A tutta B: un barese per Chiavari, la garra di Aguirre, i Cuoghi felici alla fine della Festa, l’esordio di Lerda, il miglior derby ligure e una piazza per Borgonovo

EFFETTO ELASTICO – Come nella migliore delle fionde, a forza di tirare indietro l’elastico, poi si ottiene una bella spinta in avanti: ecco quello che è successo nella classifica di B al termine dell’ultima giornata giocata. Le due battistrada hanno avuto qualche incertezza nelle ultime settimane, con il Cagliari che è arrivato a perdere ben due gare consecutive nel fortino Sant’Elia. Poi, quando cominciavano a girare le prime voci su una crisi, su benzina finita e perdita di motivazioni, e qualcuna delle inseguitrici paventava l’idea di un possibile recupero, è arrivata la zampata che ha “scagliato” nuovamente avanti le due capofila, aprendo una nuova voragine con il terzo posto. Infatti sia il Crotone in casa, nello scontro diretto d’alta classifica con il Pescara, sia il Cagliari, in trasferta a Vicenza, hanno portato a casa i 3 punti, salendo, rispettivamente a 66 e 65. Visto, però, che la prima inseguitrice, il Novara, ha perso il suo scontro diretto, quello con Bari, ora i punti tra la seconda e la terza sono 13. E a 10 giornate dalla fine (necessitando, quindi, che il Cagliari perda la metà delle partite in programma…), provare a dire che non è una mezza sentenza è piuttosto difficile. Un punto sotto i piemontesi, a 51, al quarto posto solitario, c’è lo Spezia, reduce dal pareggio nel derby ligure d’alta classifica con l’Entella, undicesimo risultato utile consecutivo (nessun allenatore aquilotto, nella storia, è riuscito a fare meglio). Ancora un punto sotto, a 50, una nuova accoppiata: il Cesena, che perde posizioni dopo la sconfitta di Lanciano, e il Bari, che, invece, balza avanti grazie alla vittoria di Novara. Gli ultimi 2 posti della zona play off se li contendono in 3 squadre, tutte a 49 punti: l’Entella, che pareggia con lo Spezia, il Pescara, che, con la sconfitta di Crotone prosegue la sua lenta caduta, e il Brescia, che si illude fino a pochi minuti dalla fine, quando viene raggiunto sul pareggio dal Latina. Ora, però, rientra ufficialmente in gioco anche il Trapani, grazie alla vittoria sul Livorno, che lo porta a 47 punti, ad appena 2 lunghezze dall’8° posto.

IL RISVEGLIO DEL COMO – Cura Cuoghi che sembra avere l’effetto sperato: con il 2-1 nello scontro diretto di Modena, il Como ritrova la vittoria tanto inseguita, ma sempre solo sfiorata, negli ultimi tempi, da Festa, che porta i punti a 26, a 5 dal penultimo posto, a 8 dalla zona play out, a 10 dalla salvezza. Ancora tanta strada da fare per i lariani, un’impresa che pare ancora difficilissima, ma un moto d’orgoglio era fondamentale per non dare l’impressione di aver già tirato i remi in barca. Ad aiutare i lombardi arriva la sconfitta del Vicenza, in casa, col Cagliari, pessimo esordio di Lerda, che lascia i punti dei veneti a 31, permettendo anche l’aggancio da parte della Salernitana, che strappa un punto a Perugia. I posti della zona play out sono occupati, ora, dal Livorno, che resta a 33 dopo la sconfitta di Trapani e deve salutare, nuovamente, il suo tecnico Panucci, e la Pro Vercelli, che sale a 34 dopo il pareggio nello scontro diretto con l’Ascoli, il quale, con questo punto sale a 36, lasciando il Modena, che con la sconfitta col Como resta a 35, e proseguendo assieme al Latina, che pareggia con il Brescia. Tutti questi risultati fanno il gioco del Lanciano, che, con la vittoria sul Cesena, balza a 39, mettendo 5 punti e 3 squadre tra sé e la zona salvezza.

UN BARESE PER CHIAVARI – Importanti movimenti in classifica cannonieri. Capocannoniere resta Lapadula, che, pur nella sconfitta della sua squadra, sale, comunque, a 18 reti, grazie al gol del momentaneo 2-1 a Crotone. Questo permette di tenere a distanza gli inseguitori che, subiscono un piccolo cambio: ad affiancare Ganz, infatti, che, con il gol del vantaggio del Como a Modena, sale a 14, non c’è più Budimir, che resta a secco nel poker del Crotone e si ferma a 13, ma Caputo, che, con la doppietta dei due vantaggi parziali dell’Entella contro lo Spezia, fa un balzo in avanti. Dietro all’attaccante dei calabresi, poi, il gruppone a 11 reti: Mokulu, Evacuo e Farias, tutti con le polveri bagnate, vengono raggiunti, infatti, da Maniero, che realizza il momentaneo pareggio del Bari a Novara, Geijo, che ritrova il gol dopo 7 giornate, segnano la rete che, a pochi minuti dalla fine, illude il Brescia di espugnare Latina, e Coda, che, su rigore, porta la Salernitana sul pari a Perugia. Fatta debita menzione per l’altra doppietta del derby ligure, quella di Nenè, che permette il pareggio della sua squadra, battendo il record di marcature personali in Italia, e per lo splendido gol di Sansone del Bari (foto di copertina), il quale si avvita per colpire un pallone in caduta, con la perfetta coordinazione, nonostante due avversari a pressarlo, per realizzare il gol vittoria dei pugliesi, la vetrina di questa giornata va, sicuramente, al bomber dell’Entella, che, con una stagione straordinaria, confermata dalla doppietta di venerdì e dal secondo posto in classifica marcatori, sta contribuendo al bellissimo campionato dei liguri, ovvero Francesco Caputo. Caputo nasce a Altamura, in provincia di Bari, il 6 agosto 1987, legando la propria carriera calcistica a doppia mandata alla città pugliese: cresce nelle giovanili della formazione dilettantistica barese del Toritto, nella cui prima squadra esordisce nel 2005, in Prima Categoria, segnando fin da subito in modo importante (14 gol in 20 presenze), quindi passa al Real Altamura (Eccellenza) e nel 2007 è in C2 al Noicattaro, altre squadre del territorio barese, fino al 2008 quando è la squadra del capoluogo a ingaggiarlo. Gioca una stagione in biancorosso, in B, contribuendo, con 10 gol, alla promozione in A, quindi va in prestito alla Salernitana, sempre in B, ma i suoi 6 gol non servono alla salvezza. Torna alla base per 6 mesi per disputare le sue prime, e fin qui uniche, 12 partite in massima serie, segnando anche un gol, quindi va nuovamente in prestito, fino a fine stagione, al Siena, richiesto da Conte, già suo allenatore tra i galletti. Quindi nell’estate 2011 torna al Bari per fermarsi per ben 4 stagioni da 36 gol. Da distribuire, però, solo in 3 campionati, visto che il giocatore perde tutta la stagione 13/14 in quanto implicato nelle indagini sul calcioscommesse che vedono coinvolta la società pugliese. A luglio 2013 viene, infatti, condannato, a 3 anni e 6 mesi di squalifica, che, però, a gennaio 2014 vengono ridotti a 1. Così può tornare a giocare dalla prima giornata del torneo 14/15, che chiude con 38 presenze e 10 gol. Durante l’ultimo mercato estivo passa in prestito all’Entella, dove sta disputando una stagione strepitosa, come quella di tutta la sua squadra, a cui sta contribuendo a suon di gol, 12 fino a venerdì: al 6′ della partita con lo Spezia, è rapido ad approfittare di un errore grossolano di Terzi che sbaglia il retropassaggio al portiere, battendo Chichizola in uscita con un preciso pallonetto; al 56′, con il risultato ristabilito in parità dal gol di Nenè, è rapido a girare in porta di destro una palla lisciata da diversi giocatori aquilotti, realizzando il momentaneo 2-1, prima che il brasiliano dello Spezia realizzi il nuovo, definitivo, pareggio. Ora l’attaccante barese, per aiutare al meglio il sogno della sua squadra, punta al record personale di marcature, quelle 17 reti messe a segno, a Bari, nella stagione 12/13.

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LA GARRA DI AGUIRRE PER PERUGIA – Non manca mai, fortunatamente, uno spazio per i gol giovani, bell’appuntamento che si ripete quasi ogni giornata di campionato. Questa volta tocca ad un giovane sudamericano, alla sua prima marcatura in Serie B, di pregevolissima fattura, con cui ha rischiato di portare 3 punti alla sua squadra, fondamentali per proseguire la rincorsa ai play off, ovvero Rodrigo Aguirre del Perugia. Aguirre è un attaccante uruguaiano nato a Montevideo il 1° ottobre 1994, cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Liverpool Montevideo. Con la squadra della Capitale ha esordito tra i professionisti, giocando in massima serie uruguaiana, ed anche in Libertadores, dove ha segnato anche un gol. Fin da subito parte delle giovanili Nazionali del suo paese, resta in nerazzurro fino al 2014 (57 presenze, 16 gol), quando viene acquistato dall’Udinese, che lo porta in Italia, ma lo gira subito in prestito all’Empoli, dove resta fino a gennaio 2015, facendo il suo esordio nell’unica presenza in Serie A, prima di tornare alla base in Friuli. Qui chiude la stagione con altre 7 presenze e il primo gol nel campionato italiano. Quindi comincia anche questa stagione in maglia bianconera, mettendo insieme 10 presenze, ma a gennaio passa, nuovamente in prestito, proprio al Perugia, dove fin qui è sceso in campo 8 volte, segnalandosi sempre tra i più positivi in campo, con quella classica grinta tutta sudamericana. A digiuno finora, sabato ha segnato un bellissimo gol, il suo primo in serie cadetta: al 16′ del match casalingo con la Salernitana, riceve un cross alto dalla fascia sinistra, sulla cui parabola discendente si coordina perfettamente per un sinistro al volo, in girata, che, tenuto basso, si va ad insaccare imparabilmente all’angolino destro per il momentaneo 1-0 che rilancerebbe in modo deciso gli umbri in zona play off, se, alla mezz’ora del secondo tempo, non arrivasse il pareggio degli ospiti con Coda, su rigore.

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A COMO LA FESTA E’ FINITA, FELICI I CUOGHI – Nessuna cronaca di un appuntamento mondano (con tanto di refuso), ma una frase che riassume quello che si è vissuto a Como in questi ultimi giorni. Da festeggiare, in realtà, in riva al Lario, fin qui c’era ben poco, vista la pessima posizione di classifica della squadra di casa, ultima, per distacco, in Serie cadetta. La dirigenza dei lombardi, però, non aveva nessuna intenzione di gettare la spugna con così tanto anticipo e di lasciare qualcosa di intentato, così, anche se il lavoro del tecnico Festa poteva non essere considerato del tutto negativo, visti i tanti pareggi, anche con squadre di classifica più elevata, e l’esplosione del bomber Ganz, sul secondo gradino della classifica cannonieri, ha pensato fosse venuta l’ora di dare una nuova strigliata all’ambiente, alla ricerca di quello che, ormai, a questo punto è l’unica medicina indispensabile per poterci ancora provare, ovvero la vittoria. Così ha deciso per un nuovo cambio in panchina, esonerando Festa, cui è stata fatale la sconfitta interna della scorsa settimana, seppur contro il Cesena, e chiamando al suo posto il sanguigno Cuoghi. Stefano Cuoghi è un ex calciatore, classe ’59, centrocampista modenese, di quelli da “lavoro sporco”, molto importanti per una squadra di calcio, anche se poco avvezzi ai riflettori, che con la squadra della sua città ha cominciato la strada di una carriera professionistica che l’ha visto vestire le maglie di Modena, Milan (tra l’80 e l’83, giocando sia in A che in B e vincendo una Mitropa Cup), Perugia, Pisa (5 stagioni, tra A e B, con un’altra Mitropa vinta) e, soprattutto, Parma, dove è stato il fulcro del centrocampo della favolosa squadra di Scala, con cui ha sfiorato lo scudetto e vinto una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe. Proprio nella città ducale nel ’93 ha appeso le scarpette al chiodo, ed ha cominciato la carriera di allenatore, partendo dalla panchina del Collecchio, nel 1994. Quindi tante esperienze nelle serie minori, tra alti e bassi: una stagione in C1 a Giulianova; due in C2 al Messina, con cui, nel 2000, conquista la promozione; una al Brescello, in C1, con relativa retrocessione; subentro al Crotone, per 7 giornate prima dell’esonero, nel 2001; subentro e nuovo esonero, in C1, allo Spezia nel 2002/03; subentro, dopo un anno di pausa, nel 2004 al Grosseto, con cui perde la semifinale play off del campionato di C1; ancora un subentro e ancora una sconfitta ai play off di C1 alla Salernitana nel 2005/06; una stagione con esonero a Foggia, in C1; un nuovo subentro ed esonero ad Arezzo, sempre in C1; stesso copione in Lega Pro Prima Divisione con il Venezia la stagione successiva. Le soddisfazioni tornano nel 2009, quando subentra sulla panchina del Pisa, in D e la porta alla promozione, salendo direttamente in Lega Pro Prima Divisione, grazie al ripescaggio. Qui, però, arriva l’esonero. Resta fermo più di un anno, chiamato a febbraio 2012 dal Viareggio, sempre in Lega Pro, con cui riesce a concludere due campionati, con altrettante salvezze e la sconfitta in finale di Coppa Italia Lega Pro. Ancora due esoneri, Grosseto e Paganese, prima della chiamata del Como, dopo quasi 2 anni di inattività. Il tecnico modenese è noto per il suo carattere sanguigno e la sua conduzione libera da imposizioni dall’alto, forse l’uomo giusto che poteva servire per dare una scrollata all’ambiente lariano. E la conferma è arrivata con la vittoria all’esordio, nello scontro diretto col Modena, per di più in trasferta, dove il Como aveva vinto solo un’altra volta. La strada è ancora lunga e molto difficoltosa (5 punti dal penultimo posto, 8 dai play out e 10 dalla salvezza), ma, probabilmente, con il nuovo allenatore, i lombardi ci proveranno fino alla fine.

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ESORDIO DI LERDA – E quello di Cuoghi, purtroppo non è stato l’unico esordio di giornata di un nuovo tecnico, visto che lo scorso turno è stato fatale a ben due allenatori (e il conto non è finito, visto che la prossima settimana saranno altri due gli esordi in panchina, dopo gli esoneri di Panucci e Tesser). Insieme a Festa, infatti, ha dovuto abbandonare il proprio posto anche Pasquale Marino del Vicenza, a cui è stata fatale la sconfitta interna contro il Trapani, che ha confermato il terzultimo posto della sua squadra in piena zona retrocessione diretta, triste culmine di una stagione che neppure lontanamente assomiglia alla scorsa, in cui i veneti, ripescati, contro ogni pronostico, raggiunsero addirittura la qualificazione per i play off. Questa stagione, che sembrava essersi avviata in un modo positivo, con la squadra che, presto, si era trovata a lottare per i posti promozione, pian piano ha intrapreso una lenta parabola calante che, a suon di risultati negativi, neppure mitigati dai comunque importanti investimenti del mercato invernale, con il ritorno di Moretti e gli arrivi di Ebagua, Bellomo e Signori, ha portato la squadra fino alla zona retrocessione. Ora, a tentare di risollevare la situazione, ci proverà Franco Lerda. Anche Lerda è un ex giocatore, attaccante classe ’67, piemontese, cresciuto, tra le altre, nelle giovanili del Torino e con una carriera tra i professionisti cominciata proprio in massima serie con i granata (con cui segna il suo unico gol in A) e dipanatasi tra B (Messina, Taranto, Triestina, Cesena, dove si esprime ai più alti livelli realizzativi, e Brescia), C1 (Chievo agli inizi e Atletico Catania verso la fine della carriera) e ancora A (Brescia e Napoli, come detto, senza gol), fino agli ultimi 5 tornei della sua carriera, giocati tra Cuneo (4) e Canavese, dove ha appeso le scarpette al chiodo nel 2003, con un totale di 148 gol segnati nei vari tornei. Comincia la carriera di tecnico nel 2005, sulla panchina del Saluzzo, in D, che prende penultimo e porta alla salvezza grazie ai play out. Quindi va al Casale, sempre tra i Dilettanti, dove conosce un giovane difensore di nome Ebagua ed  ha l’intuizione di schierarlo in attacco, vincendo i play off. Nel 2007 sale di categoria, allenando il Pescara in C e nella stagione successiva sfiora la promozione in B con la Pro Patria, perdendo la finale play off. Nel 2009 l’esordio in B, con il Crotone, con cui arriva 8°. Nel 2010 il “ritorno a casa”, visto che viene ingaggiato dal Torino, in B, con cui, però, vive una stagione travagliata, venendo esonerato e poi richiamato, non riuscendo, però, neppure a raggiungere i play off promozione. Per la stagione 12/13 accetta la chiamata del Lecce, appena retrocesso in B, che, però, per illecito sportivo, viene ulteriormente retrocesso in Lega Pro. La prima avventura in giallorosso si conclude con l’esonero a gennaio, mentre la seconda comincia a settembre dello stesso anno, quando viene chiamato a sostituire l’esonerato Moriero, portando i giallorossi fino alla finale play off, che perde con il Frosinone. In quell’occasione il tecnico riceve una pesante squalifica, di 7 mesi, per aver aggredito tifosi e giocatori della squadra ciociara nell’infuocato finale di partita. Comincia anche la stagione successiva alla guida dei pugliesi, ma a dicembre viene esonerato. Resta senza squadra fino alla scorsa settimana, quando viene ingaggiato dal Vicenza (dove ritrova Ebagua) per sostituire l’esonerato Marino e provare a raddrizzare la stagione biancorossa. Pessimo l’esordio: sconfitta netta nell’impegno casalingo contro il Cagliari. Archiviata la prima partita, con la parziale giustificazione della proibitività dell’impegno contro una delle due battistrada, già dalla prossima partita, lo scontro diretto di Ascoli, sarà indispensabile trovare la giusta rotta.

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IL MIGLIOR DERBY LIGURE – Venerdì, in anticipo serale, è stato il giorno del derby ligure, il migliore della storia, grazie alla posta in palio. Mai, infatti, nella decennale storia dei match tra le due squadre, si era giocato così in alto per entrambe le squadre. Tanti, infatti, i derby liguri giocati fin qui, ben 21, fin dal lontano 35/36, in serie C, quando i due incontri terminarono con lo 0-0 di Chiavari e il 3-0 casalingo degli aquilotti. Da allora, la quasi totalità delle sfide si è svolta in terza serie, con anche una caduta in C2 nel campionato 85/86, più 3 match disputati in Coppa Italia di C (sempre nella stagione 85/86, con il 2-0 a Chiavari e lo 0-0 al Picco, più la sfida secca del 2011/12 in cui gli aquilotti sbancarono il Comunale con un secco 3-1 che regalò la qualificazione), mentre le sfide delle ultime due stagioni si sono svolte nel palcoscenico più importante, quello della B, grazie alla storica promozione dell’Entella. Solo che, mentre le sfide della scorsa stagione si sono svolte tra una squadra d’alta classifica, lo Spezia, alla caccia di una qualificazione ai play off, ed una che cercava la salvezza, l’Entella (poi fallita a fine stagione, salvo poi venire ripescata in estate), con le sfide che si conclusero con una vittoria casalinga per parte (1-0 al Picco, 2-0 a Chiavari) e nel derby d’andata, finito 0-0, entrambe le formazioni occupavano, per diversi motivi, il centro classifica, quello giocato venerdì e stato il match con la posta in palio più alta in assoluto, ovvero i migliori posti possibili all’interno della griglia dei play off, tra due squadre che stanno risultando tra le migliori di tutto il girone di ritorno. E la partita non ha tradito le attese, con bel gioco, emozioni e tanti capovolgimenti di fronte, con i padroni di casa due volte in vantaggio grazie alla doppietta di Caputo e gli ospiti che hanno pareggiato altrettante volte grazie alla doppietta di Nenè. Ora il computo totale dei 21 derby liguri parla di perfetta parità: 5 vittorie per parte e 11 pareggi, con 18 reti segnate dallo Spezia e 17 dai chiavaresi. Molto campanilistico l’andamento nei due stadi: Picco inviolabile per l’Entella, che non ha mai vinto a La Spezia, ma ha perso 4 volte e pareggiato 6; quasi diametralmente opposta la situazione al Comunale, dove i padroni di casa si sono imposti in 5 occasioni, lasciando la posta agli aquilotti in una sola occasione (quella di Coppa Italia, ricordata poco sopra), mentre 5 sono stati i pareggi, ultimo dei quali, appunto, quello di venerdì.

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UNA PIAZZA PER BORGONOVO – Per chi ama davvero il calcio, difficile dimenticare un campione come Borgonovo e la sua triste storia. L’attaccante italiano, noto agli appassionati per le sue militanze in Como, Pescara, Milan e, soprattutto, Fiorentina, in cui formò una coppia gol strabiliante con Baggio, la famosa B2, deceduto il 27 giugno 2013 a causa della SLA, con cui lottò, indomito, fino alla fine, ha lasciato un ricordo indelebile, ancora oggi vivissimo, in tutto il mondo del calcio italiano. Particolarmente per i tifosi nelle squadre in cui ha militato, come quelli del Como, formazione in cui è cresciuto calcisticamente, militandone nelle giovanili, fino all’approdo in prima squadra, con l’esordio in A e la permanenza per 5 stagioni tra le due serie principali, tra il 1982 e il 1988 (con una parentesi di una stagione, in prestito alla Sambenedettese), per un totale di 111 presenze e 27 gol. Per iniziativa della giunta comunale, infatti, in data 17 marzo, quella di nascita del calciatore, è stata a lui intitolata la piazza antistante lo stadio Sinigallia, che ora è, ufficialmente, “Largo Borgonovo”. Questo, a detta degli amministratori, al fine di celebrare permanentemente un grande uomo e, contemporaneamente, rappresentare un simbolo di responsabilità a chiunque volesse dare un contributo alla lotta e alla ricerca sulla SLA, di cui proprio la Fondazione Stefano Borgonovo Onlus rappresenta uno dei baluardi. Tanti i tifosi presenti all’inaugurazione e, fra loro, anche grandi campioni del passato, come Franco Baresi, Zambrotta e Annoni per dare il giusto tributo ad un grande personaggio che ci ha lasciato troppo presto e in maniera troppo dolorosa.

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