F1, a Sochi Rosberg completa il settebello, Ferrari lontana e sfortunata

DOMINIO- nel giorno del ventiduesimo anniversario della morte di Ayrton Senna, prosegue la striscia di vittorie di Nico Rosberg; 7, considerate anche le ultime 3 gare del 2015. Chi ha vinto le prime 4 gare del campionato ha poi sempre, finora, vinto il titolo. Anche a Sochi il tedesco ha passeggiato, favorito anche dai vari problemi capitati ai suoi principali avversari, sia in prova che in qualifica, stampando alla penultima tornata anche il giro più veloce, per far capire che se avesse voluto, i distacchi inflitti agli avversari sarebbero stati ancora più larghi. A parte la netta superiorità della Mercedes, sembrerebbe proprio il suo anno; anche sulla pista russa, il compagno di squadra Hamilton è stato costretto a saltare la Q3, partendo cosi decimo, e poi in gara è stato penalizzato da un problema alla pressione dell’acqua, mentre Sebastian Vettel, costretto a perdere 5 posizioni sulla griglia per la sostituzione del cambio, è stato poi eliminato al primo giro dai due tamponamenti subiti da Kivyat. Tutto questo non diminuisce certo i meriti del leader del mondiale, certamente più motivato del compagno (già campione 3 volte tra cui le ultime due edizioni, e come più volte sottolineato forse più intento a partecipare a serate mondane che a mantenere la concentrazione in pista),  e forse, ci permettiamo di dire, anche favorito dalla scuderia, visto che 3 indizi (i problemi di affidabilità che quest’anno capitano sempre a Lewis) possono fare una prova. A pensar male si fa peccato, ma…resta il fatto che la scuderia di Stoccarda, anche quest’anno, sembra inavvicinabile per tutti, e anche a Sochi ha speso due gettoni di sviluppo, modificando l’impianto di alimentazione del carburante nelle due power unit senza sostituirle, a dimostrazione della determinazione con cui la casa tedesca non intende cullarsi sugli allori e voglia invece conservare, o ampliare, l’enorme vantaggio grazie al quale, ormai da 3 stagioni annichilisce gli avversari.

FERRARI– Di sicuro la casa di Maranello non ha dalla sua la fortuna, specie Sebastian Vettel, ma è un fatto che il divario con la Mercedes, nonostante i proclami di Arrivabene e le speranze dei tifosi, anziché assottigliarsi si amplia. Nel 2015 Vettel aveva concluso il GP di Sochi a 6 secondi scarsi da Hamilton, mentre domenica scorsa Raikkonen, con l’unica vettura giunta al traguardo, ha accusato quasi 32 secondi di ritardo da Rosberg, e in qualifica Vettel era ad oltre 7 decimi dal connazionale. Va bene che la pista russa, con alte velocità e scarse esigenze telaistiche, come dimostra l’unica sosta effettuata da quasi tutti i piloti e sfruttando in gara due mescole morbide, la soft e la supersoft, era particolarmente favorevole alla casa di Stoccarda, ma nella gara precedente in Cina, su un circuito ben più esigente in termini di carico aerodinamico e aderenza meccanica, Vettel è arrivato ad oltre 37 secondi da Rosberg (Raikkonen addirittura a più di un minuto, seppure penalizzato dall’incidente al via col compagno), mentre in qualifica i distacchi erano, rispettivamente, di 8 e 6 decimi. I numeri sono impietosi, e dicono che, quasi certamente, anche quest’anno a Maranello dovranno riporre nel cassetto i sogni iridati. Al di là delle circostanze (inqualificabile la condotta di Kivyat, che infatti la Red Bull sta pensando addirittura di licenziare promuovendo Verstappen; e c’è chi pensa che l’abbia fatto apposta, dopo il litigio col tedesco in Cina), e dei problemi di affidabilità che hanno già pesantemente penalizzato la Rossa, il divario di prestazioni non accenna a ridursi, nonostante la Ferrari abbia a sua volta speso, a Sochi, 3 gettoni di sviluppo sul motore e abbia anche portato una nuova ala anteriore. A Maranello dicono che tra 2 settimane, a Barcellona, ci saranno ulteriori aggiornamenti, ma anche questo è un ritornello che i tifosi sentono da 10 anni, senza che poi si sia mai visto, in pista, un effettivo cambio di passo. Raikkonen, a Sochi, ha persino faticato a tener dietro le Williams….magari Vettel sarebbe arrivato più avanti, e forse poteva contendere il secondo posto ad Hamilton, e di sicuro, su circuiti meno sfavorevoli, non mancheranno le occasioni per vincere, ma la sostanza è che, in condizioni normali, la Mercedes è ancora su altro pianeta.

LA CORSA DEGLI ALTRI– come era prevedibile, su una pista essenzialmente “di motore”, sono riemerse le Williams, capaci, pur nella sfortuna altrui, di piazzare Bottas in prima fila, e di arrivare entrambe ai piedi del podio. Sfortunato Verstappen, tradito dalla PU Ferrari mentre navigava tranquillo con la sua Toro Rosso verso un lusinghiero sesto posto, mentre il compagno Sainz è stato penalizzato per un sorpasso irregolare su Palmer perdendo cosi un piazzamento a punti. Le Red Bull, entrambe nei 10 in qualifica, non si sono ripetute in gara a causa del comportamento di Kivyat, che oltre a subire una penalizzazione per i tamponamenti a Vettel, ha indirettamente danneggiato anche Ricciardo, a suo volta colpito dal tedesco della Ferrari fuori controllo, e costretto ad una sosta supplementare. Male le Force India, nonostante il motore Mercedes, con Hulkenberg subito fuori per incidente e Perez solo nono. Incoraggiante la gara della Mc Laren Honda, con entrambe le vetture a punti, anche se anch’esse favorite dai guai altrui, ed in particolare con un ottimo sesto posto di Alonso. Il miglioramento rispetto al 2015 è sensibile, per quanto il divario dai primi resti enorme, come si vede dai tempi della qualifica. Ottimo settimo Magnussen, con una Renault ancora poco competitiva, male le Haas e malissimo le Sauber, entrambe motorizzate Ferrari, (Ericsson addirittura ultimo sulla griglia di partenza), con il solo, ottimo Grosjean capace di finire nei punti.

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