A tutta B: i Mori che si perdono nella Boscaglia, i tempi Kupisz degli avversari del Brescia, i primi passi falsi di Mutti e Di Carlo e le serpi in seno amaranto

I MORI SI PERDONO NELLA BOSCAGLIA – Risultato più eclatante della giornata è stato senza dubbio lo stop imposto dal Brescia alla capolista Cagliari. Gli uomini di Boscaglia travolgono con proporzioni imprevedibili i sardi e confermano che il percorso esterno degli uomini di Rastelli non è neppure paragonabile a quello che accade tra le mura del Sant’Elia, dove i rossoblu sono una macchina inarrestabile. Il tonfo ha un’interessante risvolto di classifica, perché il Cagliari resta capolista, a 32 punti, ma vede fortemente stoppata la sua fuga, riducendosi ad uno solo il punto di vantaggio su un Crotone, che, con la cinica vittoria (un tiro-un gol-posta piena) di La Spezia, sale a 31 punti. I calabresi, col colpo esterno, che, invece, inverte un trend che, finora, vedeva gli uomini di Juric sempre zoppicanti in trasferta, si scrollano di dosso anche la compagnia del Bari, che, un po’ a sorpresa, non va oltre il pareggio, in rimonta, a Como, salendo a quota 29. Quarto il Cesena, che, con la vittoria, in anticipo, nello scontro diretto col Pescara, sale a 27, riavvicinandosi alle posizioni più interessanti della classifica. A ruota un sempre più sorprendente Novara, che rovina l’esordio di Mutti sulla panchina del Livorno, vincendo in trasferta e portando a casa i 3 punti che le consentono di raggiungere quota 25 e scavalcare proprio il Pescara, rimasto a 24 dopo la sconfitta in Romagna. Agli abruzzesi, ora, si avvicina anche il Brescia, che grazie alla suddetta vittoria, sale a 23 e consolida sempre più la propria permanenza in zona play off. L’ultimo posto della zona spareggi se lo contendono in 3, tutte a 21 punti: il Perugia, che, per questioni di classifica avulsa, occupa attualmente l’8° posto, che vince ad Avellino, il Livorno e l’altra sorpresa del torneo, l’Entella, che, zitta zitta, con la vittoria in trasferta a Modena, entra ufficialmente in lotta per i posti che contano. Appena un punto sotto, a 20, il Trapani, che esce con uno 0-0 dal posticipo di Ascoli, e la Pro Vercelli, a cui la cura Foscarini ha cominciato, davvero, a fare effetto e, con la vittoria di Salerno, è arrivata in vista play off.

SCOSSA LANCIANO – In coda continua a dominare il torpore, a parte qualche sussulto, da parte di chi non ci sta del tutto. Ultimo è sempre il Como, che per un po’ sogna di portare in porto la prima vittoria casalinga e che, invece, si deve accontentare del pareggio col Bari, che porta i punti a 9. Ora i punti sulla penultima sono 5, visto che a 14 si trova l’Ascoli, reduce anche lui da un pareggio, quello in posticipo col Trapani, che fa sì che gli uomini di Mangia siano anche raggiunti dal Lanciano, l’unico che, con la vittoria casalinga col Latina, muove in modo importante la propria classifica. La zona play out ora è ad un solo punto, rappresentata dai 15 di Modena, che perde in casa con l’Entella, e Salernitana, che si fa sconfiggere a domicilio dalla Pro Vercelli. Bel balzo in avanti, a 16, scavalcando ben 2 squadre e portandosi momentaneamente fuori dalla zona calda, lo fa la Ternana, che fa un altro dei risultati a sorpresa della giornata, battendo, in casa, il Vicenza, alla luce, soprattutto, del titubante percorso interno, fin qui, delle fere a confronto di una delle squadre con il miglior ruolino in trasferta. I rossoverdi, con questo risultato, agganciano, anche, l’Avellino, che scende nuovamente la china, dopo la sconfitta interna col Perugia.

PER GLI ALTRI SON TEMPI KUPISZ – Pochi i cambi di rilievo nelle zone alte della classifica cannonieri, visto che la stragrande maggioranza dei bomber nelle posizioni di rilievo si è concessa un turno di stop. Così capocannoniere è sempre Lapadula a 8 gol, davanti alla coppia Vantaggiato e Geijo a 7, visto che, nel poker del Brescia al Cagliari, l’attaccante spagnolo ha lasciato la gloria ai propri compagni. Si infoltisce, invece, il gruppo dei marcatori a 6 gol, dato che a Mokulu, Trotta, Raicevic e Farias, tutti a secco per diversi motivi, si aggiunge Piccolo (foto di copertina) che con la sua doppietta consente al Lanciano di superare il Latina. L’exploit del giocatore rossonero è sicuramente degno di menzione, vista l’importanza del risultato per la sua squadra in chiave salvezza, ma la vetrina della puntata odierna non può che toccare ad un altro “doppietista” di giornata, che con i suoi gol ha contribuito a quello che è stato, sicuramente, il risultato più eclatante del turno, ovvero la vittoria larga del Brescia sul Cagliari, con risvolti importanti sia per la sua squadra, sempre più dentro la corsa play off, che sull’andamento stesso del campionato, bloccando la fuga dei sardi e consentendo il rientro delle inseguitrici. La puntata di oggi è dedicata, infatti, a Tomasz Kupisz. Kupisz è un centrocampista offensivo polacco, nato a Radom il 2 gennaio 1990. Dopo una carriera giovanile, in patria, tra Junior Radom e KS Piaseczno, nel 2007 approda al Wigan Athletic, società militante, al tempo, in Premier League, ma non scende mai in campo con la prima squadra in campionato, limitandosi ad una partita di Carling Cup (in cui, peraltro segna) e alla militanza nel campionato riserve (oltre ad una stagione in prestito all’Oldham in Football League 1, anche qui senza scendere mai in campo). Nel 2010 si svincola dalla società e viene ingaggiato dal Jagiellonia Bialystok, società del massimo campionato polacco, dove resta fino al 2013, segnando 11 gol in 95 partite ed esordendo anche in Europa League. Da lì, nell’agosto 2013, lo preleva il Chievo, l’attuale proprietario del suo cartellino. Una presenza in campionato nella stagione 13/14, quindi due campionati in prestito: lo scorso, al Cittadella, con cui ha segnato 4 gol in 19 partite, non riuscendo ad evitare la retrocessione della squadra patavina, e l’attuale, al Brescia, dove, fin da subito, è entrato in modo ottimale negli schemi di Boscaglia, conquistandone la fiducia. Nell’exploit di sabato delle rondinelle, due gol portano la sua firma: al 57′, con la sua squadra in vantaggio per 1-0, sugli sviluppi di un calcio di punizione dalla trequarti. riceve la sponda di testa di Caracciolo e, in scivolata, insacca il 2-0; al 93′, all’ultima azione del match, riceve palla al limite dell’area, penetra, resistendo al ritorno di un difensore e insacca il 4-0 definitivo. Così l’attaccante polacco ha raggiunto quota 5 gol, agganciando l’altro gruppone di marcatori della classifica cannonieri (assieme a Caprari, Citro, Gabionetta, Maniero, Ricci, Budimir e Giannetti, oltre a De Luca del Bari, Ragusa del Cesena, Donnarumma della Salernitana e Caputo dell’Entella, tutti a segno in giornata), ma, soprattutto, pareggiando, a neppure metà del campionato, il proprio miglior bottino stagionale, che ora non potrà far altro che migliorare. Di sicuro per la squadra di Boscaglia non sono tempi Kupisz…

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DI CARLO, MALE LA PRIMA – Venerdì, in anticipo, è giunto il momento per l’esordio di Mimmo Di Carlo sulla panchina dello Spezia, dopo l’esonero di Bjelica, a cui è stata fatale la sconfitta di Novara della scorsa settimana. Di Carlo giunge sul Golfo con un bagaglio di esperienza in panchina piuttosto importante, con tanta serie A, ma anche qualche esperienza in serie cadetta. Domenico “Mimmo” Di Carlo è un ex giocatore classe ’64, con una carriera di tutto rispetto alle spalle, cominciata nelle giovanili del Cassino, la squadra della sua città natale, con cui esordisce anche tra i professionisti, in C2, nel 79/80. Dopo un’altra stagione in Interregionale, viene acquistato dal Treviso, per una stagione in C1. Quindi passa al Como, dove torna a giocare nel settore giovanile, senza mai scendere in campo con la prima squadra, prima di tornare per altre due stagioni al Treviso, vivendo la retrocessione in C2. Una stagione alla Ternana, sempre in C2, poi l’approdo al Palermo, appena rifondato, con cui resta 3 stagioni, conquistando una promozione in C1 e divenendone anche Capitano. Quindi nel 1990 l’approdo al Vicenza, squadra con cui vive gli anni migliori della sua carriera e con cui si fa conoscere al grande Calcio. Con i biancorossi resta per 9 stagioni, esordendo sia in B, nel 1993, che in A, nel 1995, come parte del Vicenza dei miracoli di Guidolin, che tanto bene fa in campionato, conquista una Coppa Italia (96/97) e approda alla semifinale di Coppa delle Coppe. Nel ’99 lascia i veneti per l’ultima parte della sua carriera, spesa tra Lecce (99/00, 6 presenze soltanto), Livorno (00/01 in C1, 27 presenze) e Sudtirol (arriva a novembre 2001, ma non scende mai in campo). A questo punto decide di appendere le scarpette al chiodo e di intraprendere subito la carriera in panchina, partendo dal settore giovanile del “suo” Vicenza, con cui conquista un 4° posto al Viareggio 2003. In questo stesso anno viene ingaggiato dal Mantova per la sua prima panchina tra i professionisti, in C2, che onora nel migliore dei modi, con una doppia promozione della squadra, fino alla B, dove, al primo anno, perde la finale play off contro il Torino. Disputa ancora una stagione con i virgiliani, la 06/07, quella della Juve in B, in cui ben figura, con un 8° posto finale, mietendo vittime illustri come gli stessi bianconeri, il Napoli e il Genoa, quindi passa al Parma, per la sua prima panchina in massima serie. Qui, però, arriva anche il primo esonero della carriera. A novembre 2008 arriva anche il primo subentro, a Chievo, al posto di Iachini, riuscendo a salvare i veneti con una giornata di anticipo. La cosa gli riesce anche l’anno successivo, al termine del quale lascia i gialloblu per approdare alla Samp, con cui, però, esce da Champions, Europa League e Coppa Italia, prima di venir esonerato con la squadra al limite della zona retrocessione. Quindi torna al Chievo, dove fa bene una stagione, ma viene esonerato, a ottobre 2012, dopo poche giornate della successiva. Resta inattivo fino a gennaio 2014, quando viene chiamato dal Livorno, in A, da dove viene, però, esonerato ad aprile. La scorsa stagione, viene ingaggiato dal Cesena, in A, per sostituire Baldini e riuscire a salvare i bianconeri, cosa che non gli riesce. All’inizio di questa stagione è inattivo, fino alla chiamata dello Spezia (anche se per lui si parlava nello stesso periodo delle panchine di Udinese e Verona, in A), al capezzale di una squadra reduce da 3 sconfitte consecutive. ma, soprattutto, da 3 punti in 7 partite, che l’hanno fatta scendere dalla lotta per le prime posizioni, al limite della zona retrocessione, con una crisi tecnica a cui Bjelica non è riuscito a porre un argine. Pessimo l’esordio del tecnico di Cassino, impegnato fin da subito contro una delle squadre più forti di questa B, il Crotone secondo in classifica: poche concessioni agli ospiti, ma anche l’ingenuità di Milos che risulta fatale, perché sul rigore generato dal suo fallo di mano, arriva il gol in quello che è anche l’unico tiro in porta degli uomini di Juric, ma che serve a portar via, comunque, la posta piena, lasciando Di Carlo con tanto lavoro da fare per salvare una stagione partita con ben altri obiettivi.

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MUTTI E CONCENTRATI – Piuttosto curioso il fatto che due squadre tanto distanti per questioni di tifo e tradizione, in questo week end si trovassero accomunate dal medesimo destino, ovvero l’esordio di un nuovo allenatore. Sì perché non solo lo Spezia presentava in panchina Mimmo Di Carlo, alla prima da tecnico aquilotto, ma anche il Livorno battezzava l’esordio di Bortolo Mutti sulla propria panchina, in sostituzione di Panucci. Un po’ diversa la storia per l’ex difensore di Genoa, Milan e Real Madrid, visto che, mentre gli aquilotti erano in caduta libera a causa di una serie di pessimi risultati, i labronici avevano, soprattutto, un problema di continuità, pur mantenendo, nonostante tutto, un posto in zona play off. Certo, avere a che fare con un presidente sanguigno come Spinelli non è mai facile, anche perché il vulcanico presidente amaranto ha una predilezione non solo, ovviamente, per i risultati positivi, ma anche per il bel gioco, ma, visti gli attestati di stima, ribaditi non più tardi di qualche settimana fa per l’ex secondo di Capello sulla panchina della Russia, quest’ultimo sembrava trovarsi nella classica botte di ferro. E, invece, sabato, dopo la sconfitta di Bari, è arrivato l’esonero e la chiamata di Mutti. Anche lui, come Di Carlo, e ancor di più, è un allenatore di lungo corso, con tanta esperienza alle spalle, accumulata anche negli anni da giocatore. Mezzala classe ’54, nato in provincia di Bergamo, ha cominciato nelle giovanili dell’Inter, ma l’esordio tra i professionisti è avvenuto nel 74/75, in C, con la Massese. Quindi tanta B con Pescara (1 stagione), Catania (1 stagione), Brescia (3 stagioni), con cui conquista anche la promozione in A, senza giocarci, Taranto (1 stagione, 9 gol di cui una doppietta al Milan) e Atalanta. Con la squadra della sua città, in 3 anni, conquista una doppia promozione dalla C1 alla A, ancora una volta senza giocare in massima serie perché passa al Mantova, in C2, dove resta, ancora una volta per 3 stagioni, raggiungendo la promozione in C1. Nel 1987 va a chiudere la carriera al Palazzolo, in Interregionale, ma è lì che inizia ad appassionarsi alla panchina, svolgendo il ruolo di giocatore-allenatore. Appende definitivamente le scarpette nel 1989, ma resta alla guida della squadra fino al 1991, riuscendo a portare la società bresciana fino in C1. Buono anche l’approdo al Leffe, che porta alla promozione in C1 alla prima stagione e al 4° posto in terza serie la successiva. Nel 1994 l’esordio in B col Verona, dove resta per due stagioni, quindi Cosenza, sempre in serie cadetta. Nel 1996 arriva anche la A, con il Piacenza, che riesce a salvare a fine stagione. Il campionato successivo è alla guida del Napoli, ma paga il pessimo inizio e, dopo appena 5 partite, arriva il primo esonero in carriera. Quindi ancora B con Atalanta, Cosenza e Palermo. In A ci torna con la Reggina nel 2002, ma viene nuovamente esonerato. Nel 2003 approda al Messina, dove vive due ottime stagioni, promozione in A la prima e storico 7° posto in massima serie la seconda, mentre la terza viene esonerato con la squadra terzultima. A febbraio 2007 è al Modena, dove subentra e riesce a salvare la squadra. Confermato l’anno successivo, viene esonerato ad aprile. Quindi qualche battuta a vuoto: subentra a Castori alla Salernitana, ma viene a sua volta esonerato; subentra a Conte all’Atalanta, ma non riesce a salvarla; subentra a Ventura al Bari, ma ottiene un’altra retrocessione. A dicembre 2011 subentra a Mangia sulla panchina del Palermo, portando a termine una tranquilla salvezza. E’ coinvolto anche lui nelle indagini sul calcioscommesse come allenatore del Bari e vengono proposti 4 mesi di squalifica per omessa denuncia, poi patteggiati. A settembre 2013 subentra a Marcolin alla guida del Padova, ma, a febbraio, con anche una parte della squadra contro, viene esonerato. Fermo da allora, in questo fine settimana è arrivata la chiamata del Livorno, per raddrizzare il timone e ritrovare la continuità delle primissime giornate, quando i toscani guardavano tutti dall’alto. Anche per lui pessimo inizio: sconfitta, interna nel match col Novara. Ora lavoro e concentrazione per remare tutti nella stessa direzione…

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LE SERPI IN SENO – L’ultima frase del paragrafo precedente nel caso di Bortolo Mutti non va del tutto sottovalutata. Infatti il caso vuole che il tecnico bergamasco nel Livorno attuale si trovi in rosa due giocatori che conosce bene, ovvero Vantaggiato e Pasquato, già diretti da lui ai tempi della fugace esperienza di Padova. In realtà se li ricorda fin troppo bene, perché il rapporto tra loro non fu esattamente dei più idilliaci, al punto che, i due giocatori, fecero parte di una delegazione che, il 23 dicembre 2013, dopo un pareggio in casa col Siena, assieme a Iori e Cuffa, si recò dal presidente Penocchio a chiedere esplicitamente l’esonero del tecnico. La cosa non ebbe un effetto nell’immediato, ma, comunque, come visto, il tecnico da lì a qualche partita fu effettivamente esonerato. A domanda specifica, Mutti ha risposto che ormai si tratta di acqua passata, che i due giocatori furono mal consigliati da altri componenti della rosa che non meritano il suo rispetto e che hanno già avuto modo di chiarirsi al termine di quello stesso campionato. Fatto sta che il buon Mutti si trova in un ambiente caldo ed esigente, con due 2 “serpi in seno” e con questo tipo di precedenti. Mantenere alta l’attenzione sarà, per lui, indispensabile.

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Vantaggiato ai tempi della militanza nel Padova

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