Inter 2015/2016: il pagellone nerazzurro

Quello che doveva essere l’Anno Zero per Thohir si è trasformato in una sorta di prova di Anno Zero: dopo un girone d’andata da capolista, due mesi da incubo e la parziale risalita finale per un quarto posto che rispecchia i valori del torneo ma lascia l’amaro in bocca tra i nerazzurri. Ecco i voti della stagione, giocatore per giocatore.

Reparto per reparto, giocatore per giocatore, tecnico per tecn… -anzi no, quest’anno ne è bastato uno solo- ecco tutti i voti del 2015/2016 interista, un altro anno a tinte nere e azzurre, proprio come il girone di ritorno contrapposto a quello di andata. Se sia stato più l’uno o l’altro, questo decidetelo voi.


PORTIERI

S. HANDANOVIC 6,5: Meno miracoli rispetto all’anno precedente, ma le stesse perplessità. Certamente il secondo miglior ‘numero uno’ della A, ma certe uscite (mancate, come in caso di alcuni gol, oppure a vuoto, come il solito leitmotiv sul voler giocare la Champions’) sono piaciute poco. Importante sempre, forse non più indispensabile.

J. P. CARRIZO s.v.: Due sole presenze, senza miracol mostrare e una piccola vetrina in Coppa Italia. ‘Secondo’ di esperienza ma quando scende in campo dà sempre l’impressione di compiere prodigi o topiche clamorose. 

T. BERNI s.v.: Uomo-spogliatoio, nel vero senso de termine: a lui sta bene il ruolo e le segrete stanze di Appiano raccontano di un elemento importante nell’economia del gruppo. Contenti tutti.

I. RADU s.v.Esordio-premio col Sassuolo: è tempo di andare a fare esperienza fuori dopo i fasti con la Primavera?

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DIFENSORI

JUAN JESUS 5: Pronti-via e si trova riserva: ma con la turnazione a tratti ossessiva che Mancini fa in difesa, finisce per trovare il suo spazio e la sua dimensione. Quale? Disastroso se impiegato da centrale (il suo ruolo), nemmeno malaccio schierato a sinistra. Nonostante l’attaccamento alla maglia e l’impegno profuso, pare destinato a cambiare aria.

DODO s.v.: Complice un infortunio, trascorre l’inverno in naftalina. A gennaio passa alla Samp, ma l’esperienza a Genova si conclude senza infamia e senza lode. E ora un bivio per Ausilio: se non dovesse rientrare nei piani di Mancini, provare ancora a valorizzarlo o realizzare una plus-valenza?

ALEX TELLES 5,5: Doveva essere una delle possibili sorprese della stagione, e invece finisce con la pessima prestazione col Sassuolo. Mancini ci mette del suo, ruotando tutti e 5 i terzini: il brasiliano a dire la verità si mostra spesso svagato ma pure l’unico in grado di effettuare un cross come si deve, specie col gran sinistro che si ritrova. Il riscatto oneroso probabilmente lo porterà di nuovo al Galatasaray.

M. MONTOYA 4,5: Anche qui le ‘colpe’ vanno divise con Mancini: il tecnico lo dimentica per tutto l’autunno, poi lo rispolvera all’improvviso e lo spagnolo offre due ottime prove prima di naufragare con la Lazio: il suo destino forse era già segnato, ma allora rimane il mistero di questa operazione (peraltro a titolo quasi gratuito per l’Inter). Mistero buffo.

N. VIDIC s.v.: Dopo i dolori della prima annata, si capiva che aria tirasse per il serbo. Tuttavia, prima che arrivasse la separazione a gennaio, i problemi alla schiena che tormentavano l’ex guerriero dello United l’hanno portato a dire addio definitivamente al calcio. Operazione tecnica e di immagine fallita, tuttavia senza grandi rimpianti per nessuno: capita.

D. SANTON 5: Ha finito l’anno da riserva nelle gerarchie di Mancini. Eppure i mezzi c’erano anche se il suo rendimento è rimasto sempre su una risicata sufficienza. Viene rispolverato (dopo essere stato misteriosamente accantonato) nel derby di ritorno ed è un doppio flop: per lui che chiude anzitempo la stagione e per la scriteriata scelta del Mancio. L’ex Bambino saluterà di nuovo l’Inter in estate, stavolta per sempre.

A. RANOCCHIA 5: Da capitano (un po’ improvvisato) ad esubero. Spizzichi e bocconi di presenze con l’arrivo di Miranda e Murillo e poi il definitivo naufragio a Genova dove non solo non si rialza ma mette l’Inter di fronte a un bel problema: dopo avergli rinnovato il contratto come farà a liberarsi di un calciatore oramai indesiderato e per giunta svalutato?

J. MURILLO 6: Metà torneo da ‘squalo’ della difesa, sull’esempio della Copa America appena vissuta, la seconda metà da incubo. Forse troppo brutta per essere vera, ma non vuole essere una giustificazione. L’impressione è che, qualsiasi sia la sua sorte, l’Inter ci guadagnerà: continuando a puntare sul colombiano, destinato a crescere sotto l’ala di Miranda, oppure ceduto per una grande plus-valenza. Muraglia o nuovo Juan Jesus? Noi propendiamo per la prima, ma il dubbio è lecito.

MIRANDA 7,5: Uno dei due-tre migliori della stagione nerazzurra, ma c’erano pochi dubbi. Per carità, nemmeno lui è esente da qualche topica (vedi espulsione col Torino), ma nel complesso vale il discorso che, se non c’era lui, erano dolori. Probabilmente anche il miglior difensore del campionato italiano, tanto che viene da chiedersi chi gliel’abbia fatta fare quando poteva consumare gli ultimi anni di carriera in uno dei top club europei. Un santo, in pratica. GIOCATORE DELL’ANNO 2015/2016.

D. D’AMBROSIO 6: Per paradosso, ha finito per essere uno dei migliori terzini in rosa. Il termine va preso con le pinze, dato che i suoi cross spesso sono inguardabili: ma alla fine Mancini ha deciso di dargli una maglia da titolare e alcune prestazioni (vedi l’1-0 a San Siro con la Roma) mostrano che forse non ha più la verve dei tempi torinisti -e sì che è solo un ’88- ma in fase difensiva è un esterno tignoso e difficile da affrontare. Verrà confermato, ma deve crescere, e tanto.

F. DELLA GIOVANNA s.v.: Anche lui assaggia la Serie A col Sassuolo. Ad maiora.

F. DIMARCO s.v.: Presente in rosa, ha avuto solo modo di mettersi in mostra in estate. Il prestito ad Ascoli gli ha fatto bene, lasciando intravvedere delle qualità: un’esperienza più formativa in Serie A ora gli farebbe bene.

Y, NAGATOMO 5,5: Anche lui, come D’Ambrosio, alla fine conquista una maglia da titolare nonostante i continui cambi di Mancini. Nella mediocrità generale alla fine riesce a emergere ma i difetti ‘strutturali’ rimangono tutti e il rinnovo del contratto avrà strappato più di un’imprecazione ai tifosi. Ottimo come riserva, difficile poter contare su di lui per un intero campionato. L’annata-monstre vissuta con Mazzarri è lontana.

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CENTROCAMPISTI

G. KONDOGBIA 5,5: Su di lui ha pesato e continuerà a pesare il costo del cartellino. In relazione a quello, il suo rendimento è stato quasi scadente, mentre a mente fredda non si può non tener conto del periodo di ambientamento, dei continui cambi di formazione e del fatto che è finalmente sbocciato in primavera. Meglio tardi che mai. Ma dovrebbe sgrezzarsi, migliorare nel tiro e non perdere palloni sanguinosi in impostazione: ci riuscirà? Il tempo è dalla sua, la pazienza dell’ambiente si spera.
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J. BIABIANY 5,5: Il suo ritorno in campo è da Libro Cuore, e anche il gol al Frosinone faceva sperare che il recupero procedesse bene. In realtà, non è mai riuscito a imporsi nelle gerarchie di Mancini, ritagliandosi spazio solo da subentrato (e qualche volta riuscendo anche a ‘spaccare’ il match). Peccato, la sua velocità era qualità rara in questa rosa ma sembra che più che a un ruolo di riserva non possa ambire.
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F. GUARIN 6: E alla fine, tanto tuonò che piovve. Dopo tre anni di ventilate cessioni, la telenovela trovò fine con la partenza per la Cina. Molti, e giustamente, hanno rimpianto la partenza del colombiano (rendendo ancora più mediocre la mediana nerazzurra), ma la cifra per un 30enne non era irrisoria e il ragazzo aveva alternato il solito autunno di grandi giocate (gol nel derby, peraltro l’unico…) e tante pause dovute alla sua anarchia tattica. Resta il rammarico di non aver mai capito in quale ruolo rendesse meglio: un grande potenziale fisico penalizzato spesso da scelte infelici, calcisticamente parlando. 

G. MEDEL 6: Meno bene rispetto alla stagione d’esordio anche perchè più spesso si è trovato a dover svolgere compiti di impostazione: Mancini ha puntato tutte le sue fiches su un centrocampo muscolare e ha sbagliato. Tuttavia generoso, va ricordata la ciliegina del gol alla Roma e le apparizioni al centro della difesa per sostituire i titolari: sempre preciso, mai sovrastato nonostante la minuta stazza, a nostro avviso andrebbe riconsiderato come marcatore per dare al reparto arretrato un’arma in più, diventando solamente un jolly per il centrocampo.  

A. GNOUKOURI s.v.: Avvio col botto: titolare con l’Atalanta anche grazie alle defezioni. Tuttavia, l’exploit estivo non trova seguito e Mancini non gli concede più manco gli spiccioli. Peccato, perchè di fronte a certe uscite di Melo avrebbe meritato almeno una chance. Tuttavia, lo staff tecnico crede in lui e l’anno prossimo dovrà giocare: più facile lontano da Milano ma, visto che i mezzi tecnici non mancano, mai dire mai…

I. PERISIC 7: Il miglior centrocampista nerazzurro, per distacco. Soprattutto per merito di un 2016 da favola, con gol e assist a pioggia: in pratica, nonostante l’aria svagata e strafottente, da chi non si affeziona a niente e nulla, è stato il trascinatore di una squadra che conosceva poco. Mancini ci ha messo del suo, panchinandolo in inverno e penalizzandolo in posizione di trequartista. L’esterno ex Wolfbusrg, vice-cannoniere interista, ora addirittura ha visto aumentare il suo valore di mercato: sarà il leader della rifondazione o il pezzo pregiato del mercato?

M. BROZOVIC 6,5: I due croati sono stati i migliori nella mediana nerazzurra e Brozovic, dopo i sei mesi di ambientamento, non ha avuto difficoltà a diventare il top scorer tra i centrocampisti (non che ci volesse molto, e Perisic è più assimilabile a una punta in questo senso). Tuttavia, le sirene estere, alcune pause ingiustificate (Genova?) e la necessità di maturare ancora tatticamente potrebbero portarlo lontano da Milano: una squadra che punta a costruire uno zoccolo duro dovrebbe tenerlo ma la ragion di Stato potrebbe portare lui a essere sacrificato, ma solo dai 25mln in su.

FELIPE MELO 5: Una delle più grandi delusioni stagionali, nonostante un buon impatto sull’ambiente e il gol al Verona che sembrava cementare definitivamente il primato invernale dell’Inter. Ha disatteso le aspettative non solo per via del rendimento e per l’aver fatto flop anche come uomo d’ordine e ‘buttafuori’ davanti alla difesa (Mancini si è fidato troppo?) ma anche per i colpi di testa, le espulsioni e la pioggia di cartellini che sembravano fare parte del suo passato. Sembravano. Leader riconosciuto nel gruppo, non lo è mai stato dal punto di vista tecnico.


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ATTACCANTI

R. PALACIO 5,5: ‘Don Rodrigo’ sembra essere arrivato al capolinea, e nonostante questo riesce a ritagliarsi spazio in un’annata che lo vedeva relegato ai margini. Buona notizia per lui (che si è caricato l’Inter sulle spalle nel periodo buio), meno per l’Inter stessa che alcune volte ha dovuto fare affidamento alla sua sagacia tattica. Due sole reti, ma tanto lavoro per il reparto d’attacco: il rinnovo, anche se non condivisibile, è quantomeno un premio a uno dei pochi veterani ed esempi di questa squadra.

M. ICARDI 6,5:  Stando ai numeri, l’annata non è stata certo negativa ma i 36 centri di Higuain e l’aver ceduto lo scettro di capocannoniere testimoniano delle difficoltà dell’argentino, specie nel girone di andata. Potrebbe dare di più e deve ancora crescere, specie lavorando spalle alla porta, eppure rimane comunque imprescindibile. I soli 16 gol valgono l’Europa meno nobile ma il rovescio della medaglia è che dietro di lui, eccetto Perisic, c’è stato il nulla. In un’Inter più cooperativa, non si sarebbe notato ma di fronte alla sterilità d’attacco anche la sua vena realizzativa nel girone di ritorno è parsa quasi asfittica. L’anno prossimo sarà quello della consacrazione, o del ridimensionamento.

S. JOVETIC 5,5: L’inizio è stato devastante (e va detto che, alla fine, i punti conquistati grazie solo alle reti del montenenegrino sono quasi 12: su 67 mica pochissimi), ma il ‘buco’ a metà stagione, quando è stato accantonato da Mancini, ha pesato: l’allenatore è noto per il carattere spigoloso, ma Jovetic ci ha messo del suo, infilandosi in un tunnel di prestazioni involute, leziosità e scarsa intesa coi compagni di reparto. Buon senso imporrebbe di tenerlo e di riproporlo visto la duttilità che garantisce in avanti, ma l’oneroso riscatto potrebbe indurre Ausilio a compiere un’operazione ‘alla Shaqiri’. In ogni caso, un’occasione sprecata: per tutti. 

A. LJAJIC 5,5: Premessa: uno come lui sarebbe elemento prezioso in questa rosa, per la sua capacità di saltare l’uomo e di farsi trovare pronto in svariati ruolo in attacco: purtroppo per Ausilio, il budget è quello che è e non sarà riscattato dalla Roma. Anche il serbo ha sofferto i continui cambi di formazione di Mancini e, a sua discolpa, va detto che per 2-3 mesi è parso imprescindibile quasi. Ma il tecnico di Jesi non sarà certamente impazzito quando, in più di un’occasione, ha parlato dell’indolenza del serbo e di atteggiamenti poco consoni a una superstar del calcio, figuriamo a un fuoriclasse per ora solo potenziale.

EDER 5: Un percorso tipicamente ‘nerzazzurro’. Arriva a Milano da bomber implacabile, e qui si perde: una sola rete, peraltro, ininfluente, tanto lavoro sporco per i compagni (va detto) e la sensazione che l’Inter abbia regalato un sacco di soldi a Ferrero. Certo, non può essere bocciato così e l’anno prossimo dovrebbe diventare quantomeno un jolly prezioso per il reparto avanzato: però incuriosisce non poco la testardaggine di Mancini nell’acquistarlo e poi nel dimenticarlo addirittura in panchina nelle ultime uscite.

R. MANAJ s.v.: Quattro sole presenze e la gioia della convocazione in Nazionale: per lui si prospetta una soluzione alla Puscas o rimarrà per completare una batteria di attaccanti che, al momento, non ha alcuna certezza per il 2016/2017 (fatta eccezione forse per il solo Icardi)?

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ALLENATORE

R. MANCINI 5,5: L’insufficienza se l’è data da solo, noi ne prendiamo atto e in parte apprezziamo l’onestà dell’ammissione. Tuttavia le responsabilità del tecnico dai limiti strutturali (e carismatici) della rosa vanno tenute distinte. Da una parte, come evidenziato sopra, i continui cambi nell’undici titolare, la turnazione in difesa, l’aver puntato su un centrocampo con poco fosforo solo per legare le sorti del gioco all’improvvisazione ‘slava’ in attacco e alcuni episodi di nervosismo (querelle-Sarri, presunta lite con Jovetic, ecc.) vanno ascritti certamente alle colpe; dall’altra, la scarsa tenuta mentale dei suoi (vedi il record di ‘rossi’, la scarsa predisposizione alle rimonte, la fragilità nei momenti di difficoltà, i punti persi con le piccole e gli stimoli ritrovati solo nei big match) e le oggettive lacune della rosa non sono imputabili solo a lui. Aveva promesso la Champions’ e forse aveva anche pregustato il colpaccio-scudetto, ma l’impressione è che la prova del nove sarà l’anno prossimo, quando la squadra sarà veramente la sua: il paradosso è che sta costruendo -e continuerà a costruire- un gruppo che nel 2017 potrebbe lasciare se il suo triennale andrà a scadenza al termine della prossima stagione. Bel paradosso: insomma, il suo destino sarà legato al risultato dell’anno prossimo, come un tecnico qualunque. Cercherà di lasciare da vincitore o getterà la spugna (clamorosamente) già questa estate? Una chance ancora la meriterebbe, ma basta schizofrenia e questo suo nuovo aplomb british che pare più furore agonistico annacquato.

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