F1: a Barcellona le Mercedes si suicidano, ma la Ferrari non ne approfitta; prima vittoria per il diciottenne Verstappen

BENTORNATA FORMULA 1- A Barcellona, nel giorno del suicidio Mercedes, si è rivista una gara vera: 4 macchine si sono giocate per 66 giri la vittoria e il risultato è stato in bilico fino all’ultimo giro. Non ne ha colpa la casa di Stoccarda, così come non ce l’aveva la Red Bull e nemmeno la Ferrari di inizio secolo, ma cosa significherebbe, in termini di interesse e di spettacolo, un mondiale equilibrato, senza una scuderia dominante? Purtroppo, e lo diciamo da amanti di questo sport, resterà, temiamo, un episodio isolato.  Difficilmente le frecce d’argento rifaranno un regalo del genere, agli avversari e agli appassionati: l’adrenalina e le 6 vittorie consecutive del compagno hanno tradito Hamilton, che ritrovatosi dietro alla prima curva, ha voluto riprendersi subito la posizione, trascurando il fatto, ovvio, che aveva 66 giri a disposizione. Ma non si può sempre far calcoli, a 200 all’ora, e questo vale anche per Rosberg, che, dopo 4 vittorie, poteva dar strada al compagno, e vedere come si metteva la gara. Ma ripetiamo, 3 anni di rivalità e di convivenza difficile, hanno creato le condizioni per un episodio probabilmente irripetibile, soprattutto perché Toto Wolff e i vertici di Stoccarda saranno stati, e saranno ancora, molto chiari, anche al Montmelò avrebbero passeggiato, e di sicuro non vorranno buttar via un’altra gara in questo modo.

EROE VERSTAPPEN- Come altrimenti definire questo diciottenne, che diventa il più giovane pilota della storia della F1 a vincere un Gran Premio? Promosso dalla Red Bull a titolare al posto dell’intemperante Kivyat, alla sua prima gara con una macchina competitiva, oggi è stato sicuramente favorito dalle circostanze, ma Max  aveva già dimostrato alla Toro Rosso il suo talento. Nella gara odierna, al talento e all’aggressività tipica dei giovani, ha aggiunto la freddezza del campione consumato: pressato per 16 giri dal ben più esperto Raikkonen, che ha il doppio dei suoi anni (ha corso contro suo padre!), e soprattutto una macchina più veloce in due dei tre settori, non ha commesso il minimo errore, sfruttando la superiorità in trazione della sua Red Bull, nel tratto che precede il rettilineo dei box, unico punto della pista del Montmelò dove si possa tentare un sorpasso, creando quei 6-7 decimi di distacco che nemmeno con il DRS la Ferrari del finlandese riusciva a colmare. Questo è un futuro campione del mondo, c’è da scommetterci.

OCCASIONE PERSA- Se non vinci una gara senza Mercedes, quando vinci? Questo è il primo pensiero per un tifoso ferrarista, che oggi difficilmente potrà vedere il bicchiere mezzo pieno. Intanto, è venuta meno una certezza: quella di essere la seconda forza del lotto. Nella pista più tecnica e più significativa del mondiale, non a caso usata da tutti i team per i test invernali, la Ferrari si è trovata non solo, come sempre, lontana dalla Mercedes, ma anche dietro alla Red Bull: prima in qualifica, essenzialmente per aver sbagliato l’assetto (solo per cambiare rispetto ai test invernali, e si è peggiorato anziché migliorare), e questo è costata la terza fila dietro alle vetture austriache, ma c’erano comunque 66 giri per superarle. E qui, la Ferrari ha dimostrato, ancora una volta, i suoi limiti tecnici, specie in trazione, che rendevano molto difficili i sorpassi, come si diceva prima. Inoltre, almeno per Vettel, ha sbagliato anche il muretto, con una strategia a 3 soste, ma effettuando la terza, e ultima, al 38esimo giro, costringendo cosi il tedesco a coprire con le medie ben 28 giri, 7 in più di Ricciardo, anch’egli su tre soste, che si è invece fermato al 45esimo, e a doverle così gestire senza poter spingere a fondo. Risultato? Vettel non solo non è riuscito a raggiungere Verstappen e Raikkonen, che erano su due soste e che forzatamente, con gomme più usurate, avevano un ritmo inferiore, ma anzi ha dovuto difendersi dall’arrembante australiano, poi tradito da una foratura. Infine, nemmeno i piloti hanno entusiasmato; Raikkonen, per 16 giri a meno di un secondo da Verstappen, constatati problemi di trazione nel terzo settore, non ha mai tentato di inventarsi qualcosa per superare l’olandese volante (non ha più voglia di vincere? Una gara come questa non si ripeterà tanto spesso…), mentre Vettel, che nella prima metà gara era il pilota più veloce in pista, nell’ultimo stint con gomme medie doveva sì gestirle, ma non è mai riuscito a cambiare passo, difendendo a malapena un terzo posto che, senza le Mercedes, è una sconfitta. Un mix di problemi tecnici e di strategie sbagliate, che fa pensare (anche se Raikkonen oggi è addirittura secondo nel mondiale) che i sogni iridati vadano ancora una volta accantonati, e come ci sentiamo dire ormai da dieci anni, “ci riproveremo l’anno prossimo”…

LA CORSA DEGLI ALTRI- Benissimo, ovviamente, la Red Bull, equipaggiata, lo ricordiamo, da un motore Renault non ufficiale ma come sempre molto efficiente sul piano telaistico e aerodinamico, così come la sorella minore Toro Rosso, che monta la PU Ferrari 2015. Ottimo sesto Sainz, mentre il retrocesso Kivyat si è fatto notare per aver seguito, per parecchi giri seppur doppiato di un giro, il duo Vettel-Ricciardo. Appena sufficiente la Williams, con un Bottas quinto ma a oltre 40 secondi da Verstappen, e un Massa disastroso in qualifica. In progresso la McLaren, con Alonso addirittura entrato nella Q3 il sabato, a soli 8 decimi dalla migliore delle Ferrari (poi tradito dal motore in gara), e Button nono, seppur doppiato. Discreto settimo Perez con l’unica Force India al traguardo, che non riesce a fare il salto di qualità nonostante la formidabile PU Mercedes. Sempre indietro Renault e Sauber, protagoniste peraltro di bei duelli con le Haas di Gutierrez e Grosjean (poi costretto al ritiro), che appaiono invece in calo dopo un inizio promettente.

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