A tutta B: i passi mancanti per A e Lega Pro, il Modesto profeta in patria, Dalmonte al mare di Romagna, lo sgambetto di Mimmo, il ritorno di Tesser, il compleanno del Pescara e l’arbitro invisibile

AD UN PASSO DALLA A – Stavolta è vero: il Crotone è ad un solo passo dalla A. Mancato (non fallito, visto che tutto è dipeso dal risultato contemporaneo del Trapani) il terzo match ball, nonostante la vittoria sul Como, ora ai calabresi manca un solo punto per poter festeggiare (anche se sabato i tifosi e la città si sono già lasciati andare a lunghe, e giustificate, celebrazioni) la storica promozione in A. Avendo toccato quota 77, sono esattamente 12 i punti che dividono gli uomini di Juric dal terzo posto, tanti quanti sono i punti ancora a disposizione nelle restanti 4 giornate, ma, dato che i rossoblu devono ancora giocare contro la squadra di Cosmi, non è ancora possibile registrare la matematica certezza. Secondo è sempre il Cagliari che, con il pareggio di Lanciano, secondo 1-1 consecutivo contro una squadra coinvolta nella salvezza (cosa che ha indispettito non poco il pubblico che ha accolto l’uscita dal campo dei sardi con abbondanti fischi), tocca quota 73 e, probabilmente, rimanda di un’altra settimana la matematica certezza della A: restando 9 punti ancora disponibili dopo la disputa della prossima giornata ed avendo i rossoblu 8 punti di vantaggio sul Trapani e 9 sul Pescara (con cui sono in perfetta parità negli scontri diretti, 1-0 per gli abruzzesi a Pescara, 2-1 per loro a Cagliari), se riescono a far loro la partita col Livorno, devono comunque sperare nelle mancate vittorie delle altre due contendenti. Al terzo posto, come si diceva, il Trapani, che, con la vittoria nello scontro diretto col Cesena, con cui rovina un po’ la festa al Crotone, prosegue l’incredibile sequenza di vittorie (record eguagliato), mantiene la testa della classifica del 2016 e, soprattutto, sale a 65 agganciando il terzo posto grazie al contemporaneo pareggio del Bari nel suo match casalingo col Modena, che lo blocca a 64 punti. I pugliesi si vedono anche raggiunti dal Pescara, che prosegue la sua rimonta vincendo col Brescia e agganciando il quarto posto. Al sesto posto, a 3 lunghezze dalla suddetta coppia, sale lo Spezia, che sbanca Vicenza e raggiunge quota 61, seguita, ad un solo punto di distanza, dall’Entella, che porta via i 3 punti da Latina in un match caratterizzato dalle vibranti proteste dei padroni di casa per alcune decisioni arbitrali. L’ultimo posto della zona play off se lo contendono in 2, a 58: il Novara, che pareggia nel posticipo con il Perugia, e il Cesena, che perde lo scontro diretto col Trapani e scivola, momentaneamente, ai limiti della zona spareggi. La battuta d’arresto del Brescia con il Pescara, ha impedito il riavvicinamento delle rondinelle, che restano a 4 lunghezze dalla zona importante. Ultima squadra che, numericamente, può avere ancora qualche aspirazione è il Perugia, anche se, dopo il pareggio di Novara, salendo a 52 punti, vede la zona play off distante ancora 6 punti, che, a questo punto della stagione, potrebbero essere troppi.

AD UN PASSO DALLA LEGA PRO – E, come c’è una squadra che la prossima giornata potrebbe festeggiare la promozione, ce n’è un’altra che sabato potrebbe salutare, anticipatamente, e repentinamente, ad appena un anno dal suo ritorno, la compagnia, ovvero il Como, che, dopo la sconfitta di Crotone è rimasto fermo a 29, cioè ad 11 lunghezze dalla zona play out: potrebbe non bastare neppure la vittoria sabato in casa con la Ternana per impedire quello che sembra un destino ormai segnato. Al penultimo posto, le cose non vanno molto meglio al Livorno, che, finito già l’effetto Gelain, subisce un pesante 3-1 proprio nello scontro diretto con la terzultima e resta fermo a 36 punti. Terzultimo, ora, è tornato il Lanciano, che pareggia al Sant’Elia, ma deve fare i conti con i 5 punti di penalizzazione arrivati in settimana, che fanno sì che ora il computo dica 39. Un punto sopra il terzetto di squadre, a 40, che si contendono il posto salvezza e i due posti play out: il Latina, sceso ulteriormente dopo la sconfitta con l’Entella, la Salernitana, balzata avanti dopo la vittoria col Livorno, che la toglie dalla zona retrocessione diretta dopo un lungo periodo, e il Modena, che esce con un punto dal San Nicola. Altra coppia appena 2 punti sopra, a 42, formata dal Vicenza, che esce sconfitto dal match casalingo con lo Spezia, e la Pro Vercelli, che pareggia con l’Avellino del rientrante Tesser.

UN MODESTO PROFETA IN PATRIA – Classifica cannonieri che vede ancora qualche interessante movimento, sia nelle prime che nelle posizioni di rincalzo. Capocannoniere è sempre, ed ancor di più, Lapadula, che porta il suo bottino a 24 dopo il (contestato) gol vittoria del Pescara contro il Brescia. Secondo sempre Caputo, a 17, che lascia il gol dell’Entella al compagno Troiano e, quindi, non muove la sua classifica. Passo avanti, invece, sul terzo gradino, dove Budimir, con il gol che chiude l’incontro del Crotone contro il Como, sale a 16. Lo segue a ruota anche chi si trova un passo sotto, visto che anche Coda (foto di copertina), con il gol del momentaneo 2-0 della Salernitana al Livorno, porta il suo bottino a 15, e si vede affiancare da uno scatenato Cacia, che raggiunge la stessa quota grazie ai due gol con cui permette al suo Ascoli di portar via la posta piena da Terni. Ancora polveri bagnate per Ganz, che, invece, resta fermo a 14. Ma la vetrina di questa settimana sembra giusto dedicarla ad un giocatore, non più giovanissimo, che sabato, con addosso la maglia della squadra della sua città, ha segnato il gol che ha ufficialmente abbassato il ponte levatoio al Crotone verso la Serie A, ormai distante una sola lunghezza per questioni di classifica avulsa, ovvero il crotonese Francesco Modesto. Modesto è un centrocampista classe ’82, nato, appunto, a Crotone, ma cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Vibonese, prima, e del Cosenza, poi. Raggiunge la prima squadra rossoblu nel 1999, quando i calabresi militano in B, ma non vede mai il campo, fino a gennaio 2001, quando viene mandato in prestito alla Vibonese, in D, con cui chiude la stagione con 18 presenze. Quindi torna al Cosenza per la stagione 2001/02 e, stavolta, trova maggior spazio, diventando presto un titolare inamovibile. Lo nota, così, il Palermo, che lo porta a vestire il rosanero nel 2002, in B, facendolo, però, giocare poco e cedendolo in prestito all’Ascoli, sempre in B, a gennaio 2004. In bianconero rimane anche tutta la stagione successiva, in cui diventa un titolare fisso dei marchigiani, mettendo a segno anche i sui primi 3 gol in B. Questo, però, non è sufficiente a convincere i siciliani a confermare il centrocampista, che, quando torna dal prestito, viene subito ceduto alla Reggina, con cui approda in massima serie. Modesto diventa un giocatore cardine della squadra amaranto, dove rimane per 3 stagioni, conquistando altrettante salvezze, con il capolavoro della seconda, quello della stagione 06/07, quando, con Mazzarri in panchina, i calabresi conquistano la permanenza in massima serie nonostante partissero con 15 punti di penalizzazione post Calciopoli. Nel 2008 passa al Genoa, dove, però gioca poco, a causa di un grave infortunio. A gennaio 2010 va in prestito al Bologna, poi, la stagione successiva, passa al Parma. Nella squadra ducale resta per 2 stagioni, segnando altri 4 gol in massima serie, quindi le esperienze di Pescara, in A, e Padova, in B, fino all’approdo, finalmente, per la prima volta in carriera, a 32 anni, nella squadra della sua città, durante il mercato estivo della scorsa stagione. Momento migliore non poteva essere scelto, visto l’esito di questa straordinaria stagione degli uomini di Juric a cui lui, sabato ha dato un grosso contributo: al 25′ della partita con il Como, ha sbloccato l’incontro, poi chiuso da Budimir, con un destro preciso dopo l’assist di tacco di Palladino, che ha portato 3 punti con cui il Crotone ha, praticamente, chiuso il discorso promozione, a cui manca solo l’ufficialità. Stavolta, Modesto, di nome e di fatto, è stato un ottimo profeta in patria.

Image and video hosting by TinyPic

DALMONTE AL MARE DI ROMAGNA – Ci si avvicina alla fine del campionato, ma non si placa, fortunatamente, la bella abitudine del gol giovane. Anche, se, stavolta, è stato inutile ai fini del risultato della propria squadra. Infatti si fa riferimento al gol segnato dal Cesena, con cui la squadra ha solo dimezzato le distanze dal lanciatissimo Trapani, messo a segno dal 19enne Nicola Dalmonte. Dalmonte nasce, infatti, a Ravenna il 13 settembre 1997 ed è un frutto del vivaio cesenate, avendo svolto la trafila delle giovanili proprio nel club bianconero, approdando alla prima squadra nel corso della scorsa stagione. Ala destra, può vantare, quindi, già 4 presenze in massima serie. Altrettante le ha messe assieme in questa stagione (anche se con un minutaggio molto più basso), ma nel corso di questo campionato è arrivato il suo primo gol tra i professionisti, quello segnato proprio sabato al 90′, a mezz’ora dal suo ingresso in campo, della partita con i siciliani, quando il risultato era ormai fissato sul 2-0 per i padroni di casa, con un colpo di testa d’anticipo, al limite dell’area piccola, su un pallone spiovente da fuori area. Gioia a metà per il giovane che, però, ha ancora molta strada davanti a sé per raccogliere maggiori soddisfazioni.

Image and video hosting by TinyPic

LO SGAMBETTO DI MIMMO – Di momenti come questo, in stagione, se ne sono vissuti parecchi, sempre riportati in questa rubrica, visto che tanti sono stati i tecnici che, durante la stagione, hanno dovuto fare i conti con il proprio pesante passato, mettendo da parte i sentimenti, forti, per lasciare spazio alla professionalità. Stavolta è toccato a Mimmo di Carlo, che con lo Spezia ha fatto ritorno in uno Stadio che, a lungo, è stato il suo, e con tante, irripetibili, soddisfazioni. Di Carlo, infatti, classe ’64, nella sua lunga carriera di centrocampista, cominciata nel 1979 nel Cassino e chiusa nel 2001 nel Sudtirol, ha militato in maglia biancorossa tra il 1990 e il 1999, mettendo assieme 268 presenze e 9 gol nei campionati disputati tra C1, B e, soprattutto, A, in cui i veneti diventano una vera e propria sorpresa. Sotto la guida di Francesco Guidolin, infatti, il Vicenza viene promosso in massima serie e qui, in 4 anni di permanenza, con Di Carlo perno della linea mediana, conquista un nono ed un ottavo posto, incantando l’Italia con un gioco spumeggiante ed efficace, vince una Coppa Italia e raggiunge, la stagione successiva, la storica semifinale di Coppa delle Coppe dove viene eliminata dal Chelsea. Abbandonata l’attività calcistica, poi, il tecnico di Cassino ha cominciato la sua carriera di tecnico proprio dalla primavera biancorossa, allenata per due stagioni. Il legame con la città è rimasto forte, anche se Di Carlo non ha più incrociato professionalmente i veneti se non da avversario. Ben 6 le volte, fino a sabato, che Mimmo aveva incrociato la sua ex squadra sulla sua via, con 3 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta. Di questi incontri solo 2 si erano svolti al Menti, dove Di Carlo, da allenatore del Mantova, restava imbattuto, avendo ottenuto una vittoria per 1-0 ed un pareggio per 0-0. Sabato, nel posticipo delle 18, è sceso su questo campo per la terza volta da avversario alla guida dell’ambizioso Spezia, Lo ha fatto tra le ovazioni di uno Stadio, che lo ha acclamato più volte durante l’incontro e gli ha dedicato cori e applausi anche a fine partita, nonostante il suo Spezia sia stato corsaro con un netto e perentorio 0-3. Mimmo, che ha dichiarato più volte che sogna di chiudere la sua carriera proprio allenando i biancorossi, ha apprezzato ed ha chiuso la giornata combattuto tra forti sentimenti, fuggendo negli spogliatoi visibilmente emozionato.

Image and video hosting by TinyPic

IL RITORNO DI TESSER – E, a proposito di tecnici, sabato è stato anche il giorno del ritorno in panchina di un tecnico, Tesser, richiamato dopo la pessima parentesi del collega Marcolin, che, nelle 5 giornate sulla panchina biancoverde, ha raccolto la miseria di 1 punto, aggravando ancor di più la situazione che aveva determinato il primo esonero di Tesser. L’ex tecnico di Ternana e Novara, infatti, avendo raccolto 45 punti nelle precedenti 32 giornate, aveva attirato i malumori della dirigenza irpina nei suoi confronti, arrivando, nelle ultime giornate, anche allo scontro verbale. Fatale per lui la sconfitta interna proprio contro la sua ex squadra, la Ternana, che aveva allontanato sensibilmente i campani dalla lotta per i play off. L’arrivo di Marcolin non ha portato alcun miglioramento, anzi, ha aggravato la cosa, con le 4 sconfitte consecutive, ultima delle quali quella interna col Trapani, che hanno allontanato sempre più le speranze di un recupero in classifica. Il ritorno di Tesser, richiamato a sostituire l’ex tecnico del Catania, non ha coinciso, però, con un deciso cambio di rotta, tanto che è arrivato il pareggio in trasferta, in recupero, a Vercelli, che ha chiuso, anche matematicamente, ogni speranza, visto che ora l’Avellino, a 45 punti, ha esattamente 13 punti di distacco dalla zona play off, quando di punti disponibili ne restano solo 12. Ora, forse, è meglio cominciare a guardare anche dietro, e dare una decisa svolta alla stagione, visto che i punti sulla zona play out sono solo 5…

Image and video hosting by TinyPic

80 VOGLIA DI A – Sabato giornata speciale, sotto tutti i punti di vista, per il Pescara, che, non solo giocava un’importante partita in chiave play off, ma festeggiava, anche, i suoi 80 anni di storia. Il Pescara Calcio nasce infatti, dopo alcuni esperimenti più o meno falliti nell’ambito della città abruzzese, il 10 giugno 1936 con il nome di Società Sportiva Pescara, scegliendo quali colori sociali il bianco e l’azzurro ed iscrivendosi al campionato di Seconda Divisione. Da lì comincia la lunga storia del club del Delfinato, che la vede alternarsi in tutte le varie serie del campionato italiano, con tanta Serie C (soprattutto nella prima parte della sua storia, fino alla metà degli anni ’70, poi un ritorno nei primi anni ’80 seguita da una lunga assenza, fino al 2000, quando partecipa nuovamente ad alcuni campionati), ben 35 campionati di B (a partire dalla prima apparizione nel 40/41, la lunga assenza fino al 1974 e poi il saliscendi con la massima serie degli anni ’80 e ’90, fino a quelli attuali) e 6 campionati in massima serie, di cui due alla fine degli anni ’70 (77/78, 78/80), 2 negli anni ’80 (tra il 1987 e il 1989, l’unica occasione in cui la squadra non retrocesse subito, ma disputò due campionati di fila in A, con un 12° posto), uno negli anni ’90 (92/93) e l’ultimo di qualche stagione fa (12/13). Anche un fallimento nella pluridecennale storia del Pescara, nel 2008, con la rinascita sotto la denominazione di Delfino Pescara 1936. Invece, proprio la permanenza per due stagioni in A di fine anni ’80 rappresenta il punto più alto della storia biancazzurra, con l’amatissimo Galeone in panchina e in campo un giocatore del calibro di Leo Junior. Proprio loro sono stati il clou della festa organizzata nel prepartita di sabato, in cui tante vecchie glorie del passato sono scese in campo per tagliare la torta celebrativa e ricevere il saluto del pubblico festante. Organizzata anche una mostra fotografica e preparata una maglia celebrativa, che i giocatori hanno sfoggiato proprio in occasione della partita con il Brescia. A completare la festa nel migliore dei modi è, poi, arrivata anche la vittoria, importantissima, sul Brescia, con ciliegina messa dal gol del capocannoniere Lapadula, che ha permesso agli abruzzesi l’aggancio al 4° posto, cancellando, ormai completamente, il brutto momento che aveva portato la squadra fuori dai play off.

Image and video hosting by TinyPic

L’ARBITRO INVISIBILE – Per consuetudine si dice che l’arbitro migliore è quello che, nel corso di una partita, non si vede, intendendo, con questa frase, che meno il direttore di gara diventa protagonista dell’incontro, con decisioni che possano scontentare qualcuno, meglio è. Sabato l’arbitro Nasca, scelto per dirigere la partita del Menti tra il Vicenza e lo Spezia, ha preso alla lettera questa raccomandazione, non solo dirigendo la partita senza particolari contestazioni da parte delle due squadre, ma arrivando addirittura a non estrarre neppure un cartellino giallo e a non assegnare neppure un minuto di recupero alla fine del secondo tempo, chiuso, in modo preciso, al 45′. In un campionato cadetto caratterizzato da una classe arbitrale, fin qui, piuttosto mediocre, in cui certi direttori di gara (ed alcuni persino in modo continuo e reiterato) hanno pesantemente condizionato e, talvolta, falsato il risultato di un incontro, anche questa è, sicuramente, da ascrivere come buona notizia.

Image and video hosting by TinyPic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *