A tutta B: i giochi di piede e di mano, il gol Verde, il gusto della vendetta, il Primo di nome e di fatto, il ritorno non memorabile e la formidabile coppia del gol

Budimir

I PLAY OFF RESISTONO – Una delle curiosità più forti relative alla 25^ giornata era quella relativa alla “giocabilità” dei play off, ovvero se il Pescara, 3°, approfittando del passo falso del Bari, sarebbe riuscito a mettere 10 punti tra sé e la quarta, quota minima per annullare la disputa degli spareggi e promuovere direttamente la terza. Ovviamente il cammino è ancora lungo, ma una situazione di questo tipo avrebbe dato un messaggio preciso al campionato. E, invece, nonostante il passo falso del Bari ci sia stato davvero, una concomitanza di altri risultati ha addirittura ridotto il gap tra terza e quarta, mettendo, per il momento, in salvo i play off. Tutto secondo la norma là davanti: il Cagliari vince in casa, da copione, con l’Entella e resta primo a 55 punti, il Crotone, in anticipo, vince il suddetto scontro d’alta classifica col Bari e resta secondo a 54. Invece il Pescara, che di questa sconfitta avrebbe dovuto approfittare, non solo l’ha fatto relativamente, ma, con il pareggio in trasferta a Salerno, ha visto ulteriormente allontanarsi le due squadre in testa, ora a 7 punti, ed ha visto, invece, avvicinarsi la quarta in classifica, ora a 6 punti. Infatti, l’unica squadra di quelle “alla finestra”, quelle, cioè, che avevano un interesse diretto al risultato dei pugliesi, ad approfittare davvero del risultato dei galletti è stato il Novara, che, travolgendo l’Avellino, ha fatto nuovamente pace col campionato, dopo la lunga serie di sconfitte consecutive, salendo a 41 e scavalcando proprio gli uomini di Camplone, rimasti a 39. Le altre squadre, invece, che avrebbero potuto sopravanzare i biancorossi, spingendoli addirittura al 7° posto, hanno tirato il freno a mano: il Cesena ha chiuso a reti bianche il derby emiliano-romagnolo e si è solo avvicinato, salendo a 38, mentre peggio ha fatto il Brescia, che il suo match a Vercelli l’ha proprio perso, restando fermo e vedendosi appaiare proprio dai bianconeri. Neppure l’Avellino ha vissuto una bella giornata, visto che la sconfitta di Novara, fermandolo a 35 punti, ha aumentato il gap da chi lo sopravanzava, ora a 3 punti. Gli irpini possono comunque ringraziare i risultati di giornata, che hanno permesso loro di mantenere almeno l’ottavo posto, visto che gli inseguitori, ora un gruppetto di 3 formato da Entella, sconfitto a Cagliari, Perugia e Spezia, che si sono mossi in blocco, pareggiando lo scontro diretto, sono rimasti un punto sotto, a 34. E neppure il Trapani, che i biancoverdi li poteva agganciare, ne ha approfittato, non andando oltre il pareggio casalingo con il Como.

SEGNI DI VITA IN CODA – Tutte a punti le ultime della classe, con diversi risvolti, però, per le rispettive classifiche personali. Il Como è sempre ultimo, ma prosegue i suoi passettini, pareggiando a Trapani e salendo a 20. Sfortuna per i lariani vuole, però, che stavolta questo non significhi un avvicinamento a chi la sopravanza, ma, anzi, un allontanamento. Infatti il Lanciano saluta al meglio il nuovo allenatore vincendo in trasferta la gara di Vicenza e balzando a 24 punti, alla pari con la Salernitana che, dal canto suo, bagna in modo altrettanto positivo l’esordio del nuovo allenatore, pareggiando in casa la non semplice partita contro il, fin qui, scatenato Pescara. Un punto anche per il Modena, che pareggia con il Cesena, salendo a 26, e l’Ascoli, che impatta, in casa, col Latina, raggiungendo quota 27, dove viene raggiunto dalla Pro Vercelli, che, dopo la lunga sequenza di sconfitte, ritrova la via della vittoria contro il Brescia, facendo un bel salto in avanti. Chi torna a vedere i fantasmi, invece, è il Vicenza, che, con la sconfitta interna col Lanciano, resta a 28 e vede la zona play out avvicinarsi ad un solo punto.

CON I PIEDI, CON LE MANI – Come in una gara ciclistica: il battistrada prova a impostare la fuga, ma dal gruppo si stacca un inseguitore che si butta a dargli la caccia. L’immagine calza a pennello per descrivere quanto successo in questo week end nella classifica marcatori. Lapadula è sempre più primo, aumentando il suo bottino di un’altra unità, per un totale di 15, grazie al gol del momentaneo 1-1 del Pescara a Salerno. Al suo inseguimento, però, si getta, in solitario, Budimir (foto di copertina), che, con il gol del definitivo 3-2 del Crotone a Bari, sale a quota 11 e stacca il gruppetto dei giocatori a 10, formato da Raicevic, Vantaggiato, Caputo e Geijo, tutti a secco. Si infoltisce, invece, il gruppo dei marcatori a 9 reti, visto che Caprari, solitario la scorsa settimana, ma a secco in questa, si vede raggiungere da Ganz, che segna il gol del momentaneo 2-1 del Como a Trapani, Farias, che realizza il gol vittoria del Cagliari con l’Entella, ed Evacuo, che mette a segno una doppietta nel poker del Novara all’Avellino, permettendosi anche di sbagliare un rigore. La vetrina di oggi, però, è dedicata ad un bomber di razza che è stato uno dei protagonisti di giornata, non solo per quello che ha fatto con i piedi, segnando un gol in quel momento molto importante, ma anche con le mani, quando, a fine partita ha indossato i guanti da portiere, rischiando di entrare negli annali del calcio. Riccardo Maniero, chiamato da molti Pippo per l’omonimia con il Maniero protagonista in A e B qualche anno fa, che, però, effettivamente, si chiamava Filippo, nasce a Napoli il 26 novembre 1987, ma comincia la formazione calcistica nelle giovanili della Juve, con cui vince un Campionato Primavera e un Viareggio. Arriva anche nel giro della prima squadra, senza mai esordire, però, quindi, dal 2007, comincia il giro dei prestiti: una stagione ad Ascoli in B, dove realizza il suo primo gol da professionista, una divisa tra Bari, dove non scende mai in campo, e Lumezzane, una ad Arezzo, dove comincia ad affinare le proprie doti di bomber chiudendo la stagione con 12 gol. Nel 2010 c’è il suo primo approdo a Pescara, in compartecipazione, dove resta per due stagioni intere, giocando maggiormente la prima, con 26 presenze e 3 gol segnati, meno la seconda, solo 17, agli ordini di Zeman, partecipando, comunque, con 4 gol, alla promozione degli abruzzesi in A. Non segue i compagni in massima serie, però, perchè passa in prestito alla Ternana, neopromossa in B, dove, però, ancora una volta, trova pochissimo spazio, giocando solo 18 partite e segnando 2 gol. Nel 2013 il Pescara riscatta la parte di cartellino in mano alla Juve e richiama il giocatore alla base. Con maggior fiducia, Maniero trova ancor più facilmente la via del gol: nella prima stagione, in cui gioca 36 partite, segna 13 gol, nella seconda sembra destianto a fare anche meglio, visto che, fino a dicembre, è uno dei protagonisti degli abruzzesi, ma anche dell’intero campionato, realizzano 12 gol in 15 partite. A gennaio, un po’ a sorpresa, decide di abbracciare la causa del Catania che cerca un bomber per uscire dalla crisi e tornare a lottare per le zone di classifica che le competono. E, invece, le cose non vanno bene per nessuno, né per lui che segna appena 6 gol, né per i siciliani, che, a fine stagione, non sono promossi e, per problemi giudiziari, addirittura retrocessi in Lega Pro. Così, ad inizio di questa stagione, viene acquistato dal Bari. Debutta subito alla grande con una doppietta alla prima giornata nel 4-3 allo Spezia, poi rallenta un po’, conformandosi agli alti e bassi della propria squadra, così da arrivare alla partita di venerdì con 7 gol all’attivo. Nel big match col Crotone, come detto, si rende protagonista ai due lati del campo: all’inizio, nel suo ruolo di attaccante, facendosi trovare pronto, al 53′, a deviare in gol la corta respinta del portiere sul tiro di Valiani per il momentaneo pareggio che risponde al vantaggio di Martella; a fine partita, all’85’, tra i pali, quando, dopo l’espulsione di Guarna in occasione del fallo da rigore, essendo già terminate le sostituzioni, si offre di indossare i guantoni. Questa è una delle cause della disfatta dei pugliesi, anche se Maniero rischia di diventare protagonista, prima intuendo l’angolo sul rigore di Torromino, non arrivandoci per pochi centimetri e, poi, al 92′, compiendo una prima parata miracolosa sulla linea sulla prima battuta a rete di Budimir, non potendo nulla, invece, sulla ribattuta che sigla la vittoria dei calabresi.

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Maniero in versione portiere

UN GOL VERDE – Stavolta il gol giovane della giornata è stato davvero verde, di nome e di fatto, visto che a realizzarlo è stato proprio Daniele Verde del Pescara. Nato a Napoli il 20 giugno 1996, Verde ha cominciato a muovere i primi passi nel mondo del calcio nella società campana del Pigna. Lì, nel 2010, lo nota un certo Bruno Conti che lo porta con sé nel settore giovanile della Roma, in cui fa tutta la trafila fino alla Primavera, di cui diventa uno dei prospetti più promettenti. Partito come terzino, diventa presto, sotto la spinta di Montella, che lo allena nei Giovanissimi, esterno d’attacco, ruolo in cui mette in mostra le sue doti tecniche. Doti che colpiscono anche Garcia, che, in corso di stagione 14/15 lo fa esordire in A, schierandolo anche titolare in alcune partite, sia di campionato che di Europa League. A fine stagione chiude con 10 presenze nelle varie competizioni. In questa stagione si decide di mandarlo a maturare in giro e viene scelto il Frosinone, neopromosso in A, dove, però, il giovane trova poco spazio, venendo schierato solo 6 volte. Così, in corso di mercato di riparazione, viene fatto rientrare alla base per cederlo in prestito in B, al Pescara. Qui ha già esordito, giocando, finora due partite. Proprio alla seconda presenza, quella di sabato a Salerno, il primo gol da professionista, facendosi trovare nel punto giusto per insaccare con un preciso piatto destro il cross al bacio del bomber Lapadula, realizzando il momentaneo vantaggio degli abruzzesi e risultando, quindi, decisivo nel 2-2 finale.

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IL DOLCE GUSTO DELLA VENDETTA – L’ultima giornata del campionato di B è stata anche quella dell’esordio su due panchine di altrettanti nuovi tecnici. Il primo è stato, più che altro, un ritorno, visto che a sedere sulla panchina della Salernitana è tornato Leonardo Menichini, colui che aveva riportato i campani in serie cadetta lo scorso anno. Campionato decisamente al di sotto delle aspettative quello dei granata, che, ad inizio campionato erano perfino accreditati tra le squadre in lizza per la promozione, alla luce, anche, dell’ottima campagna acquisti estiva. In realtà, poi, la squadra, affidata al salernitano doc Torrente, a cominciare dalla gara d’andata con lo Spezia, chiusa con una netta sconfitta interna, aveva cominciato un lento calvario, fatto di tanti risultati deludenti che hanno portato, ben presto, la squadra a scendere in classifica fino a lottare per la salvezza, raggiungendo, negli ultimi tempi, perfino la zona retrocessione diretta. A Torrente, in bilico fin da subito, ma salvato da una fiducia protratta oltre l’inverosimile, per il calcio di oggi, è stata fatale, però, proprio la squadra da cui tutto era cominciato, visto che la terza sconfitta stagionale (compreso il match di Coppa Italia) con lo Spezia ha determinato il suo esonero. A questo punto è stato richiamato proprio Menichini. Il nuovo tecnico campano è un ex giocatore, classe ’53, difensore, cresciuto calcisticamente, lui originario di Ponsacco, in provincia di Pisa, nel vivaio della Fiorentina, di cui raggiunge anche la prima squadra senza mai esordire con la maglia viola. Dopo una stagione in D nella Romulea, ha spiccato il volo verso le serie superiori: 2 stagioni in B con Verona (con cui conquista la promozione in A, disputato solo 2 partite) e Novara e poi 9 in massima serie tra Roma, Catanzaro ed Ascoli, tra il ’76 e l’85, totalizzando 202 presenze. Chiusa la carriera con due stagioni alla Triestina, appende le scarpette nel 1987, ma diviene un allenatore solo nel ’90, quando guida il Riccione in C2, ottenendo, però, la retrocessione in Interregionale. Dal 1993 diventa vice di Mazzone e lo segue, quindi, a Roma, Cagliari, Napoli, Bologna, Perugia e Brescia, fino al 2003, quando il sodalizio si interrompe e lui riprende la sua carriera di primo allenatore, partendo dall’Ancona, neopromosso in A, dove dura, però, solo 4 partite, prima di venir esonerato. Fermo per due anni, torna solo nel 2005, quando viene chiamato a subentrare sulla panchina della Torres, in C1, che porta alla salvezza. Comincia la stagione 05/06 in Albania, alla guida del Tirana, ma viene esonerato a novembre, con la squadra seconda. Tra febbraio e giugno del 2006 torna a fare da vice a Mazzone, a Livorno. Ad aprile 2008 si lega al Lumezzane, in C2, e qui cominciano le prime soddisfazioni: promozione in C1 a fine stagione grazie ai play off, 10° posto la stagione successiva, 6° posto e vittoria della Coppa Italia Lega Pro nel 09/10. Quindi un’esperienza travagliata a Crotone, in B: esonerato e richiamato la prima stagione, chiusa con la salvezza, esonerato a gennaio la seconda. Parentesi tra dicembre 2012 e gennaio 2013 a Grosseto, quindi l’ingaggio, a marzo 2014 da parte del Pisa, che porta ai play off, venendo eliminato in semifinale. Ad agosto 2014 subentra a Somma alla guida della Salernitana, con cui, come detto, completa l’impresa della promozione diretta in B, con ben 2 giornate d’anticipo. Mezzaroma e Lotito, però, evidentemente, non lo ritengono adatto a guidare la squadra in B, per cui, in estate, arriva l’esonero e la chiamata, al suo posto, del salernitano Torrente. Il buon Menichini si è seduto sulla riva del fiume ed ha aspettato. C’è voluto un po’, ma poi il cadavere del nemico è passato ed è arrivata la nuova chiamata alla base. E lui ha risposto in modo non banale: ha costretto al pareggio una delle prime tre forze del campionato, forse quella che sembrava più in forma in questo periodo, ovvero il Pescara, bloccandone la corsa e “salvando” per il momento anche i play off. Menichini, che è professionista serio, e non ha alzato la voce neppure al momento dell’incomprensibile esonero, non lo ammetterà mai, ma sabato avrà assaporato, dentro di sé, un po’ del dolce gusto della vendetta…

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PRIMO DI NOME E DI FATTO – L’altro esordio, invece, era una prima assoluta, trattandosi del primo impegno su una panchina professionistica, dopo la promozione dal settore giovanile. Infatti sulla panchina del Lanciano, si è seduto per la prima volta Maragliulo, in sostituzione di D’Aversa, a cui è stata fatale la sconfitta interna col Trapani della scorsa settimana. Primo Maragliulo è un ex calciatore, centrocampista, classe ’61. Originario di Lecce, debutta con la squadra della sua città, in B, nel 1979. Con i giallorossi resta 3 stagioni, quindi si trasferisce a Campobasso, con cui conquista la promozione tra i cadetti alla prima stagione e resta in B per altre due stagioni. Una stagione in C1 a Brescia, con cui conquista il campionato, mettendo a segno anche 11 gol, suo record stagionale personale, un’altra in B col Campobasso, quindi tanta C, con le maglie di Monza, Casertana, Siracusa e Spezia. Nel 1994 scende tra i dilettanti col Nardò, con cui disputa l’ultima stagione della sua carriera appendendo le scarpette nel 1995. Dal 1998 è un tecnico, senza però mai esordire su una panchina professionistica come primo allenatore: a tre riprese (98/99, 08/10, 11/13) guida gli Allievi del Lecce, nella stagione 13/14 è stato vice di Baroni al Lanciano e nella successiva ha seguito il tecnico a Pescara. Da questa stagione è tornato al Lanciano alla guida della Primavera, che ha allenato fino alla scorsa settimana, quando è stato chiamato per cercare di risollevare i rossoneri in un momento delicatissimo della loro storia, in cui risultati sportivi deludenti e problemi economici e societari si intrecciano in modo preoccupante, come testimoniato da una classifica che parla di penultimo posto. Lui alla prima panchina da primo allenatore di una squadra professionistica, ha tenuto fede al suo nome, regalandosi anche la prima soddisfazione, con la prima vittoria, peraltro di un certo spessore, essendo giunta in trasferta sul campo del Vicenza. La strada è ancora estremamente lunga, ma il Primo passo è stato, sicuramente fatto nel modo giusto.

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UN RITORNO NON MEMORABILE – Lo abbiamo già detto più di una volta, che questo è il campionato in cui, forse, più di altri si è giocato molto con i sentimenti degli allenatori, mettendoli di fronte ad un passato in cui hanno lasciato il cuore, fosse per i natali, per un’esperienza fortunata da calciatore o, molto più probabilmente, per una bella parentesi proprio nel ruolo di tecnico. Tesser, da questo punto di vista, è stato uno dei più “bersagliati”: da quest’anno seduto sulla panchina dell’Avellino, in questo torneo ha dovuto fare i conti con ben due momenti del suo passato, quello di Terni, recente, tra il 2013 e il 2015, con due belle salvezze per le fere, e, soprattutto, quello di Novara. Nella città piemontese Tesser ha allenato tra il 2009 e il 2012, prendendo la squadra in Lega Pro e conducendola, subito, nel giro di due stagioni, fino in Serie A, con anche affermazioni importanti nel massimo campionato, come quella sull’Inter. Poi, purtroppo, proprio nel corso di quel torneo, si è interrotto il rapporto tra l’allenatore e il Novara, con l’esonero causato dai pessimi risultati che poi, a fine stagione, hanno portato alla retrocessione della squadra. Nonostante questo, il legame con la città piemontese è rimasto forte, come dimostrato dal momento del suo ingresso in campo sabato, quando è tornato al Piola da avversario: per lui tanti applausi e tante manifestazioni d’affetto, apprezzate e ricambiate dal tecnico. Che, però, messi da parte i sentimentalismi, era comunque arrivato per portare a casa punti. E, invece, ad attenderlo c’è stata una pessima giornata: non solo la sconfitta, netta, ma anche la sua cacciata dal campo, evento piuttosto raro per lui, per le reiterate proteste a seguito degli episodi che, a suo dire, hanno condizionato la gara oltre i demeriti dei suoi uomini, ovvero il primo gol di Evacuo, segnato, secondo lui, in fuorigioco e il fallo di Castaldo che ha generato il rigore del 4-0, a suo giudizio inesistente. Insomma, il ritorno a Novara non sarà una di quelle cose che il buon Tesser annoterà sul calendario…

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Tesser ai tempi del Novara

UNA FORMIDABILE COPPIA DEL GOL – Non c’è che dire: Lapadula e Donnarumma formano una strepitosa coppia di attaccanti. Per averne conferma, rivolgersi al Teramo, che grazie, proprio, ai due bomber, che nello scorso campionato di Lega Pro vestivano la maglia biancorossa, conquistò una storica promozione in B, poi cancellata dalla giustizia sportiva. I due, insieme, segnarono 44 gol in campionato, 23 Donnarumma, 21 Lapadula, che diventarono 48 grazie ai 4 ulteriori gol che Lapadula segnò nelle altre competizioni (Coppa Italia, 2, Coppa Italia Lega Pro, 1, e Supercoppa Lega Pro, 1). Il mercato estivo li ha divisi, indipendentemente dalle sorti della loro ex squadra: Donnarumma ha preso la via di Salerno, Lapadula quella di Pescara. Cosa sta facendo il secondo è davanti agli occhi di tutti: capocannoniere del torneo, sta trascinando la squadra ad un campionato di altissima classifica ed è già entrato nel mirino di squadre di A, Juve su tutte. Donnarumma, invece, ha trovato qualche difficoltà in più, condizionato anche dal rendimento generale della squadra in cui gioca: ha avuto un buon perioodo di forma, in cui ha segnato 5 gol consecutivi, anche piuttosto importanti, che gli hanno fatto meritare anche un paragrafo di questa rubrica, seguito da un lungo periodo di silenzio. Sabato i due si incontravano da avversari. Tanti abbracci prima dell’incontro e un lungo periodo a scambiarsi chiacchiere sulle rispettive vite. Poi la discesa in campo per un match, di cui sono stati gli assoluti protagonisti: Lapadula al 25′ ha stoppato un pallone di petto in area, mandando fuori tempo ben due avversari, così da poter insaccare, di destro, il gol del pareggio, mentre al 69′ ha fornito il preciso assist a Verde per il gol del momentaneo vantaggio; Donnarumma al 18′ si è procurato il rigore che Coda ha trasformato per l’iniziale vantaggio dei granata mentre all’84’ si è gettato di petto sul cross al volo di Ceccarelli dalla destra, insaccando il pareggio finale. Insomma Lapadula e Donnarumma hanno dimostrato di poter fare ancora cose egregie quando giocano sullo stesso campo. Sabato li divideva il colore della maglia. Chissà cosa potrebbero dire, ancora, con gli stessi colori sul petto.

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