A tutta B: colpi in testa e pestoni in coda, la festa del gol, il volo delle giovani rondinelle, la rivincita di Baroni, il ritorno di Gautieri e la partita di Paolino

UNA SONORA CAPOCCIATA – Sarà capitato un po’ a tutti di alzarsi troppo in fretta senza vedere cosa c’è sopra di noi e, quindi, di prendere una forte capocciata, di quelle che fanno ricalcare la testa tra le spalle. E’ esattamente quello che è successo in questo week end alla testa della classifica di B, stoppata e schiacciata all’indietro, al punto da perdere 3 “vertebre” rispetto alle dirette inseguitrici. Infatti le due battistrada, collocate dal programma di giornata agli antipodi del turno, hanno fatto una frenata quasi inaspettata, anche se non stupefacente, vista l’entità delle squadre che si trovavano ad affrontare ed il periodo di forma non ottimale che stanno attraversando. Venerdì ha cominciato il Crotone, che avrebbe potuto allungare sui sardi, ed invece è stato travolto a Brescia da un netto 3-0, restando a quota 63. Questo poteva rappresentare un vantaggio per gli uomini di Rastelli, che, impegnati in posticipo lunedì sera, potevano contare sul turno interno col Perugia per effettuare il sorpasso. Ma, a quanto pare, il Sant’Elia non è più il fortino inespugnabile di buona parte di questo torneo e, ultimamente, si sta mostrando facilmente violabile. La vittoria per 2-0 degli umbri, infatti, ha rovinato i sogni dei sardi, che sono rimasti al secondo posto a 62. Questo ha anche permesso l’avvicinamento degli inseguitori, visto che, benché il margine resti ancora del tutto tranquillizzante, ora a 52 è salito il Novara, grazie alla vittoria nello scontro diretto di Pescara. Posizione ottimale anche quella di Cesena e Spezia, appaiate a 50 punti dopo i successi, rispettivamente, su Como e Modena. Così il Pescara rimanendo a 49 punti, scende al 6° posto, avvicinato anche dalla coppia a 48 formata dall’Entella, che pareggia a Livorno, e dal Brescia, che, come detto, affonda il Crotone. Ad un solo punto dall’8° posto resta agganciato il Bari, che, con la vittoria, sonante, sulla Pro Vercelli, sale a 47 e continua a vedere la zona play off ad un passo.

PESTONE ALLA CODA – E se la classifica ha preso una botta in testa, non molto meglio è andata alla sua coda, che ha subito un bel pestone, visto che quasi tutte le squadre che occupano la parte bassa della classifica sono state sconfitte, favorendo, così la fuga del Lanciano. Ultimo è sempre il Como, sconfitto in casa dal Cesena, fermo a 23, mentre penultima resta la Salernitana, a 30, battuta in casa nello scontro diretto col Lanciano. A 31 resta fermo il Vicenza, dopo aver perso il posticipo domenicale, anche lui in casa, contro il Trapani. I due posti della zona play out sono occupati da due squadre appaiate a 33, ovvero la Pro Vercelli, travolta a Bari, e il Livorno, che sale un gradino grazie al pareggio interno con l’Entella. Appena 2 punti sopra il terzetto formato da Ascoli, sconfitto in casa dall’Avellino, in rimonta, Modena, uscito senza punti dal Picco, e Latina, che bagna l’esordio del nuovo allenatore con un pareggio a reti bianche a Terni. Ad approfittare di tutto questo, come detto, è solo il Lanciano, che, con la vittoria di Salerno, balza a 36 punti mettendo 3 lunghezze e 3 squadre tra sé e la zona calda.

LA FESTA DEL GOL – Giornata ricchissima di gol, visto che è stato addirittura battuto il record stagionale di marcature. Fin qui reggevano i 35 gol segnati alla 19^ giornata, che sopravanzava i 34 della 12^ e i 33 comparsi in ben 3 occasioni (1^, 8^ e 26^). Al termine i questo turno, invece, il tabellino delle marcature si è mosso per ben 36 volte, grazie ai 3 gol segnati in Brescia-Crotone, Vicenza-Trapani e Pescara-Novara, ai 7 in Ascoli-Avellino, agli 8 in Bari-Pro Vercelli, ai 4 in Como-Cesena e Salernitana-Lanciano e ai 2 in Spezia-Modena e Cagliari-Perugia. Bari-Pro Vercelli diventa anche la partita in cui si è segnato più gol, 8 appunto, scalzando le 7 di Bari-Spezia (4-3) della prima giornata, di Pro Vercelli-Pescara della scorsa (5-2) e di Ascoli-Avellino di questo stesso turno (3-4). Il Bari diventa anche la prima squadra, in questo campionato, a segnare 6 gol nella stessa partita, visto che, fin qui, in 3 si erano fermate a 5, ovvero il Cesena (allo Spezia all’8^ giornata), il Trapani (ancora allo Spezia alla 12^) e la Pro Vercelli (al Pescara, come detto, la scorsa giornata). Ma tanti anche i significati legati ai gol in questo 31° turno: dai 3 gol tutti segnati da Under 21 a Brescia, alle doppiette di Cacia e Mokulu, nella stessa partita, di Rosina nei 6 alla Pro Vercelli, e di Di Francesco (foto di copertina), che, tra l’altro, segna anche il gol più bello della giornata, quello dell’1-0, con un colpo di tacco di prima intenzione che rende la traiettoria imparabile per Terracciano, fino a Ferrari del Lanciano che ha segnato gol fondamentali per la sua squadra in 3 delle ultime 4 partite, diventando uno dei migliori marcatori dell’era Maragliulo, che tanto bene sta facendo in rossonero.

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NON C’E’ ROS(IN)A SENZA SPINE – Questa messe di gol ha avuto, ovviamente, qualche ripercussione anche sulla classifica cannonieri, anche se non ha portato a rivoluzioni importanti. Tutto stabile, infatti, sui primi tre gradini del podio, dove tutto resta immutato per la “latitanza” dei bomber principali di questo torneo, per svariati motivi: primo, a 17 gol, è sempre Lapadula, a seguirlo, a 13, la coppia Budimir-Ganz, quindi, a 12, Caputo dell’Entella. I primi movimenti si hanno a quota 11 reti, dove non c’è più Farias in solitario, ma arrivano anche Mokulu, che segna i 2 gol del momentaneo 2-0 dell’Avellino ad Ascoli, ed Evacuo, che segna il gol del definitivo 2-1 del Novara a Pescara. Si infoltisce anche il gruppo a 10: Raicevic, Coda, Vantaggiato e Geijo, tutti a secco, si vedono raggiungere da Caprari, che segna il gol del momentaneo pareggio del Pescara, Maniero, che segna il secondo dei 6 gol del Bari, e Citro, autore del momentaneo pareggio del Trapani a Vicenza. La vetrina di questa settimana è dedicata al ritorno al gol, con tanto di doppietta, di uno dei giocatori più esperti del campionato cadetto di quest’anno, ovvero Alessandro Rosina. Rosina è un centrocampista nato in provincia di Cosenza il 31 gennaio 1984, ma cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Parma, che può vantare una discreta carriera tra A e B, con la perla di un’esperienza internazionale. Due stagioni e mezzo tra il 2002 e il 2005 a Parma, con cui esordisce in A da giovane comprimario, una mezza al Verona, con cui segna i suoi primi 2 gol in B, 4 stagioni, tra il 2005 e il 2009, al Torino di cui diviene una bandiera, portando i granata in A, diventando per tutti Rosinaldo e vestendo anche i gradi di Capitano (39 gol in 149 presenze), quindi l’esperienza all’estero, nello Zenit, con cui gioca anche in Europa League, 3 stagioni, tra il 2009 e il 2012 (48 presenze, 9 gol), intervallate da una parentesi di 6 mesi al Cesena, 2 stagioni al Siena, tra il 2012 e il 2014, con la seconda, in B, che vede il suo record personale di marcature, 13, fino alla scorsa stagione nelle file del Catania, che riesce a salvare, a fatica, con 8 gol, prima che arrivi la giustizia sportiva a vanificare tutto: questa la lunga carriera dello scarsicrinito giocatore, sviluppatasi con l’impressione che non si sia mai espresso per quelle che erano le reali potenzialità che possedeva. Retrocessi i siciliani, va in prestito, all’inizio di questa stagione, al Bari, di cui diviene uno dei giocatori più rappresentativi, pur seguendone gli alti e bassi stagionali. Due reti fino a sabato, poi nel match con la Pro Vercelli, tira fuori due perla dal cilindro: al 79′, sul 3-2, inventa dall’angolo destro dell’area dei piemontesi una perfida quanto bellissima palombella che si va ad insaccare imparabilmente nel sette opposto per il 4-2 che stoppa la possibile rimonta degli uomini di Foscarini; 9′ dopo riceve palla al limite dell’area, solo, entra e sferra un diagonale che trafigge Pigliacelli per il 5-2 che taglia gambe e speranze della Pro. Così l’inseguimento del Bari ai play off può continuare.

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IL VOLO DELLE GIOVANI RONDINELLE – Come accennato poco sopra, Brescia-Crotone non è stata solo un partita caratterizzata da un risultato importante per la classifica cadetta, ma anche un incontro con un risultato tondo generato dalle reti di altrettanti giovanissimi. Al 35′ ha segnato Mazzitelli, classe ’95, al 67′ ha raddoppiato Embalo, classe ’94, al 71′ ha chiuso i conti Morosini, anche lui del ’95. Visto che ai due ventenni è già stato dedicato un paragrafo a testa, questa volta la vetrina tocca al ventunenne centrocampista guineense, nato a Bissau il 25 novembre 1994. Ambidestro, con buona tecnica e velocità, in possesso del passaporto portoghese, Carlos Embalo proprio nel paese lusitano ha cominciato a muovere i primi passi nel mondo del calcio, nel settore giovanile del Chaves, con cui ha esordito anche tra i professionisti. Da lì lo preleva il Palermo nel 2013 per la sua Primavera. Quindi viene mandato a maturare in prestito, prima, all’inizio della stagione 14/15, al Carpi, dove colleziona appena 3 presenze, poi, a gennaio, al Lecce, dove chiude con altre 11 presenze, fino all’inizio di questa stagione, quando viene mandato a Brescia. Qui diventa uno dei titolari fissi di Boscaglia, che, fin qui, lo ha già schierato 30 volte. Due i gol per lui fino a sabato, quando, come detto, al 67′ ha messo a terra un cross a palombella di Mazzitelli, ha scartato il diretto avversario e poi ha scagliato un diagonale rasoterra preciso, di sinistro, all’angolo opposto che ha sancito il momentaneo 2-0 che ha tagliato le gambe alla capolista.

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LA RIVINCITA DI BARONI – Giornata piuttosto significativa l’ultima disputata per Marco Baroni, tecnico del Novara, che tornava, per la prima volta da avversario, a Pescara, dove ha allenato nella scorsa stagione. Arrivato in biancazzurro dopo la positiva stagione al Lanciano, non è mai davvero entrato nel cuore dei tifosi pescaresi, né, probabilmente, in quello della dirigenza. Vuoi per la provenienza dall’altra squadra abruzzese del campionato cadetto, vuoi per un gioco che solo a tratti ha appassionato i palati fini del pubblico dell’Adriatico, Baroni ha vissuto una stagione costantemente sotto il microscopio di pubblico e dirigenza, sempre in bilico, spesso contestato, più volte ad un passo dall’esonero. E questo nonostante abbia condotto il Pescara ad un campionato d’alta classifica. Poi, a completare l’opera, è arrivato l’esonero comminato alla penultima giornata di campionato, dopo la sconfitta col Varese già retrocesso, che sembrava aver irreparabilmente compromesso la qualificazione ai play off. Difficile dire se la sostituzione sia stato il punto di svolta, visti i tempi brevi in cui tutto si è realizzato, ma la vittoria all’ultima giornata della squadra allenata da Oddo, con la conseguente qualificazione ai play off, dove i delfini sono stati tra i protagonisti, arrivando ad una traversa dalla vittoria in finale sul Bologna, hanno fatto sembrare azzeccata la mossa compiuta, gettando un’ombra ancor più oscura sull’operato di Baroni nel club abruzzese. Sabato, come detto, tornava da avversario nel suo ex stadio, col dente avvelenato, sicuramente, anche se lui non lo avrebbe mai ammesso. Da un parte un Pescara in caduta libera, dopo i fasti di qualche settimana fa, dall’altra il Novara in un periodo di forma ottimale. La vittoria è andata proprio agli uomini di Baroni, con un 2-1 firmato dal gol di Corazza a inizio partita, pareggiato da Caprari quasi alla mezz’ora con un precisa punizione e chiuso dalla rete del solito Evacuo a inizio ripresa. Così il tecnico ha completato la sua rivincita, spingendo la sua squadra al terzo posto in solitario e cacciando i biancazzurri indietro, fino al 6° posto. Se poi ci aggiungiamo che l’allenatore in seconda di quel Pescara era quel Maragliulo che, da quando ha preso in mano il Lanciano, lo sta portando fuori dalla zona retrocessione a suon di vittorie, si può immaginare che, a Pescara, qualcuno si stia mordendo le mani…

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IL RITORNO DI GAUTIERI – Dopo due partite giocate con un allenatore “ad interim”, Chiappini, il Latina ha scelto, finalmente, il suo nuovo condottiero, il quarto stagionale, per provare a risollevare i propri destini. A voler essere onesti, né Iuliano, né tantomeno Somma, al momento dell’esonero, avevano portato la squadra ad una posizione di classifica preoccupante, sempre, attestandosi verso il centro della graduatoria, non troppo vicini alla zona play off, ma neppure eccessivamente incalzati dalle squadre sottostanti. Eppure, evidentemente, le dinamiche di gioco della squadra non soddisfacevano la dirigenza, così che si è arrivati al duplice (poi divenuto triplice, una volta terminata la fase di transizione di queste ultime giornate) cambio di guida, con l’arrivo di Gautieri sulla panchina nerazzurra. Gautieri è un conoscitore della categoria ed è stato anche un allenatore molto apprezzato e ambito nelle stagioni passate. Sulle pagine di questa rubrica lo si conosce bene, essendogli stati dedicati diversi paragrafi in occasioni di chiamate ed esoneri delle stagioni passate. Gautieri, ex giocatore classe ’70, attaccante, con una lunga carriera dipanatasi in diverse categorie, fino anche alla massima serie, da ricordare, soprattutto per quanto fatto con le maglie di Bari, Perugia, Roma, Piacenza e Atalanta, è un allenatore dal 2003. E’ assurto agli onori delle cronache, in questo ruolo, nel 2012, quando ha portato, per la prima volta nella sua storia, il Lanciano in B, conquistandone anche la salvezza nella stagione successiva. A quel punto Gautieri è divenuto uno dei tecnici più appetiti del panorama cadetto nazionale. Tante le squadre alla sua porta una volta che lui, nell’estate 2013, rescinde il contratto con gli abruzzesi. Il tecnico si fa molto desiderare (indisponendo più di una squadra, Spezia su tutte, che sembrava molto vicina a chiudere un accordo con lui), poi sceglie Bari, dove però non arriva neppure all’inizio del campionato, visto che ad agosto è già dimissionario, ufficialmente per problemi familiari. Questo rappresenta l’inizio di una parabola discendente della carriera del tecnico napoletano, visto che a novembre dello stesso anno viene chiamato dal Varese, ma a marzo è lui stesso esonerato e non va meglio l’esperienza al Livorno della stagione scorsa, quando viene esonerato a gennaio. Quindi questa occasione potrebbe essere anche quella di un suo rilancio professionale, donando una classifica tranquilla ad una squadra che non ha bissato quanto di buono fatto vedere per buona parte della scorsa stagione. Intanto ha cominciato con il più classico degli 0-0 a Terni, che, per il momento, mette la squadra a 2 punti dalla zona play out. Sabato l’esordio casalingo, nel non semplice confronto con un Brescia che vuole consolidare la posizione play off.

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LA PARTITA DI PAOLINO – Sabato al Picco è andato in scena un match tra due squadre che si conoscono bene, che si incontrano da tanti anni, nelle varie serie e che, sicuramente, non si amano. Tra le opposte tifoserie c’è un’accesa rivalità, ribadita ad ogni incontro. Però hanno un punto in comune. Una di quelle strane cose, magiche, del calcio che fa superare qualsiasi divisione, fosse anche per pochi minuti. Per Spezia e Modena questa “cosa” si chiama Paolino Ponzo. Ponzo, centrocampista savonese classe ’72, ha, infatti, vestito le maglie di entrambe le squadre, tra l’altro in successione, 5 campionati, tra il 2000 e il 2005, in maglia gialloblu, 2, tra il 2005 e il 2007, in maglia bianconera. Con entrambe ha militato in C, con entrambe ha conquistato una promozione in B, con entrambe ha vinto una Supercoppa di Lega Pro. Per entrambe è stato un simbolo. Giocatore schivo, lontano dai riflettori, con una fisicità strana, quasi brutta a vedersi, due lunghe gambe incastonate in un corpo corto e anche leggermente gobbo. Eppure in quel corpo c’era una abnegazione ed un attaccamento alla maglia che indossava neppure paragonabile ad un qualsiasi divo del pallone. Mai uscito con una maglia asciutta e pulita. Mai uscito con qualcuno che potesse rimproverargli di non aver dato tutto in campo. Centro nevralgico della squadra. Uomo squadra. Uomo. Vero. Tutti i tifosi delle squadre in cui ha giocato lo hanno apprezzato in campo. Tutti lo hanno rimpianto quando ha cambiato squadra. Nessuno lo ha dimenticato negli anni successivi, anche quando ha appeso le scarpette al chiodo. Tutti lo hanno pianto quel maledetto 24 marzo 2013, quando il suo cuore si è fermato per un malore patito durante una corsa podistica in condizioni climatiche estreme a Loano. Da allora allo Stadio Braglia, sotto la gradinata, c’è una targa a lui dedicata, con su scritto “E’ stato bellissimo vederti correre per noi”. Da quest’anno all’interno della maglia dello Spezia, sotto il colletto campeggia una sua frase “Ogni calciatore che veste questa maglia deve sentirsi da una parte onorato dall’altra fortemente responsabile per ciò che rappresenta”. Sabato sarebbe stata la “sua” partita, probabilmente sarebbe stato sugli spalti ad assistervi. Così i suoi tifosi lo hanno voluto omaggiare: dopo ripetute scaramucce verbali tra le due tifoserie, quando lo speaker, prima dell’inizio della partita ha ricordato Ponzo, tessendone le lodi e leggendo la frase della maglietta, che scorreva, contemporaneamente, su tutti i tabelloni luminosi intorno al campo, tutti si sono alzati in piedi hanno applaudito per diversi minuti, all’unisono e dalle loro bocche sono usciti solo cori, condivisi, per Paolino Ponzo. E stessa cosa è successa al 7′ del primo tempo, come 7 era il suo numero di maglia. Poi le scaramucce verbali sono ripartite. Tutto molto bello. Tutto molto magico. Tutto assolutamente dovuto e meritato per la memoria di un Grande Uomo.

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Ponzo con le due maglie. Nei riquadri in alto, la frase sulla maglietta dello Spezia e una delle bandiere a lui dedicate presenti sabato al Picco

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