A tutta B: i verdetti mancanti della stagione regolare e i primi dei play off; la rivoluzione alla sudamericana; i bomber alla piemontese; l’amaranto di rabbia, la caduta dei canarini e il finale infuocato

COME E’ FINITA – Venerdì si è consumata l’ultima giornata della stagione regolare del campionato cadetto, che ha permesso di esprimere gli ultimi verdetti prima della seconda parte, quella degli spareggi promozione e retrocessione. Per quello che concerneva la parte alta della classifica, conoscendo già da qualche giornata i nomi delle squadre promosse, mancava ancora di sapere chi avrebbe vinto il campionato, le squadre che avrebbero partecipato ai play off e la loro distribuzione all’interno di essi. Il torneo, alla fine della appassionante sfida tra le due prime della classe, se l’è aggiudicato il Cagliari, per la prima volta nella sua storia. La vittoria di Vercelli, infatti, le ha permesso di toccare quota 83 punti, così che la contemporanea vittoria dei calabresi sull’Entella non è servita al sorpasso e gli uomini di Juric si sono dovuti “accontentare” del secondo posto a 82 punti. Circa la griglia dei play off, invece, storico terzo posto per il Trapani, che, vincendo, a sorpresa, a Bari (non tra poche polemiche), ha toccato quota 73, scavalcando il Pescara, che, invece, non è andato oltre il pareggio con il Latina, salendo a 72. Siciliani e abruzzesi, così, hanno acquisito il vantaggio di poter saltare il turno preliminare. Preliminare a cui, invece, hanno avuto accesso il Bari, pur sconfitto dal Trapani, e il Cesena, vittorioso ad Avellino, appaiati a 68 punti, ma con i pugliesi classificati quinti per il vantaggio negli scontri diretti, lo Spezia, giunto settimo, a 66, grazie al pareggio interno con l’Ascoli, e il Novara, che aggancia l’ottavo posto grazie alla sonante vittoria con il Modena, che la fa salire a 65 punti, ma, soprattutto, grazie alla contemporanea sconfitta dell’Entella a Crotone, che tiene i liguri a 64, facendone la prima delle escluse.

E COME E’ RICOMINCIATA – Ma, nel frattempo, si è già giocato anche il turno preliminare dei play off e, anche quest’anno, non sono mancate le sorprese. I due match in programma erano quello tra la sesta e la settima della classifica regolare, ovvero Cesena-Spezia, giocata al Manuzzi martedì 24, e quello tra la quinta e l’ottava, ovvero Bari-Novara, di scena al San Nicola ieri sera. Proprio come lo scorso anno, nonostante lo svantaggio del fattore campo e la possibilità di avere un solo risultato a disposizione, ad avere la meglio sono state le squadre messe peggio in classifica, quelle impegnate in trasferta. Martedì sera, a Cesena, lo Spezia ha giocato una delle partite tatticamente migliori della stagione, aggredendo fin da subito i padroni di casa e lasciando loro poco controllo di campo e gioco, con atteggiamento ben diverso dall’ultimo precedente in questo stadio, quando furono presi a pallonate dai romagnoli, vincitori con un sonante 5-1. Dopo le vibranti proteste dei liguri per il netto fallo da rigore su Catellani, platealmente trattenuto in area, per tutti, ma non per il giudice di linea, che non ne decreta l’assegnazione, e un autopalo colpito da Fontanesi, che, nel tentativo di passare all’indietro a Gomis, in realtà lo spiazza ed è salvato solo dal legno, a 5′ dalla fine del primo tempo arriva il vantaggio degli aquilotti su, stavolta sì, autogol di Renzetti che anticipa tutti di testa su un calcio d’angolo dalla destra e la insacca nella propria porta. Il canovaccio dell’incontro non cambia nella ripresa, ma, nonostante questo, al 20′ i padroni di casa trovano il pareggio su calcio di rigore assegnato per un fallo di De Col su Ragusa, nella dinamica abbastanza simile a quello non assegnato agli avversari, e trasformato da Ciano. Quando la partita sembra avviata ai supplementari, con le squadre che cominciano ad accusare un po’ di stanchezza, ancora a 5′ dalla fine del tempo, arriva il gol di Postigo, da poco entrato al posto dell’infortunato Valentini, che, con piglio da bomber scafato, insacca, sugli sviluppi, ancora, di un angolo dalla destra, il gol del definitivo 2-1. Ora lo Spezia incontrerà il Trapani, terzo classificato, con andata, al Picco, sabato 28 alle 16. Gol e spettacolo, oltre ogni previsione, anche nella partita giocata ieri sera al San Nicola. Ospiti letteralmente padroni dell’incontro per 70 minuti, durante i quali, grazie alla tripletta di uno scatenato Pablo Gonzalez, si portano in vantaggio per ben 3 reti a 0, dando l’impressione di aver chiuso la partita. E, invece, quando i destini sembrano scritti e buona parte del pubblico di casa ha già lasciato lo stadio in aperta polemica, comincia la rimonta dei padroni di casa, che accorciano con una doppietta di Rosina, con un piatto da dentro l’area su assist di Defendi e un rigore regalato da un’ingenuità di Dickmann, che rimedia anche il primo giallo, e chiudono i regolamentari con un insperato pareggio grazie al gol di Puscas a 6′ dal termine, con un destro al volo di prima intenzione su assist di Valiani. Chi pensa che sulle ali dell’entusiasmo il Bari possa avere vita facile a conservare il pareggio fino a fine partita sbaglia di grosso, perché nel primo extra time gli ospiti hanno più di un occasione per riportarsi in vantaggio. Poi, al 2′ della mini ripresa l’episodio che sembra poter condizionare le sorti dell’incontro, con l’espulsione si Dickmann che rimedia il secondo giallo. E, invece, a 6′ dalla fine dell’incontro arriva il gol di Galabinov che chiude il match col più rocambolesco dei 3-4, che, tra la rabbia dei tifosi di casa, qualifica i piemontesi alle semifinali, dove incontreranno il Pescara, con andata al Piola domenica alle 18.

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IL PEPE SULLA CODA – Ultimi verdetti anche per quello che riguardava la coda della classifica, dopo l’ultima giornata della stagione regolare, dove mancava ancora di sapere chi avrebbe seguito il Como già retrocesso e chi, invece, avrebbe avuto la prova d’appello dei play out. In realtà, per quello che concerne questa realtà, i verdetti sono stati espressi, ma alcuni aspetti restano sub judice in attesa di sapere se al Lanciano verranno comminati altri punti di penalizzazione che potrebbero cambiare i valori della classifica. Intanto, per quello che concerne quanto espresso dal campo, assieme al Como, che ha chiuso la stagione con 33 punti, dopo la sconfitta di Salerno, retrocedono il Modena, che finisce penultimo a 42 punti, dopo la pesante sconfitta di Novara, e il Livorno, che chiude a pari punti con gli emiliani dopo il pareggio casalingo con il Lanciano, ottenuto dopo essere stata in vantaggio di 2 reti. Ai play out, invece, vanno lo stesso Lanciano, che, col pareggio raggiunge quota 44, e la Salernitana, che, con la vittoria sul Como, raggiunge il quintultimo posto, a quota 45. Salve la Pro Vercelli, a 46, nonostante la sconfitta interna col Cagliari, il Latina, che col pareggio di Pescara aggancia proprio i piemontesi, e l’Ascoli, che raggiunge quota 47 con il pareggio di La Spezia. Ora resta da giocare il play out tra Lanciano e Salernitana, con andata in casa dei rossoneri il 4 giugno e ritorno in Campania l’8, date determinate proprio dall’attesa delle decisioni della Giustizia Sportiva. Se agli abruzzesi verrano assegnati nuovamente 3 punti di penalizzazione, sarà decretata la loro retrocessione e, a giocare il play out, andrà il Livorno, se, come sembra, ne saranno assegnati solo 2, la situazione resterà invariata per la classifica avulsa (Lanciano 7 punti, Modena 6, Livorno 4).

RIVOLUZIONE ALLA SUDAMERICANA – Si è detto di quelli che sono stati i verdetti alla fine del campionato, ma se si va ad analizzare la classifica più nello specifico si scopre una Serie B a due velocità, quasi opposte, tra il girone d’andata e quello di ritorno, con squadre che hanno ottenuto un determinato traguardo grazie a quanto di buono fatto nella prima parte del torneo, e squadre che, invece, devono andare a cercare i propri fallimenti proprio nell’andamento del girone di ritorno. Fa impressione, infatti, vedere come cambierebbero i verdetti del campionato cadetto se, alla sudamericana, fosse esistito un ipotetico campionato di Clausura, con una classifica stilata con i soli risultati del girone di ritorno. Promossa direttamente in massima serie, infatti, non sarebbe nessuna delle due squadre che hanno raggiunto questo traguardo, ma ad andare in A sarebbero il Trapani, primo classificato con 44 punti, e lo Spezia, secondo con 40. Le due vere promosse del torneo, invece, avrebbero solo il vantaggio di saltare i preliminari play off, essendo giunte appaiate a 37 punti. Ai preliminari, invece, si assisterebbe al match tra Entella, 5°, 36 punti, e il Bari, 8°, 33 punti, e a quello tra Cesena, 6°, 36 punti, e Pescara, 7° con 35. Il Novara sarebbe fuori, giunto 11° con 27 punti. Ancor più clamorosa la zona retrocessione. Il play out se lo giocherebbero Como e Livorno, appaiati a 19 punti, mentre in Lega Pro retrocederebbero il Brescia, anch’esso a 19, il Modena, a 18 e l’Avellino, anch’esso a 18. Ampiamente salvi il Lanciano, addirittura 10° con 29 punti (quindi salvo anche da penalizzazioni), e la Salernitana, 12^ con 25 punti.

BOMBER ALLA PIEMONTESE – Verdetto espresso anche per quello che riguarda la classifica marcatori finale del campionato cadetto: capocannoniere per la stagione 2015/16 è, come già scontato da qualche settimana, Lapadula del Pescara (foto di copertina), che chiude con 27 gol, aggiungendo anche la firma nell’ultima partita, il gol del vantaggio contro il Latina. Dietro di lui la coppia a 17, Caputo dell’Entella e Cacia dell’Ascoli, a secco, per diversi motivi, nell’ultimo turno. Dietro di loro la coppia a 16, formata da Budimir del Crotone e Ganz del Como. Fatte le debite segnalazioni per i bellissimi gol di Sau, che realizza il 2-1 del Cagliari con una splendida rovesciata, e Arini, che, con un tiro al volo di prima intenzione dal limite, insacca all’angolino alto il momentaneo 1-1 dell’Avellino con il Cesena, e per quello di Turchi, “l’uomo di famiglia” di Lanciano (è spostato con la Presidentessa della società), vista l’importanza che riveste nel momentaneo aggancio ai play off della squadra abruzzese, vetrina di questa settimana spetta non ad un giocatore, ma ad una coppia, due compagni di squadra, che con i loro gol, non pochi, nello spazio di 2 sole partite, hanno condizionato pesantemente il destino della propria squadra, ovvero Gonzalez e Galabinov del Novara. Pablo Gonzalez è un attaccante argentino, nato a Tandil il 28 maggio 1985, cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Racing Avellaneda e giunto in Italia nel 2009 portato proprio dal Novara. Due stagioni in maglia azzurra, la prima in Lega Pro, da 5 gol in 25 presenze, la seconda in B da 15 gol in 39 partite di stagione regolare, più uno durante i play off che regalano la A alla squadra piemontese. Non fa, però, la A con i compagni perché il Palermo, che detiene il suo cartellino già da un anno, lo gira al Siena, sempre in massima serie, dove gioca solo 16 partite segnando un gol. A fine stagione il Palermo lo cede a titolo definitivo nuovamente al Novara, dove Gonzalez trova la sua miglior dimensione, ricominciando a segnare a raffica: 14 gol la prima stagione di B, 6 la seconda, più 2 nei play out, che non servono a salvare la squadra, 15 in Lega Pro, contribuendo alla promozione. Quest’anno ha segnato 10 gol in stagione regolare, l’ultimo dei quali nel 4-0 contro il Modena: all’89’, col risultato già fissato sul 3-0, in contropiede, ha ricevuto palla da centrocampo, è scattato seminando il difensore e, una volta entrato in area, ha scagliato il diagonale di sinistro del 4-0. Poi, però, si è letteralmente scatenato nel preliminare play off a Bari, segnando una tripletta che ha annichilito i padroni di casa: al 3′ ha subito colpito gli avversari con un preciso rasoterra dai 40 metri che si è insaccato all’angolino sinistro; al 43′ ha ricevuto palla con un lungo lancio da centrocampo e, appena entrato in area, ha anticipato l’uscita del portiere con un rasoterra al volo che è passato sotto le gambe dell’estremo difensore; al 48′ ha segnato il gol che sembrava aver chiuso l’incontro, con un tiro al volo di sinistro su un traversone di Buzzegoli, che si è infilato in diagonale per il momentaneo 3-0. Andrej Galabinov, invece, è un attaccante bulgaro, nato a Sofia il 13 novembre 1988, figlio di una famiglia di sportivi, in particolare il padre ex pallavolista e poi allenatore. Le sue esperienze giovanili seguono proprio i trasferimenti del padre come tecnico, così comincia nel CSKA Sofia, fino al 2004, quando si trasferisce a Cipro e gioca nell’Omonima Nicosia. Nel 2006 il padre viene chiamato ad allenare Modena, così arriva in Italia e, da allora, la sua carriera si è dipanata nella nostra penisola, partendo dal Castellarano, in D, per passare attraverso Bologna (in B, ma non scende mai in campo), Giulianova, Giacomense, Lumezzane, Livorno, Bassano Virtus, Gubbio. Quindi le ultime 3 stagioni della consacrazione, tutte in B: una stagione ad Avellino, dove realizza 15 gol, suo record personale, in 39 partite, una a Livorno, da 6 gol in 29 incontri, e quella attuale a Novara, dove torna in doppia cifra con 12 gol in stagione regolare, di cui gli ultimi due nei 4 al Modena: al 64′, con il risultato già sull’1-0, colpisce, in mezzo a due difensori, al volo, un pallone impennatosi in area, scagliando un tiro di controbalzo che si insacca per il 2-0; all’87’ riceve un cross rasoterra dalla destra che stoppa col sinistro, mandando fuori giri la difesa, così da esser libero di insaccare il diagonale del 3-0. Ma, soprattutto, è stato decisivo nel preliminare di Bari: al 9′ del secondo tempo supplementare, con il risultato fissato sul 3-3 e la sua squadra ridotta in 10, è svettato da posizione defilatissima sul secondo palo, su un traversone dalla sinistra di Lanzafame, cogliendo di sorpresa difensore e portiere, così da insaccare il definitivo 4-3. Con una coppia così, nessun risultato è precluso alla compagine piemontese.

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AMARANTO DI RABBIA – Alla fine la piccola impresa al Livorno non è riuscita: per continuare ad avere una speranza di restare in B doveva vincere le ultime due partite finali, ma ciò non è successo e il pareggio proprio nello scontro diretto col Lanciano ha spento il sogno e cacciato i toscani nell’incubo della retrocessione diretta. Una stagione strana quella degli amaranto, cominciata alla grande con 4 vittorie consecutive, sotto la guida di Panucci, che sembravano preannunciare un campionato da dominatori. Poi, invece, la brusca frenata, talmente brusca da convincere Spinelli, alla 15^ giornata, con la squadra, comunque, ancora nelle zona alte della classifica, a cacciare l’ex difensore di Milan, Genoa e Real Madrid per mettere al suo posto Mutti. Questa si rivela una scelta non solo azzardata, ma disastrosa, visto che gli amaranto inanellano una serie di risultati pessimi, che li fanno rapidamente scendere lungo la graduatoria. Così alla 24^ arriva il nuovo cambio, con il ritorno di Panucci in panchina. Ma, ormai la frittata è fatta: la squadra sembra aver preso un’involuzione definitiva e anche l’allenatore di ritorno non sembra trovarne il bandolo. Ecco perché Spinelli fa la nuova mossa: alla 32^ via di nuovo Panucci e sotto con Colomba. Anche stavolta il cambio è disastroso: 4 partite e altrettante sconfitte, che determinano l’ufficiale ingresso in zona retrocessione. La chiamata di Gelain dalla 37^ cambia poco le cose, se non regalare la speranza legata alle vittorie nelle ultime due partite: il lavoro riesce a metà perché i toscani ne vincono una, la penultima ad Ascoli, e sembrano ad un passo dall’impresa con il vantaggio di 2-0 accumulato nella prima metà della seconda partita. Poi, complici anche errate valutazioni arbitrali, arriva il pareggio dei rossoneri che significa retrocessione diretta. Con tanta rabbia da parte della dirigenza, che già aveva mal digerito la gestione del Lanciano affaire, con la restituzione dei 3 punti ai rossoneri a poche giornate dalla fine, da cui si sentiva danneggiata, e a cui gli episodi nella partita con gli stessi abruzzesi hanno contribuito ad alimentare la fiamma. Ora resta il piccolo lume legato alle nuove decisioni del Giudice Sportivo, ma gli amaranto devono sperare nella sottrazione di 3 punti (cosa che sembra difficile, visto che in ballo sembrano essercene solo 2) per poter tornare a sperare attraverso i play out, che per questo motivo hanno già subito uno slittamento. Così arriva (per ora) la quarta retrocessione della poco più che centenaria storia del club, nato il 17 febbraio 1915 come Unione Sportiva Livorno. Una storia che ha visto anche un titolo sfiorato, nella stagione 19/20, quando i campionati erano ancora divisi, in cui arrivò alla finalissima con l’Inter, persa per 3-2, e tanta Serie A, fin dalla creazione della stessa, nel 1929, a cui i toscani vengono ammessi di diritto, seguita da altre 5 promozioni (nel 32/33, per 2 stagioni, nel 36/37, per altre 2, nel 39/40, per 6 campionati, intervallati dalla guerra, poi una lunga pausa fino al 2003/04, per 4 stagioni, e l’ultima nel 2008/09, con la retrocessione immediata), per un totale di 18 campionati, con il miglior piazzamento ottenuto nel 42/43, un secondo posto alle spalle del Grande Torino e una partecipazione alla Coppa Uefa nel 2006/07. Ma anche tanti momenti bassi, come i 33 campionati di Serie C/C1 (con la vittoria, comunque, di una Coppa Italia di C nell’86/87), i 7 di C2 e, soprattutto, il fallimento datato 1991, con la ripartenza dall’Eccellenza Toscana come Associazione Sportiva Livorno Calcio, che, comunque, nel giro di 10 anni sarà nuovamente in B e di 13 in A. Quindi, sicuri che questo intoppo non scoraggerà i sanguigni toscani, auguriamo un veloce ritorno in B alla squadra amaranto.

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LA CADUTA DEI CANARINI – L’altro verdetto ha riguardato, invece, il Modena, anch’esso retrocesso direttamente il Lega Pro come squadra penultima classificata. A differenza del Livorno, la stagione dei canarini non ha mai avuto particolari picchi verso l’alto, ma ha sempre avuto un andamento stazionante nella medio bassa classifica. Sotto la guida di Hernan Crespo si è segnalata come squadra volitiva, capace anche di esprimere bel gioco, ma caratterizzata da una carenza cronica in fase offensiva, che ne ha condizionato pesantemente andamento e risultati, nonostante la presenza di Granoche, capocannoniere della scorsa stagione che, in questa, ha ampiamente tradito le attese. Con l’arrivo di Bergodi, dalla 34^ in poi, non si è assistito alla svolta che la società sperava di avere, ottenendo solo di rimanere in corsa per la salvezza almeno fino all’ultima giornata, con qualche buona possibilità anche di salvarsi. Possibilità cancellate dal pesante 0-4 subito in casa del Novara che ha significato retrocessione, destino non scalfibile neppure dalle eventuali decisioni sul Lanciano. Così è arrivata la sesta retrocessione in terza serie della poco più che centenaria storia modenese, cominciata il 5 aprile 1912 come Modena Football Club, la denominazione attuale (a parte una parentesi tra il ’56 e il ’59 come Zenit Modena Football Club), non avendo mai dovuto dichiarare fallimento. Una storia fatta, anch’essa, di tanta serie A, ben 27 stagioni, fin dalla creazione della stessa, nel 1929, a cui la società fu iscritta d’ufficio, e poi con 5 promozioni (nel 37/38, nel 40/41 e nel 42/43, poi una nel 61/62 e una lunga pausa fino al 2001/02, data dell’ultima promozione in massima serie) e, come miglior piazzamento, il terzo posto nel 46/47. La terza serie non è comunque sconosciuta alla società emiliana, che ha già disputato 20 campionati di C/C1 ed appena uno di C2, con anche due Trofei Anglo-Italiani vinti (80/81 e 81/82). Ora permaneva stabilmente in B dalla stagione 2003/04, dopo la caduta dall’ultima partecipazione alla A, con 2 semifinali play off perse (05/06 contro il Mantova e 13/14 contro il Cesena) e una salvezza ottenuta attraverso play out, giusto la scorsa stagione, vincendo il doppio confronto con l’Entella. Anche ai gialloblu i migliori auguri di un pronto ritorno in serie cadetta.

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FINALE INFUOCATO – C’è già stata occasione di parlare del grado mediamente modesto della classe arbitrale impegnata nel campionato cadetto di quest’anno: pochi i direttori di gara che si sono segnalati e molti gli errori salomonicamente distribuiti lungo lo stivale, alcuni dei quali decisivi, con una certa reiteratezza ad opera di alcuni esponenti delle giacchette nere. E l’ultima giornata, di questa tendenza, ne è stata quasi paradigmatica, con una serie di episodi risultati decisivi anche sui verdetti finali della stagione. Basti pensare alla sfida per il terzo posto tra Trapani e Bari, al San Nicola, chiusa sul 2-1 per gli ospiti, arbitro Ghersini: il fallo di Donkor per cui viene assegnato il rigore che porta gli ospiti sul 2-0 avviene nettamente fuori area; sull’altro fronte, quando viene assegnato il rigore ai pugliesi, con cui vengono accorciate le distanze, per fallo volontario di mano in area, la regola vorrebbe che scattasse anche l’ammonizione, che, in questo caso, essendo a carico di un giocatore già ammonito, avrebbe lasciato gli ospiti in 10 per i restanti 17′ e che, invece, non è stato, inspiegabilmente, estratto. Se invece si prende in considerazione la sfida salvezza tra Livorno e Lanciano, finita 2-2, che ha sancito la retrocessione diretta degli amaranto e mandato ai play out i rossoneri, arbitro Nasca: sul 2-0 per i padroni di casa, l’azione che porta al rigore del 2-1, vede Ferrari partire da evidente posizione di fuorigioco, ma, soprattutto, lascia forti dubbi sull’atterramento dello stesso attaccante ad opera del portiere, che, nell’occasione, viene anche espulso. A ulteriore beffa per i toscani arriva la decisione del giudice sportivo, che, ravvisando simulazione in tale occasione, squalifica lo stesso attaccante ex Spezia che, così, dovrà saltare il play out. Se a questi aggiungiamo il macroscopico errore compiuto da Pairetto, nel primo preliminare, in occasione del rigore non assegnato per l’evidentissimo fallo su Catellani, che, alla fine, non è risultato comunque decisivo, c’è da sperare che tutto questo possa diventare un buon banco di riflessione per il futuro della classe arbitrale della serie cadetta.

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