A tutta B: la catena dei ringraziamenti, le nuove frecce dell’Arciere al bersaglio amaranto, il protagonismo di Budimir, i giovani campioni ai due lati del campo, la persecuzione di Panucci e le diverse forme di rispetto

rovesciata maniero

IL PICCOLO ALLUNGO PER I SARDI E LA CATENA DEI RINGRAZIAMENTI – Al di là delle previsioni della vigilia, che preventivavano un turno facile per entrambe le battistrada, con un leggero quoziente di difficoltà, al massimo, per il Cagliari, l’ultimo turno del campionato cadetto si è rivelato del tutto a favore dei sardi: gli uomini di Rastelli hanno letteralmente passeggiato nella trasferta di Latina, segnando 3 gol, ma sbagliandone altrettanti (e, nonostante questo, complicandosi, comunque, la vita dopo il bel gol di Mariga e l’errore dal dischetto di Corvia che avrebbe potuto riaprire i giochi), così da salire a 58 punti, mentre il Crotone ha sofferto più del dovuto per portare a casa un pareggio nel match interno con la Pro Vercelli, dopo essere passati in svantaggio nei minuti iniziali della partita. Così ora i sardi hanno 3 punti sui diretti inseguitori, saliti a 55, ma, soprattutto, quello che più importa, ne hanno ben 10 sul terzo posto, occupato ancora dal Pescara, che, però, dopo i turni scatenati di inizio girone di ritorno, ha subito un’altra frenata, dopo Salerno, pareggiando, stavolta in casa, e in rimonta all’ultimo minuto, con il Vicenza, così da portarsi a 48. Buon per gli uomini di Oddo che, anche stavolta, le inseguitrici ne approfittano relativamente, così che il gap dal quarto posto resta, ancora, di 6 punti. Questo perché la prima inseguitrice, il Novara, non va oltre il pareggio, anche lei in rimonta, a Como, salendo solo a 42 e vedendosi, così, agganciata dal Cesena, che vince il match casalingo col Perugia. Anche Baroni, però deve ringraziare gli inseguitori se può occupare ancora la quarta piazza, visto che anche il Bari esce con un punto dal match di Avellino e sale a 40. E, per proseguire la catena dei ringraziamenti, lo stesso Camplone può ringraziare il collega Boscaglia se occupa ancora il sesto gradino, visto che anche il Brescia impatta con l’Ascoli in posticipo e sale a 39. All’ottavo posto, una nuova coppia di squadre, l’Entella, che travolge il Trapani, e lo Spezia che fa lo stesso (seppur con un gol in meno) con il Livorno nell’attesissimo derby, che balzano a 37 e possono ringraziare, anche loro, l’Avellino, che col pareggio col Bari, sale a 36 e cede il passo. A 34 resta fermo, invece, il Perugia, che esce sconfitto dal match di Cesena e non può seguire le compagne di viaggio della scorsa settimana.

IL LANCIANO PROVA A RILANCIARE LA SUA FAVOLA – Movimenti molto importanti in coda alla classifica. Ultimo è sempre il Como, che aggiunge un altro risultato positivo alla serie, il settimo, ma è, ancora una volta, un pareggio, così che i riscontri in termini di classifica sono sempre molto relativi: sale sì a 21, ma il penultimo posto è ancora a 3 punti, rappresentati dai 24 della Salernitana, che scende ancora, dopo la sconfitta di Terni, dando l’impressione che l’effetto Menichini sia già finito, ma, soprattutto, la zona play out, per i lariani, è ancora a 6 punti. Al terzultimo posto, in piena zona retrocessione diretta, ora scende il Modena, che resta fermo a 26 dopo la sconfitta nello scontro diretto col Lanciano. I rossoneri, nel mezzo di problemi societari da ormai diverse settimane, provano a rinnovare la propria favola, la stessa che la stagione scorsa li tenne primi per diverse giornate, uscendo dal pantano della zona retrocessione, agganciando, intanto, i play out, con i 27 punti raggiunti grazie alla vittoria con i canarini che ne ha determinato, anche, lo scavalcamento in classifica, e vedendo la zona salvezza ad appena 2 punti. L’altro posto play out se lo dividono in 2: l’Ascoli che pareggia nella trasferta di Brescia in posticipo, e la Pro Vercelli, che costringe, sorprendentemente, al pareggio la seconda in classifica, entrambe a 28. Appena un punto sopra, a 29, non dorme sonni tranquilli il Vicenza, che, comunque, esce con un punto dal non facile campo del Pescara in anticipo. Torna a rischiare anche il Livorno, che, dopo la sconfitta di La Spezia, resta a 30 e vede la zona play out ad appena 2 punti.

NUOVE FRECCE SUL BERSAGLIO AMARANTO – Quei due là davanti fanno dannatamente sul serio. Si descriveva la scorsa settimana la fuga di Lapadula e il solo Budimir in grado di gettarsi all’inseguimento, come nella miglior tradizione ciclistica e, nell’ultimo turno i due hanno voluto ulteriormente allungare sul gruppo: Lapadula ha segnato, in extremis, il bellissimo gol del pareggio del Pescara col Vicenza ed è salito a 16; anche Budimir pareggia… sé stesso, nel sofferto match interno del Crotone con la Pro Vercelli, portandosi a 12 gol. Per restare sui paragoni ciclistici, il gruppo di inseguitori a 10 reti resta compatto, con Vantaggiato, Caputo, Raicevic e Geijo che, per diversi motivi, non incrementano il proprio bottino, ma vedono, anzi, aggiungersi un componente, visto che Ganz sta cercando di emulare in tutto e per tutto il padre, diventando il “El segna semper lu” di Como, grazie al gol con cui mette in difficoltà il Novara. Variazione anche nel gruppo a 9 gol dove Caprari, Evacuo e Farias, si vedono affiancare da Maniero, che realizza, con una splendida mezza rovesciata (foto di copertina), il momentaneo vantaggio del Bari ad Avellino, e Caracciolo, che apre le marcature nel pirotecnico 2-2 tra Brescia e Ascoli nel posticipo di lunedì. La vetrina di questa settimana è, però, giusto dedicarla ad un bomber di razza, un po’ sottotono in questa stagione, che, invece, in questo turno ha trovato le sue frecce migliori per realizzare addirittura una doppietta, fondamentale per la vittoria della sua squadra in un derby delicatissimo. E parlare di frecce, in questo caso, non è casuale, visto che si parla di Emanuele Calaiò, l’Arciere del calcio italiano. Calaiò nasce a Palermo l’8 gennaio 1982 e comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio nel Panormus, scuola calcio palermitana. Da lì lo preleva il Torino nel ’99 per il suo settore giovanile. Con la maglia granata esordisce anche in A, nel 2000, e non può bagnare l’esordio in modo migliore che segnando il suo primo gol dopo appena 8′ dal suo ingresso in campo. Il biglietto da visita è una sorta di predestinazione, visto che Calaiò, attaccante, mancino e con una spiccata propensione per il gioco aereo, diventerà un bomber estremamente prolifico del calcio italiano. Veste la maglia granata fino a gennaio 2002, quindi comincia il giro dei prestiti: 6 mesi alla Ternana, in B (2 gol), altri 6 al Messina, sempre in B (altri 2 gol), quindi il passaggio al Pescara, a gennaio 2003, in C1, dove resta una stagione e mezzo in prestito, conquistando la promozione nella prima metà e mostrando le sue doti di bomber nell’intera successiva in B, in cui realizza 21 gol, più un’altra mezza dopo essere stato riscattato dagli abruzzesi. A gennaio 2005, infatti, dopo aver segnato 6 gol in maglia biancazzurra, decide di aderire al progetto del Napoli che milita in C1 e vuole ritornare, in tempi rapidi, in A: 6 gol la prima mezza stagione, 18 la seconda, in cui contribuisce all promozione in B, 14 la terza, quella del ritorno in A. E’ in questi anni che diventa l’Arciere, per il suo particolare modo di esultare, mimando lo scoccare di una freccia verso i propri tifosi. Non memorabile la sua permanenza in massima serie in maglia azzurra, visto che gioca poco e segna appena 2 gol, peraltro entrambi nella stessa partita. Così, a luglio 2008, passa al Siena, un’altra delle squadre con cui vanta una lunga permanenza: 4 stagioni e mezza, tra A e B (una stagione), con 46 gol segnati (50 se si considera anche la Coppa Italia), e un record stagionale di 18 (nel 2010/11, proprio quella in B). A gennaio 2013 torna a Napoli, in prestito con diritto di riscatto, per una parentesi, che, però, ancora una volta, non lascia tracce, con appena 3 gol segnati. Nella stagione 13/14 passa in prestito al Genoa, dove esordisce alla grande, segnando un gol nel derby, ma, poi, la sua stagione sotto la lanterna è pesantemente condizionata da un infortunio e chiude con appena 3 gol all’attivo. Nella stagione scorsa ha accettato il progetto del Catania, desideroso di fare un ritorno immediato in A dopo la retrocessione. Nella pessima stagione della squadra siciliana, Calaiò si è comunque distinto con 18 gol realizzati. Dopo le sentenze sul calcio scommesse di quest’estate che hanno portato alla retrocessione in Lega Pro dei rossoazzurri, Calaiò è stato ceduto allo Spezia, dove, nelle ambizioni del club ligure, avrebbe dovuto formare un attacco stratosferico con Nenè e, soprattutto, Catellani, il capocannoniere della B della passata stagione. In realtà le cose non sono andate esattamente come preventivate, sia a livello di squadra, la cui crisi ha avuto una delle manifestazioni più evidenti nella poca incisività in ambito offensivo, sia a livello personale, con tanta partecipazione al gioco da parte dell’attaccante, ma poche reti gonfiate, appena 4 fino a lunedì. Poi nel posticipo col Livorno, gara sentitissima dalle due tifoserie, e con importanti risvolti di classifica, l’Arciere ha voluto dimostrare che la squadra amaranto è ancora una di quelle che perfora più volentieri: dopo il gol vittoria nella partita d’andata, al 13′ della partita del Picco, ha stoppato a pochi passi dall’area piccola un cross rasoterra col destro e, poi, girando su sé stesso, ha insaccato con un rasoterra di sinistro; al 21′ è svettato di testa sul cross dalla destra di De Col per il momentaneo 2-0. Così, adesso, sono 9 i gol segnati dall’attaccante alla squadra toscana. Ora i tifosi dello Spezia, che si sono goduti la scelta di questa partita per aver visto realizzato questo exploit, sperano che l’Arciere abbia ritrovato definitivamente la propria faretra.

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UN GIOVANE VI SALVERA’ – Se il Lanciano riuscirà a raggiungere la salvezza a fine stagione, oltre a Maragliulo, che prosegue il suo splendido periodo di esordio, inanellando anche la seconda vittoria in altrettante partite, dovrà ringraziare i suoi giovani, che tanto apporto stanno dando ai risultati della squadra. Basti pensare a Di Francesco, cui è già stato dedicato un paragrafo di questa rubrica, che ha segnato 3 dei 5 gol messi a segno dai rossoneri dall’inizio del girone di ritorno, portando nelle casse della squadra ben 9 punti (ha segnato il gol vittoria con la Pro Vercelli, ha realizzato il primo dei due gol nella trasferta di Vicenza ed anche sabato ha pareggiato il gol del Modena). A lui, sabato, si è aggiunto un altro giovanissimo, che ha contribuito in modo fondamentale al risultato finale, ovvero Federico Bonazzoli. Bonazzoli nasce a Manerbio, in provincia di Brescia, il 21 maggio 1997 e comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio nel Ghedi. Da qui, nel 2003, lo preleva l’Inter, che, comunque, lo lascia per un anno nelle formazioni giovanili del Montichiari. Quindi, la stagione successiva, lo porta a Milano, dove fa tutta la trafila delle giovanili nerazzurre, fino alla Primavera, dove si mette in mostra come uno dei migliori prospetti del calcio giovanile nazionale. Attaccante veloce e potente fisicamente, dotato di buona tecnica e senso del gol, con l’Inter vince il Viareggio 2015, competizione in cui si aggiudica anche la classifica cannonieri, con 5 gol, e il trofeo Golden Boy, assegnato al miglior giocatore del torneo. Così, ben presto, entra anche nell’orbita della prima squadra, oltre che di tutte le varie rappresentative Nazionali giovanili, tanto da debuttare, ad appena 16 anni, in massima serie, il 18 maggio 2014 (secondo nerazzurro più giovane della storia, per appena 17 giorni). La stagione successiva debutta anche nelle coppe europee. A febbraio 2015 viene ceduto alla Samp, ma resta in prestito all’Inter fino a fine stagione, avendo la possibilità di chiudere la stagione con 4 presenze in prima squadra. Cominciata questa stagione con i blucerchiati, non ha quasi mai trovato spazio, mettendo assieme appena 4 presenze, così a gennaio è passato in prestito al Lanciano. Dopo appena 3 presenze in maglia rossonera, è arrivato il primo gol tra i professionisti: all’87’ della partita casalinga con il Modena, con il risultato fissato sull’1-1 dalla sfortunata autorete di Vastola e dal gol, come accennato, di Di Francesco, ha impostato lui stesso l’azione a centrocampo, recuperando un pallone (con una possibile gamba tesa, come da proteste della squadra emiliana) ed affidandolo a Marilungo sulla fascia sinistra, il quale gli ha restituito il pallone dall’altro lato dell’area con un lob pennellato sul piede, che il ragazzo ha colpito di interno piede sinistro, quasi di controbalzo, inventando una traiettoria imprendibile per Manfredini. Un gol di pregevole fattura per portare i 3 punti in casa Lanciano e permettere alla sua squadra, per la prima volta dopo tanto tempo, di uscire dalla zona retrocessione diretta: gol d’esordio migliore il buon Bonazzoli non poteva programmarlo. Ora Maragliulo sa di avere una carta in più per il proprio mazzo salvezza.

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QUANDO UNO E’ BOMBER… – Che Budimir stia vivendo una stagione di grazia è inequivocabile. Che il suo desiderio sia di agganciare Lapadula in testa alla classifica cannonieri è immaginabile. Che la sua volontà principale sia quella di contribuire all’approdo in A della sua squadra è ovvio. Che il suo desiderio di protagonismo sia tale da voler diventare l’unico padrone del tabellino di un incontro pare, invece, già meno comprensibile. Eppure è quello che è successo nell’incontro di sabato tra il Crotone e la Pro Vercelli: al 9′, su angolo dalla destra per la Pro Vercelli, va più in alto di tutti, anticipando compagni di squadra e avversari, ma sbaglia la traiettoria della deviazione e, come il più consumato dei colpitori di testa, insacca all’angolino opposto della propria porta, imparabile per il proprio portiere, realizzando l’autogol che, a sorpresa, porta in vantaggio gli ospiti; essendo diventata una questione personale, all’80’, nella stessa porta, lo stesso attaccante, prima si fa parare il tiro scoccato da posizione favorevolissima, dopo aver stoppato di petto un cross dalla destra ed essersi trovato da solo a tu per tu con Pigliacelli, ma, poi, dato che il portiere non trattiene, è lui stesso a gettarsi sul pallone vagante, sospingendolo con le caviglie fino in fondo al sacco. E così, alla fine, nell’1-1 di Crotone, Budimir risulterà autore della più strampalata delle doppiette.

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MICA(I) LI’ PER CASO – Ma non solo attaccanti tra i protagonisti di giornata, ma anche un portiere. E per di più giovanissimo e all’esordio stagionale, che rende la cosa ancor più affascinante. Il Bari parte per la trasferta di Avellino con il problema portiere, dopo l’espulsione di Guarna a seguito della scelleratezza di Duncan nella partita della scorsa settimana col Crotone, che ha portato all’ingresso tra i pali di Maniero, al pareggio sullo stesso rigore dei calabresi, fino al gol vittoria degli uomini di Juric in pieno recupero. Camplone non si scompone e decide di far giocare il giovane Micai, portiere classe ’93. Alessandro Micai nasce, infatti, a Mantova il 24 luglio 1993, e nella sua città natale muove i primi passi nel mondo del calcio. Dalla formazione Berretti della squadra biancorossa, viene prelevato dal Varese per la sua rappresentativa di pari categoria nel 2010. Nel 2011 è il Palermo a farlo suo, per inserirlo nella propria formazione Primavera. La stagione successiva, la 12/13, va in prestito al Como, dove fa il suo esordio tra i professionisti, in Lega Pro. Quindi è ceduto al Sudtirol, con cui disputa la stagione 13/14, sempre in Lega Pro. Da giugno 2014 è in rosa al Bari, con cui ha esordito lo scorso campionato, giocando 2 partite intere, subendo 3 gol e contribuendo ad una vittoria ed una sconfitta. In questo torneo non era ancora sceso in campo. Sabato era il suo esordio stagionale e, per di più, in una partita delicata come quella di Avellino. Prestazione maiuscola la sua, in cui ha contribuito a lungo a difendere il vantaggio della propria squadra segnato con una bella rovesciata da Maniero al 19′, impreziosita dalla ciliegina sulla torta messa al 35′: sul calcio di rigore assegnato agli irpini, che ha anche costretto i pugliesi a giocare in 10 da quel momento, ha sfoggiato una bella parata sul tiro non di un giocatore a caso, ma di uno specialista come Castaldo. Il giovane portiere è capitolato solo al 69′, quando ha subito il pareggio di Insigne. Di sicuro con la sua prestazione non ha fatto rimpiangere la scelta di Camplone. Chi dovrà stare attento sarà Guarna, che si dovrà guardare le spalle, tenendo alto il livello delle proprie prestazioni, consapevole di avere in casa un valido concorrente agguerrito e motivato.

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NON PARLATEGLI DI GEMELLAGGIO – Difficile convincerlo che tra Spezia e Savona esista un gemellaggio piuttosto forte. Sì perché Christian Panucci, savonese Doc, ormai si deve essere convinto che lo Spezia con lui abbia un conto personale. La maglia bianca degli aquilotti all’ex giocatore di Milan e Genoa quest’anno sembrerà un incubo e difficilmente la vorrà rivedere. Fortuna per lui che le sfide stagionali sono finite. Questo perché se è esistita una squadra guastafeste per il tecnico amaranto, questa stagione, quella è stata, senza dubbio, lo Spezia. Basta guardare l’andamento dell’esperienza di Panucci sulla panchina labronica in questo torneo ed è presto dimostrato: inizio del campionato da sogno per i toscani che, con il tecnico in panchina da inizio stagione, vincono tutte e 4 le prime giornate, dominando la testa della classifica, e dando un’impressione di solidità e freschezza atletica che fanno preventivare grandi obiettivi, ma, alla 5^ arriva al Picchi lo Spezia che si impone per 2-1, stoppando la serie positiva e, tra l’altro, dando l’avvio ad un lento declino, fatto di risultati negativi in sequenza, che poi, alla lunga, porterà all’esonero dell’allenatore amaranto; dopo gli ancor più pessimi risultati di Mutti, Panucci viene richiamato sulla panchina del Livorno a partire dalla 3^ giornata di ritorno e si presenta alla grande con due vittorie consecutive che risollevano i toscani in classifica, ma, ancora una volta, si ripresenta lo Spezia e, ancora una volta, arriva lo stop alla sua sequenza positiva. Sarà la sua presenza sulla panchina del Livorno, sarà la sua vecchia militanza nelle file del Genoa, ma sembra proprio che lo Spezia ce l’abbia messa tutta a fare degli sgarbi al buon Christian. Gli operatori turistici sono avvertiti: questa estate sarà molto difficile vedere Panucci sulle spiagge spezzine…

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DIVERSE FORME DI “RISPETTO” – E per restare nell’ambito degli allenatori, altra settimana dedicata alle partite del cuore per ben due tecnici di questo campionato. In un caso c’è stato il ritorno ad uno stadio amico, teatro di tanti trionfi seduto sulla panchina, nell’altro l’incontro casalingo con una squadra che ha rappresentato tanto nel passato da calciatore. Ben diversi anche i risultati ottenuti a fine gara. Il primo era Bisoli, che, alla guida del Perugia, tornava a Cesena da avversario. Il tecnico emiliano, nella sua carriera da allenatore, si è seduto per ben due volte sulla panchina bianconera e, in entrambe i casi, non l’ha fatto in modo banale. Il primo è stato nel periodo 2008/2010, in cui ha preso la squadra in Lega Pro e, nel giro di due stagioni, l’ha portata in massima serie, pur non allenandola nel campionato di A. Il secondo tra il 2012 e il 2014: subentra dopo 3 giornate nella stagione 12/13, portando a salvezza la squadra e nella stagione successiva, la riporta in A passando attraverso i play off, dopo il 4° posto in stagione regolare. Stavolta segue i bianconeri in massima serie, ma le cose non vanno come dovuto e, a dicembre, arriva l’esonero. Sabato era il primo ritorno a Cesena dopo allora. Emozioni forti e, poi, la partita, che, purtroppo per lui, di soddisfazioni gliene ha regalate poche: dopo il vantaggio dei suoi, segnato a inizio secondo tempo da Ardemagni, nonostante la squadra fosse ridotta in 10 per l’espulsione di Prcic, è arrivata la rimonta dei padroni di casa, con i gol di Falco e Ciano ad 1′ dal 90′. Se Bisoli ha mostrato il suo “rispetto” cedendo i 3 punti alla sua ex squadra, ben diversa, come detto, è stata l’accoglienza di Breda alla Salernitana, la squadra che ha rappresentato di più nella carriera da giocatore del tecnico. Anche per lui un’esperienza a due riprese: una tra il 1993 e il 1999, in cui conquista, subito alla prima stagione, la promozione dalla C1 alla B e poi, dopo 4 campionati in serie cadetta, quella in A, dove disputa il suo ultimo torneo in maglia granata, il 98/99, prima di trasferirsi al Parma; la seconda in chiusura di carriera, tra il 2003 e il 2005, due salvezze in B prima di appendere le scarpette al chiodo, proprio in corrispondenza del fallimento della squadra campana che dovrà ripartire dalla C1 nella stagione successiva. Una stagione anche da allenatore sulla panchina salernitana, nel campionato 10/11, dove compie un mezzo miracolo, portando alla finale play off, poi persa col Verona, una squadra sull’orlo del fallimento. Sabato era la prima volta, in stagione, che Breda incontrava la sua ex squadra, visto che, all’andata, sulla panchina rossoverde sedeva ancora Toscano. Poco cerimonioso come padrone di casa: 4 gol rifilati alla squadra granata, che hanno evidenziato, se ancora ce n’era bisogno, tutti i limiti della Salernitana di quest’anno, cui l’effetto Menichini, probabilmente, è già finito. Breda, sicuramente con un peso sul cuore, si è comportato da professionista, regalando alla sua squadra punti importanti per avvicinarsi alla zona play off e, in fondo, ha mostrato il suo “rispetto” alla vecchia società giocando la partita fino in fondo, senza abbassare la concentrazione o dare impressione di pietismo.

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