A tutta B: il nomen omen di giornata, il rigore di Vita, chi fa Festa a metà, chi Mangia polvere e chi Somma punti, lo Spezia che non sa perdere

ZONA PLAY OFF A DUE VELOCITA’ – Mai come in questa giornata c’è stata una netta divisione in due nella zona alta della classifica, tra chi il turno l’ha sfruttato nel migliore dei modi e chi l’ha toppato pesantemente, seppur non coinvolto in un impegno proibitivo. Alla prima categoria appartengono, sicuramente, le prime due della classifica, il Cagliari, che prosegue la sua infallibilità in casa, mettendo a segno un’altra vittoria, stavolta col Modena, e sale a 26 punti, e il Crotone, che, in posticipo, regola l’Avellino e resta a 2 punti dalla vetta, a 24. La prima delle rappresentanti del secondo gruppo è il Cesena, che conferma di non riuscire a tenere in trasferta lo stesso ritmo spaventoso che ha tra le mura amiche andando a perdere a Latina, così da scivolare al terzo posto con i suoi 23 punti. Ora tra l’altro dovrà guardarsi anche dal ritorno del Bari, un’altra delle soddisfatte di giornata, che, in anticipo, batte la Salernitana e sale a 22 punti, confermando l’ottimo periodo di forma. Quindi un’altra delusa, il Livorno, che resta fermo al palo, a 20 punti, dopo la sconfitta, un po’ a sorpresa, con la Pro Vercelli. Al sesto posto una delle squadre che hanno approfittato al meglio di questa alta classifica a due velocità, il Novara, che, maltrattando in casa il Brescia, balza in avanti a 19 punti, scavalcando la diretta avversaria e pure il Pescara, che resta fermo a 18 dopo la sconfitta, per di più casalinga, con la Ternana, che lo fa scendere nuovamente dopo il bel periodo che aveva portato alla risalita in classifica a ridosso dei primi. A contendersi l’ultimo posto buon per i play off, a 17, due delle squadre che fino alla settimana scorsa alla zona spareggi c’erano pienamente dentro, ovvero il Brescia, come detto sconfitto dal Novara, e lo Spezia, umiliato dal Trapani, oltre al Vicenza, che con la vittoria netta sull’Ascoli, balza nuovamente sulla barca insieme agli altri. A un solo punto, il Trapani, che dopo 4 sconfitte consecutive, reagisce col botto travolgendo gli aquilotti, e il Latina, vittorioso col Cesena. Interessante anche la posizione del Perugia, che, battendo in posticipo il Lanciano, sale a 15 punti, a solo 2 dalla zona calda.

TRIPLO SALTO TERNANO – Poche le notizie buone, invece, per le squadre che occupano la zona bassa della classifica. Ultimo resta il Como, che fa, comunque, un passetto in avanti, dopo il 2-2 a Chiavari, in cui, comunque, i padroni di casa devono rimontare per ben due volte, salendo a 8 punti e vedendo il penultimo posto ad un solo punto, visto che il Lanciano, con la sconfitta di Perugia resta a 9 e vede la panchina di D’Aversa pesantemente in bilico. Un solo punto sopra, a 10, continua la sua discesa l’Ascoli, cui la nuova cura Mangia non ha ancora attecchito, visto che esce dal Menti con un pesante 0-3. E continua a scendere anche la Salernitana che, con 11 punti, occupa l’ultimo posto play out, dopo la sconfitta, in posticipo, di Bari. La fila indiana prosegue con i 12 punti del Modena, che scende ufficialmente in zona play out dopo la sconfitta di Cagliari. Chi, invece, fa un balzo in avanti, scavalcando ben 3 squadre, è la Ternana, che con la vittoria, a sorpresa, di Pescara, aggancia quota 13 appaiandosi all’Avellino, che, dopo il periodo positivo rappresentato dalle 3 vittorie consecutive che l’aveva portato in vista play off, torna a scendere dopo la brutta sconfitta di Crotone.

IL NOMEN OMEN DI GIORNATA – Tutto invariato sui primi due, affollatissimi, gradini del podio della classifica cannonieri. A 6 reti resta invariato il quartetto dei leader, con Lapadula, Vantaggiato, Farias e Geijo, mentre a 5 resiste, ma neppure si muove, la coppia formata da Gabionetta e Trotta. Continua a crescere, invece, il gruppo dei giocatori a 4 reti: a Pasquato, Ragusa, Giannetti, Giacomelli e Sau, si aggiungono Raicevic, che segna il secondo dei tre gol del Vicenza all’Ascoli, la coppia crotonese Ricci-Budimir, che segnano, rispettivamente, il secondo e il terzo gol all’Avellino, Citro che riporta in vantaggio il Trapani dopo il pareggio dello Spezia, prima che i siciliani dilaghino, e Caprari, che segna il momentaneo pareggio del Pescara contro la Ternana. Menzione d’obbligo ai doppiettisti di giornata, ovvero Joao Pedro del Cagliari (foto di copertina) e Ganz del Como, oltre a colui a cui è dedicata la vetrina di oggi, vista l’importanza dei gol segnati per la propria squadra, ma, soprattutto, come coronamento di una carriera sviluppatasi nelle serie inferiori, con qualche sassolino nella scarpa da togliere, ovvero Evacuo del Novara che, per una domenica, Felice non lo è solo per nome. Chiamarsi Felice Evacuo, di per sé, è già un buon motivo per non passare inosservati, anche se, sicuramente, non deve rendere sempre la vita facile, soprattutto se fai il calciatore. Se, però, trovi un compagno di squadra, nelle giovanili della Lazio, che si chiama Le Noci, puoi formare una coppia d’attacco “da dolori”. Soprattutto per gli avversari. Evacuo nasce a Pompei il 23 agosto del 1982 e comincia la carriera agonistica nelle giovanili della Turris, con cui esordisce in C2 nel 2000/01. Attaccante di buona prospettiva attira le attenzioni di diverse squadre di A, ma, ad accaparrarselo è, come detto, la Lazio che ne sfrutta le capacità per la propria Primavera, facendolo esordire in A nel campionato 01/02. La stagione successiva va in prestito alla Florentia Viola, la Fiorentina appena retrocessa in C2 dopo il fallimento, dove mette insieme 20 presenze e segna 2 gol. Quindi ancora prestito alla Viterbese, in C1, dove aumenta il proprio bottino personale, 5 gol, prima di venir acquistato dall’Avellino, che milita in C1. Qui, con i suoi 8 gol, contribuisce alla promozione in B degli irpini, ma non segue la squadra in serie cadetta, mandato in prestito alla Torres, in C1, dove segna ben 16 gol. Ritorna alla base la stagione successiva, in cui i lupi sono ritornati in terza serie, e, ancora una volta a suon di gol, di nuovo 16, li riporta nuovamente in B. In serie cadetta ci approda accettando di vestire la maglia del Frosinone, con cui realizza 13 gol in una stagione, ma resta solo un anno, perché poi scende nuovamente di categoria, accettando la proposta del Benevento, in Prima Divisione Lega Pro, dove resta 3 stagioni ricche di gol, 5 la prima, 16 la seconda, 13 la terza. In quest’ultima stagione realizza anche un exploit in Coppa Italia, segnando 5 gol nella stessa partita, tutti quelli segnati contro l’Este, tanto da laurearsi capocannoniere della competizione al pari di Eto’o. Nella stagione 11/12 viene scelto dallo Spezia per la sua cavalcata di ritorno in B e, anche in questo caso, non tradisce le consegne, contribuendo, con 17 gol totali, alla conquista del Triplete (Campionato, Coppa Italia di Lega Pro e Supercoppa). Ancora una volta, per uno strano destino, non viene ritenuto idoneo a seguire le aquile in B, e, nel ribaltone estivo dei bianconeri, passa alla Nocerina. Qui, in Lega Pro, si laurea nuovamente capocannoniere, con 16 gol, che contribuiscono all’aggancio ai play off, dove i rossoneri vengono, però, eliminati dal Latina. Nella stagione 13/14 torna a Benevento per un’altra stagione da 16 gol, quindi viene ingaggiato dal Novara, che, ancora una volta a suon di gol, 14, porta in Serie B. Ma, stavolta, benché diverse voci si susseguano in estate su squadre di seri inferiori interessate a lui, riesce a salire in B con la sua squadra, per disputare il secondo torneo personale di una carriera che ne avrebbe, forse, meritati di più. E sabato ha ripagato la fiducia dell’8^ presenza stagionale, con quello che sa fare meglio, il gol, ben due: al 4′ apre le marcature della partita con il Brescia, raccogliendo il passaggio in area di Gonzalez e insaccandolo con un destro in caduta; al 52′ raddoppia, stavolta su rigore. Così porta il suo bottino stagionale a 3 gol e contribuisce all’approdo della sua squadra in piena zona play off.

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RIGORE DI VITA – Anche la 12^ non tradisce le attese e, tra i tanti, regala un gol giovane, seppur su rigore. E’ quello di Vita del Vicenza, che fissa il risultato sul 3-0 finale. Alessio Vita è un’ala sinistra nata a Roma il 16 marzo 1993, ma  cresciuta calcisticamente nel settore giovanile del Torino, nella cui Primavera gioca fino alla stagione 12/13, quando si trasferisce al Monza in Lega Pro. Qui raggiunge la prima squadra nel campionato 14/15, giocando 19 partite, condite da 8 gol. Durante l’ultima sessione di mercato lo acquista il Sassuolo che, immediatamente, lo gira in prestito al Vicenza. Quella di sabato era la nona presenza per lui: titolare ad inizio partita, ha ripagato la fiducia prendendosi la responsabilità del tiro dal dischetto al 43′, realizzando, così, il suo primo gol in serie cadetta e chiudendo il discorso con l’Ascoli, risultato che vale il ritorno dei veneti in zona play off.

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FESTA A META’ – La 12^ giornata era sotto i riflettori anche perché rappresentava l’esordio di ben 3 tecnici, dopo l’ecatombe dell’ultimo turno. Uno di questi è stato Gianluca Festa, che ha rilevato Sabatini sulla panchina del Como, cui è stato fatale il pareggio interno col Modena. Festa è noto soprattutto per i trascorsi da giocatore, per la carriera di buon livello, come difensore, dipanatasi tra Campionato Italiano e Premier League. Nato a Monserrato, in provincia di Cagliari, nel 1969, ha cominciato a muovere i primi passi nel mondo del calcio proprio nella squadra della sua città, raggiungendo la prima squadra nel 1986 e restando in rossoblu fino al 1993, con la sola pausa della stagione 87/88 passata in prestito al Fersulcis in D. Con i sardi sale dalla C1, dove vince anche una Coppa Italia, fino alla A, dove, titolare inamovibile, si mette in mostra al grande calcio, tanto da attirare le attenzioni dell’Inter che lo acquista e lo tiene, a parte la parentesi di mezza stagione alla Roma nel 1994, fino al ’97, quando Festa decide di provare la via inglese, seguendo Ravanelli al Middlesbrough. Quattro stagioni al Boro, con una Finale di Coppa d’Inghilterra persa e una retrocessione, una al Portsmouth, prima di tornare in Italia nella sua Cagliari, per una stagione, giusto per guidarla alla promozione in A. Quindi nel 2004 decide di andare a chiudere la carriera nelle serie inferiori della sua regione, accettando la proposta della Nuorese, con cui, comunque, ottiene la doppia promozione dall’Eccellenza alla C2. Ancora una stagione, la 07/08, nelle file del Tavolara, in D, prima di chiudere definitivamente col Sanluri, con cui vince il campionato di Eccellenza sardo. Nel 2009 decide di appendere definitivamente le scarpette al chiodo e, quasi subito passa dall’altra parte della barricata, dedicandosi alla panchina, accettando di fare da vice a Melis quando viene chiamato a sostituire l’esonerato Allegri sulla panchina, ovviamente, del Cagliari, nell’aprile 2010. Quindi, dalla stagione successiva, diventa responsabile dell’area tecnica della squadra strada e allenatore della Primavera, ruolo che ricopre fino al 2012, quando, acquisito il patentino di allenatore di Prima Categoria Uefa Pro, gli viene affidata la prima panchina da tecnico di una squadra professionistica, il Lumezzane, in Lega Pro. L’inizio non è, però dei migliori, perché a marzo dell’anno successivo arriva l’esonero. Dopo una stagione di inattività, all’inizio della 14/15 torna ad allenare le giovanili del Cagliari, fino ad aprile 2015, quando viene chiamato, stavolta come primo allenatore, alla guida della squadra che sta latitando in fondo alla classifica di A, senza riuscire, però, nell’impresa di salvarla, rescindendo, poi, il contratto a fine stagione. Alla fine della scorsa settimana è stato chiamato dal Como a sostituire un Sabatini mai particolarmente amato dalla società e non certo aiutato dai pessimi risultati che hanno relegato la squadra all’ultimo posto. L’esonero, praticamente annunciato, è arrivato dopo il pareggio con Modena e, così, sabato Festa ha fatto il suo esordio. Non del tutto negativo: impegnato nella trasferta di Chiavari è andato per due volte in vantaggio con Ganz e per due volte è stato ripreso, portando a casa un 2-2 che ha lasciato la squadra all’ultimo posto, avvicinandola, però, alle zone meno brutte, visto che la zona play out è appena 3 punti sopra.

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MANGIA LA POLVERE – Secondo esordio di giornata è stato quello di Devis Mangia sulla panchina dell’Ascoli, al posto di Petrone, il quale ha pagato il poco appeal con la piazza associato ad una sequenza di risultati, ultimo dei quali la sconfitta casalinga con la Pro Vercelli, che hanno portato, in breve, la squadra dalle posizioni a ridosso della zona play off, alla piena zona retrocessione. Mangia è un “tecnico puro”, ovvero un allenatore che ha intrapreso questa professione senza avere un passato di calciatore alle spalle, a parte qualche esperienza giovanile, al punto che a vent’anni è già seduto su una panchina, intervallandola agli studi di giurisprudenza. Buona parte della sua carriera, soprattutto nel primo periodo si è svolta a contatto col mondo giovanile: Entotria, Voghera, Meda, Fiorenzuola, Varedo e Varese gli affidano, negli anni, il proprio settore giovanile, fino al 2004, quando la squadra lombarda, che allora milita in Eccellenza, affida a lui, trentenne, la panchina della propria prima squadra all’esonero del tecnico titolare. Resta alla guida dei biancorossi per 3 stagioni, portando la squadra in C2 e salvandola all’ultima. Quindi allena il Tritium per una stagione in D (2° posto), l’Ivrea (esonerato a poche partite dal termine), la Valenzana (subentra e salva la squadra), prima di tornare al primo amore, i giovani, ricominciando ad occuparsi della Primavera del Varese, che conduce alla finale del campionato, persa contro la Roma. Nel 2011 viene chiamato dal Palermo per il suo settore giovanile, ma già a fine agosto gli viene proposto il grande salto, visto che gli viene affidata la prima squadra, in A. L’esordio è col botto, visto che batte l’Inter per 4-3, ma poi, nel corso delle giornate le cose vanno pian piano peggiorando, tanto che più di un giornale ipotizza che non arriverà a mangiare il panettone a Natale. Lui per esorcizzare la cosa si fa riprendere dopo una partita ad addentarne una fetta con largo anticipo, ma la cosa non gli porta bene, visto che il 19 dicembre, dopo la sconfitta nel Derby col Catania, viene esonerato. Tra luglio 2012 e luglio 2013 diviene selezionatore della Nazionale Italiana U21 dove conferma ancora una volta il forte feeling col mondo giovanile, portando la Nazionale alla finale dell’Europeo di categoria, persa contro la Spagna. A dicembre dello stesso anno arriva la chiamata dello Spezia, per sostituire Stroppa che non sta dando i risultati sperati, e lui, pur tra alti e bassi, porta gli aquilotti al preliminare play off, perso contro il Modena. Non arriva la conferma per la stagione successiva, che, comunque, lo vede ai nastri di partenza alla guida del Bari. Ma, visto che la sua squadra delude le aspettative della nuova società, a novembre viene esonerato. E’ subito ingaggiato da Sky come commentatore tecnico della B e ricopre quel ruolo fino all’inizio di questa stagione, in cui decide di non rinnovare il contratto, preferendo tenersi libero per una chiamata. Che, infatti, la settimana scorsa è arrivata, da parte di un Ascoli in difficoltà, una squadra che, nonostante fosse partita in ritardo a causa del ripescaggio, sembrava aver attecchito bene, arrivando a ridosso dei piani alti, salvo poi inanellare una serie di risultati negativi che l’hanno portata bruscamente giù. Subito un impegno non facile, in trasferta, in casa di un Vicenza che lotta per le posizioni di alta classifica. E, infatti, le cose non sono andate per nulla bene, con un secco 0-3 che ha portato la squadra al terzultimo posto, in piena zona retrocessione.

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C’E’ CHI SOMMA PUNTI – E per completare il quadro dei tecnici esordienti di giornata, ma, soprattutto, la rosa dei risultati possibili, dopo un pareggio e una sconfitta, è arrivata anche una vittoria, e non un successo da poco, per diversi motivi. Sulla panchina del Latina si è, infatti, seduto per la prima volta Mario Somma, allenatore di lungo corso, ex giocatore, ma, soprattutto, latino doc, essendo nato nella città pontina nel 1963. Nella squadra nerazzurra ha anche mosso i primipassi da calciatore, come difensore centrale, nel settore giovanile, prima di essere prelevato dal Genoa, con cui ha esordito prima in B, poi in A. La maglia della squadra della sua città non la vestirà mai da professionista, dipanando la sua carriera tra Carrarese, Mestre (entrambe in prestito durante il periodo rossoblu), Cavese, Salernitana (con cui conquista anche una promozione in B), Nola, Avellino, Turris e Pavia, dove, al termine della stagione 96/97, appende le scarpette al chiodo. Inizia da subito la carriera di allenatore, cominciando nel campionato Dilettanti, sulle panchine di Pro Cisterna, Terracina, Baracca Lugo, Potenza, Albalonga e Cavese, che porta in C2. Quindi arriva la chiamata dell’Arezzo in C1, nel 2003/04, che porta subito in B, serie in cui, però, esordisce sì la stagione successiva, ma alla guida dell’Empoli, che, nel giro di un campionato, porta in A. Nella stagione 05/06 fa il suo esordio anche in massima serie, ma non porta a termine la stagione perché viene esonerato. Riparte da Brescia, con cui arriva un nuovo esonero, quindi Piacenza, dove, stavolta, subentra, e salva la squadra in B. Un altro subentro con salvezza a Mantova ed un terzo alla Triestina, dove, però, non risolleva l’ambiente, venendo a sua volta esonerato. Stessa storia al Cosenza nel campionato 10/11, in cui subentra, ma non arriva a fine stagione, stavolta dimettendosi. Non va meglio a Grosseto, dove resta tra ottobre e novembre 2012, e ancor peggio alla Salernitana, dove non comincia neppure la stagione, per una lite col direttore sportivo che ne causa l’esonero. Diventa opinionista di 90° minuto Serie B, fino alla chiamata, attesa, della squadra della sua città, per sostituire un Iuliano che, seppur reduce da qualche risultato negativo, comunque stava tenendo la squadra a metà classifica. Impegno molto proibitivo alla prima uscita, dovendo affrontare il Cesena primo in classifica. Eppure, sfruttando anche un ruolino esterno dei romagnoli non certo da prima della classe, è arrivata un’importante vittoria, che ha consentito alla squadra di risalire in classifica, ha ridato morale all’ambiente ed ha dimostrato che Somma sa essere un ottimo profeta in patria.

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BISOGNA SAPER PERDERE – Questa frase nel caso dello Spezia lascia adito a due possibili linee interpretative. La prima è valida se si vuol provare a strappare un sorriso da una situazione quasi disastrosa: quando si perde bisogna saperlo fare bene, in modo deciso, netto e con un certo stile, così che non si possa lasciare spazio a recriminazioni. E, allora, lo Spezia, da questo punto di vista lo sa fare molto bene. La seconda, invece è molto più cruda e realistica e, sicuramente più in linea con il pensiero della tifoseria aquilotta. Sì, perché in una stagione si può anche perdere, ci mancherebbe, ma bisognerebbe saperlo fare con una certa dignità, perché se per farlo, ogni volta perdi faccia e rispetto dei tuoi tifosi, le cose non vanno poi così bene. E, anche in questa chiave di lettura, il comportamento stagionale dello Spezia ci calza a pennello. Perché sarà anche vero che i liguri hanno perso solo 3 volte in stagione, tante quante il Cesena terzo in classifica e meno di Livorno e Pescara che la precedono, il problema vero è il modo in cui l’ha fatto. Subire 14 gol in tre partite non è esattamente il modo migliore per cedere la posta all’avversario: esordio stagionale in quel di Bari, con 4 reti subite (ma, almeno in quel caso le reti segnate furono 3 e lo Spezia andò pure in vantaggio per 3-2, salvo poi cedere nel finale ad una squadra ridotta in 10), poi 6 risultati utili consecutivi che hanno consentito la risalita in classifica fino alle posizioni più alte, quindi, nel momento in cui lo Spezia avrebbe potuto agganciare il primo posto, è arrivata la batosta a Cesena, con un 5-1 pesantissimo, seppur esagerato nelle proporzioni per quello messo in mostra dai bianconeri, soprattutto nel primo tempo; il colpo si fa sentire e arrivano 3 pareggi che portano alla lenta discesa fino ai limiti della zona play off, fino alla partita di sabato, peraltro molto sentita dai tifosi per la rivalità con  i siciliani che si porta avanti dai tempi della Lega pro, chiusa con altri 5 gol al passivo, stavolta senza scusanti, né recriminazioni se non riferibili all’atteggiamento della squadra, molle, remissivo e rinunciatario. Così è arrivata la rabbia dei tifosi. Così è arrivato il ritiro per la squadra. Così sono arrivati i primi pesanti dubbi sull’operato di Bjelica e la sua panchina ha cominciato a tremare. Domenica arriva il Cagliari, l’avversario più difficile. Ma, come si suol dire, più è grosso e più fa rumore quando cade e, le vibrazioni, potrebbero essere la scossa di cui, ora come ora, lo Spezia ha bisogno.

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Momenti della contestazione a fine partita

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