Forever Aquile: Michele Serena, l’uomo del Triplete

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Per la nuova puntata di questa rubrica si torna in panchina, per parlare di un tecnico che è molto più noto per il suo passato da calciatore, quando calcava i campi di serie A con le maglie di, soprattutto, Samp, Fiorentina e Inter e provava l’esperienza internazionale giocando nella Liga, piuttosto che quello da allenatore in cui le soddisfazioni sono ancora poche e limitate alle serie inferiori. Un personaggio arrivato allo Spezia proprio per guidarlo dalla panchina, riuscendo, nonostante tutto, a scrivere una pagina importantissima della storia del Club. La puntata di oggi è dedicata a Michele Serena.

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LA CARRIERA DA CALCIATORE TRA A E LIGA SPAGNOLA – Serena nasce a Venezia il 10 marzo 1970 e svolge la carriera giovanile nelle squadre della sua città natale, esordendo, da professionista, in C2, nel Mestre, dove mette insieme una sola presenza. L’anno dopo la società viene assorbita dal Venezia (che, infatti, assume la denominazione Venezia-Mestre), così che anche lui entra nella rosa della squadra arancioneroverde. Qui resta due stagioni, la prima in C2, la seconda in C1 dopo la promozione conquistata col 2° posto, mettendo insieme 44 presenze. Terzino di buon livello, con un discreto senso della posizione e una velocità che gli consente anche sgroppate sulla fascia per confezionare cross per i compagni, Serena viene notato dagli emissari della Juve che lo portano in bianconero nel 1989. A Torino resta poco, solo una stagione in cui gioca solo 4 partite, ma che gli consente, comunque, di mettere in bacheca una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Nelle due stagioni successive va in prestito: la prima al Monza, in C1, dove torna titolare, trova i suoi primi gol da professionista, 2, e vince la Coppa Italia di Serie C, la seconda al Verona, con cui gioca la sua prima da titolare in A, segnando anche di più, 3 reti. Nel 1992 entra nella trattativa che porta Vialli in bianconero così si trasferisce alla Samp. Gioca 3 stagioni in blucerchiato, mettendo insieme 92 presenze e un altro gol e, soprattutto, in bacheca un altro trofeo, la Coppa Italia del 93/94. Quindi, nel 1995, passa alla Fiorentina, dove non è un titolare inamovibile, ma riesce, comunque, a mettere insieme 69 presenze e 3 gol ed in bacheca un’altra Coppa Italia, quella del 95/96, oltre alla Supercoppa dell’anno dopo. All’inizio della stagione 98/99 decide di provare l’esperienza all’estero e accetta l’offerta dell’Atletico Madrid, con cui disputa una stagione da titolare, segnando anche 3 gol. Appartiene a questa stagione anche la sua unica presenza in Nazionale, il 5 settembre ’98, a Liverpool, per l’amichevole con il Galles, in cui gioca solo 5′, risultando il giocatore con meno minuti nella storia della Nazionale. All’inizio della stagione 99/00 torna in Italia, nelle file del Parma, in cui gioca un solo campionato, vincendo, comunque, l’ennesimo trofeo della sua carriera, la sua seconda Supercoppa Italiana. Nel 2000 affronta l’ultimo trasferimento, passando nelle fine dell’Inter, in cui vive 3 stagioni tribolate, costellate di infortuni che gli impediscono di dare continuità al proprio lavoro e gli consentono di mettere insieme solo 25 presenze. Per questo motivo, alla fine della stagione 02/03 decide di appendere le scarpette al chiodo.

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GLI INIZI DA ALLENATORE – Qualche anno dopo aver abbandonato il calcio giocato, si avvicina a quello visto dalla panchina, e parte da dove era cominciata anche la sua carriera da calciatore: nel 2006 allena le giovanili del Venezia. Ricopre questo ruolo fino a marzo del 2008, quando viene chiamato alla guida della prima squadra, che milita in C1, per sostituire D’Adderio. Confermato anche per la successiva, viene prima esonerato a novembre, con la squadra penultima, ma viene richiamato a febbraio, con la squadra ultima, che riesce, comunque, a condurre alla salvezza. La stagione successiva passa al Mantova, facendo il suo esordio in B, ma le cose non vanno bene e il campionato si chiude con la retrocessione dei lombardi. L’inizio del torneo 10/11 lo fede fermo ai box, ma, a gennaio 2011, arriva la chiamata del Grosseto, sempre in B, con cui chiude il campionato al 15° posto. A fine stagione, però, di comune accordo con la società, decide di interrompere l’esperienza in biancorosso e si rimette in attesa di una chiamata. Che arriverà, a ottobre 2011, da parte dello Spezia.

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UN TRIPLETE TIRATO FUORI DAL CILINDRO – Lo Spezia della stagione 11/12 è una squadra molto ambiziosa. La società è guidata dalla famiglia Volpi che l’ha rilevata dalle ceneri del dopo fallimento, nel 2008, ed ha impostato un progetto per riportarla, il prima possibile, là da dove era caduta. Lo Spezia, con lei al timone, ha bruciato le tappe e, già nel 2010, nel giro di tre stagioni, è approdato in Lega Pro. Il primo anno è andata buca, con un 6° posto finale, ma, per il secondo, benché la società professi sempre calma e obiettivi spalmanti nel tempo, è chiaro che la voglia di B è tanta. La rosa allestita, affidata a Gustinetti, è assolutamente all’altezza della categoria e del target programmato, ma il campionato non parte nel modo sperato e, dopo 5 giornate, con 1 vittoria, 1 pareggio e 3 sconfitte, tutte in trasferta, dopo quella per 3-2 a Cremona, a testimoniare quella impazienza della società di chiudere il discorso “rimonta”, il tecnico viene esonerato e, al suo posto, è chiamato, appunto Serena. La partenza è delle migliori: vittoria per 2-0, in casa, col Trapani, che, poi diventerà l’avversario a cui contendere la promozione diretta. E questo risultato avrà un suo peso specifico. A render ancora più positivo l’avvio di Serena arrivano i due risultati successivi, con il pareggio di Lanciano e la vittoria interna col Pergocrema. A riportare tutti sulla terra arrivano i successivi 3 risultati, con la sconfitta di Carrara (che, si sa, per i tifosi spezzini ha sempre un certo peso), quella interna col Portogruaro e il pareggio in casa del Feralpisalò. Questa serie di partite rappresenta perfettamente la squadra in mano a serena: un team che dà l’impressione costante di incompiutezza, che alterna risultati importanti a tonfi clamorosi, con un gioco brutto a vedersi, noioso e prevedibile, che non esalta di certo i tifosi. Insomma l’amore tra il tecnico e la tifoseria non scatta mai, e il decimo posto alla fine del girone d’andata non aiuta di certo a migliorare i rapporti. Il ritorno, però, parte nel migliore dei modi e lo Spezia, nelle prime 5 partite, mette insieme 3 vittorie e 2 pareggi che la riportano su in classifica. Il ritorno della partita col Trapani, che gli aquilotti perdono per 1-0 sembra dare una sentenza, perché i liguri si ritrovano a 11 punti dai siciliani e la promozione diretta sembra un miraggio. Indispensabile diventa, quindi, entrare almeno nei play off. Il girone di ritorno continua sulla falsariga del precedente per quello che riguarda i risultati altalenanti e il gioco poco esaltante, ma almeno la sequenza di questo stessi risultati fa sì di mantenere lo Spezia in corsa fino alla fine del campionato. A questo punto è giusto aprire un’altra parentesi stagionale. Lo Spezia, come sempre, è impegnato anche nella Coppa Italia di Lega Pro. Ammessa di diritto alla fase a eliminazione diretta, che ha inizio quando la squadra è già in mano a Serena, comincia eliminando l’Entella al primo turno (3-1 a Chiavari), poi il Cuneo al secondo (4-2 al Picco), che dà l’accesso alla fase a gironi da 3, in cui primeggia nel suo, vincendo entrambe le partite, col Carpi (2-1 in trasferta) e la Spal (2-1 al Picco), conquistando l’accesso alle semifinali dove affronta il Foggia, eliminandolo, dopo aver perso 1-0 in trasferta, grazie ad un sonante 6-0 in casa. Accede così alla finale, dove incontrerà una rivale storica, il Pisa. Intanto in campionato, complice un brusco rallentamento del Trapani, che comincia a perdere e pareggiare partite inaspettate, lo Spezia ha iniziato un lento recupero che, dai 10 punti di distacco alla 10^ giornata, ha portato a 5 alla 13^. A questo punto, però, si inserisce la partita d’andata con il Pisa, in cui gli aquilotti perdono, male, in casa con i nerazzurri per 1-0 e vedono allontanarsi la conquista del trofeo, proprio a favore degli odiati avversari. Il clima si fa teso: a poco dalla fine della stagione la Coppa Italia sembra andata e, a 4 giornate dalla fine (che diventeranno 3 perché la domenica successiva vincono entrambe), con 5 punti ancora da recuperare e, soprattutto, una squadra che, ancora gioca male, la vetta della classifica sembra lontanissima. I tifosi sono in subbuglio e il mai amato Serena è il primo capro espiatorio. Ma, a questo punto accade l’imprevedibile: 25 aprile, recupero della 14^ giornata, lo Spezia batte in casa il Barletta, il Trapani perde pesantemente a Latina, -2 punti; 29 aprile, 16^ giornata, lo Spezia batte in casa la Triestina, il Trapani pareggia con Sudtirol, pari punti; 2 maggio, Finale di ritorno di Coppa Italia, gli aquilotti battono per 2-1 i nerazzurri toscani e conquistano il trofeo. Il vento sembra cambiato, anche tra i tifosi, ora tutto sembra possibile, anche perché all’ultima giornata, che lo Spezia gioca in casa contro un Latina ormai salvo, ai bianconeri basta fare lo stesso risultato dei siciliani, perché, in caso di arrivo a pari punti fanno testo gli scontri diretti e, in quel caso, prende valore quel famoso 2-0 all’arrivo di Serena. A togliere ogni dubbio arriva il secco 3-0 dello Spezia e il 3-3 casalingo del Trapani col Bassano, che regala la Serie B diretta ai liguri e i play off agli amaranto, che poi, tra l’altro li falliranno, perdendo la finale col Lanciano. Serena per completare la propria rivincita personale su tutto e tutti, va a vincere anche la Supercoppa Lega Pro, contro la vincitrice dell’altro girone, la Ternana, grazie allo 0-0 in trasferta e alla vittoria per 2-1 in casa, che completa uno storico e inarrivabile Triplete, che rende la stagione, inaspettatamente, perfetta.

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IL RITORNO IN B CON LE AQUILE – La stagione successiva la conferma di Serena sulla panchina dello Spezia pare d’obbligo, anche se non trova tutti i favori della tifoseria, che è riconoscente al tecnico, ma non può dimenticare tutte le sofferenze, le fatiche e, soprattutto, il gioco pessimo che la squadra ha espresso per buona parte della stagione. E’ altrettanto difficile, però, pensare di mandar via a cuor leggero l’artefice del primo Triplete della storia bianconera e, allora, turandosi il naso, si prova a dare fiducia alla scelta delle società. Anche perché la squadra che viene allestita da Volpi per il ritorno in B è di prima scelta, con un mix di giovani interessanti, scelti nei vivai delle principali squadre di A, e di giocatori d’esperienza, con carriere che li hanno portati anche a calcare i campi della A. Tutto questo, però, viene fatto a scapito della rosa che quella promozione la aveva ottenuta, che viene completamente smantellata, con la sola eccezione di Madonna e Lollo che restano. I nomi importanti (Sansovini, Sammarco, Porcari, Antenucci, Okaka, Goian) solleticano anche la stampa accreditata che non può far altro che inserire, subito, di diritto, lo Spezia nella rosa delle squadre favorite per la salita diretta in A. Una responsabilità importante. Che viene disattesa in pieno. Le cose, in realtà all’inizio sembrano girare a mille, con 7 punti nelle prime 3 partite (vittoria in casa col Vicenza, pareggio a Verona, vittoria in casa col Brescia) Poi, però, sarà l’immaturità della neopromossa, sarà una rosa allestita completamente ex novo, quindi con giocatori che non hanno mai giocato insieme e devono trovare l’affiatamento, sarà che alcuni fuoriclasse annunciati falliscono pesantemente le aspettative, sarà che il gioco espresso dalle squadre di Serena è sempre quello, poco convincente, poco coinvolgente, molto noioso e prevedibile, lo Spezia, già dalla sconfitta di Ascoli alla 4^ (che sarà seguita da quella interna col Sassuolo e da quella di Novara), annaspa e inanella risultati deludenti. Pian piano la squadra scende in classifica e si assesta su una deludente metà graduatoria. Più di una volta il tecnico va sulla graticola e va vicino all’esonero, come richiesto a gran voce dal partito dei suoi detrattori che trovano nuovi stimoli dall’andamento stagionale. Serena, però, ha il pregio di piazzale sempre il risultato ad effetto, quello che blocca le polemiche e rinsalda la sua panchina. Arriva così, annaspando alla pausa invernale, chiudendo col botto, grazie alla vittoria a Vicenza alla prima di ritorno, che sembra blindare la sua posizione. La squadra è un po’ salita in classifica, la tifoseria grazie a questo risultato importante s’è tranquillizzata e nessuno chiede più l’esonero, e di fronte c’è un mese di pausa in cui mettere a posto, con il mercato di riparazione, quello che non va. E, invece, la società sorprende tutti: dopo aver passato un girone ad alzare barricate attorno al tecnico anche quando era difficile difenderlo e la piazza voleva la sua testa, nel momento di massima calma, quando nessuno lo chiede più, arriva l’esonero di Serena, per affidare la squadra ad Atzori, che poi non sarà l’ultimo tecnico della stagione, seguito da Cagni che dovrà faticare non poco per salvare lo Spezia nelle ultime giornate di campionato, come si vedrà più avanti in questa rubrica. Serena chiude così, seppur male, la sua esperienza con gli aquilotti lasciandosi alle spalle un palmares di prim’ordine, senza trovare probabilmente mai, però, l’amore incondizionato di tutta la piazza.

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LE ULTIME STAGIONI – Serena resta inattivo fino a febbraio 2014, quando viene chiamato dal Padova, in B, per sostituire Mutti e provare a risollevare una stagione storta. Nonostante qualche buon risultato inanellato soprattutto nel finale di stagione, non riesce nell’intento e, alla fine, retrocede in Lega Pro. Ancora una volta comincia una stagione senza squadra, ma nell’ottobre del 2014 viene chiamato dall’Unione Venezia, in Lega Pro, per sostituire Dal Canto, chiudendo il campionato 12°. La stagione 15/16, invece, l’ha inizia alla guida di una squadra, il Feralpisalò, sempre in Lega Pro, ma recentemente, il 3 novembre, è arrivato già l’esonero.

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