A tutta B: la pazza zona play off, il ritorno del toro Ebagua (che vede pure rosso), la Colomba poco pasquale, lo sgambetto degli amici a Tesser e le ultime parole famose

UNA PAZZA ZONA PLAY OFF – Una cosa non si potrà dire a fine stagione: che in questo campionato non siano mancate le emozioni e l’incertezza fino quasi alle ultime giornate. Perché se è vero che i primi due posti sono praticamente assegnati, resta da definire chi, sulla carta, sarà il vincitore di questo campionato, ma, soprattutto, quali saranno le squadre coinvolte nella zona play off e con quale distribuzione, visto che 7 squadre sono raccolte in soli 3 punti per contendersi i 6 posti per gli spareggi, ma altre 2, almeno, potrebbero tornare in gara e, soprattutto, l’errore di un sabato potrebbe portare, improvvisamente, dalla lotta per il terzo posto alle posizioni fuori della zona calda. Intanto, il campionato ha una nuova capolista, visto che il Cagliari espugna Modena, balzando a 68 punti e scavalcando il Crotone che non va oltre lo 0-0 ad Avellino. Gruppo di tre squadre, quindi, a 53 punti, a contendersi 3° e 4° posto, le due posizioni che consentono di saltare i preliminari dei play off: il Cesena, che torna in alto grazie alla vittoria netta sul Latina, il Novara, che pareggia a reti bianche lo scontro diretto con il Brescia, e il Bari, che completa la sua cavalcata di rimonta vincendo una pirotecnica partita a Salerno nel posticipo serale. Quindi, a 51, lo Spezia, a fare da spartiacque solitario, che blocca il suo ciclo di risultati positivi a quota 11, perdendo il match casalingo con il Trapani. Grazie a questa vittoria, proprio i siciliani agganciano il gruppo che si contende gli ultimi 2 posti della zona spareggi, a 50 punti, formato da 3 squadre: l’Entella, che non va oltre l’1-1 a Como, il Brescia, che pareggia con il Novara e, appunto, i granata, che sbancano il Picco, in rimonta. Il Pescara completa la sua lenta caduta di queste settimane, uscendo completamente dalla zona play off, dopo la sconfitta di Terni, anche se i 49 punti gli consentono di restare ad un passo dai posti che contano. Infine, la vittoria di Lanciano consente al Perugia di saltare a 47, a soli 3 punti dai play off, permettendo anche agli umbri di tornare in piena corsa per la A.

IN CODA SORRISI SOLO PER 2 – E se là davanti trionfano le emozioni e le incertezze, in coda domina un’aura di grigiume e di sostanziale immobilismo, in cui spiccano i risultati positivi di sole due squadre. Non è una sconfitta quella che porta a casa il Como, contro l’Entella, anzi un pareggio che, essendo stato ottenuto contro una delle squadre più in forma del campionato dovrebbe essere ascritto come risultato più che positivo. E lo sarebbe anche considerando la frenata di tutte quelle davanti. Il problema è che il distacco accumulato dai lariani nei mesi precedenti è tale che la necessità, forte, di vittorie, non permette di apprezzarlo fino in fondo. Gli uomini di Cuoghi, infatti, salgono a 27, ma sono ancora 4 i punti dal penultimo posto, occupato dalla Salernitana, uscita sconfitta da un posticipo serale ricco di emozioni con il Bari, e 7 dalla zona play out. Al terzultimo posto, intanto, scivola il Livorno, cui il cambio di allenatore, al momento, non giova, e, con la sconfitta interna nello scontro diretto con la Pro Vercelli, restando a 33, entra ufficialmente in zona retrocessione diretta. I due posti play out sono occupati dal Vicenza, una delle due squadre che sorridono a fine giornata, che, con la vittoria nello scontro diretto di Ascoli, prima vittoria del nuovo tecnico Lerda, balza a 34, scavalcando proprio i labronici, e dal Modena, che, restando a 35, scivola nuovamente in zona spareggi dopo la sconfitta interna con il Cagliari, che costa la panchina a Crespo. Appena un punto sopra ai play out scendono in due, appaiate a 36: l’Ascoli, sconfitto, in casa, dal Vicenza, e il Latina, a cui la nuova cura Gautieri non ha dato ancora nessun frutto e, con la sconfitta di Cesena, ora la situazione comincia a farsi preoccupante. L’altra squadra felice di giornata è, ovviamente, la Pro Vercelli, che, con la vittoria di Livorno, si scrolla di dosso proprio i labronici, e abbandona, momentaneamente, la zona calda, balzano a 37 punti, a 2 lunghezze sopra i play out.

TORNA IL TORO EBAGUA (E VEDE SUBITO ROSSO) – Interessanti evoluzioni anche per quello che riguarda la classifica cannonieri. Capocannoniere è sempre Lapadula, fermo, però, a 18 gol, essendo rimasto a secco nell’ultima giornata, come tutta la sua squadra. Questo consente un ulteriore avvicinamento a Caputo, che si appresta sempre più al proprio record personale di marcature, e, di conseguenza, alla vetta, con la rete del momentaneo vantaggio dell’Entella a Como, che lo porta a quota 15. Sul terzo gradino del podio resta, così, in solitario, Ganz, a quota 14, che non compare nel tabellino del Como solo perché viene anticipato di poco da Iacoponi per il più classico degli autogol. Un altro gradino più giù sempre fermo Budimir, che, squalificato, non ha potuto rimpinguare il proprio bottino personale, restando fermo a 13. Si forma, invece, un nuovo gruppetto a 12, grazie alle marcature di giornata, che comprende ben tre giocatori: Farias, che segna il momentaneo pareggio del Cagliari a Modena, e due dei protagonisti della pirotecnica sfida tra Salernitana e Bari, ovvero Maniero, che realizza il momentaneo 3-1 per gli ospiti, e Coda, che gli risponde, accorciando sul 3-2 4′ dopo. Il gruppone della scorsa settimana a 11, così, perde 3 unità, restando costituito da Geijo, Mokulu ed Evacuo, tutti protagonisti di squadre i cui attacchi hanno avuto le polveri bagnate in questo sabato prepasquale, ma acquisisce un nuovo arrivato, visto che Nenè  (foto di copertina) continua a migliorare il proprio bottino personale portando in vantaggio lo Spezia prima della rimonta del Trapani. Vetrina di questa settimana è, però, dedicata ad un bomber di razza che è tornato al gol, addirittura con una doppietta, divenendo, nel bene e nel male, assoluto protagonista del match della sua squadra, impegnata in una delicatissima partita per la salvezza, ovvero Giulio Ebagua del Vicenza. Osarimen “Giulio” Ebagua è un calciatore nato a Benin City, in Nigeria, il 6 giugno 1986, ma che vive sul territorio italiano fin da quando aveva un mese d’età, trasferitosi in Italia con i genitori, prima a Roma, poi a Torino. Nella città della Mole muove i primi passi nel mondo del calcio, cominciando dal florido vivaio granata, in cui fa tutta la trafila, venendo schierato in vari ruoli, tra cui anche quelli difensivi, fino al 2005, quando, a seguito del fallimento dei granata, resta senza squadra, e viene ingaggiato dal Casale, in cui militava già in prestito. La prima stagione gioca ancora come difensore, segna 1 gol e retrocede con i compagni in D. Lì arriva alla guida Lerda che, come già ricordato nel pezzo su di lui della scorsa settimana, lo rilancia come attaccante e viene ripagato da 10 gol nelle 23 presenze complessive. Stagione da dimenticare la successiva: viene ingaggiato in C1 dal Novara, dove trova poco spazio (4 presenze), per cui, a gennaio, va in prestito al Pescara, sempre in C1, dove gioca anche meno (3). Torna a segnare su buoni livelli la stagione successiva, la 08/09, in Lega Pro Seconda Divisione, con la Canavese, con cui realizza 11 reti. Da lì parte per la prima esperienza al Varese: due stagioni, la prima in Lega Pro, dove contribuisce alla promozione con 12 gol, la seconda con l’esordio in B, ancora a suon di gol, altri 12. Così lo nota il Torino, che decide di riportarlo “a casa”, ma, stavolta, le cose in maglia granata non vanno nel migliore dei modi e, dopo 20 presenze e 3 gol in B col Toro, passa in prestito, a gennaio, al Catania, con cui chiude la stagione con altre sole 3 presenze e nessun gol all’attivo. Nella stagione 12/13 torna a Varese, che già deteneva il suo cartellino in compartecipazione con i granata e che la risolve a suo favore, e disputa un campionato di B di ottimo livello, nonostante qualche dissapore, soprattutto a inizio stagione, con la tifoseria, chiudendo con 17 gol all’attivo e diventando il miglior marcatore della storia biancorossa. All’inizio della stagione 13/14 viene acquistato dallo Spezia, che ne fa una delle punte di diamante di un mercato che dovrebbe portare alla promozione: l’avventura finisce ai play off, ma Ebagua è uno dei protagonisti positivi della stagione con 13 gol all’attivo. Confermato anche per la successiva, viene penalizzato dall’arrivo di Bjelica, che non lo vede di buon occhio. Cominciano a circolare voci anche su una sua presunta scarsa professionalità fuori dal campo, per cui anche il pubblico comincia un po’ a disamorarsi, cosicché la partenza a gennaio, dopo ulteriori 3 gol segnati, diventa quasi inevitabile. Va in prestito a Bari, sembra prendersi la sua rivincita professionale, segnando subito una doppietta a poche giornate dal trasferimento, ma, in realtà quelle rimangono le uniche due reti segnate con i pugliesi che, a fine stagione, infatti, non lo riscattano. Visto che anche la stagione successiva, questa in corso, Bjelica è ai nastri di partenza dello Spezia, la cessione di Ebagua è scontata. Comincia la stagione a Como, ma si conforma presto al campionato dei lariani e non diviene il terminale decisivo che i neopromossi lombardi speravano, segnando appena 3 gol. Così al mercato di gennaio passa al Vicenza. Tanto impegno nella fase offensiva di un’altra squadra con seri problemi di classifica, ma solo 1 gol finora. Poi, sabato, ad una settimana dall’arrivo in panchina di chi lo lanciò come attaccante, ovvero Lerda, l’exploit: al 3′ della partita di Ascoli, contro il suo ex tecnico Mangia, svetta di testa su un cross dalla sinistra e insacca l’1-0, festeggiando con una sua classica esultanza, l’imitazione del toro che incorna la bandierina; passano 20′ e, intercettando  una palla vagante fuori area, scaglia un sinistro preciso che si va ad insaccare per il momentaneo 2-0. A questo punto, però, diventa ancor più protagonista, perché 6′ dopo, da buon “toro”, vede rosso, perché un banale fallo a centrocampo gli costa la seconda ammonizione, che lascia i compagni in 10 per un’ora di gioco. Fortuna per lui che riescano a resistere e concedano solo un gol agli avversari, così che possano essere portati a casa 3 punti fondamentali, che, per ora, significano uscita dalla zona retrocessione diretta e aggancio ai play out. Per la rincorsa alla salvezza i gol di Ebagua potrebbero essere un’arma in più.

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UNA COLOMBA POCO PASQUALE – Con un cognome così, ci si aspetterebbe che il periodo pasquale potesse essere quello ideale per festeggiare e permettere tanti giochi di parole. Invece Colomba, nuovo tecnico del Livorno chiamato a sostituire il nuovamente esonerato Panucci, ha avuto ben poco da festeggiare in questo fine settimana. Franco Colomba è uno dei tecnici più esperti del panorama calcistico nazionale, ex centrocampista classe ’55, con una discreta carriera che ha conosciuto anche la Serie A (271 presenze), con le maglie, soprattutto, di Bologna (a due riprese, tra il ’73 e il ’75 e tra il ’77 e l’83) e Avellino (tra l’83 e l’88), fino al Modena, con cui chiude la carriera, vincendo un campionato di C1, nel 1990. Comincia da subito la carriera in panchina, partendo dal settore giovanile proprio della società emiliana, per due stagioni, per poi passare a quello della Spal, per un campionato. La prima panchina da professionista arriva nel 1993, con l’Olbia, in C2, con cui chiude al 3° posto, ma già dal campionato successivo, a Novara, comincia a fare sul serio, perdendo la semifinale play off. Questi buoni risultati gli valgono la chiamata in B, sulla panchina della Salernitana, con cui sfiora la promozione in A. Sulla panchina campana conosce, però, anche la prima delusione professionale con l’esonero del 1997. Quindi arriva la Reggina, la squadra in cui si consacra come allenatore: allenata a due riprese (con una parentesi di una stagione a Vicenza), sia in B, che in A, ottiene una salvezza in massima serie, alla guida di una squadra che valorizza giocatori come Pirlo, Kallon, Cozza, Baronio, Cirillo, Bogdani, e, poi, dopo la retrocessione, anche una nuova promozione in A. Questo attira l’interesse del Napoli che lo ingaggia per la stagione 02/03, ma vive un campionato travagliato, con un esonero e un richiamo per portare la squadra alla salvezza. Torna a Reggio Calabria per la terza volta, ma anche qui le cose vanno male, con un esonero dopo appena 10 giornate. Quindi, nel campionato 04/05 arriva la prima chiamata di Spinelli alla guida del Livorno, ma a gennaio viene sostituito da Donadoni. Seguono Avellino (in B, subentra, ma perde i play out), Cagliari (subentra e viene esonerato dopo un mese e mezzo), Verona (in C1, esonerato), Ascoli (in B, subentra e, con grande difficoltà, salva la squadra), il “suo” Bologna (in A, subentra e salva la squadra, viene confermato, ma, con l’avvento della nuova dirigenza, è esonerato ad un passo dell’inizio della stagione successiva), Parma (subentra, salva la squadra, ma viene esonerato a metà della successiva) e Padova (subentro ed esonero). Nella stagione 14/15 arriva anche l’esperienza all’estero alla guida del club indiano del Pune City, club della neonata Indian Super League. Dopo un periodo di inattività, la scorsa settimana è stato richiamato alla guida del Livorno, a sostituire Panucci a cui è stata fatale la sconfitta di Trapani. Non semplice il compito del neo tecnico amaranto, quello di salvare la stagione di una squadra che, anche un po’ inspiegabilmente vista la prima parte del campionato e vista la rosa di giocatori a disposizione, sta latitando nelle posizioni più basse della classifica, al culmine di una discesa cominciata da diverse settimane. Pessimo l’esordio di Colomba, con la sconfitta interna proprio nello scontro diretto con la Pro Vercelli, maturata nei secondi finali per un calcio di rigore, che ha significato l’ingresso in piena zona retrocessione diretta.

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TESSER, VATTI A FIDARE DEGLI AMICI… – Altro esordio di giornata era quello di Marcolin sulla panchina dell’Avellino, dopo l’esonero della scorsa settimana di Tesser. Fatale per l’ex tecnico del Novara la sconfitta interna contro la Ternana, peraltro, destino vuole, proprio l’ultima squadra da lui allenata, con ottimi risultati, fino alla scorsa stagione, che ha rappresentato un sensibile allontanamento dei lupi dalla zona play off. Oltre, innegabilmente, ad un rapporto non idilliaco con la presidenza, come rimarcato da alcune dichiarazioni rilasciate dal tecnico qualche settimana fa, prima della sconfitta interna con lo Spezia. Al suo posto è stato chiamato, come detto, Dario Marcolin, tecnico che, seppur dalla carriera non lunghissima, sta acquisendo una certa esperienza nella serie cadetta. Anche lui ex calciatore, classe ’71, anche lui centrocampista, e anche per lui tanta serie A, in una carriera partita dalla Cremonese (fin dal settore giovanile) e dipanatasi tra Lazio (tra il 1992 e il 2000, con diversi intervalli rappresentati dai prestiti a Cagliari, Genoa e anche all’estero, al Blackburn, ma anche, e soprattutto, con uno scudetto, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, l’ultima Coppa delle Coppe della storia e una Supercoppa Europea in bacheca), Samp (in B, di cui diventa anche Capitano), Piacenza (brevissima parentesi), Napoli, fino al Palazzolo, in C2 con cui chiude l’esperienza col calcio a 11, nel 2005, prima di  giocare un’ultima stagione di calcio a 5, col Torino, in A2 e appendere definitivamente le scarpette al chiodo. E’ un allenatore dal 2006, anche se ha cominciato come vice al Brescia, per una stagione, prima di Somma e poi di Cosmi. Quindi una stagione da collaboratore tecnico di Mancini all’Inter, prima di venire chiamato, a giugno 2008, per la prima panchina da primo allenatore, al Monza, salvo poi venir esonerato a dicembre. Torna a fare il vice, chiamato dal suo ex compagno di squadra da giocatore alla Lazio, che già aveva collaborato con lui all’Inter, Mihajlovic, prima sulla panchina del Catania e poi su quella della Fiorentina, che lascia all’esonero del serbo. Quindi, dal 2012, solo incarichi da primo allenatore, sempre in B. Comincia con il Modena, da subentrante, ma con successivo esonero, quindi Padova, con identico destino, e il Catania lo scorso anno, dove giunge come terzo tecnico stagionale dopo Sannino, quando lui aveva cominciato la stagione come commentatore tecnico per Sky. A fine campionato riesce a salvare i siciliani al termine di una travagliatissima stagione, anche se, poi, i suoi sforzi saranno cancellati in estate dalla giustizia sportiva che retrocede i rossoblu nell’ambito delle indagini sul calcio scommesse. La scorsa settimana è stato chiamato dall’Avellino per cercare di terminare la stagione biancoverde nel migliore dei modi e provare, quindi, a recuperare in extremis il treno per gli spareggi promozione. Partenza, tutto sommato, positiva, con il pareggio interno, a reti bianche, casalingo contro l’ex capolista Crotone. Buon punto di partenza e tante idee per il tecnico che proverà a ricucire il gap che, al momento è di 6 punti con l’8° posto.

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LE ULTIME PAROLE FAMOSE – Si sa che nel mondo del calcio la scaramanzia la fa un po’ da padrona e, quindi, spesso, tecnici e società restano sempre cauti nelle dichiarazioni finché determinati obiettivi non vengono palesemente raggiunti, anche per non attirarsi le ire dei tifosi più “sensibili”. Magari può essere un po’ esagerato fare come Sarri ai tempi della promozione dell’Empoli, che, fin quasi a fine stagione, parlò di obiettivo salvezza, nonostante il dominio in campionato, e non nominò mai le parole “Serie A” fino a cose fatte. Ma anche la troppa sicurezza mostrata da Oddo, un po’ di giornate fa, forse è stata un po’ avventata. Era, infatti, la vigilia della 25^ giornata e il Pescara era reduce dalla vittoria con il Bari che consolidava il suo terzo posto, al punto da vedere il Crotone, secondo, a pochi punti e il quarto, addirittura a quasi 10 punti, limite dopo il quale i play off non sarebbero stati giocati e gli abruzzesi sarebbero stati promossi direttamente. Alla domanda circa questa possibilità di annullare la disputa dei play off, però, l’ex giocatore di Lazio e Milan rispose che era dovere di una squadra come il Pescara mirare al secondo posto, senza preoccuparsi di chi stava dietro (anche perché le cose, comunque, sarebbero state, poi, strettamente correlate). Quella stessa giornata i biancazzurri pareggiarono a Salerno, con una delle squadre in lotta per la salvezza, e questo permise un leggero avvicinamento della quarta, allontanando, momentaneamente, lo spauracchio di un finale senza play off. Chi pensava si trattasse solo di un passo falso, fu ben presto contraddetto da una sequenza di risultati inimmaginabile: pareggio casalingo con un Vicenza in crisi, sconfitta a Cagliari, pareggio casalingo con un Ascoli in lotta per la salvezza, sconfitta casalinga col Trapani, sconfitta per 5-2 a Vercelli, sconfitta casalinga nello scontro diretto col Novara, sconfitta a Crotone. Ovviamente ne è scaturita una lenta discesa, resa meno rapida solo da un po’ di incertezza anche nelle altre squadre in lotta per i posti play off, che ha determinato i risicatissimi distacchi attuali. Discesa che, però, ha portato all’ovvia conseguenza: dopo la sconfitta di Terni di sabato, il Pescara è, ufficialmente, fuori dalla zona play off. Chissà quante volte, il buon Oddo, si sarà morso la lingua in questi mesi…

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