Toro: una stagione al ribasso…con qualche speranza per il futuro

TORINO – Partita molto bene, proseguita e finita male: potrebbe essere questo il riassunto della stagione del Toro, che contro l’Empoli ha incassato la 17ma sconfitta di una stagione per cui non poche testate giornalistiche hanno commentato:“Finalmente è finita”.

LE ASPETTATIVE DECRESCENTI – Molti (compreso il sottoscritto) avevano parlato di Europa League a inizio stagione. La rosa, in effetti, sembrava tra le meglio attrezzate degli ultimi anni, impreziosita da un tecnico di esperienza e di carattere come Ventura. L’inizio, peraltro, non è stato da Europa League ma addirittura da Champions, con i granata a un passo della vetta in solitario dopo poche giornate. Poi sono via via sfumati tutti gli obiettivi: prima l’Europa League appunto, poi l’ottavo posto che scongiurerebbe un turno in più di Coppa Italia l’anno prossimo, infine quel decimo posto che avrebbe tenuto i granata nella prima metà della classifica. Risultato? Tristemente dodicesimi, con un punto della stagione in cui si è addirittura temuto il risucchio in zona retrocessione.

DIFESA: ANNUS TERRIBILIS– Nella grigia annata del Toro, forse la sofferenza più grande con è stata in difesa, con ben 55 gol al passivo. Da dimenticare soprattutto la stagione dei portieri, con un Ichazo ancora palesemente acerbo per la Serie A e un Padelli che, a parte qualche guizzo, non sembra ancora da Nazionale.

Daniele Padelli, portiere del Torino (immagine La Stampa)

Il resto della difesa se l’è cavata meglio, ma comunque non al livello dell’anno scorso: vedi Glik e Moretti, ma anche Gaston Silva (ancora titubante) e Maksimovic (anche causa infortuni). Dignitoso infine Bovo e promettente Jansson, ma pure lui manca ancora di continuità.

CENTROCAMPO: CERCASI REGISTA DISPERATAMENTE – Venendo alla metà campo, al Toro di quest’anno sembra fondamentalmente mancato un regista. Il ruolo è stato inizialmente coperto da Baselli in modo egregio; persosi lui, nessuno ha ripreso le fila. Alcuni hanno fatto buone cose e promettono (vedi Benassi e Bruno Peres) ma nessuno appare davvero in grado di dettare il gioco alla squadra.

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Ad altri poi, non si può chiedere di più vista l’età (vedi Gazzi e Vives). Altri ancora sono stati minati dagli infortuni e non hanno potuto incidere (Acquah, Avelar, Farenerud, Obi).

L’ATTACCO: “RAGAZZI DOTATI, POTREBBERO FAR MEGLIO” – Venendo al reparto offensivo, c’era il grande investimento su Belotti. Il Gallo fino a gennaio sembrava l’ennesima delusione di una stagione deludente, poi ha trovato grinta e gol, chiudendo a 12 centri e diventando una delle poche gioie del campionato granata.

Torino's forward Andrea Belotti celebrates after scoring the first goal of the Italian Serie A soccer match between Torino and Bologna at Olimpico Stadium in Turin, 28 November 2015. ANSA/ ANDREA DI MARCO

Per il resto, molte più ombre che luci, a partire da Maxi Lopez (poche partite e poco impatto) e da Martinez (tanta corsa ma un’imprecisione terribile nelle conclusioni). Per Quagliarella vedi il caso Baselli: partito alla grande, si è poi perso al punto da rompere coi tifosi e andarsene alla Sampdoria. Che dire infine di Immobile? Arrivato a gennaio dopo la stagione magica di due anni fa, per lui qualche gol ma senza imprimere quel cambio di marcia che era lecito aspettarsi.

QUALE FUTURO? DI SICURO CON STADIO E TECNICO NUOVI– Ora non resta che pensare alla prossima  stagione, a partire dalla panchina. Ventura ha dato tantissimo ma il suo ciclo sembra finito, tanto più che starebbe per iniziare quello con la Nazionale. Questa è un po’ un lieto fine in una stagione triste: il tecnico genovese, che ha riportato il Toro a un presente comunque dignitoso, adesso sieddrebbe sulla panchina più importante. Al suo posto potrebbe arrivare Mihajlovic, che ha tutto ciò che serve per ridare grinta all’ambiente. La società ha inoltre tanti giovani su cui puntare, sia nella prima squadra sia nei settori giovanili che continuano a farsi onore (vedi la Primavera, campionessa d’Italia in carica e a un passo dalla quarta Final Eight consecutiva). Il futuro non è per forza grigio, anche perché lo stadio Filadelfia stavolta sembra davvero vicino alla riapertura, e il buon vecchio “Olimpico” ha cambiato il suo nome in “Grande Torino”. Davvero vietato deludere in due luoghi così, e l’ultimo pensiero della stagione non può che essere per gli Invincibili…

 

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