in Serie B, dove gioca 20 partite segnando anche il suo primo gol tra i professionisti. Attaccante di movimento, classica prima punta, con spiccato senso della posizione, opportunismo e fiuto del gol, Dionigi attira le attenzioni del Milan, che lo preleva per farlo giocare con la sua Primavera. Con la maglia rossonera, benché aggregato alla rossa della prima squadra, nella stagione 92/93 non scende mai in campo e, poi, dalla stagione successiva comincia il giro dei prestiti. Inizia a Vicenza, in B, dove resta, però fino a gennaio, collezionando 1 sola presenza, prima di passare al Como, in C1, dove comincia a segnare con una certa continuità, contribuendo, con i suoi 14 gol, alla promozione in B dei lariani. Nella stagione 94/95 indossa per la prima volta, sempre in prestito, la maglia della squadra della sua città, la Reggiana, e, per di più, lo fa calcando per la prima volta i campi della A, ma non è buon profeta in patria, tanto che in 7 partite non segna neppure un gol e a novembre è già, di nuovo, a Como, dove chiude la stagione, in serie cadetta, con 3 gol in 23 partite. Ancora una stagione in prestito al Torino, in A, con 1 gol in 22 partite, e una alla Reggina, in B, che si rivela una delle migliori della sua carriera, laureandosi capocannoniere della serie cadetta con 24 gol. Lo vuole, così, la Fiorentina, che lo acquista dal Milan, ma in viola ha davanti un certo Batistuta, così, dopo appena 2 presenze, a novembre passa al Piacenza, con la cui maglia gioca quasi 3 stagioni, in A, segnando 16 gol in 60 presenze. A dicembre ’99 lo vuole la Samp, che milita in B, con cui finisce la stagione (8 gol in 20 presenze) e comincia la successiva (4 in 15), prima di tornare alla Reggina, che milita in A, e che, con i suoi 6 gol fino alla fine della stagione, non riesce a salvare dalla retrocessione. Resta anche per la successiva stagione in B e, con i suoi 11 gol, stavolta, contribuisce alla promozione immediata. Non torna, però, in massima serie con i granata perché decide di aderire al progetto del Napoli, che milita in B e vuole affidarsi anche ai suoi gol per tornare in alto. Ottima la prima stagione, in cui realizza il suo secondo miglior bottino personale, con 19 gol, meno la seconda, dove di gol ne segna solo 8. Per di più, a fine stagione il Napoli fallisce e lui si trova svincolato. Viene ingaggiato, nuovamente, dalla squadra con cui ha dimostrato, negli anni, di avere l’appeal migliore, la Reggina, in A, ma stavolta le cose non vanno al meglio, così che, dopo 10 presenze e nessun gol segnato, a gennaio 2005 decide di accettare la proposta del Bari e torna in B, dove chiude la stagione con 4 reti in 21 partite. Nella stagione 05/06 veste la maglia della Ternana, in B, per un campionato da 3 gol in 24 partite, prima di accettare la proposta dello Spezia, a 32 anni compiuti.

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I POCHI MESI SUL GOLFO – Lo Spezia in cui approda Dionigi è una società al massimo dell’euforia, per essere riuscita ad approdare nuovamente in serie B dopo svariati decenni e, per di più, vincendo un campionato di C che sembrava già assegnato al favoritissimo Genoa. Per di più c’è la consapevolezza di disputare un campionato cadetto che avrà un risalto mediatico mai avuto prima, a causa della presenza della Juve, retrocessa nel post Calciopoli, che assieme a Napoli e Genoa la trasformerà in una sorta di A2, quindi c’è la volontà di non sfigurare. Viene allestita così una rosa che possa far bene, disputando un campionato il più possibile tranquillo, con un giusto mix di giovani interessanti, giocatori di categoria e veterani, che possano portare la loro esperienza al servizio della squadra e della maturazione dei giovani. L’acquisto di Dionigi va in quest’ottica. E la scelta sembra corretta visto che la sua esperienza in maglia bianconera parte subito col botto: nella prima partita del torneo, il match casalingo con il Cesena, subentra a Guidetti e segna, dopo appena 3′, il gol del pareggio. In realtà quello sarà un fuoco di paglia: la carriera di Dionigi ha già cominciato la fase calante e in campo pare evidente, vista la grande difficoltà che ha a trovare la porta. La fiducia iniziale viene sempre meno e anche le sue presenze in campo si fanno sempre meno frequenti, tanto che metterà insieme sole altre 14 presenze, senza più segnare altri gol. Nel mercato di gennaio, così, decide di lasciare la Liguria (non farà parte, quindi, della rosa che fermerà sull’1-1 la Juve all’ultima d’andata) e, restando sempre in serie cadetta, accetterà l’interessamento del Crotone. L’esperienza sul Golfo, quindi, contando anche la presenza in Coppa Italia, nel primo turno ad eliminazione diretta, in cui gli aquilotti vengono eliminato dopo la partita secca persa col Genoa per 3-2, si chiude con 16 presenze in maglia bianca e 1 gol.

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LA FINE CARRIERA E GLI INIZI DA ALLENATORE – Si trasferisce, quindi a Crotone, dove termina la stagione, la sua ultima in serie cadetta, con altre 11 presenze e nessun gol segnato. Nell’estate del 2007, infatti, accetta la proposta del Taranto, che milita in C1 e qui resta 2 stagioni, segnando 11 gol in 31 presenze. Quindi, all’inizio del campionato 09/10 firma l’ultimo contratto della sua carriera, con l’Andria BAT, in Lega Pro Prima Divisione, dove gioca per 17 partite aggiungendo un altro gol al suo score personale, prima di appendere definitivamente le scarpette a fine stagione, all’età di 36 anni. A novembre del 2010 è già seduto su una panchina a dirigere una squadra: accetta la proposta di una delle sue ultime squadre da calciatore, il Taranto, di subentrare a stagione in corso. La sua carriera sembra partire sotto i migliori auspici con l’esperienza nella società pugliese: chiude la prima stagione al 4° posto, perdendo la semifinale con l’Atletico Roma e nella seconda si piazza 2° (ma con la squadra che, partita con 7 punti di penalizzazione, avrebbe virtualmente vinto il torneo), perdendo, ancora una volta in semifinale, i play off contro la Pro Vercelli. Anche se avrebbe ancora un anno di contratto, le strade si separano consensualmente. Da qui in poi, in realtà, le soddisfazioni sono molto poche: a luglio 2012 firma un biennale con la Reggina, in B, ma a marzo viene sostituito da Pillon; a marzo 2014 subentra a Torrente alla Cremonese, in Lega Pro, portandola fino ai play off, dove, ancora una volta, si ferma in semifinale, ad opera del Sudtirol, cosicché il contratto non gli viene rinnovato; a marzo 2015 subisce l’umiliazione di venir ingaggiato dal Varese in sostituzione di Bettinelli, con la squadra ultima in classifica, per venir esonerato dopo la duplice sconfitta patita in due turni raccolti in 8 giorni, senza, quindi, che lui abbia potuto dirigere un vero allenamento né cominciare a trasmettere il proprio lavoro alla squadra. A luglio 2015 ha accettato la proposta del Matera, in Lega Pro, da cui però è già stato, recentemente (5 ottobre) esonerato.

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