Forever Aquile: Luigi “Gigi” Cagni

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Nuova puntata della rubrica, dedicata, stavolta, ad un allenatore. O meglio, un ex giocatore, che ha calcato i campi della A in un’onesta carriera, divenuto noto soprattutto per quella da tecnico, durante la quale è arrivato ad allenare in massima serie, anche con qualche exploit di rilievo. Un personaggio che sul Golfo ci è arrivato proprio per dirigere la squadra dalla panchina, per un breve periodo, in un momento non facile, ottenendo, comunque, un risultato positivo. La puntata di oggi è dedicata a Luigi “Gigi” Cagni.

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LA CARRIERA DA GIOCATORE CON DUE SOLE MAGLIE – Cagni nasce a Brescia il 14 giugno 1950 e nella sua città comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio, come terzino sinistro, percorrendo tutta la trafila del settore giovanile delle rondinelle. Con la primavera bresciana vince un campionato di categoria nel 68/69 e un Campionato De Martino, l’equivalente di un torneo riserve, per la Serie B, nello stesso anno. Quindi fa il suo esordio in A, in cui gioca 8 gare nella stagione 69/70, le uniche della sua carriera, visto che le 8 stagioni successive in cui indossa la maglia azzurra dalla V bianca, le gioca in B, seppur come titolare inamovibile. Così, quando nel mercato di riparazione del 1978 passa alla Sambenedettese, ha messo insieme 262 presenze e 3 gol con le rondinelle. Con i rossoblu gioca in B, ma, dopo la salvezza la prima stagione, retrocede con i compagni in C1. Intanto Sonetti lo converte libero, ruolo in cui gioca il resto della carriera nella società marchigiana, divenendone capitano e bandiera. Alla fine del campionato 80/81 ottiene la promozione in B. Nel 1986 viene squalificato per 4 mesi nell’ambito delle indagini sul calcioscommesse, per non aver denunciato chi aveva tentato di corromperlo. Gioca con la squadra di San Benedetto del Tronto fino alla stagione 86/87, mettendo insieme, anche qui, 262 presenze totali e 2 gol, prima di passare, per l’ultima stagione della sua carriera, all’Ospitaletto, in C1. Qui gioca solo 8 partite, poi, a fine campionato, chiuso con la retrocessione della squadra in C2, decide di appendere le scarpette al chiodo.

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Un giovane Cagni, in maglia Sambenedettese, con Beccalossi e Altobelli

LA CARRIERA DA ALLENATORE CON IL MIRACOLO PIACENZA E L’UEFA A EMPOLI- La carriera da tecnico di Cagni comincia praticamente da subito, nella stagione 88/89, da casa sua, visto che allena le giovanili del Brescia. La prima esperienza come primo allenatore in una squadra professionistica, arriva la stagione successiva, con la Centese, in C2, con cui conquista il 4° posto. Quindi comincia la storia col Piacenza, quella che lo farà conoscere al grande Calcio anche come allenatore. Nella stagione 90/91 prende la squadra in C1 e vince immediatamente il campionato, conquistando la promozione in B. Da qui, nel 92/93, ottiene la prima, storica promozione degli emiliani in Serie A, dove, nonostante la repentina retrocessione, ben figura. In serie cadetta resta una sola stagione, perché rivince immediatamente il campionato e torna in A, stavolta salvandosi. Il Piacenza esprime un buon gioco, per cui Cagni attira su di sé le attenzioni anche dei grandi club, al punto che Moratti ci fa un pensiero per la panchina dell’Inter, seppur la cosa non vada mai in porto. A questo punto, la stella di Cagni comincia un po’ ad opacizzarsi: nel 96/97 è al Verona, neopromosso in A, con cui retrocede, e da cui viene esonerato la ragione successiva per gli scarsi risultati tra i cadetti; nel 98/99 subentra sulla panchina del Genoa, in B, e nel campionato successivo vive una stagione tribolata alla Salernitana, sempre in B, subentrato, esonerato e poi richiamato; nel 2000 viene chiamato dalla Samp, tra i cadetti, dove ottiene un 5° posto e viene esonerato a metà della stagione successiva; a febbraio 2002 torna a Piacenza, in A, ma non riesce a salvarla, restando comunque per tutto il campionato cadetto successivo, chiuso all’8° posto, e lasciando a fine stagione per contrasti con la dirigenza; nel 2004/05 a Catanzaro, subentra a Braglia, ma si dimette qualche mese dopo con la squadra terzultima. Torna sotto i riflettori sulla panchina dell’Empoli, chiamato a gennaio 2006, dove ottiene un 8° posto a fine stagione e, addirittura, un 7° al termine della successiva, che vale la storica qualificazione alla Coppa Uefa per i toscani. Nel campionato 07/08, invece, le cose non vanno per il meglio: arriva l’eliminazione immediata dalle coppe europee, seguita da un pessimo inizio di stagione, tanto che, dopo 13 partite, con la squadra penultima, viene esonerato, sostituito da Malesani, per poi venir richiamato a marzo, senza riuscire a impedire la retrocessione. All’inizio della stagione 08/09 viene ingaggiato dal Parma, appena retrocesso in B, ma dopo appena 6 partite, con 6 punti raccolti, viene esonerato. Rimane inattivo qualche stagione, in cui si diletta come opinionista sportivo. Poi, a ottobre 2011 viene chiamato a sostituire Baldini a Vicenza, in B, ma, ancora una volta, viene esonerato a  marzo, per essere richiamato ad aprile, senza riuscire a salvare la squadra dalla retrocessione in Lega Pro. Ai nastri di partenza della stagione 12/13 è ancora senza squadra, ma, a febbraio, arriva la chiamata dello Spezia.

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LA TRAVAGLIATA SALVEZZA CON LE AQUILE – Lo Spezia a cui arriva Cagni, è una squadra che sta vivendo una stagione molto travagliata. Appena promossa in B, ma partita con i favori del pronostico, grazie alla faraonica campagna acquisti permessa dal munifico Presidente Volpi, che ha già completato con largo anticipo sui programmi l’opera di risalita della squadra dalla D alla B, ma che non disdegnerebbe di vedere i bianconeri tra i protagonisti del campionato, sta, in realtà vivendo un periodo molto difficile. La stagione è cominciata con la guida tecnica di Serena, ma, come visto nella puntata a lui dedicata, dopo una serie di alti e bassi e di risultati deludenti, soprattutto dal punto di vista del gioco espresso, dopo tante minacce in corso di stagione, nel momento in cui meno ci se lo aspetta, arriva l’esonero del tecnico veneziano. Infatti la squadra staziona a metà classifica, ha appena battuto in trasferta il Vicenza nella prima di ritorno e di fronte avrebbe un mese in cui mettere a posto la squadra con la pausa e il mercato di riparazione. Invece, come detto, a sorpresa, Serena viene allontanato e, al suo posto, la panchina è affidata ad Atzori. In contemporanea viene fatto un mercato di riparazione piuttosto incomprensibile: la squadra avrebbe bisogno di qualche rifinitura, come un attaccante a far da spalla a Sansovini che, con la pessima stagione che sta vivendo Antenucci, si sta sobbarcando quasi l’intero peso dell’attacco da solo, centrocampisti maggiormente di manovra, per ricucire il gap tra difesa e attacco che spesso si nota e che il solo Di Gennaro, anche lui al di sotto delle aspettative, non riesce a colmare, e poi cursori di fascia, per mettere palle allettanti per gli attaccanti e, invece, vengono acquistati Guarna, un portiere, che, seppur di buon livello, non è la prima necessità della squadra che ha già un buon Iacobucci tra i pali, Romagnoli, un difensore centrale, e Musacci, centrocampista più di contenimento. Se si aggiunge che tutti e tre incappano pure in una pessima stagione (Romagnoli sarà, in futuro, il centrale del Carpi dei miracoli di Castori), la frittata è fatta. Atzori resta sulla panchina per appena 5 partite: sconfitta interna 0-1 col Verona, pareggio 0-0 a Brescia, vittoria casalinga, rocambolesca, con l’Ascoli 4-3 (la squadra perde 3-0, poi entra Sansovini e con una tripletta, sommata al gol di Antenucci, ribalta il risultato), sconfitta a Sassuolo 3-2 e, soprattutto, il tristemente storico 0-6 interno col Novara. Il tonfo è pesante e, sommato al fatto che i 4 punti in 5 partite hanno determinato una discesa in classifica evidente, l’esonero è scontato. Si pensa ad un richiamo di Serena e, invece, arriva Cagni. L’esordio è a Reggio Calabria, con l’1-1 con la Reggina, seguito da una fase decisamente a rilento: sconfitta interna col Livorno, tre 0-0 consecutivi (Ternana e Cittadella fuori, Varese in casa) e altra sconfitta interna, stavolta con la Pro Vercelli, una delle squadre che retrocederanno direttamente. Cagni fin da subito non si nasconde, ma soprattutto parla chiaro, mettendo a nudo tutti i difetti di una rosa allestita in modo sconclusionato, con pesanti carenze, non colmate col mercato di riparazione, ed esprime tutto il suo pessimismo. I risultati, però, non parlano a suo favore e, con la squadra che è arrivata, ormai, al limite della zona retrocessione, sembra vicino il terzo esonero stagionale in casa Spezia. Poi, a salvarlo, arrivano due vittorie in altrettanti scontri diretti: il 2-0 a Crotone e il 2-1 casalingo con il Grosseto. L’ambiente sembra riprendere coraggio e, anche se arriva la sconfitta in un altro scontro diretto, contro la Juve Stabia, due risultati col botto assestano il colpo decisivo alla stagione: la vittoria casalinga per 1-0 col Cesena e il secco 3-0 all’Empoli, squadra che arriverà alla finale dei play off. Il balzo in avanti è notevole così che, dopo la sconfitta di Bari, bastano due pareggi per 1-1, quello casalingo col Lanciano e quello esterno col Padova, per dare la matematica salvezza, così che il pareggio all’ultima giornata col Modena è del tutto ininfluente. Cagni arriva a fine stagione provato psicologicamente da una stagione difficilissima, ma il risultato l’ha ottenuto e, per la franchezza dimostrata, si è guadagnato il rispetto dei tifosi. Quando, però, ci si aspetta che possa essere riconfermato per la stagione successiva, affidandogli la squadra dall’inizio, arriva una delle solite rivoluzioni aquilotte e al suo posto arriva Stroppa. Il tecnico, che resta fermo praticamente per 2 stagioni, riparte dall’inizio di quella attuale, quando viene chiamato da Zenga come suo vice alla Samp, ma già a settembre, dopo l’eliminazione in Europa League, per divergenze con l’ex portiere (suo compagno alla Sambenedettese), viene esonerato, destino, che, comunque, gli sarebbe toccato qualche mese dopo assieme a tutto lo staff dell’Uomo Ragno.

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