A tutta B: il trio che non molla, la coda immobile, un altro giovane per Drago, la cooperativa crotonese, la partita di Nicola e la Bj-elica che si è fermata

IL TRIO NON MOLLA – Turno favorevolissimo al terzetto di testa, che si muove compatto, non cedendo terreno alle dirette avversarie, ma, comunque, incrementandolo sul quarto posto. Questo perché il Cagliari capolista prosegue l’infallibilità casalinga, travolgendo l’Ascoli nel posticipo di lunedì, e sale a 32, il Crotone batte con medesimo risultato la Ternana e sale a 28, a pari con il Bari che, nel posticipo della domenica, liquida il Livorno con l’1-0, risultato che costa la panchina a Panucci. Adesso il quarto posto è, come si diceva, distante 4 punti perché il Cesena frena ancora, non andando oltre l’1-1 a Vicenza, a conferma delle proprie difficoltà lontano da casa, e raggiunge quota 24, agganciato anche dal Pescara che, in un pirotecnico anticipo, batte l’Avellino. Sesto posto del Novara, che, battendo uno Spezia sempre più allo sbando, che esonera Bjelica, raggiunge quota 22, scavalcando due dirette avversarie, ovvero il Livorno, che torna da Bari senza punti, restando a 21, e il Brescia che, ancora una volta, si fa travolgere da 4 gol in trasferta, stavolta a Perugia, e resta a 20. Adesso la vista play off, appena un punto sotto, a 19, ce l’hanno il Vicenza, che avanza di un solo punto col pareggio col Cesena, e il Trapani, che batte il Modena e balza nuovamente in avanti.

UNA CODA IMMOBILE – Nessuna patologia veterinaria, ma la cronaca di un turno pessimo per tutte le squadre di coda che escono con le ossa più o meno rotte dai rispettivi impegni. Il Como resta ultimo a 8 dopo la sconfitta di Vercelli. Il Lanciano resta penultimo, anche se fa un passetto avanti grazie al pareggio di Chiavari e sale ad 11 punti. Terzultimo è sempre l’Ascoli, a 13 punti, travolto dal Cagliari, a pari punti con la Ternana, che subisce stesso trattamento dal Crotone. L’altro posto play out ora lo occupa il Modena, sconfitto dal Trapani, che resta a 15, raggiunto (ma superato in termini di classifica avulsa) dalla Salernitana che pareggia, in rimonta, a Latina. Un punto sopra, a 16, resta l’Avellino, che, sconfitto dal Pescara, torna a vedere la zona calda della classifica.

IL MIO NOME E’ DONNARUMMA – Nessun cambio rivoluzionario in testa alla classifica cannonieri, ma il solito assembramento nelle posizioni di rincalzo. Capocannoniere resta Lapadula ad 8 gol, mentre sul secondo gradino stazionano Vantaggiato e Geijo, tutti a secco in questo turno. Si infoltisce, invece, il gruppo dei marcatori a 6 gol: Raicevic, Trotta e Farias si vedono raggiunti da Mokulu (foto di copertina), che segna il secondo dei gol dell’Avellino nella sconfitta per 3-2 a Pescara. Ancora di più quello dei bomber a 5 gol: Ricci e l’ormai immobile da diverse settimane Gabionetta, si vedono, infatti, raggiungere da Caprari, che segna il terzo gol del Pescara nella suddetta partita, tra l’altro di pregevole fattura, Citro, che apre le marcature del Trapani contro il Modena, Maniero, che segna il gol partita del Bari col Livorno, Budimir, che segna il secondo dei 3 gol del Crotone con la Ternana, e Giannetti che apre le marcature nel 3-0 del Cagliari all’Ascoli. Menzione della settimana, spetta, però, ad uno dei due “doppiettisti” di giornata, perché se è vero che Joao Pedro del Cagliari con i suoi 2 gol ha fissato il risultato degli isolani nella vittoria che ha confermato la testa della classifica, Donnarumma della Salernitana con la sua doppia marcatura ha permesso alla sua squadra di agguantare un insperato pareggio, ed ha dimostrato di essere in un ottimo periodo di forma, soprattutto dal punto di vista realizzativo. Alfredo Donnarumma è un giovanissimo attaccante, nato a Torre Annunziata il 30 novembre 1990 e che, nella sua città natale, nel Calcio Azzurri, ha cominciato la propria carriera calcistica, prima di venir prelevato, nel 2004, dal Catania per il suo settore giovanile. Fin da subito mostra grandi doti realizzative, segnando 16 reti nella sua ultima stagione in Primavera, nonostante venga schierato come trequartista. Entra nell’orbita della prima squadra alla fine della stagione 09/10, ma già dalla successiva viene mandato in prestito in Lega Pro: una stagione al Gubbio (23 presenze, 5 gol), metà al Lanciano dopo gennaio 2012 (10 presenze e nessun gol con la prima squadra, ma 8 gol in 8 presenze in Primavera) e una al Como, la sua migliore da professionista, fin lì, con 14 gol in 32 presenze. Nella stagione 13/14 fa il suo esordio in B con il Cittadella, con cui disputa un campionato da 20 presenze e 3 gol. Il successivo viene acquistato dal Pescara, che, però, lo gira subito in prestito al Teramo, con cui vive una stagione da protagonista in Lega Pro: con Lapadula, l’attuale capocannoniere della B, forma una coppia devastante, da 43 gol in due (22 lui, 21 il compagno d’attacco), che contribuisce in modo fondamentale alla storica promozione della squadra abruzzese in B, poi cancellata dalla giustizia sportiva in estate. In B lui, ovviamente, ci arriva lo stesso, acquistato dalla Salernitana, che spera, anche grazie ai suoi gol di vivere una stagione da protagonista. Un po’ condizionato dall’andamento generale della squadra e poco utilizzato, nella prima parte di stagione il giovane attaccante si è fatto un po’ desiderare, poi, però, nelle ultime giornate si sta riprendendo, con gli interessi, con ben 4 gol in 3 giornate: l’unico gol nella sconfitta a Bari alla 12^, il gol vittoria a Novara la scorsa giornata e la doppietta di sabato. Anche questa molto importante: con i padroni di casa del Latina in vantaggio per 2-0, al 74′ accorcia le distanze sfruttando l’errore difensivo di Brosco e Farelli che si scontrano al limite dell’area lasciandogli la possibilità di sospingere il pallone in gol a porta vuota, mentre all’89’ segna il definitivo pareggio con una girata di sinistro su assist di testa di Coda, che serve agli uomini di Torrente per muovere la classifica e non restare nuovamente coinvolti in piena zona play out.

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UN ALTRO GIOVANE PER DRAGO – Se il Cesena ha potuto mantenere il quarto posto e non perdere un ulteriore punto nella lotta per i piani alti della classifica è anche merito di uno dei suoi giovanissimi (già soltanto in questa rubrica abbiamo parlato di Sensi e Kissié), che vanno ad infoltire la schiera di quello che forse è uno dei migliori tecnici in quanto a valorizzazione di giocatori Under 21, ovvero Drago. Ci stiamo riferendo a Mattia Caldara, autore del gol del vantaggio dei romagnoli a Vicenza, prima di venir raggiunto da Galano. Caldara è un difensore centrale nato a Bergamo il 5 maggio 1994 e cresciuto calcisticamente in uno dei migliori vivai italiani, quello dell’Atalanta. Nella Primavera della squadra orobica, ha militato fino alla stagione 13/14, anno in cui ha fatto anche il suo esordio in A in prima squadra, per 1 presenza da 44′. La successiva è stato mandato in prestito al Trapani, dove ha giocato tutto lo scorso campionato, mettendo insieme 20 presenze e i suoi primi 2 gol tra i professionisti. Dall’inizio di questa stagione è, sempre in prestito, al Cesena, dove Drago lo tiene in grandissima considerazione, avendolo schierato, fin qui, ben 12 volte. Sabato il suo primo gol in maglia bianconera: al 28′ del primo tempo, ancora sul risultato di 0-0, riceve palla all’indietro da Kissié dalla linea di fondo destra, e sferra un diagonale al volo di destro che si insacca per il momentaneo 1-0.

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LA COOPERATIVA CROTONESE – Ormai, che il Crotone rappresenti una delle migliori realtà di questo campionato, è cosa acclarata. Un mix di giocatori esperti e giovani interessanti che seguono a pieno le disposizioni del proprio condottiero, Juric, esprimendo un bel gioco, divertendo e, quel che più conta, portando a casa risultati importanti, con regolarità e precisione. Uno dei segreti di questa squadra rivelazione è, senza dubbio, la grande capacità offensiva, con una manovra che è in grado di coinvolgere tanti elementi della squadra, mettendoli nelle condizioni di rendersi pericolosi e segnare reti, tanto che il Crotone di quest’anno si può definire una vera e propria cooperativa del gol, in grado di mandare a segno ben 13 giocatori diversi, che su una rosa di 25 elementi è una percentuale degna di rilievo. Dall’inizio della stagione, infatti, hanno realizzato gol: Ricci e Budimir, per 5 volte ciascuno; Stoian e Torromino per 3; Balasa, Capezzi, Dos Santos, Tounikara, Yao, Zampano e Salzano a cui sabato si sono aggiunti Barberis e Sabbione. A conferma che avere un ampia gamma di marcatori paga, la seconda miglior “cooperativa” è quella del Cesena, con 11 giocatori nei tabelloni degli incontri.

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Budimir, uno dei due capocannonieri del Crotone

LA PARTITA DI NICOLA – Una delle caratteristiche di questo campionato, da inizio stagione, è la quantità di “partite del cuore” che tanti allenatori si sono trovati ad affrontare, messi di fronte ad un passato con cui hanno stabilito un legame forte. Anche questo turno non si è sottratto alla regola e, stavolta, è toccato a Nicola mettere da parte i ricordi e giocare la partita dei sentimenti. La 14^ giornata del campionato cadetto, infatti metteva di fronte il Bari, la squadra attuale del tecnico piemontese, ereditata da Mangia a metà della scorsa stagione, e il Livorno, quella in cui l’ex difensore svolse il suo lavoro tra il 2012 e il 2014. Nicola, infatti, appese le scarpette al chiodo di una soddisfacente carriera da calciatore, che lo portò a calcare anche i campi della Serie A, intraprese la carriera di tecnico dal 2010, partendo dal Lumezzane, e, nel 2012, era già alla corte di Spinelli, prendendo le redini di un ambizioso Livorno in serie B. Qui non tradì la fiducia dimostratagli e, creando un forte legame con la squadra e la tifoseria, partecipò all’esaltante corsa a tre con Sassuolo e Verona, riuscendo a riportare in A i labronici passando dai play off. Purtroppo, poi, le cose non andarono altrettanto bene in massima serie, così che il tecnico venne esonerato quando la squadra era penultima e richiamato qualche mese dopo, senza riuscire, comunque a salvarla. A fine stagione arrivarono le dimissioni, senza, però, che il legame forte con la città, dove, comunque, continuò a vivere la sua famiglia, si interrompesse. Città che si strinse attorno a lui quando suo figlio morì in un incidente stradale, investito da un pullman mentre tornava da scuola. Già Nicola ha avuto modo di rincontrare la sua ex squadra nella scorsa stagione e, anche allora, i sentimenti ebbero la meglio, tanto da portarlo a scrivere una lettera ai tifosi ringraziandoli per tutto quello che Livorno città e Livorno Calcio rappresentavano per lui. Nonostante tutto questo, l’ex difensore di Genoa e Torino, domenica sera è stato spietato con i suoi ex colori, portando a casa i 3 punti, grazie al gol di Maniero a pochi minuti dal termine, che ha consentito ai pugliesi di mantenere il secondo posto alle spalle del Cagliari ed ha condannato il suo collega Panucci all’esonero.

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La grinta di Nicola ai tempi del Livorno

LA BJ-ELICA SI E’ FERMATA – Sabato è stato il capolinea di un altro allenatore della serie cadetta di quest’anno, ovvero di Bjelica dello Spezia. Un esonero quasi annunciato, che poteva essere scongiurato solo da un risultato positivo, che, immancabilmente, non è arrivato. Bjelica, un ex centrocampista croato, classe ’71, con una carriera tra Croazia (Osijek), Spagna (Albacete, Betis, Las Palmas), Germania (Kaiserslautern) e Austria (Admira Wacker e Austria Karntern, dove ha chiuso la carriera nel 2008), è allenatore dall’ultimo anno di attività agonistica, quando ha svolto il ruolo di allenatore giocatore nell’Austria Karntern. E, sempre in Austria, ha mosso i primi passi da tecnico, in Lustenau, WAC e, soprattutto Austria Vienna, con cui nella stagione 13/14 ha conquistato il 4° posto in massima serie e partecipato alla Champions League, eliminato nella fase a gironi. Da lì, l’anno successivo, l’ha prelevato uno Spezia che, a seguito di una delle ennesime rivoluzioni, si è ritrovato con un Miskovic plenipotenziario e grande estimatore del connazionale. Quello che all’inizio poteva sembrare un azzardo, vista l’inesperienza di calcio italiano e, particolarmente, di serie cadetta del tecnico di Osijek, tra, comunque, qualche alto e basso, si è trasformato in un’esperienza positiva: tecnico sanguigno, ma anche estremamente sincero e trasparente, ha fin da subito legato molto con il pubblico spezzino, che ha riconosciuto in lui le doti del leader e ne ha apprezzato la correttezza e la comunicazione, che unite ai buoni risultati ottenuti dalla squadra, ha cementato un rapporto. Stagione regolare conclusa con l’approdo ai play off, ha subito un leggero ridimensionamento dopo l’eliminazione casalinga nel turno preliminare contro un Avellino, messo peggio in classifica, e pure ridotto in 10 dopo il primo tempo. In estate la società, per la prima volta nella sua storia, non ha fatto rivoluzioni, cercando di sfruttare l’effetto lungo creato proprio dal forte senso del gruppo portato dallo stesso Bjelica, apportando solo qualche correzione e rinforzo. Passato il passo falso alla prima di campionato, quando lo Spezia si fa battere dal Bari per 4-3, dopo essere stata in vantaggio per 3-2 con gli avversari ridotti in 10, gli aquilotti sembravano essersi avviati ad un’esaltante stagione, mettendo insieme 6 risultati utili consecutivi che avevano portato la squadra a ridosso delle prime posizioni. Poi con la partita di Cesena, quella che, se vinta, avrebbe potuto regalare addirittura il primo posto ai liguri, è arrivata una nuova, fatale svolta: travolto dai romagnoli con 5 gol, lo Spezia non si è più rialzato, inanellando 3 pareggi consecutivi, seguiti da altrettante sconfitte, il pesante 1-5 di Trapani, lo 0-3 casalingo col Cagliari, e la sconfitta di sabato. Il destino del tecnico forse era già segnato dopo Cesena e la non-reazione seguita al tracollo. Bjelica da allora è apparso lasciato solo anche dalla società, che non ha dato l’impressione di supportarlo, quasi abbandonandolo tra i suoi errori e le sue lotte impari con la classe arbitrale. Proprio il pessimo arbitraggio contro il Cagliari, probabilmente, ha attenuato le responsabilità del tecnico e prolungato l’agonia di un’altra settimana, rimandando un esonero annunciato, a dopo la partita col Novara. Così la Bi-elica, il gesto delle braccia roteanti che gli ultras facevano mentre inneggiavano al nome del tecnico, si è ufficialmente fermata. I tifosi hanno dimostrato, comunque, di avere le idee chiare sulle responsabilità: spalle girate alla squadra dopo l’incontro di sabato, cori e insulti durante gli allenamenti e tanti attestati di stima sulla pagina Facebook del tecnico al momento dei saluti. Tutti, comunque, restano consapevoli che una scrollata all’ambiente servisse. Ora a Di Carlo il compito, non semplice, di raddrizzare una stagione di una delle squadre che erano partite col favore del pronostico.

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