A tutta B: la zonetta play off, il Palladino di Crotone, il pezzo di storia che se ne va, chi Bagadur la vince e il grifone che vince il derby “mitologico”

CHIAMATELA ZONETTA – Sembra quasi impossibile, a guardare la classifica attuale della B, che qualche settimana fa si potesse anche solo ipotizzare la possibilità che i play off non venissero disputati a causa dell’eccessivo distacco tra il terzo e il quarto posto. Allora terzo era il Pescara e sfiorava i 10 punti limite sulle inseguitrici. Oggi la situazione è ben diversa e, anzi, è quasi diametralmente opposta, visto che tutta la zona play off è racchiusa in pochissimi punti. Discorso simile ha riguardato anche le due squadre là davanti: qualche giornata fa si decantava la fuga del Cagliari che poteva sembrare quella decisiva, oggi ci si trova di fronte ad una classifica ben diversa. Capolista è, infatti, nuovamente, il Crotone, che, vincendo, da pronostico, il proprio match casalingo con l’Ascoli, balza a 63 e compie il sorpasso sui sardi approfittando del loro ennesimo passo falso, il terzo consecutivo, anche se, stavolta, almeno, gli uomini di Rastelli, in pieno recupero, a Trapani, riescono a risollevare le sorti di un incontro che li vedeva sotto di due gol, portando a casa almeno il pareggio, tra le proteste dei siciliani, che li fa salire a 62 punti. Poi, come detto, comincia una delle zone play off più ristrette della storia, visto che tra la terza e l’ottava ci sono 4 punti e 5 di queste 6 squadre sono raccolte in appena 2. A 49 punti troviamo due squadre: il Novara che travolge il Vicenza e il Pescara che, invece, si fa travolgere dalla Pro Vercelli, completando, in modo eclatante, una parabola discendente, cominciata da dove si diceva ad inizio paragrafo. A 47 le altre tre squadre: il Cesena, sconfitto, in pieno recupero, in casa, dalla Salernitana, l’Entella, che vince, in modo netto, lo scontro diretto col Bari, e lo Spezia che, per la prima volta nella sua storia, batte l’Avellino (e Tesser), per di più a domicilio. Quindi, sull’ultimo gradino, a 45 c’è il Brescia, che resta lì e viene scavalcato dopo la sconfitta a Lanciano. Un passetto sotto rimane il Bari, che, con la suddetta sconfitta a Chiavari, resta fermo a 44. Il pareggio sul filo di lana concesso al Cagliari, impedisce al Trapani di farsi sotto in modo importante, così che, salendo a 41, la zona spareggi resta ancora a 4 punti.

VICENZA E LIVORNO, IL BARATRO SI ALLARGA – Zona salvezza che gode di importanti novità, grazie a risultati che hanno sbaragliato le carte in tavola e aperto interessanti scenari, alterando un po’ l’immobilismo che vigeva da qualche settimana, e, soprattutto, inguaiando ulteriormente le classifiche già deficitarie di alcune squadre. Ultimo è il Como, che, anche se non perde, procede comunque a pareggi, come quello in trasferta a Latina, che non portano molto lontano, visto che ora il penultimo posto è distante 7 punti. A 30 punti, infatti, è salita la Salernitana, grazie alla vittoria, clamorosa, di Cesena, in posticipo, che, seppur la lasci al penultimo posto, pone l’asticella play out appena due lunghezze sopra e la salvezza 3. Terzultimo è sceso il Vicenza, una delle due squadre che hanno visto peggiorare notevolmente la propria classifica, visto che, ora, sarebbe retrocessione diretta. La sconfitta di Novara, infatti, la tiene a 31 punti e la fa scavalcare da ben due squadre. Un punto sopra, a 32, c’è la zona play out, rappresentata dall’altra squadra decaduta, ovvero il Livorno, che con la sconfitta nel posticipo domenicale, nello scontro diretto con il Modena, scende, ufficialmente, in piena zona spareggi, scavalcato da 3 squadre, tra cui proprio l’avversario di giornata. L’altro posto play out se lo dividono due squadre a 33: il Lanciano, che batte il Brescia (e che sabato sera, prima del posticipo di Modena, ha potuto accarezzare l’idea di essere, dopo tanto tempo, uscita dalla zona retrocessione) e la Pro Vercelli, che fa altrettanto, in modo sonante, con il Pescara. Torna a vedere i fantasmi il Latina, a cui questa situazione di incertezza tecnica non sta facendo per nulla bene, visto l’unico punto, quello interno col Como, raccolto nelle ultime 3 partite, che la porta a 34, ad una sola lunghezza dalla zona calda. Bel salto in avanti, invece, del Modena, che, con la vittoria col Livorno, sale a 35 e aggancia l’Ascoli, sconfitto a Crotone.

IL PALLADINO DI CROTONE – Nessuna rivoluzione in classifica cannonieri, ma qualche interessante novità. Capocannoniere è, sempre, Lapadula, fermo, forzatamente, a 17, visto che non partecipa al disastro di Vercelli per squalifica. Non ne approfitta, però, Budimir, che concede i due gol del Crotone al più esperto compagno, e resta fermo a 13, vedendosi raggiungere da Ganz, che, ormai, è l’unica nota davvero positiva in un Como che guarda tutti sempre più tristemente dal basso. Il figlio d’arte segna ormai quasi ad ogni giornata, come in questo caso, quando ha aperto le marcature a Latina. Altro passetto in avanti anche per Caputo, che, con il primo dei due gol dell’Entella col Bari, sale a 12. Abbandona il gruppo dei marcatori a 10 gol , Farias, che con la rete che dimezza lo svantaggio del Cagliari a Trapani, sale, solitario, a 11, sul quarto gradino. Gruppo di “decamarcatori” che perde un’unità, ma ne guadagna due, visto che a Raicevic, Geijo e Vantaggiato, ancora a secco, si affiancano Coda, che segna il momentaneo pareggio della Salernitana a Cesena, ed Evacuo, che realizza il secondo dei 4 gol del Novara al Vicenza. Pare giusto, però, dedicare la vetrina di questa giornata al ritorno al gol, per di più con doppietta, di uno dei giocatori più esperti che il parco della B di questa stagione possa presentare, seppur solo di recente acquisizione, uno che può vantare tanta A nel suo curriculum e, anche, qualche maglietta azzurra indossata, ovvero Raffaele Palladino del Crodone. Palladino nasce a Mugnano di Napoli il 17 aprile 1984, dove muove i primi passi nel mondo del calcio, nella squadra giovanile Amici di Mugnano. Trasferitosi con la famiglia a Benevento, nel 2000 entra nel settore giovanile della società giallorossa, di cui raggiunge presto la prima squadra, tanto da esordire, ancora minorenne, nella stagione 01/02, nel campionato di C1, in cui disputa 8 partite e segna anche il suo primo gol tra i professionisti. Attaccante agile, ma dotato anche di buona tecnica e velocità, che ne fanno, anche, un’apprezzabile ala, viene notato dalla Juve, che, nel 2002, lo porta nel suo settore giovanile, facendogli disputare due campionati Primavera da 41 gol totali. Cominciano, così, i prestiti per farlo maturare: una stagione, in B, con la Salernitana, in cui si mette in evidenza chiudendo il campionato con 15 gol, e una con il Livorno, con cui esordisce in A. L’esperienza amaranto in massima serie pare partire nel migliore dei modi, visto che Palladino bagna il debutto con un gol, ma la stagione è tempestata di infortuni e, alla fine, le reti realizzate saranno soltanto 2. Nel 2006 rientra a Torino, giusto in tempo per vivere la stagione di B del club bianconero nel post Calciopoli. Questo gli permette di trovare spazio nel gruppo di ragazzi e giocatori esperti, agli ordini di Deschamps, che, come da pronostico, dominano il campionato cadetto e conquistano la promozione. Per lui 8 gol in 25 presenze, che gli valgono la conferma anche in massima serie. Qui, però, deve vincere la concorrenza di un terzetto come quello formato da Del Piero, Trezeguet e Iaquinta, quindi vede poco il campo e segna ancor meno (2 soli gol). Così, nel 2008, passa al Genoa, in comproprietà, dove resta per 2 stagioni e mezzo, tempestate di infortuni e malanni, che gli impediscono di giocare con continuità. Lascia Genova a gennaio 2011, con 7 gol segnati in 58 partite, per accasarsi al Parma, che prima lo detiene ancora in comproprietà con la Juve, poi lo riscatta completamente. Quattro stagioni e mezzo nella squadra ducale, partecipando anche alla pessima stagione pre-fallimento, concluse con lo svincolo finale, dopo 71 presenze e 11 gol. Rimasto fermo per tutti i primi mesi di questa stagione, è stato pescato dal Crotone durante il mercato invernale, giusto per rinforzare una rosa con poco bisogno di innesti, portando il suo carico di esperienza. Un necessario periodo di recupero della confidenza con il campo, quindi, sabato, nella partita con l’Ascoli, l’exploit: al 27′ si trova nel posto giusto per calciare col sinistro, a due passi dal portiere, una schiacciata di testa di Budimir su calcio d’angolo dalla destra; al 75′, invece, finalizza di testa un contropiede, svettando su un cross dalla sinistra per il definitivo 2-0, che vale al Crotone il sorpasso in classifica. I cavalieri rossoblu hanno trovato il proprio Palladino per sferrare l’ultimo attacco alla promozione.

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CHI BAGADUR LA VINCE – In una giornata, in cui i gol giovani non sono mancati, con il 21enne Acampora che, con il suo secondo gol tra i professionisti, ha consentito allo Spezia di espugnare Avellino e i 23enni Faragò e Beretta che sono entrati nei tabellini delle goleade di, rispettivamente, Novara e Pro Vercelli, il marcatore più giovane di tutti è arrivato sul filo di lana, nel recupero dell’ultima partita in programma, regalando alla sua squadra un’insperata vittoria in rimonta, con importantissimi risvolti di classifica, ovvero Ricardo Bagadur della Salernitana. Nato a Rijeka, in Croazia, il 16 settembre 1995, Bagadur è cresciuto calcisticamente, come difensore centrale, nelle giovanili di Naprijed, Klana, fino ad approdare al settore giovanile della squadra della sua città il Rijeka, in massima serie croata. Entra nella rosa della prima squadra nella stagione 13/14, quando fa il suo esordio in campionato, prima di essere ceduto, in prestito, a febbraio, al Pomorac, squadra di seconda divisione (sciolta dopo 93 anni di storia a Ottobre dello stesso anno per problemi economici e rinata il mese successivo come scuola calcio), dove mette insieme 8 presenze e 1 gol. Tornato dal prestito, viene acquistato dalla Fiorentina per la sua Primavera. A fine stagione 14/15 fa anche il suo esordio in A, 3′ nella partita con il Parma. Aggregato alla rosa delle prima squadra all’inizio di questa stagione, durante il mercato invernale è passato in prestito alla Salernitana, dove, in questo avvio di girone di ritorno, è già sceso in campo 5 volte. Partito titolare nel posticipo di lunedì a Cesena, con il risultato fissato sull’1-1 dai gol di Ciano su rigore e Coda, ad un passo dalla messa a referto del pareggio, in pieno recupero, ha consegnato alle statistiche il suo primo gol italiano: al 94′ è svettato di testa sugli sviluppi di un calcio di punizione dalla trequarti sinistra, insaccando il pallone del 2-1 finale, che ha regalato 3 punti d’oro alla Salernitana.

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UN PEZZO DI STORIA CHE SE NE VA – Nella notte dell’8 marzo si è spento Gino Corioni, un pezzo di storia calcistica del Bologna, un pezzo di storia calcistica del Brescia, un pezzo di storia del calcio italiano, in generale, degli ultimi 30 anni, perché è veramente difficile pensare che chi ha seguito il calcio dalla metà degli anni ’80 non abbia mai sentito parlare di Corioni. Presidente vulcanico, sanguigno, qualche volte sopra le righe, ma innegabilmente sempre proteso a fare il bene della squadra di cui gestiva le redini. Fin da quando, lui, imprenditore classe ’37, fondatore della Saniplast, azienda specializzata in arredamenti per bagno, entrò nel mondo del pallone rilevando l’Ospitaletto, che portò tra i professionisti. Già consigliere del Milan, ad un passo dalla presidenza rossonera, nell’85 entrò nel calcio che conta alla guida del Bologna, che, sotto la sua presidenza, vide la A, la Uefa, il calcio champagne di Manfredi e le magie di Detari. Poi, nel 1991, lui bresciano doc, chiuse il cerchio, assumendo la Presidenza delle rondinelle, mantenuta per 22 anni, fino al 2014. In quel lasso di tempo, senza ombra di dubbio, si sono vissuti gli anni migliori della storia bresciana, con tanta A, la vittoria nell’Angloitaliano, la finale dell’Intertoto e, soprattutto, la possibilità di veder calcare il Rigamonti da parte di calciatori del calibro di Baggio, Guardiola, Pirlo, Hagi, Toni, Hamsik, Di Biagio, Ganz, Hubner, Raducioiu fino all’ultimo campione che ha, praticamente visto crescere, ovvero Caracciolo. Nel 2014, poi, l’abdicazione dalla presidenza, su espressa richiesta di Ubi Banca che offre un prestito alla società per sanare i gravi problemi economici, ponendo tale condizione. Nel 2015 la cessione, definitiva, della società. Da allora l’unico pensiero di Corioni è stata la lotta contro la malattia, che, l’altra notte, ha avuto la meglio e se l’è portato via, chiudendo un capitolo di storia del calcio italiano.

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IL GRIFONE DOMINA LE FERE – Sabato è andato in scena il secondo derby umbro stagionale, tra Perugia e Ternana, uno dei più sentiti d’Italia, caratterizzato anche da un’accesa rivalità tra le tifoserie, che, comunque, non mancano mai di dare spettacolo sugli spalti. E’ stato l’89° incontro, nella storia, tra le due squadre, tra B, C, quarta serie e Coppa Italia, il 45° in scena al Curi. Una storia cominciata il 18 aprile 1926, in Seconda Divisione, proprio in casa del Perugia, con i padroni di casa che si imposero con un netto 3-1. Da allora lo stadio dei grifoni ha assistito a 8 vittorie degli ospiti rossoverdi, 15 pareggi e 22 affermazioni dei padroni di casa, ultima delle quali quella di sabato, grazie al gol di Prcic (foto di copertina), 22enne centrocampista francese naturalizzato bosniaco, giunto in Umbria all’ultimo giorno del mercato invernale, in prestito dal Rennes, dopo la parentesi poco prolifica nel Torino, alla 5^ presenza stagionale, bravo a calciare di precisione un pallone vagante al limite dell’area, trasformandolo nel rasoterra dell’1-0 finale. Questo ha permesso ai grifoni di doppiare i successi stagionali, visto che, alla 9^ giornata dell’andata, al Liberati, furono ancora loro ad imporsi col medesimo risultato, grazie al gol di Ardemagni. Questa evenienza, la doppietta stagionale per il Perugia, mancava dalla stagione 04/05, quando, sempre in B, i biancorossi si imposero sia all’andata a Terni, per 2-0, che al ritorno, in casa, per 4-0. In realtà, in quella stagione fu addirittura tripletta, visto che si imposero anche nella partita di Coppa Italia, giocata al Curi ad agosto, ancora con un 2-0. L’ultima affermazione delle fere in casa perugina, risale al campionato di C1 91/92, grazie all’1-0 regalato dall’autogol di Rosati del Perugia.

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