Top e Flop 32^ Giornata: Sousa, che succede? Silvio, Zampa, imparate da… Campedelli!

La trentaduesima giornata del campionato di Serie A è inaugurata dall’Inter, vittoriosa di misura in casa del Frosinone. Gli altri tre posticipi vedono altrettante vittorie di misura: il Chievo sul Carpi, il Genoa a Sassuolo, e la Juventus che consolida il proprio primato in classifica (21 vittorie ed un pareggio in 22 partite) espugnando il Meazza e sancendo, di fatto, l’esonero odierno del tecnico rossonero Sinisa Mihajlovic. Il lunch match di domenica vede l’Empoli tornare alla vittoria (la prima del girone di ritorno) nel derby contro la Fiorentina; gli incontri pomeridiani vedono le compagini di casa portare a casa i tre punti: Torino, Sampdoria e Napoli si impongono su Atalanta, Udinese ed Hellas Verona. La sconfitta casalinga serale del Palermo, 0-3 con la Lazio di Simone Inzaghi, sancisce l’ennesimo esonero stagionale per un tecnico rosanero: a farne le spese questa volta è Novellino, rimpiazzato da Ballardini. Unico pareggio della tredicesima giornata di ritorno è quello di lunedì sera tra Bologna e Roma.

 

 FLOP 32^ GIORNATA

3. Paulo Sousa

Il tecnico portoghese della Fiorentina, inserito più volte (a pieno merito) nei Top di giornata, entra (a pieno merito) nei flop della trentaduesima giornata. Dall’eliminazione in Europa League sembra aver perso la leadership nello spogliatoio, con Borja Valero e compagni che non riescono ad imporre quello stile di gioco, così rapido e pulito, che abbiamo potuto ammirare nel girone d’andata. Come se non fosse sufficiente il calo nelle prestazioni, in seguito agli screzi con Diego Della Valle di fine mercato invernale e dopo esser stato sorpreso a colloquio coi dirigenti dello Zenit di San Pietroburgo (per altro presenti anche al Castellani per il derby) che han compromesso anche quelli con Andrea Della Valle, i rapporto con la dirigenza sono ai minimi storici. Bucchioni in giornata sottolineava come la proprietà gigliata si sia sempre posta in modo “autoritaria” verso i tecnici, e di come Sousa si meriti lo stesso trattamento riservato da Cellino ad Allegri ai tempi di Cagliari, quando lo cacciò a cinque giornate dalla fine di un gran campionato per il sospetto (poi realizzatosi) che il tecnico livornese si fosse già accordato col Milan. Ora i Della Valle sono ad un bivio, imporsi e cacciare il tecnico “mercenario” in modo da iniziare a programmare la prossima stagione, oppure sperare sia stato tutto un semplice malinteso e andare avanti con uno dei tecnici rivelazione di questo campionato.

2. Maurizio Zamparini

Se Paulo Sousa è entrato qualche volta a far parte dei Top, Zamparini ha fatto l’abbonamento ai Flop. Dopo l’esonero di Iachini scherzavo sulla possibilità che il patron rosanero volesse arrivare a cifra tonda, ma di questo passo potrebbe benissimo andar oltre. Cacciato anche l’unico allenatore che era riuscito a resistere alle sue ire (quando era presidente del Venezia), ora tocca di nuovo a Ballardini, già sulla panchina siciliana da novembre a gennaio. Campionato ai limiti del ridicolo, solo la salvezza potrebbe evitare la debacle.

1. Silvio Berlusconi

Difficile togliere la palma di peggiore di giornata a Zamparini, ma il cavaliere l’ha fatta grossa. Cacciare Mihajlovic che finalmente aveva portato stabilità nello spogliatoio rosanero e che era riuscito a trovare una quadra dopo anni di incertezze è un suicidio, calcisticamente parlando. Con una rosa da sesto posto (con difesa e parte del centrocampo da metà classifica), al netto di miracoli o catastrofi, ci si piazza al sesto posto. Assumere un tecnico pretendendo miracoli è inutile e pretenzioso, così come rimanere ciechi di fronte ad un Galliani orfano di Braida: il geometra resta fenomenale nel gestire lo spogliatoio e nel convincere i giocatori, ma senza qualcuno che lo guidi sugli obiettivi giusti continuerà a portare a casa i vari Destro, Luiz Adriano, Balotelli, Honda. Nomi altisonanti (quasi da campagna elettorale…) ma ben poco utili alla causa: ai rossoneri serve come il pane (da anni, non da mesi!) un difensore centrale ed un regista su cui costruire un’ossatura in grado di fornire certezze e continuità. L’esatto contrario di un direttore sportivo, affetto da leggero tabagismo, che ha già annunciato l’addio a fine stagione. Chissà…

TOP 32^ GIORNATA

3. Manolo Gabbiadini

La punta scuola Atalanta, classe 1991, alla sua ottava presenza dal primo minuto, mette a segno la settima rete stagionale. Non è un bel mestiere essere il vice di un Higuain da record che senza la squalifica di quattro giornate in seguito all’espulsione di Udine, avrebbe potuto insidiare, dopo mezzo secolo, il record di reti in campionato di Nordahl. Gabbiadini si è sempre fatto trovare pronto, sia in Europa League che in campionato, e il Napoli ha confermato di credere nell’ex Sampdoria a gennaio, rifiutando un’offerta di 25 milioni da Wolfsburg. Con il Pipita ricercato dalle big europee (il Bayern di Ancelotti su tutte), i partenopei, avendo già il sostituto in casa, hanno a disposizione un tesoretto più che sufficiente per puntellare una rosa già di alto livello.

2. Chievo Verona

Luca Campedelli, patron dei veronesi, ci ha visto lungo: il duo Nember – Maran ha messo in cassaforte la salvezza già da tempo, in modo da poter affrontare l’ultima parte di stagione con tranquillità. Inoltre gli affari Zukanovic (plusvalenza di circa due milioni dopo solo un anno) e Paloschi (ceduto a gennaio per poco meno di dieci milioni) han contribuito a chiudere il bilancio in attivo. Con 44 punti a sei giornate dal termine, il record di punti di Del Neri del 2001-02, che permise ai clivensi di partecipare alla Coppa UEFA, è più che a portata di mano. Società solida, senza pretese esagerate e soprattutto paziente nella programmazione, ormai una specie in via d’estinzione…

1. Mauro Icardi

50 reti in 100 partite in nerazzurro. A 23 anni. In una stagione di alti e bassi, il capitano interista rappresenta sempre e comunque uno dei punti fermi dell’undici di Mancini, sia per rendimento che per prospettiva. Spesso e volentieri si legge di un Icardi già da Mourinho, già da Simeone, già da Conte, ma la sua cessione, oltre ad essere ovviamente controproducente per mancanza di alternative, è ora come ora improbabile. Il giocatore ha ribadito più volte la sua intenzione di rimanere a Milano, dove si trova più che bene: la fascia di capitano non fa altro che suggellare la volontà di diventare la bandiera della rinascita interista. A differenza dei cugini, i nerazzurri si presenteranno al mercato estivo con un ossatura ben definita, attorno a cui costruire una rosa in grado finalmente di competere con le prime della classe.

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