Sassuolo: la magia che fa volare le pietre

(a cura di Juri Bomparola)

Il calcio romantico in anni passati ha insegnato che le favole possono tramutarsi in realtà.
Il calcio pragmatico, quello moderno dei numeri e dei bilanci, ci ha insegnato che la realtà non può lasciare spazio alle favole, perché conti alla mano uno più uno fa sempre due, che per due fa quattro, e via dicendo.
Esiste un terzo scenario calcistico, assai raro e difficile a realizzarsi, che fonde la realtà con le favole, il romanticismo con il pragmatismo.
Questa rappresentazione viene messa in atto quando sul proscenio del teatro pallonaro fanno capolino intelligenza societaria, programmazione sportiva e convinzione che il piccolo possa competere con il grande senza patemi.
Quando Davide usa sapientemente la fionda contro Golia, non sai mai quel che può succedere. Il pronostico si può e si deve ribaltare.
È nota anche ai più disinteressati di calcio l’impresa del Leicester nella Premier League, compiuta nel corso della stagione appena conclusa.
In versione ridotta è successo quest’anno anche in Italia, nella zona dell’Emilia che viene chiamata Distretto Ceramico. Un sogno che si è posato leggero come una piuma sulla provincia di Modena, nella valle del Secchia.
Pochi anni fa si facevano solo piastrelle, oggi si fa anche calcio, e che calcio.
Ogni pronostico è stato disatteso.
Il sogno del Sassuolo passa prima da una storica promozione in Serie B, a opera di un certo Massimiliano Allegri che dai neroverdi è partito per la costruzione di una carriera che lo porterà a giocarsi una Champions League in finale contro il Barcellona.
Da lì in poi la strada è stata segnata, il percorso era tanto chiaro in testa quanto nebbioso all’orizzonte. Il Sassuolo però era pronto per spiccare il volo.
La rincorsa continua con la promozione in Serie A nella stagione 2012-2013.
Poi tre campionati in progressivo crescendo.
La salvezza sofferta del primo anno nella massima serie.
Poi l’esonero dell’ex Allegri dal Milan a seguito di una sconfitta per 4-3 dei rossoneri in casa degli emiliani.
Poi le vittorie che non ti aspetti, contro Juve, Napoli, Milan e Inter (due volte). Un campionato esemplare che dopo solo tre stagioni, le uniche in Serie A nella storia del Sassuolo, portano i neroverdi a una clamorosa qualificazione in Europa League.
Sono solo preliminari, penseranno in molti. Per una squadra che negli anni ’90 giocava nel Campionato Nazionale Dilettanti il preliminare di Europa League è oro puro.
Luccica tanto da abbagliare.
Tanti sono i protagonisti di questa storia che viene da pensare che in un simile copione gli artefici del successo sono stati tutti coloro che l’hanno interpretato.

Eusebio_Di_Francesco

Ci sono stati Berardi, Sansone, il portiere Consigli autore di miracoli in alcune partite, Acerbi e i compagni di difesa a fare da diga. C’è stato l’allenatore Di Francesco che si è dimostrato condottiero indomito di una compagine che non aveva cognizione di dove sarebbe potuta arrivare.
C’è il Mapei Stadium di proprietà, arena ostica per qualsiasi avversario.
C’è il presidente Squinzi, capace probabilmente sia di avvalersi dei giusti collaboratori che di utilizzare al meglio le risorse dedicate al Sassuolo.
Il sogno è tutto qui: vera favola sublimata da una gestione oculata e da passione vera, senza isterismi né comportamenti sopra le righe.
Nessuna illusione o proclama, niente fronzoli, solo lavoro e desiderio.
Se la passione non è cieca può generare miracoli.
Forse si tratta solo di un caso, il Tempo darà risposta ai dubbi odierni.
Tre lustri or sono a Verona nacque un’altra favola, quella del Chievo: quattordici campionati su quindici giocati in Serie A dalla prima storica promozione.
I Clivensi approdarono in Europa solo dopo le sentenze famose del 2006.
Allora si parlò di asini volanti: il musso (dal dialetto veneto) aveva messo le ali.
Qualcuno disse “quando il musso volerà vedremo il Chievo in Serie A”, o qualcosa di simile.
Pare che gli autori di questo slogan furono proprio i tifosi dell’Hellas Verona durante un derby di Serie B.
Una zappa sui piedi, perché da allora Verona nel calcio che conta è sinonimo di Chievo.
L’asino che vola l’abbiamo visto tutti.
Oggi l’Emilia in Serie A è sinonimo di Sassuolo.
Certo, c’è anche Bologna, ma in Europa League ora ci sono i neroverdi.
Paradossalmente, mentre il Sassuolo andrà in Europa, il capoluogo di provincia Modena sprofonda in Lega Pro, senza mai essere stato in lotta per l’Europa in tutta la sua storia.
Curiosità storico-calcistiche.
Torniamo alle piastrelle, adornandole di armonia e melodia.
A Sassuolo nascono due importanti personaggi della musica italiana.
Pierangelo Bertoli in primis, che a un certo punto della vita sua cantò, con un mai troppo rimpianto Andrea Parodi (solista dei Tazenda), “spunta la luna dal monte”.
Poi c’è il più nazionalpopolare Filippo Neviani, in arte Nek.
Lui poco più di un anno fa cantava a San Remo: “fatti avanti amore!”
Cantori del popolo e dei sentimenti, sono stati aruspici che a loro stessa insaputa prevedevano un successo sportivo inusitato e sicuramente nemmeno pensato.
Parafrasando: la luna è spuntata, l’amore si è fatto avanti.
Lo sfondo è neroverde.
Le Volpi inglesi hanno volato, ed è già mito. In terra d’Albione può succedere, dribblando sceicchi, petrolieri russi e colossi finanziari americani.
In Italia è diverso, lo sappiamo.
Far volare gli asini è impresa ardua.
Far volare un sasso, si conceda, è ancora più difficile.
Il Sassuolo per ora vola.

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