Pensieri di un tifoso: Pogba e il peso della 10

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Champions League – Mercoledì sera, a Mönchengladbach , la Juve aggiusta una gara insidiosa grazie ad un ispirato Pogba, il quale (oltre ad esprimere finalmente un rendimento degno delle sue qualità) scodella la pennellata vincente per Lichtsteiner, il quale segnerà la rete del pareggio.
C’è poco da fare, un “Pogba ok” è una “Juve ok”, ma è facilmente intuibile dalla posizione in classifica dei bianconeri, che l’inizio di stagione del francese non è stato dei più fortunati. Si potrebbe quasi dire che le discontinue prestazioni di quest’ultimo vadano di pari passo con quelle dell’intera squadra torinese. Da quando i “pezzi da 90” juventini (quindi Pirlo, Tevez e Vidal) hanno lasciato Corso Galileo Ferraris, Pogba (talvolta) sembra si sia smarrito tra un dribbling di troppo e un pallone perso in mezzo al campo, così come anche la Juve di Max Allegri. L’esplosività dinamica, la classe e la determinazione del francese, che avevano fatto innamorare tutta Europa, pare si siano affievolite notevolmente; Ora che Pogba è diventato sinonimo di responsabilità e aspettative, il talento classe ’93 ha preso infatti la via dell’intermittenza, alternando prestazioni buone ad altre decisamente negative.
Che sia tutta colpa della 10?

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Ah, come gioca(va) Del Piero – L’emblema della responsabilizzazione di Paul Pogba sta proprio lì, sulle sue spalle, appena sotto il suo cognome. La dieci, che è stata un po’ la consacrazione di quell’accordo tacito (e non) di Pogba con l’entourage juventino sulla sua permanenza a Torino (in risposta a tutto quel polverone mediatico estivo che lo vedeva prossimo ad indossare qualche prestigiosa maglia oltre confine), è stata indubbiamente un boomerang infame. Oltre all’eredità illustre che accompagna il numero dieci juventino (da Platini a Del Piero, giusto per citarne due) si va ad aggiungere una responsabilità tecnica verso il gruppo attuale, che implicava una risposta che non è ancora arrivata. Per essere chiari: il vuoto lasciato dai grandi esodati (Pirlo in primis) doveva essere colmato dal talento nostrano, Pogba, difeso con le unghie e con i denti dagli assalti dei compratori stranieri; quest’anno, a parte qualche intermittente sprazzo di genialità assoluta (vedi l’assist a Mönchengladbach) questo non è mai avvenuto.

La 10, quasi un macigno – L’eredità storica juventina contenuta “nella dieci” è qualcosa di enorme, forse difficilmente elencabile. Più che del valore tecnico però mi pare giusto parlare in particolare della sua importanza emotiva, ciò che scatena a livello emozionale. Credo infatti che la grandezza del predecessore di Pogba, ovvero Carlitos Tevez, oltre a quella di sapersi imporre grazie a giocate e gol di caratura eccelsa, è stata quella di sapersi affermare come leader in campo. La grinta e l’empatia di un giocatore che ha saputo calarsi all’interno di un ambiente societario e farlo suo, cogliendo il macigno della “dieci” ereditata da un mostro sacro come Alessandro Del Piero (forse la più grande bandiera della storia recente juventina), sono state le chiavi del successo del talento argentino.
Saprà Pogba fare altrettanto? “ai posteri l’ardua sentenza…

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La cosa chiara per ora è una sola: oltre i problemi tattici sorti dalla (troppa) indecisione di Allegri, la Juve ha bisogno di ritrovare la propria bussola tecnica. Ordine e talento che hanno contraddistinto gli ultimi anni di successi bianconeri; questo step, chiaro, passa attraverso la riscoperta di Pogba, il quale, come dimostrato in Germania Mercoledì sera, è indubbiamente in grado di fare la differenza.

 

 

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