Forever Aquile, Speciale Dirigenti: Buticchi, Cinquini, Pari, Paolillo e Ausilio

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

La puntata di oggi, la penultima di questa rubrica, è una puntata speciale, dedicata né a giocatori né ad allenatori, ma a dirigenti, e, in particolare, a quelli che, come nella filosofia di questa rubrica, passati dalle scrivanie della squadra aquilotta, hanno poi occupato gli uffici di importanti squadre italiane, talvolta anche con ruoli rilevanti e, soprattutto, con risultati soddisfacenti.

ALBINO BUTICCHI (Presidente) – Buticchi è stato un discreto profeta in patria che, però, la gloria è andata a prenderla lontano dalla sua città, divenendo noto, tra gioie e dolori, come Presidente del Milan. Buticchi, infatti, nasce a Cadimare, in provincia di La Spezia, il 21 maggio 1926, dove cresce come pescatore. Attraversa gli anni della Seconda Guerra Mondiale, in cui entra nella Resistenza e subisce anche una deportazione in Germania, da cui, però, riesce ad evadere. Nel dopoguerra raggiunge l’America in cerca di fortuna, entra nella legione straniera e si dà anche all’automobilismo. La sua fortuna la fa col petrolio, divenendo responsabile, tra il ’60 e il ’70, della BP per il Nord Italia. La sua avventura nel mondo del calcio parte proprio con lo Spezia, di cui diviene Presidente nel 52/53 (o meglio, prima come commissario straordinario e poi come presidente), in un periodo molto difficile per la società aquilotta, che milita in IV serie, ma ha seri problemi di stabilità economica, oltre che di risultati sportivi. Buticchi è giovane e inesperto ed ha difficoltà a dipanare la matassa. La prima stagione si chiude col penultimo posto, che significa retrocessione in Promozione, peraltro la terza consecutiva. Il Presidente resta al timone anche la successiva, quella che viene indicata come la stagione del rapido ritorno in IV serie. Ma non è così: la squadra accusa il colpo della retrocessione e giunge solo 4^, costretta a restare un’altra stagione in Promozione. A questo punto entra in scena la diplomazia: avvallata dallo stesso Buticchi, avviene la fusione con l’Arsenalspezia, società del territorio spezzino, militante in IV serie, creando l’AC Spezia-Arsenal, che riporta gli aquilotti almeno a disputare un campionato nazionale. La società sarà nuova sotto tutti i punti di vista: nuovo nome, nuovi colori, visto che al bianco si aggiunge il celeste, “portato” dall’Arsenalspezia, e nuovi quadri societari, visto che la presidenza della nuova società viene affidata a Stefano Sgorbini. Così, alla fine della stagione 53/54 finisce il periodo di traghettamento di Buticchi alla presidenza dello Spezia. Ma le esperienze calcistiche dell’imprenditore non terminano qui, visto che nel 1972 diventa presidente del Milan. Alla prima stagione i rossoneri, sotto la sua presidenza, conquistano Coppa Italia e Coppa delle Coppe, ma perdono il campionato all’ultima giornata a causa della celebre “fatal Verona”. Nelle due stagioni successive il Milan perde altre 3 finali (Supercoppa Europea 73, Coppa Coppe 73/74, Coppa Italia 74/75), ma, soprattutto, Buticchi entra in contrasto con la tifoseria dopo la cacciata di Rocco e il tentativo di effettuare uno scambio tra Rivera e Claudio Sala. Così, a dicembre del ’75 lascia, amaramente, la presidenza rossonera. La stagione successiva diventa assistente tecnico del Presidente Pianelli del Torino nell’anno in cui i granata tornano a vincere lo scudetto. Quindi abbandona il calcio, dedicandosi ad un altro tipo di gioco, quello d’azzardo, che lo porta al crack finanziario e, soprattutto, ad un tentativo di suicidio nel 1983 con un colpo di pistola, da cui sopravvive, riportando sol problemi alla vista. Ci riprova nel 92 dopo una grossa perdita al casinò, stavolta cercando di impiccarsi, ma la corda cede e lui cade spezzandosi un femore. A questo punto i figli lo fanno interdire. Muore nella sua città natale, a La Spezia, il 13 ottobre 2003.

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ORESTE CINQUINI (Direttore sportivo) – Nato a Viareggio il 16 ottobre 1947, Cinquini entra nel mondo del calcio, inizialmente, come portiere di squadre dilettantistiche. Quindi, appese le scarpette al chiodo, intraprende la carriera di direttore sportivo, partendo proprio dallo Spezia, alla fine degli anni ’80. Qui svolge bene il suo lavoro, contribuendo ad allestire rose che rendono molto competitiva la squadra, che in quegli anni milita in C1 e, diverse volte (come visto nel pezzo su Spalletti), sfiora addirittura la promozione in Serie B. Visto il buon lavoro, da lì alle squadre di Serie A, il salto è breve: 4 stagioni alla Fiorentina tra il ’94 e il ’98 (una Coppa Italia conquistata), 4 al Bologna, 2 alla Lazio (un’altra Coppa Italia), una all’Udinese nel 2004/05, una alla Parma e, quindi, una al Cagliari, che si chiude anzitempo, visti gli scontri tra il Direttore Generale e Cellino, che vuole gestire le trattative in prima persona, sommati ai risultati deludenti della squadra. Nella stagione 07/08 resta inattivo, e ne approfitta per dare una mano allo Spezia, in nome dell’affetto e dell’amicizia che lo legano al club, a gestire alcune comproprietà nella fase in cui si cerca, inutilmente, di evitare fallimento della società. La stagione successiva scende per la prima volta in B, firmando per il Pisa, dove ritrova Ventura, conosciuto proprio ai tempi della squadra aquilotta. Anche stavolta, però, è lui a pagare i pessimi risultati della squadra, salvo poi venir reintegrato giusto per gestire il mercato invernale, che porterà in nerazzurro Bonucci, D’Anna e Antenucci, pur senza riuscire a salvare i toscani. Nella stagione 11/12 scende addirittura in D, accettando la proposta dell’Unione Venezia. A luglio 2012 segue Capello nella sua avventura come Ct della Russia, condividendone il destino a luglio di quest’anno quando l’ex tecnico di Milan, Roma e Juve ha rescisso il contratto, dopo i mesi senza stipendio.

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FAUSTO PARI (Direttore sportivo) – Noto soprattutto per quanto fatto sui campi da calcio, Pari nasce a Savignano sul Rubicone, allora in provincia di Forlì, il 15 settembre 1952. Molto soddisfacente la sua carriera calcistica: inizi nel Bellaria, in D, fugace passaggio all’Inter (1 sola presenza), passaggio al Parma in C1, prima dell’approdo all Samp, la squadra dove vive gli anni migliori. Oltre 400 presenze in 9 stagioni in maglia blucerchiata, con la conquista di uno storico scudetto, 3 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e la finale di Champions persa a Wembley col Barcellona. Quindi 4 stagioni al Napoli, dove, tra alti e bassi, riveste anche il ruolo di Capitano, una salvezza al Piacenza, una promozione in C1, da capitano, con la Spal, fino alla stagione 98/99, in cui firma il suo ultimo contratto da calciatore, col Modena, con cui chiude la carriera nel 2000. Intraprende subito la carriera di direttore sportivo, cominciando col Brescello. Quindi passa al Parma che ha Sacchi come direttore tecnico, con cui collabora, rivestendo anche il ruolo di capo degli osservatori fino al 2003. Ancora una stagione da osservatore per la Samp, poi torna a fare il direttore sportivo a Bari, dove resta per 3 stagioni. Nel 2007, durante la presidenza Ruggeri, nelle stagioni del primo ritorno in B della squadra aquilotta, diventa direttore sportivo dello Spezia, ma riveste quel ruolo per pochi mesi. Da luglio del 2009 viene ingaggiato dal Modena, dove resta fino al 2012. Da allora ha cominciato l’attività di procuratore.

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ERNESTO PAOLILLO (Presidente) – Paolillo è nato a Bari il 6 febbraio 1946. Laureatosi in Economia e Commercio alla Cattolica di Milano, ha da sempre ricoperto ruoli dirigenziali di primo piano in vari istituti bancari. Nel mondo dello sport ci entra grazie all’Inter, società di cui è dirigente. E, attraverso l’Inter, giunge allo Spezia: nel 2004 la società nerazzurra, nelle vesti del proprio presidente Massimo Moratti, acquisisce la maggioranza delle quote azionarie del club ligure, rendendo a tutti gli effetti il sodalizio bianconero un satellite dell’Inter. Il patron nerazzurro, quindi, pone il suo fidato collaboratore sulla poltrona presidenziale dello Spezia. L’ingresso dei nerazzurri in società salva gli aquilotti da un primo fallimento finanziario, mentre, da un punto di vista sportivo, la presidenza Paolillo porta in bacheca un 7° posto in campionato, e, soprattutto, la prima Coppa Italia di C della storia bianconera. A fine stagione, con la società rinsaldata dal punto di vista finanziario, l’Inter cede la maggioranza delle sua azioni a Pino Ruggeri, restando in minoranza, ma questo determina, comunque, l’avvicendamento sulla poltrona presidenziale con Ruggeri, che diventerà il Presidente del ritorno in B dello Spezia, e Paolillo che, invece, esce dai quadri dirigenziali aquilotti. Resta nel Consiglio d’Amministrazione dell’Inter, con delega al settore giovanile e nel 2006 diventa Amministratore delegato e Direttore generale. Mantiene questi ruoli fino a maggio 2012, quando si dimette da Direttore generale, restando responsabile del settore giovanile fino a luglio dello stesso anno, quando, dopo la conquista dello Scudetto Primavera, lascia anche questo ruolo. Da allora diventa docente del corso di Economia e gestione delle imprese sportive presso l’Università Cattaneo di Castellanza.

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PIERO AUSILIO (Direttore sportivo) – Ausilio nasce a Milano il 28 giugno 1972 e comincia la carriera da calciatore nelle giovanili della Pro Sesto. Un gravissimo incidente, però, ne stoppa la carriera fin da giovanissimo, costringendolo a dedicarsi ad altri ruoli nell’ambito del mondo calcistico. Comincia come assistente allenatore alla Pro Sesto, ma, nel ’97 è già un dirigente sportivo, diventando responsabile del settore giovanile della società milanese. Nel 1998 entra all’Inter come responsabile del settore giovanile e, anche lui, come Paolillo, attraverso la società nerazzurra approda allo Spezia, divenendone ds nel periodo di gestione della società ligure da parte della famiglia Moratti, e rivestendone il ruolo per 10 mesi. Proprio questo coinvolgimento dirigenziale nelle vicende bianconere, ne decreterà l’inibizione per 6 mesi (poi ridotta a 2) dopo il fallimento del club aquilotto del 2008. Tornato all’Inter, continua a dirigere il settore giovanile fino al 2010, quando affianca Marco Branca come manager sportivo. Nel febbraio 2014, con l’arrivo di Thohir e la fine del rapporto della società nerazzurra con Branca, diventa lui stesso direttore sportivo dell’Inter, gestendo alcune delle principali operazioni di mercato dei nerazzurri di questi ultimi anni, acquisendo notevole credito professionale, al punto da ricevere anche prestigiosi premi del settore.

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