Suning: la nuova Inter Made in Cina

Alla fine sono arrivati. I Cinesi sbarcano a Milano e piazzano le tende prima di mettere radici, in molti si augurano profonde e ben piantate al suolo.

Attesi da oltre un anno approdano in poche settimane nel porto che meno ci si aspetta, quello colorato di nerazzurro.
Non si sono sbagliati, la rotta prefissata era proprio quella che conduceva all’Inter del neo-presidente Erick Thohir, la cui nave , quasi tre d’anni or sono, batteva bandiera indonesiana.
Quell’imbarcazione pareva allora carica di vettovaglie e rifornimenti vitali per un accampamento che stava soccombendo.
Non si può negare che la spedizione indonesiana sia stata davvero salvifica per l’Internazionale FC, in un modo o nell’altro. Oggi però viene da pensare a una sorta di ricognizione, un punto di partenza dove instaurare avamposti strategici, prodromici di un’impresa orientale decisamente più grande.
Thohir ha contribuito al riassetto finanziario di una società calcistica ridotta allo stremo delle forze.
I tanti successi ottenuti tra il 2006 e il 2011 hanno lasciato in eredità debiti enormi e un deficit tecnico-sportivo che lasciava presagire scenari sempre più oscuri, con buona pace di una tifoseria che lentamente tornava ad abituarsi agli imbarazzi degli anni ’90.

Moratti-Thohir
Gente con la scorza dura, ben istruita a lottare e a soffrire, ma che nell’ultimo decennio aveva educato il palato a cibi raffinati.
Tornare a masticare pane raffermo e cipolla non è stato facile per la gente dell’Inter, nonostante la memoria riporti con nostalgia a momenti unici di un passato recente, fatto di vera gloria.
L’impegno di Massimo Moratti è probabilmente coinciso con molta passione cieca, e in pochi anni il sogno è tornato a essere incubo.
Nessuno tra i tifosi oggi pecca di gratitudine, ma in pochi sembrano stracciarsi le vesti per la completa uscita di scena di Moratti. Il suo tempo, semplicemente, si è concluso.
Massimo si ritira comunque passeggiando su un tappeto rosso, circondato dall’affetto di quanti hanno sempre compreso, senza necessariamente condividerlo, il suo modo di intendere il calcio.
I tempi moderni sono spietati: occorrono programmazione finanziaria e sportiva, freddezza e lucidità sono strumenti necessari più del nudo amore. Cinicamente parlando, servono i soldi, quelli veri.
Eric l’Indonesiano è venuto in suo soccorso e ha tentato, riuscendoci solo in parte, a ricostruire una società attraverso parametri forse poco ideologici ma molto, molto concreti.
Già si sono intravisti i benefici di questa svolta epocale, soprattutto per una società storicamente “pazza”, e a volte totalmente illogica, come l’Inter.
Sono entrate in scena la maggior attenzione al lato economico, l’assegnazione dei ruoli societari a figure competenti, programmi tecnici che vanno al di là della marcatura di un goal in una partita, in una giornata qualsiasi, di un giocatore qualunque. La mera affezione ha lasciato il posto al raziocinio.
Può piacere tanto o poco, ma è in questo modo che si costruiscono società solide.
Il fatto che si tratti di un’azienda che produce calcio è ormai ininfluente.
Thohir a un certo punto di questa primavera ha calato il poker, rappresentato da conoscenze (quanto nuove o antiche siano non ci è dato sapere) che risiedono in Cina e si sono interessate al progetto Inter.
Thohir ci ha guadagnato del suo, sicuramente.
I Cinesi che si sono insediati a Milano vorranno guadagnarci altrettanto e molto di più.
Attendiamo di constatare quanto e come.
Di certo a oggi nessuno è a conoscenza del progetto che Zhang Jindong ha in mente per l’Inter.
In fondo non lo si sapeva nemmeno nel 1986 quando Silvio Berlusconi acquistò il Milan.
Le parole da conferenza stampa sono più o meno le medesime: “Voglio portare la squadra X sul tetto del mondo”.
Nell’anno domini 2016 risulterebbe impietoso, ognuno per la propria intelligenza, stabilire l’opportunità del’operazione, se non addirittura il risultato finale, in base alla provenienza etnica o alla fede di chi si insedia.
Tanto più che è piuttosto diffusa la vulgata che vuole Berlusconi tifoso storico dell’Internazionale FC. La verità è che a certi livelli gli affari si fanno esclusivamente per tornaconto personale.
La passione arriverà.
Interisti o milanisti si può anche diventare, pur venendo dall’Estremo Oriente.

Il tifoso può solo assistere al corso della Storia, in questo caso meramente calcistica.

 Torniamo alla questione cinese, tanto dibattuta dai media e dai seguaci del calcio giocato.
Si è letto di tutto in questi giorni, dalle reazioni scandalizzate dei media per la cessione totale agli orientali di una società calcistica storica come l’Inter, agli sfottò sui social network per mano degli avversari, con tanti meme e altrettante battute, spesso simpatiche e divertenti.
Pare che l’unica colpa di Zhang Jingdong sia quella di essere cinese.
Probabilmente se fosse stato un magnate russo o uno spregiudicato avventuriero finanziario statunitense tante reazioni scandalizzate non ci sarebbero state.
O forse sì, avendo la colpa di essere l’Internazionale in Italia, chi può saperlo.
In realtà tutti (o quasi) sanno che la Repubblica Popolare Cinese è una realtà economica e industriale tra le più potenti del mondo, se non proprio la prima nel panorama globale.
Suning Commerce Group di Zhang Jingdong è una società commerciale che negli ultimi cinque anni vanta un utile netto medio quasi doppio rispetto a FCA, giusto per fare una considerazione pertinente all’ambito nazionale.
Non addentriamoci in questioni economiche ma rimaniamo sul fatto societario e sportivo, e sulle ripercussioni che questo avvicendamento storico potrebbe sortire.
Suning e Jingdong godono del supporto dello Stato cinese, e non potrebbe essere altrimenti per un’operazione di questa portata. Al di là di ogni considerazione finanziaria, questo dato potrebbe fornire ulteriori garanzie sulle intenzioni della nuova proprietà dell’Inter. Forse l’interesse di aver successo a tutti i costi potrebbe prevalere. Forse.
Non entriamo nemmeno nel merito politico, perché nell’Italia stessa si potrebbero fare tante considerazioni scomode: in questa sede analizziamo gli scenari futuribili rispetto ai dati che abbiamo a disposizione.
Questa analisi elementare dice che potenzialmente potrebbe esserci una piccola rivoluzione non solo in seno all’Inter, ma in tutto il calcio italiano.
Non è facile oggigiorno riuscire a rendere appetibile un paese come l’Italia per intraprendere investimenti così ingenti dall’estero.
Oggi sta accadendo e noi siamo spettatori di questo evento epocale.
Saremo testimoni dei risultati, che non è scontato saranno trionfali.
Attendiamo.
Nel frattempo si vedono i portuali dell’approdo rossonero che da un anno e mezzo aspettano i “loro” Cinesi.
Sarà che Milano non è Genova, e senza la Lanterna come faro trovare il porto è difficile, soprattutto se non è stata impostata la rotta in partenza.
Nel porto nerazzurro i Cinesi sono approdati in una decina di giorni.
Forse questi Cinesi avevano la bussola, l’avevano guardata e studiata per mesi, percorrendo all’inverso la strada segnata secoli fa da Marco Polo.
Intanto si vedono sui social-network tante “erre” sostituite con una “elle”, immagini di “San Silo” e striscioni virtuali che recitano “Folza Intel”.
È la parte folcloristica del web e ci sta tutta, fa sorridere come lo sport e tutto ciò che lo circonda dovrebbe fare.
In coda, doverosamente, ricordiamo che i Cinesi non mangiavano i bambini.
Se ce ne fosse bisogno, una società di calcio potremmo anche vendergliela.
Alla fine i Cinesi sono sbarcati a Milano, ma non dove ci si aspettava.
Assistiamo curiosi agli sviluppi della conquista.

 

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