Forever Aquile: Alberto Picco, colui da cui tutto è cominciato

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

L’ultima puntata di questa rubrica è dedicata a colui da cui tutto è cominciato. Non un calciatore famoso o un campione blasonato, ma più semplicemente il primo, in quasi tutto, nella storia dello Spezia. Di sicuro un eroe. Un nome, che, anche per chi non ne ha conosciuto le gesta da calciatore, resta indissolubilmente legato a quello dello Spezia, dato che a lui è dedicato lo Stadio della città. La puntata di oggi, l’ultima, è dedicata ad Alberto Picco.

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PRIMO IN TUTTO – Alberto Picco nasce a La Spezia il 14 luglio 1894 e, fin da subito, è un amante dello sport, praticando nuoto, canottaggio e ginnastica. Come tanti giovani del suo tempo, resta affascinato da quello sport emergente che è il calcio e si impegna per fare in modo che anche la sua città possa possedere una squadra di football, come viene definito il gioco in quel tempo. Non che La Spezia sia del tutto digiuna di calcio, qualcuno ha già provato ad organizzare qualcosa negli anni passati: nei primi anni del ‘900 nasce una piccola squadrata, la Minerva, che ha vita breve, soprattutto per i grossi problemi economici; nel 1906 lo svizzero Hermann Hurni, che poi andrà a Genova a giocare il primo campionato della storia nel Genoa, organizza la sezione Football della società polisportiva Sport Club Spezia, ma l’attività si limita ad amichevoli con formazioni di marinai delle navi che attraccano al porto di La Spezia; anche un’altra società polisportiva cittadina, la Pro Italia, il 22 febbraio 1907, fonda la sua sezione calcistica, ma nessuna squadra si iscrive alla FIGC e tutto si svolge sotto l’egida della Federazione Ginnastica; nel 1911, una formazione spezzina, la SES Spezia, partecipa ad un concorso (visto che tutto viene organizzato nell’ambito di competizioni di ginnastica) a Pistoia, con pessimi risultati. E qui subentra Alberto Picco e la sua voglia di portare il calcio vero nella sua città: il 20 novembre 1911 nasce ufficialmente lo Spezia Foot Ball Club, di cui lui figura come uno dei fondatori e, nell’organigramma societario, compare anche come consigliere e tesoriere. Il 20 gennaio 1912 si mette a referto la prima partita ufficiale del neonato club, un’amichevole con la più forte e blasonata Virtus Juventusque di Livorno. I giocatori scendono in campo con maglietta celeste e pantaloncini neri, mentre per i calzettoni, per cui non esiste una regola, ognuno si arrangia come crede. Picco è in campo e veste i gradi di Capitano. La partita, contro ogni pronostico, finisce 2-2 e il primo gol assoluto della storia del club lo segna proprio il diciottenne Picco, con un tiro al volo su assist di Vannelli. Poi qui i racconti si dividono: c’è chi riporta che anche il secondo gol fu suo, c’è chi lo attribuisce a Molaschi. Ma tant’è, la storia è fatta e Picco è ufficialmente nel mito. L’attività dello Spezia prosegue tra incontri amichevoli, fino a marzo del 1913, quando disputa il suo primo torneo ufficiale, un quadrangolare organizzato in città, con gare ad eliminazione diretta, con Pisa, Spes Livorno e Andrea Doria. Gli aquilotti perdono la semifinale con l’Andrea Doria per 3-1, ma si impongono nella finale per il terzo posto, per 1-0, con la Spes Livorno (il torneo lo vincerà l’Andrea Doria, battendo in finale il Pisa per 3-0). Picco, che gioca nel ruolo di halfback (centrocampista) destro, ma anche centrale e, all’occorrenza, centro-forward (attaccante), partecipa, quindi, attivamente ai primi anni di attività del nascente Spezia, mettendo la sua firma in tutte le tappe fondamentali di questi inizi. Lui, primo fondatore, primo marcatore, primo Capitano, mette insieme, tra il 1911 e il 1913, 13 presenze in tornei ufficiali, segnando 3 gol. Poi, conseguito il diploma di ragioniere, nel ’13, la sua carriera deve subire un brusco stop per la chiamata alle armi.

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Una formazione dell’epoca. Picco è contrassegnato dal numero 5

LA CADUTA IN GUERRA – Picco viene arruolato, come detto, nel 1913, nel Regio Esercito e nel novembre del 1914 è promosso a Sottotenente e assegnato all’84a Compagnia del Battaglione Alpino “Exilles”. A breve, però, scoppia la I Guerra Mondiale e il suo battaglione viene schierato a Montemaggiore, sulle Alpi Giulie. In appena 20 giorni di guerra Picco riceve due medaglie di bronzo, grazie alla conquista di importanti punti strategici. Nella notte tra il 15 e il 16 giugno 1915, è nell’avanguardia del gruppo di 130 alpini che, agli ordini del Capitano Albarello, deve conquistare la cima del Monte Nero, sulla riva sinistra del fiume Isonzo, sopra Caporetto. Nonostante le condizioni di visibilità quasi assente, per la mancanza della luna e la presenza di nebbia, che rendono necessario attaccare il nemico da distanza ravvicinata, l’azione violenta e repentina degli alpini coglie di sorpresa e scompagina il plotone del Regio Esercito Ungherese posto a difesa del presidio, così che, alle 3.15 del 16 giugno 1915, il Monte Nero è ufficialmente conquistato. Purtroppo, però, Picco, che una prima ferita al piede non era servita a fermare, viene colpito anche al ventre e questa ferita si rivela mortale, così che il 16 giugno 1915, sul Monte Nero, a soli 21 anni, Alberto Picco muore. Vittorio Emanuele III, motu proprio, gli conferisce la Medaglia d’argento al valor militare. Le sue spoglie vengono sepolte a Dresenza (che da allora prende il nome di Dresenza Picco), paese alpino oggi in territorio sloveno, ma, nel 1924, per volere del fratello, vengono trasferite al cimitero monumentale di Torino, città dove si è trasferita la madre. Ancora oggi Picco riposa lì, nel settore C7.

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Il Monte Nero

LO STADIO – Nel 1919 l’attività calcistica spezzina è fervente e sono ben 5 le società che svolgono attività sul territorio. Il primo campo ufficiale, quello di Piazza d’Armi, sembra ormai insufficiente, anche perché la mancanza di recinzioni preclude la partecipazione a regolari campionati e, quindi, si avverte la necessità di costruire un vero stadio. Il Genio Marina concede il terreno di Viale Fieschi e lì, così, può sorgere il primo impianto con tribune il legno coperte, in stile inglese, che viene, ovviamente, intitolato a colui da cui tutto ebbe inizio, Alberto Picco appunto. L’inaugurazione avviene alla seconda partita casalinga del Campionato di Promozione Ligure del 19/20, il 7 dicembre 1919, in occasione della quale lo Spezia travolge 8-0 l’S.C. Genova. Nel 1922 viene posta all’ingresso una lapide per ricordare i caduti in guerra del club ligure, come Picco appunto. Agli inizi degli anni ’30, invece, risale la costruzione dell’ingresso monumentale in pietra, che ancora oggi sopravvive, per inaugurare la quale viene giocata un’amichevole con la Juventus, che vede la vittoria dei torinesi per 4-2. La struttura dello stadio resta immutata fino al 1933, quando viene costruita la prima tribuna in cemento. A questo punto la struttura dello Stadio vede una tribuna in cemento, una gradinata scoperta posta di fronte e una pista di atletica che circonda il campo. Nel 1964 viene costruita la Curva Ferrovia, inizialmente a 1000 posti, poi ampliata a 3000 e nel 74/75 questa diviene la curva degli ultras. La pista d’atletica pian piano cade in disuso e viene ricoperta dall’erba. Nel 1986, in occasione della promozione in C1, viene costruita una curva in prefabbricato dalla parte opposta alla Ferrovia, chiamata Curva Piscina che, appena costruita, diviene il nuovo covo degli ultras aquilotti e tale resta fino ai primi anni ’90. Alla fine degli anni ’80 viene fatto un progetto di ristrutturazione dello Stadio che dovrebbe portare la capienza a 15000 posti, con gradinata e tribuna coperte e le due curve simmetriche e tondeggianti. Vengono realizzate solo la gradinata e la Curva Ferrovia, poi i fondi finiscono e il resto dello stadio resta immutato. La nuova imponenza della Curva Ferrovia, inaugurata nel 1993, porta lo zoccolo duro della tifoseria a trasferirsi nuovamente qui per tifare la propria squadra e, tuttora, è la sede deputata per gli ultras più fedeli. In questo modo la Curva Piscina dagli inizi del ’90 rimane inutilizzata e viene parzialmente smantellata, fino al 2000, quando, col ritorno della squadra in C1, la curva viene ricostruita in ferrotubi e assegnata alla tifoseria ospite. L’approdo in B nel 2006 rende necessari alcuni adeguamenti, dall’aumento della capienza della Curva Piscina a 2000 posti, al miglioramento dell’illuminazione, al posizionamento dei punti di ripresa delle telecamere dalla parte dei distinti, visto che in tribuna, dove c’è ancora il settore destinato ai giornalisti radiofonici e della carta stampata, ci sono ancora i pali di sostegno della copertura che limitano la visibilità. Nel 2007, con l’inasprimento delle misure di sicurezza anti violenza, arrivano i tornelli. Attualmente la capienza dell’impianto è di 10000 posti.

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L’ingresso monumentale del Picco

Per celebrare ulteriormente la memoria di Albero Picco dal 1966 c’è un monumento in suo onore eretto presso i giardini pubblici della città.

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