A tutta B: il mucchio selvaggio, la crisi del Livorno, il bomber da trasferta, i 150 di Calaiò, l’esordio di Bergodi e la partita del Moro

MUCCHIO SELVAGGIO – Se la lotta a due per il primo posto si fa sempre più esaltante, con evoluzioni che nessuno avrebbe potuto neppure lontanamente preventivare ad inizio torneo, in zona play off la situazione si fa sempre più complessa e lo schiacciamento è ormai quasi totale, con 8 squadre nel giro di 4 punti, di cui 6 nello spazio di soli 2. Là davanti è controsorpasso: il Crotone, in anticipo del venerdì, con un rigore, giusto ammetterlo, inesistente, liquida la pratica Lanciano e sale a 70, ma il giorno successivo non c’è la risposta dei sardi che perdono la terza partita consecutiva tra le mura amiche, contro lo Spezia, e restano fermi a 68. Ora i punti sul terzo posto sono, rispettivamente, 16 e 14, con 21 ancora a disposizione, quindi c’è un margine di, rispettivamente, 2 e 3 vittorie nelle prossime 7 per poter dire ufficialmente Serie A. Poi c’è il mucchio selvaggio al terzo posto, a 54 punti, che comprende ben 4 squadre: il Bari e il Cesena, che pareggiano il proprio scontro diretto nel posticipo del lunedì; il Novara che, in quello di domenica pomeriggio, impatta in casa con la Salernitana, e lo Spezia che, come detto, batte a domicilio il Cagliari. Appena un punto sotto, a 53, il Trapani, che prosegue la propria corsa battendo in casa il Brescia nello scontro diretto. Torna in zona play off, agganciando l’8° posto, il Pescara, che batte in casa il Como e tocca quota 52. Scivola momentaneamente fuori dalla zona spareggi l’Entella, dopo il pareggio interno con la Ternana (che rimonta dal 2-0), che la porta a 51, così come il Brescia, che, con la sconfitta di Trapani, resta a 50. Con la zona play off attuale, però, entrambe possono tranquillamente rientrare in gara. Perde un po’ più il contatto, invece, il Perugia, che con l’inaspettata sconfitta interna contro l’Ascoli, resta a 47.

LIVORNO SEMPRE PIU’ GIU’ – Movimenti interessanti anche per quello che riguarda la zona salvezza. Ultimo resta il Como a 27, per cui la sconfitta di Pescara apre, sempre più, scenari poco piacevoli: ora i punti dalla zona play out sono 9, ma soprattutto, non si vedono i segni di un’inversione di tendenza, indispensabile in questa fase. Sopra di lui la Salernitana, che pareggia sul difficile campo di Novara e fa il passettino in avanti a quota 32, ma la zona spareggi resta a 4 punti. Terzultimo il Livorno, che cade anche nello scontro diretto di Vicenza, restando a 33 e cominciando a prendere anche distacco dalla zona play out, rappresentata dal Modena, che, dopo il primo punto della gestione Bergodi, racimolato nello scontro diretto di Vercelli, sale a 36. Balzo in avanti, invece, del Vicenza, che sale a 37 grazie alla vittoria proprio coi labronici, in piena zona play out, ad un solo punto dalla salvezza, rappresentata, al momento, dai 38 punti della Pro Vercelli, dopo il pareggio con i canarini. Anche Ascoli e Latina danno una bella scrollata alla propria classifica: gli uomini di Mangia vincono a Perugia, mentre i pontini regalano la prima vittoria a Gautieri, liquidando in modo netto l’Avellino. Così entrambe le squadre balzano a 39, agganciando il Lanciano, che, invece, esce sconfitto dall’anticipo di Crotone.

BOMBER DA TRASFERTA – Interessanti movimenti nelle posizioni di riguardo della classifica marcatori. Si comincia già dall’apice, dove il capocannoniere Lapadula consolida la propria posizione realizzando i due gol che consentono al Pescara di battere il Como. Dietro di lui si muove anche Caputo, che sale a 16 grazie al gol del momentaneo 2-0 dell’Entella con la Ternana. Ferme le bocce sul terzo gradino, visto che la coppia a 14, formata da Ganz e Budimir, resta a secco questa settimana. Tutto stabile anche a quota 12, dato che anche Coda, Maniero e Farias hanno le polveri bagnate. Si infoltisce, invece, il gruppo a 11, visto che a Mokulu, Nenè, Evacuo e Geijo, tutti a secco, si affiancano Citro (foto di copertina), autore del gol del 2-0 del Trapani col Brescia, e Raicevic, che segna il definitivo 2-0 del Vicenza sul Livorno. Vetrina di oggi, però, è giusto dedicarla ad un bomber giunto in doppia cifra, grazie, anche, ad una vena piuttosto prolifica in questo ultime giornate, che con la sua doppietta ha cambiato la storia di una partita che sembrava già scritta, ovvero Ceravolo della Ternana. Fabio Ceravolo è un attaccante nato a Locri, in provincia di Reggio Calabria, il 5 marzo 1987. Cresce calcisticamente nelle squadre delle sue zone, l’Agesidamo Locrese, prima, e la Reggina, poi, dove raggiunge la prima squadra nel 2004. Fa il suo esordio in maglia amaranto, e per di più in A, nel corso della stagione 05/06, in cui mette insieme 6 presenze in massima serie. Quindi viene mandato in prestito a farsi le ossa, prima alla Pro Vasto, in C2, con cui segna la prima rete tra i professionisti, e, poi, a gennaio della stessa stagione, al Pisa, dove segna solo 3 reti, ma tutte nel corso dei play off, diventando fondamentale per la promozione dei toscani. Torna, così alla base e si ferma per 2 stagioni intere in cui viene tenuto in considerazione, segnando, in tutto, 3 gol, i suoi primi, però, in massima serie. Nel 2009 passa all’Atalanta, con cui gioca altre 2 stagioni, una in A e una in B, chiudendo con 45 presenze e 5 gol. Nel 2011 torna alla Reggina e si ferma per il campionato di B, in cui comincia a segnare con continuità, andando, per la prima volta, in doppia cifra, con 11 gol segnati. Poi comincia anche il successivo, realizzando altre 5 reti, prima di passare alla Ternana, in cui milita, quindi dal gennaio 2013, sempre in B. Dopo una stagione e mezza con le polvere bagnate, da 1 gol a campionato, si è scatenato nelle ultime due, chiudendo la scorsa con 10 reti e raggiungendo già ora lo stesso traguardo, quando mancano ancora 7 giornate alla fine. Come detto, si è scatenato nelle ultime 2 trasferte: 6 reti realizzate nelle prime 31 giornate, ha messo a segno la doppietta con cui la Ternana ha espugnato Avellino alla 32^; sabato, invece, a Chiavari, con la partita sul 2-0 per i padroni di casa, che già pregustavano i 3 punti, al 57′ ha deviato di destro, da posizione ravvicinatissima, un rasoterra dal fondo di Furlan dalla destra, per il momentaneo 2-1, poi, 2′ dopo, si è preso la responsabilità della realizzazione del rigore del definitivo 2-2, con cui la Ternana ha consolidato la sua posizione di tranquilla metà classifica, agganciando l’Avellino.

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I 150 DI CALAIO’ – Sabato non è stata una giornata speciale per Calaiò solo per il fatto di aver segnato il gol che ha dato il la alla importantissima vittoria in trasferta dello Spezia al Sant’Elia, ma, soprattutto, a livello personale, perché proprio quel gol è stato l’attesissima 150^ marcatura della sua lunga carriera da girovago del gol. Calaiò, attaccante palermitano classe ’82, di cui si sono già state percorse le tappe della carriera in un recente articolo di questa rubrica, numericamente parlando, ha, infatti, segnato 3 gol nelle sue prime due stagioni e mezzo tra i professionisti nelle file del Torino (1999-gennaio 2002, 1 gol in A e 2 in B), 2 nei successivi 6 mesi alla Ternana in B, 12 in 6 mesi al Messina in B, 28 nell’esperienza al Pescara (dal gennaio 2003 al gennaio 2005, 1 in C1 e 27 in B), 40 nelle due esperienze a Napoli (la prima tra il gennaio 2005 e il 2008, 24 gol in C1, 14 in B e 2 in A, le seconda tra gennaio e giugno 2013, senza gol), 46 nelle 4 stagioni e mezza al Siena (tra il 2008 e gennaio 2013, 28 in 3 stagioni e mezza in A, 18 in una in B), 3 in una stagione in A al Genoa e 18 nella scorsa in B al Catania. Quindi l’arrivo allo Spezia, dove si attendono suoi gol a grappoli. I grappoli non arrivano, ma i gol sì e, anche se misurati, molto spesso, fondamentali, come quelli nel doppio derby col Livorno. Fino a sabato erano 8, che portavano il suo bottino a 149. Al 69′ della partita di Cagliari, sul risultato di 0-0, ma col Cagliari che sta aumentando la pressione, è il più rapido a farsi trovare pronto sulla ribattuta di Storari sul tiro defilato di Migliore, così da insaccare, con un diagonale di sinistro di prima intenzione, il gol dell’1-0. E l’Arciere non ha ancora finito le sue frecce…

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L’ESORDIO DI BERGODI – Ennesimo esordio stagionale per un tecnico sulle panchine della B. Stavolta è toccato a Bergodi sostituire Crespo su quella del Modena, cui è stata fatale la sconfitta col Cagliari della scorsa settimana, seppur maturata in 10 e nei minuti di recupero. Cristiano Bergodi è un ex difensore romano, classe ’64, con una discreta carriera calcistica vissuta con le maglie di Pescara (nel cui settore giovanile cresce e con cui esordisce tra i professionisti, nel 1984, giocando per 5 stagioni tra B ed A), Lazio (dove vive 7 stagioni, tra il 1989 e il 1996), Padova (3 stagioni, nella rapida discesa dalla B alla C2), fino al campionato maltese con lo Sliema Wanderers, con cui vince una Coppa di Malta e chiude l’esperienza da giocatore, dopo una sola stagione, nel 2000. Dal 2002 intraprende la carriera di allenatore, cominciando con l’Imolese, in C2, che salva ai play out. Quindi nella stagione 2003/04 subentra sulla panchina del Sassuolo, sempre in C2, salvando, ancora una volta, la squadra ai Play out. Poi ci sono due esperienze da vice poco fortunate, visto che è secondo di Caso alla Lazio, da giugno a dicembre 2004, quando viene esonerato con tutto lo staff tecnico, e di Gregucci al Lecce, tra giugno e settembre 2005, quando lo attende medesimo destino. A questo punto seguono una serie di esperienze all’estero, in Romania: National Bucarest (7° posto in campionato e sconfitta in Finale di Coppa di Romania), Cluj, Rapid Bucarest, Politehnica Iasi e Steaua Bucarest. Nel 2010 torna in Italia, per la prima esperienza con il Modena, dove si ferma per due stagioni, con un 10° posto, in B, la prima e una travagliata seconda in cui è esonerato e richiamato, ottenendo, comunque, la salvezza. Nella stagione 2012/13 approda sulla panchina della squadra che l’ha cresciuto, il Pescara, esordendo in A, ma non finisce la stagione, esonerato a marzo. Quindi una stagione da subentrante, in B, a Brescia, poi torna in Romania: Rapid Bucarest e Targu Mures, squadra che lascia a dicembre 2015, nonostante la posizione play off e la qualificazione alla semifinale di Coppa di Romania, a causa dei pesanti problemi economici della società. La scorsa settimana è arriva la chiamata, nuovamente, del Modena, per provare a raggiungere la salvezza. La conduzione del tecnico argentino ha vissuto di alti e bassi, ma la squadra ha sempre dato la sensazione di combattere fino in fondo e tante sono state le partite sfortunate. Questo non è bastato, però alla dirigenza che dopo l’ennesima sconfitta, seppur contro la prima della classe, e in modo rocambolesco, gli ha dato il benservito, per cercare di dare alla squadra la scrollata necessaria a risalire, così da conquistare una salvezza senza dover ricorrere ai play out. Esordio tutto sommato positivo, con il pareggio, in trasferta, nello scontro diretto con la Pro Vercelli. Tutto nel secondo tempo, con il vantaggio dei gialloblu ad inizio ripresa, con Belingheri e pareggio a 4′ dalla fine della Pro con Malonga. Poi, quando gli emiliani temevano di vivere un incubo come quello della scorsa giornata, è arrivato il fischio finale, che ha sancito il pareggio. In questo modo il Modena resta quartultimo a 36 punti, ma con la salvezza lontana appena 2 lunghezze. Ora lo attende la prova casalinga contro il lanciatissimo Trapani.

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LA PARTITA DEL MORO – Tra le partite di sabato, una ha vissuto di una suggestione profonda, legata ad una delle più grandi tragedie vissute dal calcio italiano in questi anni. Quella tra Vicenza e Livorno è stata, infatti, la partita di Morosini, non solo per la militanza comune, ma, anche, per l’estrema vicinanza della ricorrenza. Il 14 aprile di 4 anni fa, infatti, al 31′ della partita Pescara-Livorno, moriva, in campo, il giovane centrocampista, a seguito di una crisi cardiaca. Morosini nella sua breve carriera, come detto, ha vestito la maglia del Vicenza, a due riprese, tra il 2007 e il 2009, in prestito dall’Udinese, due stagioni da 66 presenze e un gol (suo primo tra i professionisti, segnato al primo campionato), e, poi, da gennaio a giugno 2011, sempre in B e sempre in prestito dall’Udinese, con cui aveva cominciato la stagione, senza mai scendere in campo, chiudendo il campionato con 16 presenze. A Livorno, invece, ci arriva il gennaio successivo, ancora dopo una mezza stagione da panchinaro in bianconero. Solo 8 presenze per lui, poi la tragedia. Entrambe le squadre hanno ritirato la maglia numero 25 dalla propria numerazione, inoltre i veneti gli hanno intitolato il centro sportivo di Isola Vicentina, mentre i toscani la Gradinata del Picchi. Sabato, come detto, a pochi giorni dall’anniversario, le due squadre si sono incontrate in campionato ed hanno deciso di celebrare la cosa preparando una maglietta speciale, rossa, recante una scritta sul davanti, “Live your dreams” e sul retro il numero 25 sormontato dal nome “Moro”, con cui i giocatori delle due squadre sono scesi in campo ad inizio partita. La maglietta a fine match è stata venduta durante la cena sociale dell’Associazione Morosini per raccogliere fondi a scopo benefico. Durante l’incontro è comparso anche uno striscione nella curva dei tifosi veneti che recitava la frase “Certe luci non puoi spegnerle”.

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