A tutta B: il saliscendi d’alta classifica, la boccata d’ossigeno per Salerno e Ascoli, il colpo di Coda, il regalo di compleanno di Jankto, un Livorno senza Spine(lli) e il più classico dei gol dell’ex

PESCARA SU, NOVARA GIU’ – Classifica di B che non subisce variazioni per quello che riguarda la lotta al vertice, ma con importanti novità nelle squadre di rincalzo. I due battistrada proseguono la loro corsa senza scossoni, ma, soprattutto, senza mutare le proprie posizioni, acquisite una settimana fa: il Crotone esce alla grande dallo scontro diretto di Novara e resta primo con 51 punti, il Cagliari vince l’ennesima partita in casa, stavolta con la Ternana, e sale a 49. I movimenti più interessanti si hanno, invece, tra le inseguitrici. Il Pescara, travolgendo il Perugia a domicilio, ad esempio, prosegue la sua marcia trionfale, consolidando il terzo posto con i suoi 43 punti, grazie ai 4 che ora lo dividono dal quarto, il Bari, che, a sua volta, sembra aver reagito bene alla cura Camplone e, dopo il punto incamerato alla prima giornata, prosegue con i 3 della sfida col Vicenza. I 39 punti raggiunti, infatti, consentono ai galletti di sorpassare un Novara che sembra essere entrato in un periodo di crisi e, con la sconfitta interna col Crotone, non ha ancora portato a casa punti in questo inizio di girone di ritorno, restando fermo a 38 e scivolando al 5° posto, in perfetta coppia col Brescia, che ne segue il destino, facendosi travolgere dalla Salernitana nell’anticipo di venerdì. Chi non approfitta a pieno di questo doppio scivolone è l’Avellino, che fallisce l’ottava vittoria consecutiva, non andando oltre il pareggio a Modena e salendo a 35, così da restare a 3 punti dal quinto posto e, soprattutto, da vedere il ritorno del Cesena, che, con la vittoria nello scontro diretto sull’Entella, si scrolla di dosso il torpore di queste settimane e sale a 34, consolidando l’8° posto solitario, proprio ai danni dei chiavaresi, spinti giù dall’ultimo gradino play off, con i loro 31 punti. Resta fermo anche il Perugia, che, con la pesante sconfitta interna ad opera del Pescara, non sorpassa i liguri, non accorcia sulla zona play off, ma resta a 30 punti, raggiunto anche da un’altra squadra della stessa regione, ovvero lo Spezia, che torna a rifiatare dopo la sconfitta con l’Alessandria in Coppa Italia portando via 3 punti da Vercelli.

BOCCATA D’OSSIGENO A SALERNO ED ASCOLI – Poche soddisfazioni per quasi tutte le squadre in lotta per la salvezza, con l’esclusione di due compagini che con i propri risultati si rimettono in corsa per una classifica tranquilla. Ultimo è sempre il Como, che, con il pareggio di Livorno, sale a 18, mentre penultimo torna il Lanciano, a 21 punti, dopo la sconfitta nello scontro diretto di Ascoli che stoppa bruscamente la rincorsa cominciata dai rossoneri nelle ultime settimane. Chi, invece, approfitta a pieno del turno è la Salernitana, che, con la bella vittoria sul Brescia, abbandona il penultimo posto e, salendo a 24 punti, si riporta ad una sola lunghezza dalla zona play out, occupata attualmente dalla coppia a 23, ovvero la Pro Vercelli, sconfitta in casa dallo Spezia, e il Livorno, che non va oltre il pareggio, come detto, nel match interno col Como, risultato che costa la panchina Mutti a favore del ritorno di Panucci e porta, addirittura, alle dimissioni di Spinelli. L’altra squadra che fa fruttare a pieno il turno è l’Ascoli, che, vincendo lo scontro diretto col Lanciano, sale a 26 e balza nuovamente fuori dalla zona calda, come successo alla fine dell’andata.

COLPO DI CODA – Poche le novità in testa alla classifica cannonieri. Capocannoniere è sempre Lapadula, che, però, consolida la sua posizione segnando il secondo dei 4 gol rifilati al Perugia, così da salire a quota 12. La prima novità significativa è l’aggancio al secondo posto, a quota 10, di Raicevic, che, segnando l’inutile gol del Vicenza nella sconfitta di Bari, aggancia Budimir e Caputo, a secco questa settimana, con il giocatore dell’Entella che ha anche fallito un rigore. Sul terzo gradino, a 9, invece, restano fermi Vantaggiato e Geijo. Un po’ di movimento appena un gol sotto, a 8, dove Farias, Caracciolo e Piccolo, a secco per diversi motivi, oltre a Trotta che, ovviamente, essendo salito in A, non potrà rimpinguare il proprio bottino, si vedono raggiungere da Ricci, autore del gol vittoria del Crotone a Novara, e Caprari (foto di copertina), che chiude la partita di Perugia segnando il quarto gol degli abruzzesi. La vetrina della giornata è dedicata ad un attaccante, realizzatore di un gol molto importante, soprattutto per la sua squadra, al culmine di una partita di cui è stato uno degli assoluti protagonisti, contribuendo ad un risultato significativo per la classifica, ovvero Massimo Coda della Salernitana. Coda è un giocatore nato a Cava de’ Tirreni il 10 novembre 1988 e cresciuto calcisticamente nella squadra della sua città, la Cavese, con cui esordisce in C2 nella stagione 04/05, a 16 anni. Mette insieme due presenze, prima di passare, la stagione successiva, al Bellinzona, in Svizzera, con cui gioca 21 partite. Una stagione in prestito al Cisco Roma, nuovamente in C2, con cui segna i primi gol da professionista, quindi viene acquistato dal Treviso, in B, dove, però, resta fino a gennaio 2008, senza mai scendere in campo, prima di passare al Crotone, in prestito, dove chiude la stagione con solo altre 2 presenze. A dare maggior continuità alla sua carriera arriva la Cremonese, che lo preleva nel 2008 e lo tiene per 3 stagioni, in cui segna 24 gol in 81 partite. A questo punto arriva l’interessamento anche della A, con il Bologna che lo preleva nel 2011, senza però farlo esordire in massima serie, ma cedendolo, in prestito, al Siracusa a gennaio 2012 (15 presenze 2 gol) e, poi, la stagione successiva, al San Marino, sempre il Lega Pro, dove eguaglia il proprio record personale di gol stagionali, 10, come la seconda stagione a Cremona. Nel 2013 passa a parametro zero al Parma, ma, ancora una volta, non esordisce in A, ma viene mandato in prestito in Slovenia, al Gorica, dove migliora il proprio bottino personale, segnando 18 gol, viene eletto miglior giocatore della stagione e vince la Coppa di Slovenia. A questo punto il Parma lo riporta in Italia e lo aggrega alla propria rosa, così che, finalmente, può esordire in massima serie. Ci si mette, però, la sfortuna, perché a novembre si infortuna in modo piuttosto serio e deve saltare diversi mesi, così che, chiude la stagione con 18 presenze e 2 soli gol segnati. Svincolato dopo il fallimento del Parma, a giugno firma un contratto con la Salernitana. Finora andamento altalenante, in linea con la sua squadra: praticamente sempre presente, fino a venerdì aveva segnato solo 4 gol. Al 55′ dell’anticipo con il Brescia, con la sua squadra già in vantaggio per 1-0 per l’autogol di Coly, ha impreziosito una prestazione fin lì ottima, con il gol del 2-0 (in contropiede ha ricevuto un lungo lancio dalla destra, l’ha messa a terra di petto, entrando dall’angolo sinistro ed ha trafitto il portiere con un preciso diagonale) che ha dato un segno preciso alla partita, orientandola in modo netto verso i padroni di casa, che 7′ dopo, l’hanno chiusa con Franco, portando a casa 3 punti fondamentali, che, conquistati, tra l’altro, con una delle squadre più in forma del campionato, in lotta nei piani lati, hanno restituito tanto morale, hanno stretto qualche vite alla traballante panchina di Torrente e, soprattutto, hanno avvicinato nuovamente la zona salvezza.

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LA SALVEZZA PASSA DAI GIOVANI – Nulla di socialmente rilevante, ma solo una considerazione figlia di un trend che, in queste ultime due giornate, ha affidato ai piedi (in certi casi alla testa) di giovani giocatori la risoluzione di partite con forti riscontri in chiave salvezza. La scorsa settimana si era parlato di Ganz e Di Francesco, che con i loro gol in fotocopia avevano portato 3 punti importanti, rispettivamente, a Como e Lanciano. Nessun figlio d’arte stavolta, ma gol altrettanto importante quello realizzato da Jakub Jankto dell’Ascoli. Jankto è un centrale di centrocampo, nato il 19 gennaio 1996 (quindi fresco ventenne) in Repubblica Ceca. Cominciata la carriera calcistica nelle giovanili dello Slavia Praga, a luglio 2014 viene prelevato dall’Udinese, che lo aggrega alla propria Primavera. Durante il mercato estivo di questa stagione viene mandato a farsi le ossa in prestito, ad Ascoli, che lo preleva durante il prolungamento di mercato che gli viene concesso dopo il ripescaggio in B. Buona la fiducia nei suoi confronti da parte dei tecnici che si sono alternati sulla panchina bianconera, che lo hanno schierato, fin qui, 17 volte. Un gol, per lui, fino a sabato, poi, al 63′ dello scontro diretto col Lanciano, si è fatto un regalo di compleanno realizzando il suo secondo, peraltro di pregevolissima fattura: ricevuta palla a centrocampo, ha cominciato un’azione personale che l’ha portato fino al limite dell’area, da dove ha scagliato un preciso diagonale su cui il portiere non ha potuto fare nulla. Il suo, a fine partita, è risultato il gol vittoria che ha consegnato all’Ascoli 3 punti fondamentali, che hanno portato i marchigiani direttamente fuori dalla zona calda della classifica.

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IL PIU’ CLASSICO DEI GOL DELL’EX – Neanche il tempo ci cambiare maglia che, subito, Martino Borghese si è calato a pieno nella realtà della nuova maglia e si è asservito alla nuova causa. Neppure una settimana fa il difensore era un giocatore del Como, impegnato con i compagni a risollevare una classifica altamente deficitaria. Al centro di diverse trattative durante il mercato di riparazione, alla fine, un po’ a sorpresa, nel corso di questa settimana ha trovato rapidamente l’accordo con l’ultimo arrivato, il Livorno, che ha convinto il giocatore ad abbracciare la sua causa, quella di riportare i labronici fuori dalla zona calda, dove sono lentamente scivolati dopo la cacciata di Panucci. Giocatore sanguigno, ma, soprattutto, professionista serio, che si mette a pieno servizio della squadra in cui milita, si è trovato subito a dover affrontare il recentissimo passato, dovendo giocare proprio contro il Como. E il buon Martino non si è limitato ad impegnarsi per i suoi nuovi colori, ma ha pure realizzato una rete, il più classico gol dell’ex, a suo modo, con un colpo di testa su angolo dalla sinistra. Con tanto, però, di esultanza annessa, rabbiosa e con le mani sulle orecchie, in barba ad una delle più comuni usanze tra i calciatori. Intervistato a fine partita sull’accaduto, il difensore amaranto ha precisato che nel calcio non esistono sentimenti e che ora lui è un giocatore del Livorno e pensa solo a quello, facendo anche accenno ad un lutto in famiglia nel mese di ottobre che, con riferimento, evidentemente, alla precedente società, a suo modo di vedere, non sarebbe interessata a nessuno.

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NON C’E’ ROSA SENZA SPINE…LLI – E proprio la partita di Livorno è stata quella che ha fatto maggiormente discutere nella giornata appena trascorsa, generando un piccolo terremoto. A fine partita, infatti, un imbufalito Presidente Spinelli ha annunciato alla stampa la sua volontà di  mollare tutto. Il motivo di tanta rabbia, o, meglio, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, a detta del vulcanico dirigente, è stato l’episodio del gol del vantaggio dei lariani, segnato in evidente, come poi mostreranno le immagini, posizione di fuorigioco. Secondo Spinelli, alla base della sue irrevocabile decisione, non ci sarebbero colpe attribuibili alla squadra, né all’allenatore, ma solo all’ennesima ingiustizia subita in un campionato, a suo dire, costellato di errori a sfavore dei toscani. Certo, è inequivocabile, però che l’andamento della stagione non può non aver influito sulle scelte del presidente, viste le aspirazioni di inizio campionato, avvalorate anche da una partenza sprint, alla luce di una rosa che avrebbe dovuto competere per la promozione e che, ora, invece, si trova a lottare per salvarsi. A confermare questo, basti l’ultima decisione presa da Presidente che è stata quella, in aperto contrasto con la dichiarazione precedente, di esonerare Mutti e richiamare in panchina Panucci. Dopo 17 anni, quindi, Spinelli lascia la guida della società amaranto, affidata, al momento, al direttore generale Armenia, anni in cui ha portato i toscani dalla C1, dove ha preso la società, alla A, collocandola in un limbo tra le due Serie, la B e la A, dove ormai i labronici si sono insediati stabilmente, conquistando altre due promozioni in massima serie, per un totale di 6 stagioni in A (con il miglior piazzamento un sesto posto dopo le rivoluzioni di Calciopoli nel 2006), oltre ad una qualificazione alla Coppa Uefa, avventura conclusasi ai sedicesimi. Al momento la storia a Livorno di Spinelli sembra chiudersi qui, ma da un personaggio come lui è impossibile non aspettarsi qualsiasi evoluzione ulteriore della telenovela.

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