Un’Inter che non t’aspetti, che esce con un punto dal Barbera (1-1), non riparte, ma manda segnali

PALERMO, ITALY - OCTOBER 24: Mauro Icardi of Palermo gestures during the Serie a match between US Citta di Palermo and FC Internazionale Milano at Stadio Renzo Barbera on October 24, 2015 in Palermo, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Cominciare una partita sapendo di incontrare una delle squadre che l’hanno messa più in difficoltà negli ultimi anni, per l’Inter, ultimamente, non è mai una buona notizia, perché, sistematicamente, i nerazzurri fanno di tutto per confermare cabale, voci, statistiche. Spesso quello che viene a mancare alla squadra milanese è proprio l’atteggiamento giusto, il giusto approccio alla partita, al punto che in campo la squadra che dovrebbe essere sulla carta sfavorita (perché il più delle vuole questa idiosincrasia è rivolta verso questo tipo di squadre) sembra assoluta padrona del gioco, mentre l’Inter diventa piccola, goffa, regala spazi e intere porzioni di campo, concede giocate spettacolari a giocatori che trovano il coraggio di far la partita della vita, con colpi che forse oserebbero fare solo in allenamento. Solo per fare qualche esempio, lo scorso anno accadde col Cagliari e col Parma, due squadre che, poi, sappiamo tutti che fine hanno fatto.

UN PRIMO TEMPO DI CONFERMA – Ecco perché quando sente echeggiare il nome Palermo e guarda il primo tempo, il tifoso medio nerazzurro non può che dire “Eccoci qua! Lo sapevo!”. Nulla di stratosfericamente compromettente, per carità, i rischi alla fine si contano sulle dita di una mano – più precisamente su quella di Handanovic che devia una botta di Vazquez – ma la sensazione generale è di un atteggiamento poco convincente, perché il Palermo ha campo, chi dovrebbe brillare in maglia rosanero, vedi Vazquez, lo fa regolarmente, concedendosi anche giocate che uno Iachini qualsiasi, se fallite, in una partita del genere, punirebbe con morsi al polpaccio al ritorno negli spogliatoi. E’ che non falliscono e allora il Palermo prende anche coraggio e, ai punti, conquista il primo tempo. Fortuna vuole, per i nerazzurri, che stasera almeno il reparto difensivo giri a dovere, con un Nagatomo all’esordio da titolare che ritorna ai fasti del piccolo furetto giapponese che tanto piaceva negli anni passati, un Murillo attento e, soprattutto, un Miranda da lustrarsi gli occhi. Ostentare per lui la definizione di “nuovo capitano del Brasile” come fa ripetutamente Adani in telecronaca, così, non è esercizio di stile, ma giusta consacrazione.

L’USCITA ALLA DISTANZA – Se fin qui pare tutto tremendamente scontato e previsto, e qualche tifoso nerazzurro ha già preferito accettare la proposta dell’amico che insisteva per uscire a bere una birra, ecco che, invece, arriva l’Inter che, in questi frangenti, non ti aspetteresti. Il secondo tempo pare, fin da subito, diverso dal primo, con un’Inter più convinta dei propri mezzi che fa l’Inter e gioca a viso aperto, trasmettendo un po’ di preoccupazione ai rosanero che non sono più così convinti che la giocata di stile, ora, sia la più adatta. Jovetic conferma di essere in serata ed è il primo interista a centrare la porta del Palermo, su punizione, chiamando Sorrentino all’intervento difficile. Che non sarà il solo per lui. Se poi anche il Mancio azzecca i cambi, allora le cose non possono che andar bene davvero, tanto che da un assist di Biabiany, da poco entrato, lanciato da Jovetic, arriva il gol facile facile di Perisic. Sarebbe anche indicativo che per subire il pareggio da lì a poco non ci voglia il solito errore difensivo, ma una vera e propria botta di s…flipper con un pallone che rimbalza su tre uomini, ultimo dei quali Giardino, prima di entrare in gol. E, invece, quello che dà la misura dell’atteggiamento diverso dell’Inter è il fatto che, quando Doveri abbocca al tuffo del solito Vazquez ed espelle Murillo, i nerazzurri non mollano un centimetro e, anzi, continuano a macinare gioco, costruendo il coast to coast di Guarin, che, in fondo, si ricorda di non essere Weah e la mette sopra la traversa, oppure il pallone al bacio che Ljajic mette a Biabiany, che chiama Sorrentino all’uscita super (che fa il paio, o, a ‘sto punto, il trio, con l’intervento decisivo sulla botta di Guarin quando ancora si è 11 contro 11). Magari chi è uscito a bere al birra non si è pentito, ma, in realtà quello che ha dato nel secondo tempo, l’Inter, è stato un bel messaggio al campionato. E, a quei famosi punti, che nel calcio non servono a nulla, fa suo il secondo tempo.

EPPURE… – …eppure, il finale, che è quello che conta, dice che la miglior Inter da trasferta porta via solo un punto da Palermo, il terzo nelle ultime quattro partite, che non permette la testa solitaria a metter pressione ai viola, ma solo l’appaiamento temporaneo ad una squadra con una partita in meno, e che sembra restare in linea con la frenata subita dopo la batosta con gli uomini di Sousa. A volte verrebbe da dire che il gioco non è fatto solo di numeri, ma anche di atteggiamenti e che, un punto tirato su con convinzione, gioco, sicurezza nei propri mezzi e superamento delle difficoltà può valere un’infinità perché potrebbe essere la base di partenza per un nuovo capitolo del campionato. Poi, però, ti ricordi che stai parlando dell’Inter, che se sul “pazza” c’han fatto una canzone vorrà pure dir qualcosa. E allora non puoi che trincerarti dietro un “Vabbeh, vediamo la prossima”…

PALERMO-INTER 1-1

PALERMO (3-5-1-1): Sorrentino; Struna; Gonzalez; Andjelkovic; Rispoli; Rigoni (93′ Chochev); Maresca; Hiljemark (64′ Quaison); Lazaar (81′ Daprelà); Vazquez; Giladino. A disp.: Colombi; Pezzella; El Kaoutari; Goldaniga; La Gumina; Jajalo; Trajkovski; Brugman; Vitiello. All.: Iachini.

INTER (4-4-2): Handanovic; Nagatomo; Miranda; Murillo; Telles; Guarin; Medel; Kondogbia (55′ Biabiany); Perisic;  Jovetic (85′ Ranocchia); Icardi (78′ Ljaijc). A disp: Carrizo; Palacio; Juan Jesus; Brozovic; Melo; D’Ambrosio; Manaj; Santon; Montoya. All.: Mancini.

ARBITRO: Doveri. Guardalinee: Vuoto, Ranghetti.

MARCATORI: 60′ Perisic (I), 66′ Gilardino (P)

NOTE: Ammonizioni: Maresca, Vazquez e Gilardino del Palermo; Kondogbia dell’Inter. Espulsioni: Murillo (somma ammonizioni). Recupero: 0′ pt, 4′ st.

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