A tutta B: la fuga in testa e la Caporetto in coda, i successi rossi e Bianchi, il sogno da bambino realizzato, il poco profetico allenatore, la rivincita di Panucci e le strane leggi dell’ex

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CONTROSORPASSO E FUGA A TRE – Innegabile che l’ultimo turno disputato abbia dispensato emozioni e novità anche per quello che riguarda la parte più alta della classifica. Innanzi tutto c’è una nuova capolista, visto che il Cagliari, con la non scontata vittoria ad Avellino in anticipo, sale a 52 punti e sorpassa di un punto la ex battistrada Crotone che, invece, perdendo il suo match casalingo, cosa che, tra l’altro, non accadeva da più di un anno, in cui lo Scida era diventato un fortino inespugnabile, contro il Perugia, resta fermo a 51 e scivola al secondo posto. Sempre consistente, comunque, il vantaggio sul terzo posto, dove si staglia, solitario, con 46 punti, un Pescara che mette una consistente ipoteca sul terzo posto, visto che, con la fondamentale vittoria nello scontro diretto col Bari, sale a 46 e stacca di 7 punti proprio i galletti, che, comunque, mantengono il quarto posto. Questo succede grazie al fatto che, confermando un periodo di forma negativo, nessuna delle due dirette inseguitrici approfitta del passo falso e resta bloccata a 38 punti, un punto dietro i pugliesi: il Novara inanella l’ennesima sconfitta consecutiva, stavolta a Chiavari, mentre il Brescia, dopo aver rivitalizzato la Salernitana la scorsa settimana, stavolta restituisce importante ossigeno al Livorno, cedendo le armi nel match al Rigamonti. Tutti questi risultati permettono al Cesena di rifarsi sotto, visto che, con la vittoria casalinga, netta, sull’Ascoli, i romagnoli si portano a 37 punti, ad uno solo dalla coppia suddetta e a 2 dal quarto posto. All’ottavo posto scivola l’Avellino, che, dopo il filotto di vittorie, completa la frenata, mettendo in coda al pareggio della scorsa settimana, la sconfitta in questa, contro il Cagliari, così da restare a 35 e cedere il passo ai bianconeri. Ora ad un solo punto, si riavvicina anche l’Entella, vittorioso sul Novara, e appena 2 sotto, a 33, la coppia formata da Spezia e Perugia, vittoriose, rispettivamente, sulla Salernitana e sul Crotone. A tiro anche il Trapani, che, con il successo, netto, a Lanciano, sale a 32.

CAPORETTO IN CODA – Turno decisamente sfavorevole, quello appena giocato, per praticamente tutte le squadre impegnate nella lotta salvezza. Ultimo è sempre il Como, che, però, prosegue la sua via dei piccoli passi, pareggiando con il Vicenza, così da salire a 19 e vedere il penultimo posto a soli 2 punti. A 21, infatti, resta fermo il Lanciano che perde in casa con il Trapani. E da qui in su c’è quasi una cristallizzazione della classifica, visto che terzultima resta la Salernitana, che non riesce a dare continuità all’exploit col Brescia, e perde, in posticipo, a La Spezia, restando a 23, un punto sopra si ferma la Pro Vercelli, sconfitta a Latina, mentre a 25 c’è il Modena, sconfitto a Terni. Torna giù anche l’Ascoli, che è appena un punto sopra la zona play out, a 26, dopo la sconfitta di Cesena. L’unico ad approfittare a pieno, davvero, del turno, è, perciò, il Livorno, che, con la vittoria di Brescia, salta a 27, facendo un bel balzo in avanti, abbandonando la zona calda e avvicinandosi anche al Vicenza che, con il pareggio di Como, raggiunge quota 28.

SUCCESSI ROSSI E…BIANCHI – Importanti novità per quello che riguarda la classifica cannonieri, anche senza particolari rivoluzioni. La prima è che il capocannoniere sta provando la fuga, visto che, con la doppietta rifilata al Bari, a cui ha segnato il primo e il terzo gol, ora il bottino di Lapadula sale a 14, così da mettere 4 reti tra sé e gli inseguitori, che, nel frattempo, si sono assembrati in un gruppone a 10 gol. A Budimir, Caputo e Raicevic, infatti, che occupavano la piazza anche la scorsa settimana e che, in questo turno, sono rimasti a secco, si sono aggiunti Geijo, che ha segnato l’unico gol del Brescia contro il Livorno, e Vantaggiato, che ha aperto le marcature per i labronici nella stessa partita. Sul terzo gradino, in solitario, a 9 gol, sale Caprari che, invece, segna il secondo dei gol del Pescara al Bari, confermando che gli sforzi per trattenerlo in sede di mercato non sono stati vani. Anche il gruppo a 8 aumenta di dimensioni, perché se è vero che lo lascia Caprari, sono ben due i nuovi entrati, ovvero Mokulu, che segna il gol dell’Avellino contro il Cagliari, e Ganz (foto di copertina), che realizza la rete del pareggio del Como contro il Vicenza, i quali raggiungono Farias, Trotta, Caracciolo, Ricci e Piccolo, tutti a secco per diversi motivi.  In questa giornata, però, è d’obbligo celebrare il ritorno al gol, in Italia, di un bomber vero, uno di quelli da doppia cifra stagionale, un po’ latitante nei tabellini negli ultimi anni, vuoi per stagioni sbagliate, vuoi per mancati ambientamenti, vuoi per…la sua assenza fisica dal patrio territorio. Bianchi nasce a Lovere, nel bergamasco, il 15 febbraio 1983 e qui comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio, entrando in uno dei migliori settori giovanili d’Italia, quello dell’Atalanta. Entra nel giro della prima squadra nel 2000, stagione in cui esordisce in Serie A, mettendo a referto un’unica presenza, contro la Juve. Poco di più nella stagione successiva (3 partite), mentre nella 02/03 trova una maggior costanza di utilizzo, entrando in campo per 16 volte, pur senza segnare. L’Atalanta retrocede in B e in serie cadetta torna a non trovare spazio in nerazzurro, tanto che, a gennaio, passa al Cagliari, in B, con cui segna i suoi primi 2 gol tra i professionisti, contribendo alla promizone in A dei sardi. Nella stagione successiva arrivano anche i primi due gol in massima serie, sempre con la maglia rossoblu. A giugno 2005 passa alla Reggina, sempre in A, ma la prima stagione mette assieme solo 9 presenze ed 1 gol perchè si infortuna gravemente. Decisamente meglio quella successiva, in cui il campionato italiano conosce il vero Rolando Bianchi: 18 gol in 37 partite, tanto che, con Amoruso forma il miglior duo d’attacco della massima serie (35 gol), contribuendo in modo importante alla salvezza dei calabresi, partiti con 11 punti di penalizzazione dopo Calciopoli. Non solo l’Italia si accorge di lui, visto che, nella stagione 06/07 passa al Manchester City di Eriksson. L’avventura parte col botto, visto che segna subito nella partita d’esordio,ma ben presto le cose cambiano e gli inglesi si stancano di lui, che, in tutto, mette assieme appena 6 gol, non ripagando il grosso investimento fatto dai Citizens. Così a gennaio lascia la Terra d’Albione e torna in Italia, alla Lazio, in prestito con diritto di riscatto. Non memorabile neppure la parentesi capitolina, con appena 4 gol segnati, così che a fine stagione i biancocelesti non lo riscattano e lui torna al City. A questo punto arriva il Torino, l’esperienza principale dell’attaccante bergamasco: 5 stagioni tra A e B, 77 gol segnati, entrando nella Top 10 dei marcatori del Club ed anche la fascia di Capitano indossata per 3 stagioni. Lascia i granata nel 2013, legandosi al Bologna, ma disputa una stagione non esattamente da ricordare, con 3 gol segnati e una retrocessione a fine stagione. La stagione successiva torna a vestire la maglia dell’Atalanta, ma, anche qui, le cose non vanno nel migliore dei modi, tanto che termina la stagione con 21 presenze e nessun gol segnato in campionato, cosa che, peraltro, caratterizza la sua intera esperienza con la maglia nerazzurra. Comincia la stagione corrente nelle file del Maiorca, nella seconda divisione spagnola. Qui realizza 2 gol in 16 partiute, quindi, nel mercato invernale, entra nel mirino di diverse società della serie cadetta che vogliono rinforzare il proprio parco attaccanti. A spuntarla è il Perugia che lo riporta in Italia. Alla seconda presenza in maglia biancorossa, nel non semplice match esterno contro la capolista Crotone, mette la sua prima firma: al 52′, con i padroni di casa in vantaggio, si fa trovare in posizione ottimale sulla sponda di testa di Del Prete e con un piatto preciso insacca il gol del momentaneo pareggio. In questo modo ha contribuito alla vittoria della sua squadra, significativa sotto diversi aspetti: ha restituito morale agli umbri dopo la batosta interna col Pescara, regalando l’affermazione in una partita difficilissima, che ha permesso aglli uomini di Bisoli di tornare in corsa per la zona play off, dopo i passi falsi delle prime giornate di ritorno, ha violato l’imbattibilità interna del Crotone, contribuendo anche al nuovo ribaltone in testa alla classifica.

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C’E’ CHI E’ PROFETA IN PATRIA… – Passano le giornate, ma, fortunatamente, la moda del gol giovane non passa mai. Stavolta la celebrazione è per un giocatore che in una sola domenica ha realizzato il sogno di ogni ragazzino, indipendentemente dalle aspirazioni di successo con maglie importanti e in grandi competizioni, ovvero giocare e diventare protagonista con la maglia della squadra della propria città. Luca Vignali è un centrocampista destro, nato a La Spezia l’11 gennaio 1996, vent’anni freschi freschi. E’ un giocatore della formazione Primavera dello Spezia, in cui milita da tre stagioni, e di cui è stato uno dei protagonisti, segnando anche 5 gol, nello scorso torneo in cui le giovani aquile arrivarono alla final eight del campionato di categoria, fermandosi solo di fronte alla Roma. Da quest’anno è entrato nel giro della prima squadra su espresso consiglio del suo allenatore, Fabio Gallo, che stravede per lui, nonostante questo abbia voluto dire poterlo schierare meno nella giovanile (9 presenze quest’anno, condite, comunque, con 2 gol). Fin qui tanta panchina e neppure uno spicciolo di gioco, spesso sopravanzato da giocatori schierati più per scommessa che per reali meriti, come poi confermerà il mercato di gennaio. Lo Spezia è una squadra difficile per i giovani: il sodalizio ligure, storicamente, è piuttosto restio ad affidarsi con fiducia a giovani, men che meno quelli provenienti dal proprio vivaio, che, talvolta, sono mandati a rinforzare altre squadre, senza neppure averne sfruttato le potenzialità (il caso di Sadiq è lampante). Eppure lunedì sera Mimmo Di Carlo, che è uno attento al lavoro svolto dai giocatori in settimana, nonostante il momento delicato della squadra, bisognosa di punti e di morale, e nonostante gli acquisti fatti proprio in quel settore di campo, sorprende tutti e lo schiera titolare. Tifosi divisi tra la gioia di vedere uno spezzino in campo con lo Spezia e la diffidenza per la responsabilità affidatagli. Vignali scende in campo e, lui che, sicuramente, sente il peso di quella maglia sulle spalle più di chiunque altro, ma che, soprattutto, più di chiunque altro la vuole onorare, mette da parte l’emozione e gioca una partita da veterano, attento, preciso, propositivo. Uno dei migliori in campo, in senso assoluto. Poi strafà e ci mette sopra pure il carico: al 67’ con la sua squadra sotto di un gol, quando il morale di un team, che in questa stagione troppe volte è crollata dopo essere andata in svantaggio alla prima occasione concessa, è pericolosamente in bilico, si prende la responsabilità sulle spalle e segna il gol del pareggio, facendosi trovare pronto a deviare in gol la sponda dalla linea di fondo di Piccolo. E poco importa che, nonostante lo specchio completamente vuoto, la debba toccare due volte, dopo la svirgolata al primo che fa temere l’errore pacchiano. Il sogno di un bambino è realizzato. Notte più magica, per cominciare la propria carriera tra i professionisti, il buon Luca non la poteva immaginare.

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…E CHI NO – C’è qualcuno che, invece, in patria non riesco proprio ad essere buon profeta, soprattutto dopo che ha appeso le scarpette al chiodo, ovvero Camplone, da poco tecnico del Bari.  Pescarese di nascita, ha brillato con i colori biancazzurri solo da calciatore, con cui è approdato anche in serie A, ma, dopo aver appeso le scarpette al chiodo, la propria città natale ha riservato a al tecnico solo amarezze. Basti pensare che nel 2007 fu scelto proprio per guidare gli abruzzesi, ma, per incomprensioni con la dirigenza, ma anche per l’insistenza di una parte dei tifosi, fu costretto alle dimissioni ancor prima dell’inizio del campionato. A Pescara c’è tornato da avversario la scorsa stagione, alla guida del Perugia, alla terzultima giornata di campionato, non andando oltre un 2-2, che, comunque, ha permesso agli umbri di approdare ai play off, dove verrano, però, eliminati proprio dagli abruzzesi nel turno preliminare, giocato a Perugia. Nell’ultimo turno di questo campionato, il tecnico è tornato nella sua città natale, stavolta alla guida del Bari, squadra ereditata da Nicola ad inizio girone di ritorno, conquistando 4 punti in due partite che avevano contribuito alla risalita in classifica fino al quarto posto. Ma, stavolta più che mai, non c’è stata storia, un 3-1 secco che ha stoppato la corsa dei pugliesi ai piani alti, spedendoli a 7 punti dal 3° posto. Una cosa è certa: Camplone resta un padre esemplare, visto che, difficilmente, dà delusioni alla figlia, che assiste regolarmente alle partite del Pescara in mezzo ai tifosi della curva..

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A VOLTE RITORNANO – Giornata che ha rappresentato anche il nuovo esordio di un allenatore che conosciamo bene, ritornato in panchina dopo l’allontanamento di chi l’aveva sostituito. Allenare a casa Spinelli, dovunque essa sia stata, si sa, non è per nulla facile. Lo sanno bene le decine di allenatori macinate sotto il focoso schiacciasassi genovese. Appena le cose si allontanano da quelle che sono le aspettative del Patron, l’esonero è dietro l’angolo. E non servono classifiche devastanti a causare questo. Ne è consapevole Panucci, che il 25 novembre, il giorno dopo la sconfitta interna con il Bari, con la squadra settima in classifica, viene esonerato. E’ vero, quella del Livorno era una chiara fase involutiva: partito con un filotto di vittorie consecutive era schizzato in testa solitario e si era creato un bottino di punti che aveva permesso di mantenere una buona calssifica anche nelle fasi successive, in cui i risultati avevano cominciato a venire con minor continuità, determinando una lenta discesa nella zona play off. Pur sempre, però, di zona play off si trattava, così che le rassicurazioni sulla solidità del posto dell’allenatore date dal patron amaranto suonavano come sincere. Poi, però, in puro stile Spinelli, al momento dell’enesima sconfitta, è arrivato il repentino cambio di direzione con l’esonero dell’ex giocatore di Milan e Genoa. La mossa si è rivoltata contro lo stesso autore, visto che Bortolo Mutti, chiamato a sostituirlo, non solo non ha saputo dare una sferzata alla squadra, ma, anzi, l’ha infilata in un cunicolo ancora più scuro, al punto che il lento scivolare è proseguito in modo inarrestabile, al punto da portare i labronici in piena zona play out. Dopo il pareggio di Como, con tutti i suoi strascichi polemici, ingigantiti dalle dimissioni dello stesso Spinelli, è arrivato il nuovo esonero per Mutti e la nuova chiamata per Panucci. E peggior esordio non poteva aspettare l’ex vice di Capello, con l’ambiente in fermento e di fronte, in trasferta, una delle squadre più in forma del campionato, reduce peraltro da una brutta sconfitta da voler dimenticare. Ma, stavolta, se lo scopo era quello di dare una scossa alla squadra, il risultato è stato raggiunto in pieno, con il 3-1 esterno che ha permesso agli amaranto di lasciare la zona calda e a Panucci di prendersi la miglior rivincita che potesse immaginare…

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MA NON DOVEVAMO VEDERCI PIU’? – Il mercato di questo inverno ha regalato un alto numero di incroci particolari , poi c’ha pensato, in alcuni casi, la più antica delle leggi del calcio a subentrare. Infatti in ben 4 casi le vie del mercato hanno fatto sì che la trattativa per una cessione si chiudesse proprio a ridosso del match tra le due squadre coinvolte, così che il giocatore si trovasse ad esordire (o quasi) con la nuova maglia proprio contro la sua ex squadra. Ha cominciato Zito, che è passato dall’Avellino alla Salernitana proprio a ridosso del derby campano. Partito titolare, è uscito a metà del secondo tempo, e, a fine partita, ha dovuto assistere ai festeggiamenti dei suoi ex compagni per l’importante vittoria. Poi è stata la volta di Ebagua, passato dal Como al Vicenza. Lui ha provato a fare il doppio scherzo da ex: prima ha esordito con la squadra in cui ha finito la scorsa stagione, il Bari, partita in cui, subentrato, ha rimediato un’esplulsione, la cui conseguente squalifica gli ha impedito di giocare contro il Como sabato, assistendo al pareggio dalla tribuna. Poi è stata la volta di quelli che hanno pure bagnato l’esordio nel migliore dei modi, rispettando la legge sul gol dell’ex. Il primo è stato Borghese, che, appena passato dal Como al Livorno, la scorsa settimana ha segnato di testa, a suo modo, il gol del pareggio della sua nuova squadra contro i lariani, condendo la cosa con una polemica esultanza. Ultimo in ordine di tempo è stato Sciaudone, passato in settimana dalla Salernitana allo Spezia: durante il posticipo di lunedì tra gli aquilotti e i campani, subentrato a metà secondo tempo, ha segnato il gol del definitivo 3-1 con cui i bianconeri hanno messo il risultato al sicuro, sfiorando pure la doppietta nei secondi finali.

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