Dopo uno sprint a 3 lungo un anno, ventiquattresimo trionfo nella Liga per il Barcellona

DOMINIO– Il calcio spagnolo si conferma dominatore assoluto in Europa. Nella Liga militano le vincitrici di 5 delle ultime 8 edizioni della Champions League, con finale tutta spagnola in 2 delle ultime 3 edizioni, e altrettante dell’Europa League, di cui le ultime 3, consecutive, hanno visto alzare la ex Coppa Uefa al Siviglia, formazione giunta settima (!!) in campionato, e che ogni anno vende almeno uno dei suoi gioielli, da Bacca a Rakitic a Banega.  Se a tutto questo aggiungiamo i due titoli europei per nazioni (2008 e 2012), e il titolo mondiale del 2010, la conclusione è disarmante; l’impero calcistico spagnolo prosegue indisturbato, e agli altri restano solo le briciole; agli inglesi, abituati a vincere tutto, almeno a livello di club, e che invece non alzano un trofeo continentale da 4 anni, per non parlare di noi italiani, che dobbiamo risalire all’Inter del triplete (stagione 2008-2009) per trovare una nostra squadra imporsi in una competizione europea, e che non vinciamo una Coppa Uefa-Europa League (torneo riservato alle piazzate, quindi forse più significativo per valutare il livello globale del nostro calcio) dal 1999, con il Parma di Malesani, e nelle ultime stagioni non andiamo oltre gli ottavi di finale. Tra le ragioni di questo dominio sicuramente un fisco più benevolo, ma anche tanta programmazione, tanta attenzione al settore giovanile (dalla “cantera” del Barcellona provengono anche quest’anno 4 undicesimi della formazione tipo, più tutti i primi cambi), il coinvolgimento dei tifosi (Real e Barcellona hanno oltre centomila soci, che eleggono il presidente e il consiglio di amministrazione), gli stadi di proprietà, da noi l’eccezione, da loro la regola.  Si potrà obbiettare che Barcellona e Real hanno centinaia di milioni di euro di debiti, ma ce li hanno anche le squadre inglesi (Manchester United, per esempio), e il modello alternativo, in Europa, è quello degli sceicchi o dei magnati, che pur in presenza di risorse illimitate vincono assai poco, almeno in Europa. Ed infine, basta guardare i giocatori che l’Italia porterà ai prossimi europei, e confrontarli con quelli della Roja; resta poco da aggiungere.

EMOZIONI- venendo all’edizione appena conclusa della Liga, non sono certo mancate le emozioni; fino alla penultima giornata 3 squadre (Barcellona, Real e Atletico) potevano ancora vincerla, e il torneo si è deciso all’ultima, con un solo punto di vantaggio dei catalani sui blancos. Impressionante il cammino dei blau-grana: 29 vittorie su 38, 112 reti segnate e appena 29 subite, (e nelle ultime 5 24-0!), il suo centravanti Suarez, prossima scarpa d’oro, “Pichichi” (capocannoniere) con ben 40 reti realizzate, il magico trio MSN (Messi-Neymar-Suarez) autore di 90 gol. 24esima vittoria nella Liga per I catalani, la sesta nelle ultime otto edizioni. Numeri da record, nonostante non sia stata, per il fuoriclasse argentino, la miglior stagione, ma che ha visto, nell’”upgrade” del calcio di Guardiola proposto da Luis Enrique (non solo giro palla a terra, si è visto anche qualche cross e qualche ripartenza veloce), la fame insaziabile di Suarez, la grande intesa con Neymar, la crescita di Rakitic, e l’avvento di un giovane dal futuro assicurato come Sergi Roberto, oltre ovviamente alle conferme, come Piquè, Iniesta e Busquets.

LE AVVERSARIE– Il Barca ha difeso strenuamente l’unico punto di vantaggio rimasto, dei 12 che aveva prima della crisi di Marzo-Aprile, quando ha subito la rimonta delle due squadre della capitale; formidabile soprattutto il cammino del Real, con l’avvento sulla panchina di Zidane al posto di Benitez, che coraggiosamente ha anche gettato nella mischia, in una rosa di stelle, dei giovani come Casemiro, Vazquez e Jesè, e ha conquistato, nelle ultime 12 giornate, altrettanti successi , con la ciliegina del “clasico” vinto in rimonta al Camp-Nou; i castigliani hanno poco da rimproverarsi, cosi come Cristiano Ronaldo, protagonista dell’ennesima, formidabile stagione, se non per la scelta, sbagliata col senno di poi, della guida tecnica ad inizio stagione, e comunque la loro annata può prendere un’altra piega dopo la finale di Champions. Lo stesso discorso, a maggior ragione, vale per l’Atletico di Simeone; con una rosa sulla carta molto inferiore a quella delle due corazzate ed eterne rivali, i colchoneros, oltre che ad eliminare il Barca nella semifinale europea, sono rimasti in corsa nella Liga fino all’ultimo, perdendo poi clamorosamente alla penultima giornata contro il Levante già retrocesso. Con un calcio spigoloso e a tratti antisportivo, basato fondamentalmente sul contropiede, ma con un autentico fuoriclasse come Griezmann, una difesa imperforabile (appena 18 reti subite), e una formidabile diga a centrocampo formata da Koke e Gabi, Simeone è andato ben oltre le aspettative, comunque vada la finale di San Siro, seconda in 3 anni per lui.

LE ALTRE SQUADRE– detto del Siviglia, che può ancora vincere la Coppa del Re (in finale contro il Barcellona), ma giunto solo settimo in campionato, il quarto e ultimo posto Champions l’ha conquistato il Villareal; con una squadra senza grandi nomi, il “sottomarino giallo” si è imposto dopo un lungo sprint con i baschi dell’Athletic Bilbao e i galiziani del Celta Vigo, promossi alla prossima Europa League. Per il resto, deludente il cammino del Valencia, nonostante la stella Andrè Gomes, e anche in coda finale thrilling, con il solo Levante (con Pepito Rossi, autore del gol partita alla penultima contro l’Atletico Madrid) retrocesso con largo anticipo, mentre fino all’ultimo Granada, Sportin Gijon, Rajo Vallecano e Getafe hanno lottato per evitare gli ultimi due posti destinati alla retrocessione, poi toccati alle ultime due. Tra le sorprese il neo promosso Eibar, in un torneo che ha evidenziato, come ultima ed importante considerazione, un atteggiamento tattico a viso aperto, ai limiti della dissennatezza; mai, nel nostro campionato, vedremo un Carpi o un Frosinone affrontare Juventus o Napoli come la maggior parte delle squadre della Liga si recavano al Camp Nou o al Bernabeu; questo spiega, in parte, i punteggi spesso tennistici, e oltre, tra grandi e piccole, ma non cambia la realtà, di un calcio iberico sul trono d’Europa.

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