Forever Aquile: Luciano Spalletti, dal Picco alla Champions, semplicemente il più amato

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Il nuovo capitolo della rubrica è dedicato ad un personaggio che è stato un calciatore, che ha sviluppato la sua carriera nelle serie inferiori, ma che ha raggiunto il massimo della sua popolarità come allenatore, divenendo un tecnico apprezzato e ricercato anche a livello internazionale, capace di vincere trofei e di portare le sue squadre a lotte di vertice. Uno che allo Spezia, però, c’è arrivato da giocatore, lasciando un segno talmente indelebile da divenire un mito per la tifoseria aquilotta e creando un legame talmente forte che va avanti nonostante ora sia un tecnico che ha allenato in Champions League. La puntata di oggi è dedicata a Luciano Spalletti.

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GLI INIZI DELLA CARRIERA DA GIOCATORE – Spalletti nasce a Certaldo, in provincia di Firenze il 7 marzo 1959. Dopo un inizio nelle formazioni giovanili della sua zona, a 12 anni fa un provino per Empoli e Fiorentina. Conclusi entrambi con esito positivo, decide di entrare nel vivaio viola, un sogno per la gran parte dei giovani toscani. In realtà la scintilla tra il giovane centrocampista e la squadra viola non scatta mai, e presto viene inviato al Club Sportivo Firenze, una sorta di scuola calcio che, al tempo, si occupava solo ed esclusivamente del settore giovanile. A 18 anni, così, comincia la vera carriera calcistica, tra i dilettanti, partendo dal Volterra, in Promozione. Qui resta 2 stagioni, prima di passare al Cuoiopelli, dove si ferma per un anno. Comincia a farsi un nome nella categoria, così da venir scelto per il Castelfiorentino, la squadra più forte del campionato. Resta qui altri 3 anni, senza, però, vincere alcun titolo. Lo nota, però, comunque, Giampiero Ventura, che lo vuole con sé all’Entella, nell’85, dove disputa la sua prima stagione da professionista, in C2. Un campionato da 12 presenze e 4 gol, tale, comunque, da diventare un fedelissimo del tecnico che, ingaggiato dallo Spezia dopo il 5° posto ottenuto con la squadra di Chiavari, decide di portarsi dietro il giocatore.

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UNA PRIMA STAGIONE DIFFICILE – Lo Spezia a cui approda la coppia Ventura-Spalletti (come già visto nel paragrafo dedicato all’allenatore), nella stagione 86/87, è una squadra appena promossa in C1, ma, allo stesso tempo, con problemi societari importanti da risolvere. Questo limita anche le disponibilità economiche, quindi si cerca di approntare una squadra al meglio possibile, almeno da conquistare una tranquilla salvezza. In quest’ottica si pesca a piene mani dall’Entella, che ben ha figurato nel campionato passato, su esplicita richiesta del tecnico e, così, come detto, Spalletti, insieme ad altri nomi che caratterizzeranno lo Spezia di questi anni (Stabile, Guerra), arriva sul Golfo. L’esordio del centrocampista in maglia bianca avviene ad agosto, nella fase a gironi della Coppa Italia di C, ed è subito partita da ex, visto che l’avversario è proprio l’Entella. L’incontro finisce 0-1, ma, come altre 9 gare delle 12 del girone, viene data persa 2-0 a tavolino ad entrambe le squadre per delibera della Disciplinare. Così il primo gol da aquilotto di Spalletti, quello nell’1-1 con la Carrarese, in trasferta, non passa agli archivi, mentre lo sarà quello dell’1-0 nel 2-0 alla Massese, una delle due gare che vengono omologate e che consente allo Spezia di passare il turno e qualificarsi ai sedicesimi, dove incontrerà il Livorno, a gennaio, e verrà eliminato (1-1 al Picco, vittoria del Livorno 2-1 al ritorno, Spalletti gioca entrambe, ma non segna). L’esordio in campionato, invece, avviene alla prima giornata, nell’1-1 a Fano, che il centrocampista bagna con il gol, di testa, quello del pareggio a 9′ dalla fine. Non ci mette molto a diventare un punto fisso della squadra, perché quando è in campo dà tutto per la maglia e, quindi, fin da subito diviene un idolo della Curva (e il fatto di segnare, fin da subito a Massese e Carrarese gioca a suo favore). In più è uno che può giocare ovunque e, per questo, a parte in porta, viene collocato in ogni angolo del campo e, dovunque, gioca con sacrifico e abnegazione, ci sia da difendere o da segnare un gol, ma anche quando deve stare in panchina non fa una polemica e rema con la squadra. E poco importa se la sua vita al di fuori dal campo non è esattamente quella di un atleta, con serate infinite in discoteca: quando uno lo vede correre su un campo il giorno dopo, non può trovargli nulla da dire. E, infatti, la prima stagione, delle 34 partite del campionato, ne salta solo 3, giocando sia col suo mentore Ventura, che con Carpanesi, che subentra, quando, dopo dicembre, con la squadra che ha una sola vittoria in archivio (seppur per 4-2 sul campo della Carrarese), il tecnico ex Entella viene esonerato. Segna un altro gol, oltre a quello dell’esordio, neanche a dirlo, alla Carrarese, nel 2-0 al ritorno al Picco, chiudendo il risultato a 15′ dalla fine. La stagione si chiude con un 12° posto finale, con 31 punti, frutto di 8 vittorie, 15 pareggi e 11 sconfitte, ad appena 2 punti dal Mantova, quartultimo, prima delle retrocesse. Per come si erano messe le cose la salvezza è un gran risultato.

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UN SOGNO A META’ NELLA SECONDA STAGIONE – Spalletti è, senza dubbio, confermatissimo anche per la stagione successiva. La società ha raggiunto una sua stabilità sotto la presidenza Mastropasqua e la panchina viene affidata al confermato Carpanesi. Si ha la sensazione che le cose possano cominciare a girare per il verso giusto e l’ottimismo anche nella tifoseria è molto alto. La rosa non viene stravolta, ma, anzi, rinforzata. L’esordio stagionale è ancora nella Coppa Italia di C, nella fase a gironi, contro la Sarzanese (1-0), in cui Spalletti è titolare. Nelle 6 partite del girone, Spalletti gioca sempre e segna anche 1 gol, l’unico degli aquilotti nel 1-3 a Massa. Anche stavolta lo Spezia passa il turno, vincendo il girone con 4 vittorie e 2 sconfitte, ma, ancora una volta, si ferma ai sedicesimi e, anche stavolta, col Livorno (2-2 al Picco, 2-0 per i labronici al ritorno, con Spalletti che gioca solo quest’ultimo). Le cose in campionato vanno decisamente meglio: la squadra gira a mille, gioca bene, è divertente e si laurea anche campione d’inverno. E’ una cooperativa del gol, in cui ben 11 giocatori andranno a rete, tra cui, appunto, Spalletti, che segna il gol del momentaneo 2-0 nella partita casalinga col Vicenza, all’ultima partita dell’andata, terminata 2-1. Il ritorno, purtroppo non è all’altezza dell’andata: la squadra mostra un po’ di inesperienza e di stanchezza e una serie di risultati poco positivi relegano gli aquilotti al 6° posto finale, con 39 punti (12 vittorie, 15 pareggi, 7 sconfitte), a 6 dalla coppia Ancona e Monza, che sale in B, alla pari con la Spal, con cui deve essere giocato lo spareggio per l’accesso alla Coppa Italia maggiore della stagione successiva. Spalletti gioca praticamente tutte le partite (33 presenze su 34 partite), ma in molti casi parte dalla panchina (in almeno 15 occasioni) e Carpanesi lo schiera nel secondo tempo per dare nuova linfa alla squadra e scompaginare le carte in tavola sfruttando la sua verve e la sua grinta. Stessa cosa accade anche nella partita di spareggio, in cui entra al 56′ al posto di Telesio. Non segna, ma lo Spezia riesce comunque a far suo l’incontro con il gol di Stabile ed accede alla Coppa Italia.

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LA BEFFA NELLA TERZA – Il tempo, all’inizio della stagione 88/89 sembra ormai maturo: la squadra ha imparato gli errori dalla precedente, la squadra è stata ulteriormente rinforzata in campagna acquisti, con poche cessioni (tra cui Pillon) e in città si torna di nuovo a sognare forte la B. Intanto, ad agosto, si torna a respirare grande calcio, con la fase a gironi della Coppa Italia, in cui lo Spezia è inserito di quello con Napoli (1-3 al Picco), Bologna (0-5), Bari (1-3 al Picco), Sambenedettese (1-2 al Picco) e Barletta (0-0), ma l’eliminazione, con 1 solo punto conquistato, è immediata (Spalletti è sempre titolare). Non meglio le cose andranno nella Coppa Italia di C, in cui lo Spezia, ammesso direttamente ai sedicesimi, si ferma ancora qui, stavolta per mano della Carrarese (0-0 a Carrara, 1-1 al Picco dopo i supplementari, 5-6 ai rigori, Spalletti gioca titolare la prima, subentra nella seconda e realizza il suo rigore nella sequenza). In campionato lo Spezia parte come outsider, dietro alle favorite Triestina, Reggiana, Modena e Lucchese. Ancora una volta l’andata è straordinaria: battute al Picco Triestina e Lucchese, pareggia con la Reggiana, batte a domicilio il Vicenza e perde solo, in casa, col Modena, così da laurearsi ancora una volta Campione d’Inverno. Spalletti è ancora una delle colonne, tanto importante per questa squadra da ricevere i gradi di Capitano, e lui risponde con una stagione giocata ad altissimi livelli e con una maturazione professionale che si estende anche nella vita fuori dal campo.  Gioca, ancora una volta 33 delle 34 partite in programma, a partire dalla prima stagionale, Spezia-Derthona 2-1, diventando un modello ed un trascinatore, anche grazie ai suoi 3 gol: il gol del vantaggio nell’1-1 col Montevarchi alla 6^ d’andata e, ancora quello del vantaggio, nel 3-1 allo stesso Montevarchi, al ritorno, e, per finire, quello del definitivo 2-1 per la sua squadra nella trasferta con la Virescit. Ancora una volta, però, il ritorno non è all’altezza dell’andata e gli aquilotti perdono tutti gli scontri diretti, 1-0 a Trieste, 3-0 a Reggio Emilia, 1-0 a Modena. Regge, però, comunque fino all’ultima giornata, quando gioca una partita a 4 per i due posti promozione: prima dell’inizio delle partite Reggiana 44, Spezia, Triestina e Prato 42 (con gli aquilotti in vantaggio nella classifica avulsa), in programma Reggiana-Prato, Lucchese-Spezia e Spal-Triestina. La capolista fa il suo dovere e con i suoi 46 punti si assicura la B e toglie dai giochi il Prato, la Triestina batte la Spal e si porta a 42. Allo Spezia basta vincere visto il vantaggio negli scontri diretti e la miglior differenza reti e se la gioca in casa di una Lucchese che, nonostante sia una delle rivali storiche, e seppur fosse partita con i favori del pronostico, non ha più nessuna velleità di classifica. A Lucca c’è un vero e proprio esodo di tifosi bianconeri, che assaporano come non mai il gusto della B. E il sogno diventa ancor più reale quando Mariano, al 55′, segna il vantaggio, poi, però, inspiegabilmente, il crollo: 59′ Pascucci, 70′ Paci e 90′ Salvi chiudono il 3-1 per i padroni di casa. La beffa è consumata: lo Spezia resta in C1 per 2 punti.

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L’ULTIMA STAGIONE IN BIANCONERO – La beffa della stagione precedente sembra rompere il giocattolo: lo sconforto domina tra la tifoseria e anche tra Presidente e allenatore cominciano a comparire i primi screzi, con una campagna acquisti all’insegna delle esigenze di bilancio che porta a smantellare completamente la rosa, tanto che alla fine resteranno solo in 6. A giudizio del tecnico, ancora Carpanesi, i giocatori arrivati non sono all’altezza di chi è partito e, a suo modo di vedere, la B resterà solo un sogno. La stagione parte ad agosto con il primo turno della Coppa Italia maggiore, in cui gli aquilotti incontrano l’Inter campione d’Italia. A differenza di quello che si possa pensare, lo Spezia non fa da vittima sacrificale, se la gioca alla pari e i nerazzurri devono faticare non poco per portare a casa la vittoria (1-0 gol di Klinsmann). Spalletti è titolare e gioca tutta la partita. In realtà questo rimane un fuoco di paglia e, chi si illudeva che le previsioni di Carpanesi fossero avventate, si deve presto ricredere, perché, anche se lo Spezia parte forte, con due vittorie e un pareggio nelle prime tre giornate, presto cominciano ad arrivare pessimi risultati e la squadra perde il contatto con la zona alta della classifica, cominciando a doversi guardare principalmente le spalle. La stagione di Spalletti sembra quella della squadra: parte alla grande, con il gol alla giornata d’esordio, il 2-1 finale contro il Vicenza al Picco, ma poi va pian piano scemando, condizionata da vari infortuni che gli fanno saltare diverse partite (24 presenze su 34 partite), e chiudere la stagione con 3 giornate d’anticipo, nello 0-0 interno col Chievo. Anche in Coppa Italia di C le cose non vanno molto meglio, visto che, dopo aver passato i sedicesimi contro la Carrarese (vittorie 2-0 a Carrara e 1-0 al Picco, Spalletti gioca entrambe e segna il gol dell’1-0 a Carrara), e gli ottavi contro il Prato (stavolta è 2-0 al Picco e 1-0 in trasferta, Spalletti le salta tutte e due), la corsa si ferma ai quarti contro la Lucchese (1-1 al Picco, 0-3 a Lucca, con Spalletti che gioca solo il ritorno). Il campionato prosegue mestamente, e vede anche un cambio d’allenatore, con Mannoni che sostituisce Carpanesi all’8^ dopo le sconfitte con Carrarese e Empoli., e si chiude con un anonimo 11° posto, con 32 punti, frutto di 8 vittorie, 16 pareggi e 10 sconfitte. La partita col Chievo rappresenta l’ultima comparsa con la maglia bianca di Spalletti, che, a fine stagione, se ne va, dopo 141 presenze e 10 gol (più quello mai omologato in Coppa Italia di C) nelle varie competizioni.

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LA FINE CARRIERA DA CALCIATORE – Lasciato lo Spezia, decide di abbracciare il progetto ambizioso del Viareggio, squadra di C2, ma con forti velleità di risalita nella serie superiore. La squadra allestita è competitiva, ma, ben presto, i sogni si infrangono, la società diventa latitante e, a fine stagione, c’è un fuggi fuggi generale che consente a Spalletti di rimediare alla mancata scelta fatta in gioventù e, con un bel po’ di anni di ritardo, approdare all’Empoli, in C1, a parametro zero. Qui trova Guidolin allenatore e compagni di squadra del calibro di Galante, Protti e Montella, disputa due buoni tornei di alta classifica in C1, ma per gli acciacchi fisici, alla fine della stagione 92/93 appende definitivamente le scarpette al chiodo.

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Coppia di “allenatori” a Empoli: Spalletti a fine carriera con un giovanissimo Montella

L’OTTIMA CARRIERA DA ALLENATORE, CON I PICCHI CON ROMA E ZENIT – La sua carriera da allenatore comincia praticante da subito, quando lo stesso Empoli, a 6 giornate dalla fine del torneo 93/94 con la squadra penultima, caccia Donati e offre a lui la panchina. E lui non delude: approda ai play out e salva la squadra battendo l’Alessandria. Resta nella squadra toscana anche nelle 4 stagioni seguenti, guidando per una gli Allievi, ed assumendo la guida della prima squadra all’inizio della stagione 95/96. Qui compie il doppio exploit, portando la squadra, nel giro di due stagioni dalla C1 alla A, dove, nella stagione 97/98 conquista la salvezza con una giornata d’anticipo. Le squadre di Spalletti giocano bene, quindi, fin da subito, attira le attenzioni di squadre più blasonate. Comincia la Samp, ma la battuta va a vuoto, visto che viene esonerato al 12° turno e richiamato al 20°, senza riuscire, però, a salvare la squadra dalla retrocessione. Anche la stagione successiva, la 99/00, è da dimenticare, visto che l’esperienza col Venezia, in A, si conclude con addirittura due esoneri nella stessa stagione. Nella stagione 2000/01, il primo subentro: l’Udinese lo chiama per sostituire De Canio e lui salva la squadra. Stessa cosa accade all’Ancona, l’anno dopo, dove subentra a Brini e ottiene la salvezza. A questo punto lo richiama l’Udinese e, qui, riparte la parabola ascendente di Spalletti. Nelle prime due stagioni porta la squadra al 5° e al 7° posto, conquistando la qualificazione alla Coppa Uefa, mentre nella 04/05 arriva il 4° posto con la storica qualificazione alla Champions, che gli vale la Panchina d’oro. Spalletti diviene uno dei tecnici emergenti più appetiti, anche solo per il gioco che le sue squadre esprimono. Così, all’inizio della stagione 05/06 arriva la Roma, che ha velleità di scudetto e vede in lui la guida adatta. La prima stagione è altalenante, ma un filotto di 11 vittorie consecutive raddrizza il timone e porta ad un 5° posto finale, che dopo le sentenze di Calciopoli diventa 2°, con conseguente qualificazione in Champions. Nella seconda la Roma è tra le favorite, ma non può nulla contro lo strapotere dell’Inter, per cui chiude 2^, perdendo la Supercoppa Italiana ad inizio stagione, ma vincendo la Coppa Italia alla fine. Nella stagione 07/08 in campionato lotta con l’Inter fino all’ultima giornata, perdendo comunque il confronto e giungendo, quindi, 2° a 3 punti dai nerazzurri, però porta a casa Supercoppa Italiana e, ancora, Coppa Italia, con sempre la squadra milanese come avversaria. La stagione successiva è, invece, più tribolata e si chiude con un 6° posto finale, qualificandosi per l’Europa League. All’inizio della 09/10, dopo appena due turni, con altrettante sconfitte, i dissapori con la società capitolina si esacerbano, così che arrivano le dimissioni e la rescissione consensuale del contratto. Così, a dicembre 2009, può accettare l’offerta dello Zenit, squadra di vertice del campionato russo. Al primo colpo conquista Campionato e Coppa di Russia. Si ripete in campionato anche la stagione successiva, conquistando anche la Supercoppa di Lega, mentre al terzo tentativo arriva 2° a 3 punti dal CSKA. A marzo 2014, con la squadra al 2° posto, per gli scarsi risultati conseguiti, viene esonerato. Da allora ha ricevuto tante offerte (la stagione scorsa sembrava ad un passo dalla panchina del Milan), ma non si è concretizzato ancora nulla. Al momento è uno dei papabili in caso di interruzione del rapporto tra Garcia e la Roma.

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IL RAPPORTO TRA SPALLETTI E I TIFOSI DELLO SPEZIA – Se si vuol far sorridere un tifoso dello Spezia, basta nominargli Luciano Spalletti. Il legame tra l’ex giocatore aquilotto e Spezia, intesa come città e tifoseria, è rimasto fortissimo. Non è infrequente vederlo in giro per la città, in ristoranti, spiagge, sagre o solo per una passeggiata, e, dovunque, viene fermato per foto, autografi o soltanto due chiacchiere sullo Spezia, a cui lui non si sottrae mai, rispondendo sempre col suo grande sorriso. E’ innegabile che resti uno dei giocatori aquilotti più amati della storia, senza ombra di dubbio il più amato di chiunque sia comparso in questa rubrica. I tifosi gli sono da sempre grati per tutto quello che ha dato con la maglia bianca indosso, in termini di impegno e attaccamento, ma anche per quello che ha sempre dimostrato dopo, non dimenticandosi mai della sua vecchia società anche se impegnato sotto i riflettori dei campionati più importanti: quando nel 2008 nasce “Lo Spezia siamo noi” il progetto di azionariato popolare che acquista, praticamente, lo Spezia nelle ultime fasi della stagione, cercando di salvarlo dal fallimento, lui partecipa acquistando delle quote. E non è raro vederlo in tribuna in occasioni di partite importanti per la stagione aquilotta, come l’ultimo play off giocato contro l’Avellino, a tifare per la sua ex squadra. E’ un sogno, neanche troppo celato, di buona parte della tifoseria, quello di vederlo un giorno seduto sulla panchina aquilotta. Al momento della cacciata di Bjelica più d’uno ha accarezzato la possibilità, essendo al momento senza squadra, ma la categoria (e l’ingaggio…) hanno tolto fin da subito le speranze. Ma i tifosi dello Spezia lo sanno: la speranza è l’ultima a morire e nella vita è giusto mai dire mai…

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