A tutta B: la X sulla giornata; i due primi verdetti del torneo, dalla storia fatta a Crotone al saluto al Como; il Falco che plana sui play off; l’errore di rigore e la diplomazia di Juric

METTIAMOCI UNA X SOPRA – Benché l’ultima giornata giocata abbia dato due dei responsi principali del campionato, i movimenti in classifica sono stati minimi, vista l’altissima percentuale di pareggi, concentrati, soprattutto, nella giornata di sabato. Per quello che concerne la zona alta della classifica, ciò ha portato a 3 conseguenze: il Crotone è aritmeticamente promosso; il Cagliari dovrà aspettare un’altra settimana; la zona play off conserva tutta la sua incertezza, visto che il solo Cesena ha tratto un vantaggio dalla giornata. Come si diceva, il Crotone aveva bisogno di un punto per la matematica certezza della storica promozione e ciò è stato: con il pareggio di Modena i calabresi hanno toccato quota 78, mantenendo i 12 punti di distacco dal Trapani terzo; dato, però, che di punti a disposizione da qui alla fine del torneo ne restano solo 9, gli uomini di Juric approdano, in anticipo, in massima serie. Stessa cosa non può dire il Cagliari: grazie al risultato dopo un’ora di gioco, quando stava facendo proprio l’incontro casalingo con il Livorno con un netto 2-0, sommato agli altri risultati che giocavano perfettamente a suo favore, la squadra sarda era anch’essa matematicamente in A; con il pareggio agguantato dai labronici nel giro di 3′, dopo un altro dei caratteristici cali di concentrazione, tutto è stato rimesso in gioco. Infatti i rossoblu, ora, sono a quota 74, a 8 lunghezze sul 3° posto, ma con ancora 9 punti a disposizione. Questo, però, fa sì che, ora, agli uomini di Rastelli basti un solo punto, da conquistare già sabato a Bari, per avere la tanto sospirata A matematica. Da qui in poi, come detto, la quasi sostanziale immobilità della classifica determinata dalla messe di pareggi: il Trapani pareggia col Novara e sale a 66; il Pescara fa lo stesso a Chiavari e sale a 65, in coppia col Bari che impatta a Perugia; lo Spezia non va oltre lo 0-0 a Latina e sale a 62; l’Entella col pari col Pescara va a 61 e si vede raggiungere dal Cesena, che, appunto, vincendo il posticipo con la Pro Vercelli fa un balzo avanti. Così, al momento, l’unico che paga più di tutti la giornata di pareggi è il Novara che salendo a 59 con il punto preso a Trapani, resta fuori dalla zona spareggi. Giornata pesante anche per il Brescia, uno dei pochi sconfitti, che lascia posta piena in casa al Vicenza, e resta a 54, tallonato ad un punto dal Perugia che pareggia col Bari. Per entrambe la matematica non chiude ancora le porte, ma la strada pare tremendamente in salita.

UN VERDETTO E QUALCHE MEZZA CERTEZZA – La strana giornata ha portato poche ripercussioni anche nella lotta per la salvezza, dove l’incertezza continua a regnare sovrana, ma, anche qui è stato stilato un verdetto e qualche tassello è stato messo a posto. Il primo responso ufficiale che concerne la zona bassa della classifica è quello che riguarda il Como: la sconfitta interna contro la Ternana lo tiene fermo a 29 punti, ma, visto che la zona play out sale a 41, ora i punti di distacco sono 12, incolmabili con i 9 ancora a disposizione. Quindi, il Como è la prima squadra a scendere, dopo appena un anno, in Lega Pro. Sopra di lui, il Livorno, con il pareggio di Cagliari, salendo a 37, recupera un punto sul Lanciano, che perde in casa con l’Avellino e resta a 39, ma non sulla zona play out, che, in blocco, si sposta avanti di un punto, salendo a 41: il Latina pareggia in casa con lo Spezia, la Salernitana impatta ad Ascoli, il Modena raccoglie un punto contro il Crotone. Perde un po’ di terreno la Pro Vercelli, che esce sconfitta da Cesena e resta a 42. Bel balzo in avanti del Vicenza, che, invece, espugna Brescia e sale a 45, mettendo 4 rassicuranti punti di margine tra sé e la zona play out. Sale a 46 l’Ascoli, che pareggia con la Salernitana, mentre un bel risultato lo portano a casa l’Avellino, che espugna il Biondi, e la Ternana, che batte a domicilio il Como, salendo, entrambi, a 48. La matematica, anche in questo caso, non dà ancora certezze, ma 7 punti a 3 giornate dalla fine suonano come salvezza raggiunta.

COME UN FALCO SULLA ZONA PLAY OFF – In una giornata in cui si è segnato molto poco e a farla da padrona sono stati gli 0-0, anche la classifica marcatori ne ha pagato dazio. In realtà però, tra i pochi movimenti che ci sono stati, uno ha rivestito un’importanza rilevante per la graduatoria: dietro a Lapadula, a secco come il suo Pescara, e, quindi, fermo a 24, l’altrettanto immobile Caputo è stato raggiunto a 17 reti da uno strepitoso Cacia, che, autore di entrambe i gol con cui l’Ascoli ha pareggiato con la Salernitana, ha confermato di attraversare un eccellente periodo realizzativo, con reti pesantissime che si stanno ripercuotendo anche sulla classifica della sua squadra. Visto che il gol per la Serie A l’ha segnato Palladino (foto di copertina), Budimir è rimasto fermo a 16, così come Coda della Salernitana, a 15. Ganz in corso di partita, in un contropiede solitario, ha buttato alle ortiche il gol numero 15 della sua stagione (così come la possibilità di pareggio della sua squadra), così che ora è insidiato alle spalle da Vantaggiato, che con il gol del momentaneo 2-1 a Cagliari è salito a 13. Vetrina della giornata spetta però a chi, tra i pochi marcatori di questo turno, ne ha segnato uno dal peso specifico piuttosto alto, visto che ha consentito alla sua squadra di approfittare della messe di pareggi di giornata, tornando in piena zona play off, ovvero Falco del Cesena. Filippo Falco nasce a Pulsano, in provincia di Taranto, l’11 febbraio 1992 e comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio, come centrocampista, nella sua regione d’appartenenza, la Puglia, ma passando nei settori giovanili di Bari, prima, e Lecce, poi. Raggiunge la prima squadra giallorosa nel 2010/11, quando la squadra milita in A, ma non scende mai in campo. La stagione successiva va in prestito al Pavia, in Lega Pro, dove gioca e segna, 8 gol in 29 partite. Questo fa sì che, ritornato dal prestito, resti titolare della squadra pugliese, che, ne frattempo, è stata retrocessa in Lega Pro dopo lo scandalo calcioscommesse. Una stagione intera da 27 presenze e 2 gol. Quindi ritorna ad essere inviato in prestito: mezza stagione in B alla Reggina, in cui mette insieme appena 3 presenze, e mezza alla Juve Stabia, con cui chiude la stagione, sempre in B, con 11 presenze e 1 gol; un’intera stagione (la 14/15) a Trapani, dove matura definitivamente, segnalandosi con un’intero campionato tra i titolari e 2 gol segnati. Dopo un tribolato ritorno in giallorosso, con abbandono immotivato del ritiro estivo della squadra, all’inizio di questa stagione passa in prestito con obbligo di riscatto al Bologna, dove esordisce in A, ma trova pochissimo spazio, così a gennaio va in prestito, appunto, al Cesena. Non molto di più quello trovato in bianconero, 8 appena le partite giocate fino a lunedì, ma un gol realizzato, anche quello importantissimo essendo quello del momentaneo 1-1 nella gara vinta dai romagnoli col Perugia. Nel posticipo serale contro la Pro Vercelli, partito titolare, al 70′, con il risultato sull’1-0 per la sua squadra, si è fatto trovare pronto e smarcato al centro dell’area per ricevere un cross rasoterra all’indietro del suo compagno Renzetti al culmine di un’azione sviluppatasi in velocità sulla fascia sinistra, che lui ha prontamente girato in gol di sinistro per il momentaneo 2-0 che si rivelerà decisivo quando Mustacchio, al 90′ segnerà il definitivo 2-1. Grazie al suo Falco il Cesena torna a planare sulla zona play off.

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A CROTONE SI E’ FATTA LA STORIA – Benché fosse ormai nell’aria da diverso tempo, venerdì sera è giunta l’ufficialità: il Crotone, per la prima volta nella sua storia, è approdato in Serie A. Il risultato è stato il culmine di un’annata fantastica, vissuta da dominatore fin quasi dalle prime battute, contro ogni pronostico. Senza ombra di dubbio il Crotone non compariva nella griglia delle favorite alla promozione ad inizio campionato. Ma neppure ci andava vicino, venendo presa in considerazione solo per la lotta per la salvezza, come da qualche anno a questa parte. A conferma di ciò sembrava arrivare la prima giornata, in cui i calabresi venivano travolti da un sonoro 4-0 ad opera di quelli che poi sarebbero stati gli avversari di una stagione, ovvero il Cagliari. Ma, il Leicester lo insegna, i pronostici, anche i più impensabili, a volte possono essere ribaltati. Così, dopo 106 anni di storia, gli squali sono approdati in massima serie. Il Crotone Calcio nasce, infatti, come Società Sportiva Crotona nel 1910, affiliata alla FIGC nel 1924 e divenuta Società Sportiva Crotone nel 1927, quando comincia a disputare i campionati regionali calabresi. Nel 1937 si ri-affilia alla FIGC come Società Sportiva Fascista Crotone e disputa i campionati di Prima Divisione, fino al 1940 quando cessa le attività per la Guerra. Ritorna in gioco nel 1945 come Unione Sportiva Crotone, che comincia la sua attività ufficiale dalla Serie C. Negli anni ’50 retrocede fino all’Interregionale, poi nel 1959 torna in C e vi resta quasi costantemente fino al 1979, quando la società subisce un primo fallimento, ripartendo dalla Prima Categoria Calabria come Associazione Sportiva Crotone, che nel 1986 diventerà Associazione Kroton Calcio e nel 1987 Croton Calcio Srl. In questi anni è un saliscendi tra l’Interregionale e la C2, fino al 1991, quando arriva un nuovo fallimento. A questo punto subentra un’altra società, la A.P. Nuova Crotone M.J., fondata nel ’56, iscritta alla Prima Categoria, che diventa la naturale continuazione del calcio crotonese. Nel 1994 la società, che nel frattempo è diventata Football Club Crotone Calcio, raggiunge il Campionato Nazionale Dilettanti e vince il suo primo trofeo, la Coppa Italia Dilettanti Calabria. Quindi l’ascesa è rapida: nel ’97 approda in C2, nel ’98 in C1 e nel 2000 arriva la prima, storica, promozione in B, sotto la guida di Cuccureddu. Due stagioni, durante cui cambia anche la denominazione in Football Club Crotone, quella attuale, con la salvezza alla prima, grazie ad un ottimo 9° posto, e la retrocessione alla seconda. In B ritorna nel 2004, con Gasperini in panchina, stavolta per 3 stagioni, con una salvezza con un solo punto sulla zona play out alla prima, ancora un 9° posto la seconda e la retrocessione diretta la terza, nel 2007, quando arriva penultimo. Due stagioni in Lega Pro in cui i play off sono prima amari, con la sconfitta in semifinale, poi dolcissimi, con la promozione al termine del campionato 08/09, quello dell’ultima promozione dalla terza serie, con Moriero in panchina. Dal campionato 09/10, infatti, i rossoblu militano costantemente in serie cadetta, conquistando salvezze più o meno tranquille, con l’apice, finora, nel 13/14, quando arriva alla semifinale play off. Squadra apprezzatissima, sotto la guida di Drago, per la grande valorizzazione dei giovani, giusto la scorsa stagione afferra la salvezza per i capelli con un 17° posto finale, l’ultimo disponibile prima dei play out. Questo le toglie ogni credito all’inizio di questa stagione, ma Juric riesce a disegnare un meccanismo perfetto, che presto, dopo le incertezze iniziali, raggiunge le parti alte della classifica e da lì non si muove più, acquistando sempre più credito man mano che i mesi passano. Fino a venerdì, quando anche la matematica ha ufficializzato qualcosa che ormai sembrava del tutto scontato. Così una nuova debuttante arriva sul palcoscenico che conta e il Calcio, mai come quest’anno, può continuare a scrivere favole esaltanti.

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CIAO COMO – E, purtroppo, nell’ultima giornata è arrivato anche un altro verdetto, uno di quelli meno attesi, ovvero la matematica retrocessione diretta dell’ultima in classifica, il Como: 12 sono i punti, infatti, che dividono i lariani dalla zona play out dopo la sconfitta di domenica, in casa, con la Ternana. Stagione da dimenticare per i lombardi quella del ritorno in B, visto che, praticamente, fin da subito hanno accusato difficoltà e la classifica è apparsa deficitaria. Ben 3 gli allenatori che si sono succeduti in stagione, a partire da Sabatini, per passare a Festa e finire con Cuoghi, senza mai riuscire ad invertire il trend. Tanti pareggi, anche con squadre di vertice, ma, ovviamente, così facendo, anche pochi punti in carniere e questo nonostante che la squadra abbia espresso uno dei migliori bomber del torneo, quel Ganz, figlio d’arte, che con 14 realizzazioni fin qui è già entrato nel mirino di tanti club, anche di Serie A. Così il Como ha ottenuto la sesta retrocessione in terza serie della sua storia, una storia cominciata il 25 maggio 1907 con il nome di Como Foot-ball Club. Una storia che, però di Serie B ne ha vista tanta, fin dalla prima promozione datata 1930, ben 34 stagioni, ma anche, soprattutto, un po’ di Serie A, fin dal 48/49, 13 stagioni, a più riprese, tra i primi anni ’50, metà anni ’70 e quasi tutti gli ’80, con un record di permanenza per 5 stagioni consecutive, tra il 1984 e il 1989, fino alla stagione 2002/03, in cui ha fatto l’ultima fugace apparizione in massima serie. In realtà quello del 2002 è l’apice di un periodo esaltante, ma allo stesso tempo drammatico della storia sportiva del Como, visto che nel giro di breve accade tutto e il contrario di tutto, fino ad un triste epilogo: nella stagione 2000/01 vince i play off di C1 e sale in B; la stagione successiva vince il campionato di B e balza in A, ma retrocede immediatamente in B; la stagione dopo, la 03/04 retrocede in C1 e la 04/05 in C2, serie a cui non si iscrive, perché il 22 dicembre 2004 viene dichiarato fallito e riparte come Calcio Como dalla Serie D. Da allora è cominciata la lenta risalita che ha portato alla vittoria della Coppa Italia di Serie D nel 2007/08, fino alla promozione della scorsa stagione grazie alla vittoria dei play off. Ora la squadra che fu di Borgonovo, Dirceu, Corneliusson, Vierchowod e Benny Carbone, solo per citarne alcuni, torna in Lega Pro dopo una sola stagione. I nostri migliori auguri per una pronta risalita.

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L’ERRORE E’ DI RIGORE – Giornata particolare non solo per l’alto numero di pareggi e di 0-0 in particolare, ma anche per i particolari esiti ottenuti al momento della battuta dei calci di rigore. Dei 4 penalty assegnati tra i vari campi, infatti, ben 3 sono stati parati e sulla ribattuta è arrivato il gol, mentre il solo Galano del Vicenza ha realizzato il suo direttamente: in Cagliari-Livorno, al 68′, sul risultato di 2-0 per i padroni di casa, Vantaggiato si è fatto parare il rigore da Storari, ma poi è stato rapido a ribattere a rete per il parziale 2-1; gli altri due episodi, invece, sono avvenuti in Lanciano-Avellino, uno per parte, visto che al 13′ sullo 0-0, Mokulu s’è fatto respingere il tiro da Cragno, il quale ha poi stoppata il tiro anche ad un altro avversario, ma non ha potuto nulla sulla seconda ribattuta, in scivolata, dello stesso Mokulu per il parziale 0-1, mentre i rossoneri hanno avuto l’occasione al 27′, quando il risultato era già sullo 0-2, con Ferrari che si è fatto respingere il tiro da Frattali, il quale, però, non ha potuto nulla sulla pronta ribattuta di Salviato per l’1-2, che poi sarà anche il finale. Insomma, turno da dimenticare per i rigoristi, ma pesi sulla coscienza per nessuno…

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JURIC NON CONOSCE LA DIPLOMAZIA – Tutto si potrà dire di Juric, ma non che non dica ciò che pensa. Anche se questo stride con la diplomazia che ci si aspetterebbe in un mondo con tanti interessi in gioco come quello del calcio. Lo ha pienamente dimostrato alla fine della partita con il Modena. Il tecnico, autentica rivelazione della stagione, avendo, da esordiente in Serie B (e, comunque, al secondo anno da allenatore su una panchina professionistica) portato la sua squadra ad un’autentica impresa sportiva, incalzato a fine match da un giornalista locale circa l’impegno del Crotone nelle partite restanti alla fine del campionato, ha spiazzato tutti non trincerandosi dietro alle frasi di circostanza circa l’impegno da onorare, anche alla luce di un campionato che potrebbe anche essere vinto, come ciliegina sulla torta alla promozione, ma annunciando che sarebbero stati i giocatori a decidere come comportarsi, se tirarla davvero fino alla fine o accontentarsi e abbassare il ritmo, visto che lui li aveva già spremuti a sufficienza. Alla reazione stupita del cronista, che ha ricordato a Juric la presenza di partite con valore nella lotta salvezza, come la successiva col Latina ed ha commentato che, nel caso, avrebbero saputo a chi rivolgersi per un atteggiamento troppo remissivo, il tecnico ha risposto stizzito protestando per la mancanza di rispetto nei suoi confronti e in quelli della sua squadra ed ha, senza tanti giri di parole, fatto capire che i destini della stagione modenese erano affari riguardanti solo la società emiliana, quindi ha abbandonato l’intervista. Immediata la reazione anche del Presidente di Lega Abodi, che ha voluto concedere al tecnico il beneficio del dubbio legato all’adrenalina dei festeggiamenti, ma ha anche annunciato che le dichiarazioni sarebbero andate nelle mani della giustizia sportiva ed ha chiesto al tecnico croato, dopo essersi riascoltato, di chiedere pubblicamente scusa.