Roma: il terzo posto tra alti e bassi e cambi di panchina. Nainggolan è stato la marcia in più, Dzeko non ha convinto

ROMA – L’ultima corsa capitolina è terminata alla fermata valida per il terzo posto. Così è andato il rush finale giallorosso dopo la vittoria in scioltezza sul Milan (1-3) che ancora una volta, perdendo ieri la finale di Coppa Italia, ha salutato i palcoscenici europei. Gli stessi palcoscenici che la Roma di Spalletti potrà calpestare ma con un pizzico di amaro in bocca che significa preliminari di Champions. Alla luce di quanto visto, sofferto, gioito e protestato, l’arrivo di Spalletti per l’esonerato Garcia (due stagioni sulla panchina romana) ha dato un’impronta diversa (46 punti nel girone di ritorno) ad una squadra apparsa demotivata nei risultati; c’è da considerare l’impegno di tutto il gruppo maturato durante la settimana ed espresso sul terreno di gioco,  con lacune che però si trascina e quindi stampate nel DNA giallorosso. A questo punto, non resta che fare un resoconto a tutto tondo in termini di classifica e giocatori.

PUNTI GUADAGNATI: nelle ultime cinque giornate la Roma è andata sempre a segno (13 reti totali con una media di 2.6 gol a partita) e messo in tasca i tre punti. La vittoria di misura casalinga (1-0) è arrivata contro il Napoli dove Szczezny è stato il migliore in campo con alcune parate provvidenziali. Rispetto alla scorsa stagione ha segnato molto di più (83 vs 54) e la maggiore incisione in area di rigore l’ha portata ad essere il migliore attacco della Serie A 2015/16 (secondo il Napoli con 80 reti). Questo cambio di marcia sul fronte offensivo fa intendere che la giusta strada per ottenere successi in futuro sia stata intrapresa, soprattutto grazie alla finestra di mercato invernale che ha portato nuovi innesti in ogni reparto (in attacco solamente El Shaarawy e Perotti hanno portato 11 reti e 9 assist complessivi). Facendo ancora un passo indietro questa nuova Roma dello Spalletti-bis ha perso una posizione (terza) e cinque punti (80 quest’anno) se confrontata con il rendimento sotto la guida di Garcia (85). Ma per come si era messa non ci lamentiamo e guardiamo con ottimismo alla prossima stagione.

nainggolan-azione-roma-maggio-2015-ifaMIGLIORE DI SPORTMAIN: Nainggolan 8 – Il suo rendimento è stato costantemente sopra la media, sia in Serie A che in Champions League. Si è adoperato in ogni zona del centrocampo, dove è stato l’interdittore e allo stesso tempo colui che dava anima alle ripartenze giallorosse. Nel gruppo ha mantenuto la lucidità nonostante il periodo delicato in cui riversava la squadra verso la sosta natalizia. Ha saputo mantenere notevoli le prestazioni quando Spalletti lo ha fatto avanzare di qualche metro fungendo da finto trequartista. E’ migliorato in termini di finalizzazione (una in più dello scorso campionato) scegliendo conclusioni da rapace d’area che hanno permesso alla squadra di centrare la vittoria. Non a caso il sigillo che ha affondato il Napoli (1-0) è opera sua. Complimenti.

dzeko1PEGGIORE DI SPORTMAIN: Dzeko 5 – Il City lo ha ceduto e il suo arrivo nella Capitale è stato un evento paragonabile a pochi altri nella storia della Roma. Perché il “top player” tanto acclamato nel campionato italiano e desiderato dalla tifoseria romana è approdato nella calura della Città Eterna ad Agosto 2015, firmando un quinquennale fino al 2020. Magath restò stregato da lui al Wolfsburg, poi i Citizens lo vollero per cifre esorbitanti (35 mln di euro), alla Roma è giunto in una ipotetica fase discendente. Senza dubbio la fisicità e l’abilità area sono doti che mai gli verranno negate ma la sua fase realizzativa si è dimezzata dai tempi di Manchester: in Premier era riuscito a raggiungere le 16 reti in 31 presenze (2013/14), qui a Roma in altrettante apparizioni ha insaccato solo 8 volte. Meglio era riuscito a fare solo in Germania con il Wolfsburg nel 2009/10 (34 presenze e 22 reti). L’avvio in Italia sembrava roseo con la rete messa a segno contro i rivali bianconeri in una delle sue giocate caratteristiche (colpo di testa) alla seconda giornata. Poi è entrato progressivamente in un vicolo dove lui stesso, preso forse dall’ansia delle marcature, non riesce ad uscirne e inizia a giocare con una scarsa qualità portata dalla frenesia di fare bene in questa nuova piazza. Dal semplice appoggio mal calibrato all’errore grossolano sotto porta; indice di qualcosa al di sotto delle aspettative di tutti. In compenso ha messo la firma in entrambi i derby ma nelle gare in cui serviva in primis la sua qualità, questa ha stentato a farsi vedere. La prossima stagione servirà a ribaltare le carte in tavola e mostrare il suo potenziale: perché se in Nazionale è soprannominato “Il Diamante di Bosnia” sicuramente tornerà a brillare anche sotto i riflettori dell’Olimpico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *