Inter-Torino: le pagelle del match

I voti del posticipo domenicale della 32ª giornata fra nerazzurri e granata andato in scena a“San Siro”: Icardi torna a timbrare il cartellino ma sugli scudi va la coppia di attaccanti granata e il suo allenatore. Disastro, invece, per la retroguardia nerazzurra.

 

INTER (4-2-3-1)

HANDANOVIC 6,5 – Si immola su Maxi Lopez in avvio, poi è tentacolare nelle uscite e sventa tutte le sortite offensive dei granata, compresa un’incursione di Belotti su dormita di Juan Jesus. Poi il diluvio.

SANTON 4,5 – Toh, chi si rivede. Nel Gioco dei Terzini di Mancini, viene riproposto a destra al posto di D’Ambrosio e, come in altre uscite, se la cava: senza infamia e senza lode. Che sia il suo punto di forza o il suo limite, decidetelo voi. Poi assiste impotente al disastro che lui stesso causa in occasione dell’1-1 (dal 40′ s.t. EDER s.v. – Acquistato senza motivo, panchinato senza motivo, entra senza motivo a buoi scappati dalla stalla).

MIRANDA 4,5 – Francobollo delle Poste Brasiliane su Maxi Lopez, dirige il reparto assieme al connazionale con discreta tranquillità e, in più di un’occasione, ha terreno e GPS libero per poter impostare l’azione da dietro, sgravando Medel di questo compito. Questo fino all’ora di gioco: poi impazzisce e segna in calce la disfatta con la sua espulsione.

JUAN JESUS 5+ – Preferito a sorpresa a Murillo, fornisce una prova anche mediocre, nonostante quell’impercettibile ma costante alone di insicurezza (vedi quando si perde pericolosamente Belotti al 6′ della ripresa) che oramai accompagna tutte le sue uscite, anche quelle all’apparenza più tranquille e senza i consueti scossoni, come stasera.

NAGATOMO 4.5 – Destra o sinistra non fa differenza: terzino multiuso, come per Santon vale anche per lui la regola dell’usato affidabile o, se preferite, del soldatino che svolge diligentemente il proprio compito e però non si concede nemmeno chissà quali grilli. Poi ‘rosso’ anche per lui e la conferma che l’ostinazione di Mancini a puntare su di lui è al limite del masochismo

MEDEL 5,5 – ‘Giallo’ d’ordinanza per fermare il lanciato Belotti e un sacco di piccole cose utili per cementare quel piccolo muro che, nell’idea di Mancini, deve coprire le spalle all’estro e alle improvvisazioni del terzetto di frombolieri dietro Icardi. A babbo morto e in nove diventa paradossalmente più utile per evitare l’imbarcata.

BROZOVIC 5,5 – Un po’ mezzala, un po’ interdittore, un po’ guastatore sulla trequarti: il processo di ‘totalizzazione’ di questo centrocampista un po’ anarchico e ancora in divenire procede bene. Resta però l’impressione che possa incidere maggiormente e catalizzare un maggio numero di palloni. Anche per lui graa double-face, col crollo nella ripresa che però non dipende da lui.

PALACIO 6- – Trottolino amoroso che, alla lunga, è diventato quasi prezioso nel gioco di Mancini: da possibile partente a elemento capace di soffiare la maglia da titolare ai più quotati Jovetic ed Eder. Le polveri sono bagnate oramai, ma il modo in cui protegge e lavora il pallone sul centro-destra è ancora fonte di gran mal di testa per gran parte dei difensori della Serie A, granata compresi. Uno dei pochi a salvare la faccia.

LJAJIC 5 – Una delle sue seratine di luna storta. Nessun peccato mortale, né tanto meno egoismi diffusi: solo, è mancata la scintilla e si è limitato a galleggiare sulla trequarti (la sua mattonella prediletta) senza mai riuscire a dettare il passaggio o a saltare l’uomo per creare superiorità numerica nel folto bunker predisposto da Ventura (dal 14′ s.t. MURILLO 5,5 – Ha tempo di partecipare al disastro, pur senza avere particolari colpe. Anzi, pure col rammarico di non aver giocato dal 1′).

PERISIC 6- – Dopo un mese e mezzo di fuochi d’artificio, ordinaria amministrazione. Che per lui è comunque tanta, discreta ciccia: soliti buoni spunti a sinistra e la mancanza di quel killer instinct che lo porterebbe a essere più freddo in fase di finalizzazione e a toccare stabilmente la doppia cifra ogni anno. Anche in 9 contro 11 è il più pericoloso.

ICARDI 6 – Rigore col brivido, il primo per lui quest’anno. Poco altro, a dire il vero ma il dubbio è che sia il gioco dei nerazzurri a penalizzarlo (senza voler parlare di lesa maestà nei confronti di un 23enne che ancora sta crescendo) più che la mancanza di impegno: corre, rincula, appoggia ma all’atto pratico tira e punge poco. Va pure detto che anche stasera una volta tira e una volta fa gol. Poi viene sacrificato per Biabiany e pochi capiscono il cambio, lui compreso (dal 26′ s.t. BIABIANY s.v. – Un paio di buoni spunti in velocità nelle praterie granata, poco altro).

all. MANCINI 5- – Inter ordinata, quasi naive nel suo 4-2-3-1 che pare non essere per nulla oliato ma che, in un modo o nell’altro, paga. Poi, quando un ingranaggio si inceppa, crolla tutto come al solito: non convince né la formazione iniziale, né i cambi. La mancanza del gioco, quella è oramai atavica e non è nemmeno il caso pià di tirarla in causa.


TORINO (3-5-2)

PADELLI 6 – Per poco Terminator non intuisce il penalty di Icardi, dando un nuovo dispiacere all’argentino. Per il resto assiste al monologo interista senza essere davvero chiamato in causa ma limitandosi a presidiare la sua area.

BOVO 6+ – Preferito a sorpresa a Maksimovic, mette al servizio della sua retroguardia esperienza e anche fisicità, nonostante Icardi e Perisic siano clienti scomodi. In pratica fa le veci dell’assente capitan Glik e non sfigura nonostante fosse finito in naftalina nell’ultimo periodo.

JANSSON 6,5 – Tiene bene Icardi e non va mai nel pallone, pur avendo l’ingrato compito di rimpiazzare il polacco al centro della difesa. Nella sua avventura italiana ha avuto poche chance fino ad ora ma si disimpegna bene, forse soprattutto per merito del collaudato sistema di gioco che Ventura fa mandare a memoria ai suoi.

MORETTI 5,5 – Sulla coscienza il ‘giallo’ che causa il rigore e il vantaggio nerazzurro: a dire la verità non ci sentiamo di buttargli la croce addosso, ma l’episodio rimane decisivo nell’economia del match. Dalla sua parte c’è Palacio e ha il suo bel da fare, ma va pure detto che non va mai in affanno.

BRUNO PERES 6- – Uno dei possibili obiettivi di mercato nerazzurri si trova di fronte un Santon in vena di pochi svolazzi e pure poco propenso a delle scorribande: così ha poche praterie per sprigionare la sua corsa mettere in mostra il meglio del repertorio. Da rivedere anche se di svariati passaggi a vuoto è stato costellato questo suo secondo anno in Italia.

BENASSI 6+ – Uno degli ex del match: in un paio di occasioni dimostra di non essere più il centrocampista talentuoso ma timido ammirato in maglia nerazzurra. Tuttavia, di fronte al continuo possesso palla interista, ha poco spazio per le sue incursioni e spesso deve correre a vuoto prima del crescendo finale (dal 39′ FARNERUD s.v. – Passerella finale)

VIVES 6+ – Regia ordinata, senza grandi guizzi ma qualcosa di anni-luce lontano da cosa accade nella mediana interista. In difficoltà all’inizio, nella ripresa prende le misure e contribuisce a dare il ‘la’ alla rimonta torinista (dal 23′ st. GAZZI 6+ – Fosforo e corsa nel momento di maggior bisogno; in superiorità numerica, i ragazzi di Ventura schiantano quelli di Mancini anche grazie alla maggiore freschezza fisica).

OBI  5,5 – Non una grande prova per l’altro ex, anche se corsa e onnipresenza in mezzo al campo non mancano mai. Ma è l’ingresso di Baselli a cambiare parzialmente il match (dall’11 s.t. BASELLI 6.5 – Ritrova lo smalto perduto nell’ultimo periodo, pur partendo dalla panchina: a corollario di una buona mezz’ora anche una traversa che avrebbe meritato miglior sorte)

MOLINARO 7 – Il grande inserimento sul gol pur tra le statuine interiste, la spinta costante sulla fascia di competenza e un senso tattico che farebbe impallidire un terzino a caso della rosa di Mancini. Chapeau. 

MAXI LOPEZ 7 – Ottimo il lavoro sull’1-1 quando spiana la strada a Molinaro, tenendo in scacco tutta la retroguardia milanese. In crescendo nella ripresa dopo un primo tempo opaco. Bravo Ventura a tenerlo in campo e resistendo alla tentazione di cambiarlo: diventa la spalla ideale per Belotti e di fronte alle statue di sale interiste fa la figura di un Messi un po’ attempato e ahinoi platinato.

BELOTTI 6,5 – Oramai ha preso a segnare con continuità anche se su rigore. Freddo, serve il gol della vittoria ai suoi e pone fine a un periodo di crisi. Crescita esponenziale che ben altro ct terrebbe in considerazione per gli Europei, se non fosse impegnato a polemizzare a destra e a manca e a firmare col Chelsea…

all. VENTURA 7 – Lezione di gioco a Mancini, anche nel primo tempo quando i suoi raramente mettono il muso fuori ma sfoggiano una organizzazione difensiva scardinata solo dal penalty concesso a Icardi. Nella ripresa insiste con le sue idee (semplici per carità, ma genuine) e vince maramaldegiando contro un’Inter in 9 e in confusione. 

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