Coppa Italia: la favola dell’Alessandria continua, anche lo Spezia cade sotto i colpi dei grigi, che, con il 2-1, espugnano il Picco

LA SPEZIA – Stasera si scriveva una pagina di storia della Coppa Italia: nel quarto di finale con meno appeal della storia della competizione, si incontravano lo Spezia, una squadra di B, e l’Alessandria, una di Lega Pro. Comunque fosse andata, in semifinale, dove ad aspettare c’è il Milan, ci sarebbe stato uno stimolante inedito, uno di quei cadeau che, di solito, creano l’interesse di un torneo e possono stimolare l’attenzione anche in chi non è avvezzo a seguirlo. Spesso anche a livello internazionale. Da capire c’era solo quanto grande poteva essere la “dimensione” di questa novità. Nonostante questo, la cosa è sembrata stuzzicare il palato dei diretti interessati, o poco più: un quarto di finale al lunedì sera non si ricorda a memoria, i media si sono limitati a rapidi accenni alla partita, la Rai ha decretato che nessuna delle 3 reti principali fosse degna della trasmissione e la partita è andata su Rai Sport. E poco importa sapere che è il canale dedicato allo sport della Rai: le altre 3 occupano la programmazione di prima serata di uno dei primi 3 canali. Ma tant’è, la partita si gioca lo stesso.

LO SPEZIA SI ILLUDE – Quella che sarebbe una partita strana e inedita per la Coppa Italia, rappresenta la normalità per due squadre che si conoscono molto bene, e negli anni di C si sono sfidate più di una volta, anche con poste in palio molto alte. Forse, però, mai così alte. Stadio strapieno. Tanta tensione. Come si diceva, le due tifoserie, che sono divise da accesa, atavica, rivalità, sentono la portata storica, per la propria squadra, dell’evento a cui stanno assistendo e non vogliono far mancare il proprio apporto. Da Alessandria arrivano in 2000, il resto dello stadio, stipato, è bianconero. I grigi si sono concentrati talmente tanto sull’incontro, che venerdì hanno lasciato 3 punti sul campo, con un pesante 0-3, dopo 11 risultati utili consecutivi. Lo Spezia è uscito con uno 0-0 dal match col Bari, che sarebbe da ascrivere come risultato positivo, vista la classifica dei galletti e quella deficitaria dei liguri, se non si fossero visti preoccupanti limiti nella squadra di Di Carlo, soprattutto dal punto di vista realizzativo. I bianconeri partono forte e si rendono pericolosi, ma ben presto i piemontesi raddrizzano la barra e ristabiliscono l’equilibrio in campo. Equilibrio che viene rotto quando Celiak letteralmente strappa la maglietta di Valentini in area e Tagliavento fischia il calcio di rigore. Calaiò realizza il vantaggio e gli aquilotti pensano di avere la strada in discesa. In realtà l’Alessandria non si fa demoralizzare e torna ad affrontare a viso aperto i padroni di casa, ristabilendo un equilibrio che, con pochi sussulti e pochi veri pericoli per le due porte, si porta fino alla fine del primo tempo.

L’ALESSANDRIA DIVENTA PADRONE DEL MATCH – Nel secondo tempo i grigi scendono in campo subito con impeto, i liguri restano un po’ di più negli spogliatoi, tanto che nei primi 2′ si contano due grosse occasioni per gli ospiti. Lo Spezia si riprende dallo sgomento iniziale, ma, in realtà, comincia pian piano a cedere la partita ai grigi. Il centrocampo aquilotto, praticamente, diviene un reparto inesistente, completamente in balia degli uomini di Gregucci che, sulla mediana, fanno letteralmente quello che vogliono e giocano la propria partita, cominciando a costruire da lì la propria vittoria. Ciò che salva lo Spezia, almeno per buona parte della ripresa, è una buona compattezza difensiva, che rintuzza, con maggior o minore fatica, tutti i tentativi degli ospiti che si fanno man mano sempre più pressanti. Quando i bianconeri riescono, in qualche modo, ad uscire dal pantano del proprio centrocampo, scavalcandolo a piè pari, potrebbero anche anche rendersi pericolosi, riuscendo a tessere trame che la portano a penetrare in area e a giungere a tu per tu con i difensori avversari. A questo punto, però, cominciano gli altri problemi dello Spezia di questo periodo: sembra quasi che nessuno si voglia prendere la responsabilità del tiro, le azioni si fanno macchinose con una serie di passaggi in più, spesso inutili, che permettono ai difensori di schierarsi e di chiudere tutti gli spazi possibili, tanto che più di un’azione buona si chiude sulle caviglie dell’avversario di turno, le finalizzazioni sono banali, prevedibili e poco pericolose. Così l’occasione più grossa per il raddoppio che potrebbe chiudere la partita, arriva al 18′ e termina, ancora con un difetto di conclusione: Situm mette Calaiò solo dannanti a Vannucchi con un pallone che, in altro momento della sua carriera, l’arciere probabilmente avrebbe scaraventato dentro senza scampo per gli avversari, ma che stasera, invece, non riesce a far altro che sparare sul corpo del portiere. Fallita la più smaccata, per gli aquilotti fallire anche le altre occasioni è un “gioco da ragazzi”. Così, nel frattempo i grigi crescono sempre più e, attraversata come il burro l’inesistente mediana bianconera, a forza di spingere, al 38′ arriva il, meritato, pareggio dell’Alessandria, che, con Bocalon, entrato poco prima, sfrutta il primo errore grossolano della retroguardia aquilotta, procurandosi e proteggendo un pallone fino a metterlo alle spalle di Chichizola, fin lì molto positivo, anche con interventi determinanti.

I GRIGI SCRIVONO LA STORIA – Gli aquilotti sembrano avere un piccolo moto d’orgoglio subito dopo il gol, ma l’idiosincrasia a costruire un’azione manovrata degna di tal nome prosegue anche nei minuti successivi e lo Spezia, che già era caotico prima, non migliora di certo sotto pressione. E anche l’ingresso di Catellani non cambia le cose. Quando ormai i tifosi stanno imprecando per essere stati quasi certamente trascinati ad assistere ai supplementari, in pieno recupero arriva il gol che chiude l’incontro e scrive la storia di questa Coppa Italia: di testa, ancora Bocalon, fa 2-1. Dopo poco Tagliavento chiude le ostilità e dagli spalti piovono fischi e insulti per i giocatori bianconeri da parte dei propri tifosi, stanchi di assistere, da troppo tempo, ad uno spettacolo che non ritengono degno della maglia bianca e di cui questo match è stata l’apoteosi. Innegabile: una squadra in testa alla classifica di Lega Pro, nel calcio di oggi, può competere senza nessun problema con una squadra di mezza classifica di B. E anche di bassa classifica di A, come ha dimostrato proprio la Coppa Italia in questi stagione. Ma questo non è una consolazione per il tifoso aquilotto. Fosse stato davvero l’annunciata corazzata di inizio stagione, lo Spezia, probabilmente, avrebbe potuto avere gioco facile di una squadra di categoria inferiore, per quanto buona. Ma quella corazzata non esiste più. O, forse non è mai esistita, perché tolto il velo che nascondeva la situazione dopo le prime giornate, ora sembra essere rimasta una barca a remi. E pure con un remo solo. Rotto. Gli aquilotti, soprattutto dopo Roma, pensavano di essere in un sogno, ora devono svegliarsi, se non vogliono che quel sogno diventi un incubo. L’Alessandria, invece, continua la sua favola. Ora arriva il Diavolo, sui 180′. Ma nelle favole tutto può succedere.

SPEZIA-ALESSANDRIA 1-2

SPEZIA (4-4-2): Chichizola; De Col; Valentini; Terzi; Migliore; Ciurria (72′ Kvrzic); Pulzetti; Canadija (95′ Rossi); Situm; Calaiò; Nenè (75′ Catellani). A disp.: Sluga; Saloni; Dentello; Misic; Vigilai; Errasti; Juande; Postigo; Crocchianti. All.: Di Carlo.

ALESSANDRIA (4-3-3): Vannucchi; Celjak; Sosa; Sirri; Sperotto; Nicco; Loviso (70′ Bocalon); Branca; Marras; Marconi (86′ Vitofrancesco); Fischnaller (95′ Boniperti). A disp: Nordi; Mezavilla; Sabato; Picone; Terigi; Morero; Cittadino. All.: Gregucci.

ARBITRO: Tagliavento

MARCATORI: 20′ rig. Calaiò (S), 73′ e 92′ Bocalon (A)

NOTE: Serata limpida, ma fredda. Spettatori: quasi 10000. Ammonizioni: De Col, Ciurria, Pulzetti e Canadija per lo Spezia, Celjiak, Nicco e Marras per l’Alessandria. Recupero: 1′ pt, 7′ st

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *