Roma, la crisi spiegata in 3 punti. Garcia verso la conferma fino a giugno?

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ROMA – La Roma è agli ottavi di Champions League e a quattro punti dal primo posto. Eppure nella Capitale il tifo è da tempo in contestazione. Il solito vortice autodistruttivo generato ciclicamente dai tifosi giallorossi, che non risparmia nessuno (allenatore, dirigenza, presidente) ed auspica la palingenesi? Probabile, un fondo di verità tuttavia esiste, ecco il punto della situazione.


Fonte: transfermarkt.it

1) CRISI DI IDENTITÀ. La Roma ha una delle rose più competitive del campionato, ma la squadra è inferiore a Fiorentina e Napoli per gioco, a Inter e Juventus per organizzazione. Lo scorso anno i punti accumulati – perlopiù per inerzia – nel girone d’andata, e l’assenza di avversari competitivi (esclusa la Lazio), alla fine non compromisero il raggiungimento del secondo posto. Ma quando la crisi di risultati perdura per un anno solare, è più corretto parlare di crisi di identità. I ritiri imposti nei momenti di difficoltà dalla società non cambiano mai la sostanza: la squadra sembra spenta, e l’appello costante di Garcia teso a ripristinare lo “spirito dei lupi” è ormai inutile esercizio di retorica. Nel 2015 la Roma ha vinto solo una partita più del Torino, due in più rispetto a Sassuolo e Milan. Non è azzardato ipotizzare che la Roma, con Garcia, rischi di confermare il trend e concludere il campionato al quinto posto.

2) DISORGANIZZAZIONE TOTALE. La crisi di identità è ancora più evidente quando si analizza la disposizione in campo della squadra. Il ritiro e la vittoria sul Genoa non hanno certo cambiato il volto della Roma, per quanto Garcia abbia dichiarato: “Vediamo la luce in fondo al tunnel”. La tattica appare improvvisata. Non si comprende se i giocatori non seguano più l’allenatore o se Garcia stesso non riesca ad allenare determinati abilità di posizionamento nei propri giocatori. Il 4-3-3 è confusionario e quindi inefficace. Due situazioni emblematiche tratte dall’ultima partita di campionato:

Dzeko esterno sinistro. Se vi chiedete dove sia Digne, si trova 15-20 metri davanti a Dzeko, fuori dall’inquadratura. L’azione si conclude con Florenzi che lancia lungo, peccato che Dzeko sia arretrato lateralmente per ricevere palla, e il lancio centrale per Salah (comunque fuori misura) non può essere certo uno schema provato in allenamento. L’improvvisazione nella manovra è uno dei tratti tipici della Roma di Garcia. E quando Salah o Gervinho non sono in forma, questa carenza tattica risulta accentuata.

Nainggolan terzino destro. Con Florenzi (e Digne) terzini offensivi, come chiede Garcia, capita che la squadra resti scoperta. Soprattutto se costretti a giocare sempre. Così Nainggolan deve fare gli straordinari, e coprire il buco lasciato da Florenzi. Il belga in questa stagione non riesce più a proporsi in avanti con gli inserimenti che lo scorso anno erano valsi 5 gol e 6 assist.

3) COSA ACCADRÀ? Le alternative a Garcia non convincono fino in fondo. Mazzarri, Spalletti, Lippi sono i nomi più “caldi”, con l’ex allenatore romanista in pole. La sensazione è che, per motivi diversi, nessuno di loro possa dare la scossa alla squadra. Tanto più che i giocatori si sono schierati al fianco di Garcia, con l’abbraccio al tecnico francese dopo il gol di Florenzi. Se i “senatori” dello spogliatoio sono con Garcia, non si cambia. Poi resta la questione dello staff americano, frutto di un compromesso tra Pallotta e Garcia. Pallotta ha scelto di sostituire Rongoni (voluto da Garcia dopo l’esperienza di Le Mans) con Darcy Norman, ex Germania e Bayern Monaco. Garcia ha accettato, ma ora nuovo allenatore significherebbe nuovo staff. Pallotta è davvero disposto a licenziare uno staff atletico assunto con grandi prospettive solo pochi mesi fa? Per questi motivi, l’impressione è che si navigherà a vista fino a giugno. Garcia continuerà ad affidarsi ai singoli, in assenza di un’identità di gioco. E con il rientro probabile di Strootman, la forma ritrovata di Salah e Gervinho, la drastica diminuzione di turni infrasettimanali, la Roma potrebbe ritrovare fiducia e risultati migliori. La rosa resta competitiva e probabilmente verrà rinforzata a gennaio. Ma a giugno l’avventura di Garcia nella Capitale sembra destinata a terminare.

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