Da Benitez a Sarri, cosa è davvero cambiato?

NAPOLI – Da Benitez a Sarri tante sono le cose cambiate, dal modulo al modo di porsi con i calciatori, la stampa e l’ambiente. Dalla giacca e la cravatta al personaggio in tuta, dall’italiano di Benitez alle parole schiette e pungenti del tecnico toscano.

DAI MALUMORI AI SORRISI – Se è pur vero che Benitez il primo anno a Napoli ha fatto divertire, anche se con qualche svarione contro le squadre medio-piccole del nostro campionato, tutti auspicavano il rinnovo del tecnico spagnolo per continuare sulla scia della precedente stagione. Ma non è tutt’oro quel che luccica: a soffrire della presenza dello spagnolo sulla panchina azzurra erano almeno in due, Hamsik ed Insigne, senza escludere Higuain, che nel secondo anno con Benitez ha avuto diversi screzi. Insomma, malumori che hanno danneggiato prima lo spogliatoio, con conseguenze anche dal punto di vista dei risultati. Con Sarri la musica è cambiata, conta non solo l’aspetto tattico, ma soprattutto quello umano. Bisognava ritrovare la serenità giusta per poter risalire la china dopo il 5° posto della scorsa stagione, e ripartire con i soliti problemi non era certo la soluzione più adeguata. Insomma, meglio un uomo in tuta piuttosto che un tecnico lontano dai suoi calciatori, interessato solo a conquistare trofei per arricchire il suo palmares.

CONTINUITA’ DI RISULTATI – Quel che è mancato nei due anni spagnoli qui a Napoli. Tante le belle vittorie, ma troppe, e non tante, le sconfitte subite dalle formazioni di bassa classifica. Battere la Roma svariate volte  e perdere altrettante volte contro Chievo e squadre simili non è un bel biglietto da visita. E’ stata la mancanza di continuità il vero problema della squadra di Benitez, per poter rincorrere le prime posizioni e garantire un sicuro accesso, almeno, alla Champion’s League. Con Sarri, almeno per questo bilancio d’andata, le cose sono migliorate, anche se c’è ancora qualcosa da sistemare, ma la mentalità è un’altra: si scende in campo per giocare, e solo attraverso il gioco si battono squadre ostiche come Verona ed Atalanta. Manca solo l’ultimo step per entrare nell’olimpo delle grandi squadre e, finalmente, non preoccuparsi sempre – e troppo – di dover affrontare il Verona come se stessimo affrontando l’Inter di turno.

CALCIO CHAMPAGNE – Mancava da tempo un modulo congeniale ai calciatori presenti in rosa. Invocato il 4-3-3 da esperti di calcio o presunti tali, l’integralismo di Benitez con il suo 4-2-3-1 poco adatto al calcio italiano, aveva solo causato danni. E Sarri, non da meno, nelle prime tre partite era anche lui intenzionato a ripresentare il modulo esposto ad Empoli, che tante soddisfazioni aveva dato. Fortunatamente, il tecnico toscano ha intuito che questa squadra, vista la difesa piuttosto blanda, aveva bisogno di maggior protezione a centrocampo, e grazie all’evoluzione tattica del 4-3-3 le soddisfazioni sono state immediate: ognuno al proprio posto, ‘si gioca a calcio’ e poi si vince. Calcio champagne, per dirla alla Sacchi.

 

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