F1, ad Interlagos la Mercedes suona l’undecima, la Ferrari vicina ma non abbastanza

UNDICESIMA– trovare dei motivi di interesse dopo l’ennesima doppietta Mercedes non è cosa facile, specie a titoli già assegnati. Rosberg, per quel che vale, ha matematicamente conquistato il secondo posto nella classifica piloti, nella quale l’unico dubbio resta chi, tra i due finlandesi Raikkonen e Bottas, si piazzerà quarto. Briciole, per una stagione che ha già detto tutto, per esempio che, quando contava, Hamilton era più veloce di Rosberg, a cui ora lascia i contentini a giochi fatti. Oppure che, con un solo ritiro su 20 macchine partite, solo le Ferrari si sono salvate dal doppiaggio, pure facendo, entrambe le frecce d’argento, ben 3 soste. Stavolta a Interlagos non è arrivato lo scroscio di pioggia, e nemmeno l’incidente con relativa safety-car a rimescolare le carte, e quindi poche emozioni, pochi duelli nelle retrovie col solito Verstappen sugli scudi, le Mercedes a fare le lepri con un Vettel, ad un tempo, mai cosi vicino eppure ancora cosi lontano, il povero Massa squalificato nel GP di casa, e il duo McLaren che sale sul podio di nascosto in un divertente siparietto (“occasione irripetibile!”). Cosa resta, in attesa dell’epilogo ad Abu Dhabi? Le ultime due vittorie di Rosberg sanno tanto di contentino, (lasciato dalla squadra o dal compagno? O magari da entrambi?) in una stagione che, sostanzialmente non è che la fotocopia della precedente; una macchina insuperabile, una prima e una seconda guida, stabilite dal cronometro e dalla pista, piuttosto che da gerarchie di squadra. A Stoccarda, pur se consapevoli del grande lavoro svolto, sanno che non possono dormire sugli allori, perché la Ferrari si è molto avvicinata, e nel 2016 la Red Bull tornerà competitiva, cosi come la Mc Laren, ed eccoli pensare già al nuovo telaio e alla nuova PU. Saranno ancora loro i piloti da battere

FERRARI- Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? 3 vittorie e 15 podi non lasciano dubbi in proposito, e anche ieri Sebastian Vettel ha chiuso a meno di 15 secondi dal leader e a 7 da Hamilton, dopo una gara vera, senza pioggia o safety car. In termini di prestazioni pure la rossa, specie dal punto di vista motoristico, ha fatto passi da gigante, e il distacco medio dalle Mercedes è ormai quantificabile in pochi decimi al giro, quando, solo un anno fa, superava il secondo e mezzo. Grande lavoro di tutti, quindi, un grande acquisto come Vettel che ha dato motivazioni, velocità in qualifica, e positività (al contrario delle continue lamentele di Alonso); ma tutto questo, se ha fatto tornare la Ferrari alla vittoria, e stabilmente sul podio, non ha ancora consentito di lottare davvero ad armi pari con gli avversari tedeschi, se non su piste ed in condizioni ambientali particolari.  Alcuni problemi atavici delle ultime stagioni sono rimasti, seppur nascosti dai progressi fatti; la poca trazione, in uscita dalle curve medio-lente, e la difficoltà a scaldare gli pneumatici ancora freddi, un problema, quest’ultimo, che causava perdite di posizioni in qualifica, peraltro ben bilanciate dalle prestazioni di Vettel. E poi c’è la questione Raikkonen; anche ieri, pur partendo quarto e senza avere problemi particolari, ha chiuso a oltre mezzo minuto dal compagno pur facendo una sosta in meno. Avrà fatto bene la Ferrari a riconfermarlo?

RESTO- detto della squalifica di Massa, è quasi inevitabile il quinto posto di Bottas, in una pista dove la farfalla del gas resta aperta per il 65% del giro; per il resto, le prestazioni di Red Bull, Toro Rosso, Lotus e Force India si equivalevano, e questo ha formato dei trenini tipo Budapest, con l’eccezione del solito indiavolato Verstappen e di Maldonado che hanno tentato di vivacizzare, per quanto possibile, una gara con pochi spunti. Ancora deludenti le Sauber-Ferrari, probabilmente costrette ad utilizzare la PU Ferrari di inizio stagione, e ormai retrocesse al livello delle Mc Laren Honda, che, con un gergo calcistico, aspettano solo il fischio finale. Resta ancora una gara, ad Abu Dhabi, pista non favorevolissima alle frecce d’argento, ultima occasione, per chi ne avesse ancora voglia, e forza, di mettersi in mostra

 

 

 

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