A tutta B: l’Abruzzo protagonista degli ultimi verdetti, le emozioni Ver(r)e, la Coda della Salernitana, Oddo che fa l’Allegri e il lieto fine

ABRUZZO CHE SALE, ABRUZZO CHE SCENDE – Una regione protagonista, nel bene e nel male, di questo finale di stagione, visto che i due verdetti finali del campionato cadetto 2015/16 parlano entrambi abruzzese. Da una parte, a salire in Serie A assieme a Crotone e Cagliari è stato il Pescara, dall’altro, a scendere il Lega Pro con Modena, Livorno e Como è stato il Lanciano. Le due partite di ritorno non hanno regalato sorprese e non hanno fatto altro che confermare, con diversa modalità, il cammino che sembrava essere stato intrapreso dopo la partita d’andata. A Trapani il ritorno della Finale Play off tra i padroni di casa e il Pescara, e che partiva dal 2-0 per gli abruzzesi maturato all’andata, per un po’ è sembrato poter prendere una strada diversa, dopo il gol di Citro dopo pochi minuti che sembrava poter indirizzare l’incontro verso la rimonta degli uomini di Cosmi ai quali, a quel punto, mancava un solo gol per conquistare la promozione. A questo punto i siciliani si sono riversati in avanti sfiorando diverse volte il raddoppio, ma, allo stesso tempo, esponendosi alle ripartenze degli uomini di Oddo che hanno impensierito più di una volta Nicolas. Poi, però, ad inizio ripresa è arrivato il gol del pareggio di Verre, con una palombella eccezionale dai 40 metri, che ha praticamente chiuso l’incontro, prima che a dare la doppia mandata sia arrivata l’espulsione al 20′ di Scognamiglio per doppia ammonizione. A quel punto è stata solo statistica e il lungo applauso tributato dal pubblico siciliano alla propria squadra e al proprio allenatore. Il giorno prima, invece, in quel di Salerno si era assistito al ritorno della Finale Play out, ma, in questo caso, si partiva da una situazione già pesantemente compromessa a sfavore del Lanciano dopo la partita d’andata, per via del 4-1 per i campani che richiedeva agli abruzzesi un’autentica impresa. Impresa che non è stata neppure sfiorata, visto il gol del vantaggio dei padroni di casa ad inizio partita, con il solito Coda, che ha chiuso fin da subito la storia. Anche in questo caso tutto quello che è venuto dopo è stato solo materiale per gli archivi, con qualche buona azione degli ospiti, soprattutto con un Di Francesco molto attivo, e qualche occasione di raddoppio per gli uomini di Menichini. Al fischio finale moderata felicità da parte del pubblico di casa e, anzi, tanti fischi piovuti dagli spalti per contestare una stagione partita con ben altri obiettivi. Per il Lanciano, invece è stato un mesto ritorno in Lega Pro, tra gli appalusi del proprio pubblico e di quello avversario per una squadra, che, sul campo, senza le penalizzazioni di inizio anno, si sarebbe salvata anche senza la trafila degli spareggi.

EMOZIONI VERRE – Difficile trovare un vero protagonista di questa promozione, visto quanto di bello messo in mostra dalla squadra abruzzese lungo il campionato dai suoi giocatori, primo fra tutti il capocannoniere del torneo stesso, quel Lapadula che ha già la fila alla porta per la prossima stagione. Se si pensa più nello specifico a questi play off, si potrebbe elencare, oltre allo stesso giocatore ex Teramo, autore di 3 gol tra semifinali e finali, a Benali che di gol ne ha segnati due, uno nel 4-2 al Novara nella gara di ritorno di semifinale e uno, molto decisivo, all’andata della finale, quando ha aperto le marcature deviando di piatto un rasoterra teso di Zampano in area dalla destra. Ma, se vogliamo trovare un personaggio per l’ultima vetrina stagionale di questa rubrica, sembra giusto dedicarla a chi, con un gol stratosferico, ha chiuso i giochi, spegnendo qualsiasi velleità di rimonta degli avversari, quando questi erano a metà strada, ovvero Valerio Verre. Verre nasce a Roma l’11 gennaio 1994 e  muove i primi passi nel mondo del calcio, come centrocampista dai piedi buoni e dalla grande intelligenza tattica, in squadre della propria città, Polisportiva Quarto Miglio, Real Tuscolano e Romulea. Da lì, il passo alle giovanili della Roma è breve, e avviene nel 2005. Fa tutta la trafila ed approda in prima squadra, promosso da Luis Enrique, nel 2011/12, quando esordisce in Europa League, ma non in campionato. La stagione successiva va in compartecipazione al Genoa, nell’ambito della trattativa che porta Destro in giallorosso, ma passa subito in prestito al Siena, con cui esordisce in A, giocando, in tutto, 8 partite. Nell’estate del 2013 passa a titolo definitivo all’Udinese che è l’attuale detentrice del suo cartellino a da cui, in queste stagioni è stato mandato in prestito: nel 13/14 al Palermo in B, nella scorsa stagione al Perugia, sempre in B, in cui segna i suoi primi gol, 5, tra i professionisti e, infine, in questa al Pescara, appunto, di cui diventa uno dei cardini. Una sola rete per lui in stagione regolare, poi, ieri sera l’exploit che vale un campionato: al 12′ del secondo tempo, con la sua squadra in svantaggio di una rete, che mette a rischio la promozione, nel caso gli avversari segnino un altro gol, riceve palla da un errore di Petkovic a centrocampo durante una ripartenza dalla propria area dei siciliani, vede Nicolas ancora fuori dalla porta e si inventa una palombella incredibilmente bella e precisa che chiude l’incontro, regalando la A alla sua squadra. Un biglietto da visita di tutto riguardo per la massima serie dove si appresta a tornare, stavolta da protagonista.

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LA CODA DELLA SALERNITANA – Per la squadra di Menichini quest’anno è stata una stagione all’insegna della “coda”. Coda come quella della classifica, dove, purtroppo per i tifosi granata, ha stazionato per quasi tutto il campionato, in un grigio torneo ben lontano da quelle che erano le prospettive di inizio stagione. Coda come quella della stagione, con il prolungamento dei play off, quella che è stata necessaria alla squadra campana per arrivare ad una non facile salvezza. Coda come, soprattutto, il suo uomo migliore, capocannoniere della squadra con 17 gol in stagione, sul secondo gradino del podio dei marcatori, e, immancabilmente, anche trascinatore nel post-season con due gol nelle due partite di finale play out. Al 91′ della partita d’andata ha messo quel gol in più che ha reso quasi impossibile la rimonta degli avversari nel ritorno, realizzando il 4-1 con un destro teso dal limite su assist di Moro che aveva condiviso con lui il contropiede a due. Nella partita di mercoledì, al 20′, ha chiuso ogni minima speranza di rimonta, se ancora ce ne fosse, essendo il più rapido a gettarsi davanti al portiere avversario, sul colpo di testa (con un possibile fallo) di Tuia, per anticiparlo e girare in rete il gol del definitivo 1-0 che regala la salvezza alla Salernitana. Per recuperare la testa della sua squadra per la prossima stagione, la società non potrà fare a meno che partire dalla sua Coda…

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OTTOVOLANTE PESCARA – E alla fine anche il terzo nome delle squadre promosse in massima serie, dopo quelli di Crotone e Cagliari, è venuto fuori, ed è quello del Pescara, vincitore dei Play off. Una promozione, tirando le somme di un’intera stagione, sicuramente meritata, per una serie di aspetti. Intanto è stata una delle squadre che hanno espresso il gioco migliore del torneo, bella a vedersi, con un ottimo gioco offensivo, spesso finalizzato da quello che, poi, è stato il capocannoniere del torneo. Un bel mix di giovani promettenti, giocatori d’esperienza e qualche giocatore sul trampolino di lancio da troppo tempo, e che, finalmente, ha reso per quelle che erano le aspettative su di lui, che ha disputato un campionato particolare, a diverse velocità, proprio come un ottovolante: partenza a rilento, con qualcuno che storce il naso persino sulla conferma di Oddo in panchina, poi presa di coscienza della propria forza e sequenza di risultati positivi che portano ad un terzo posto preso con tanta prepotenza da arrivare a mettere 9 punti di distacco tra sé e la quarta a un passo da quel limite, 10 punti, che significherebbe promozione diretta senza i play off, poi un tracollo netto e inspiegabile, a picco, con una susseguirsi di sconfitte e pareggi che portano la squadra addirittura fuori dal play off e, infine, la risalita prepotente e inarrestabile fino, nuovamente, al terzo posto, perso solo all’ultima giornata. Quindi i play off, giocati saltando il preliminare, superando in semifinale, d’autorità, il Novara, con una doppia vittoria, 2-0 a Novara e 4-2 in casa, quindi la finale più difficile, contro il Trapani sorpresa di questo campionato, domato, comunque, con una netta vittoria all’andata e un pareggio al ritorno. Così è arrivata la quinta promozione in serie A della (giusto oggi) ottantennale storia del club abruzzese, nato, appunto, il 10 giugno 1936 come Società Polisportiva Pescara, che comincia in Seconda Divisione, ma che nel 1940 è già in B. Tanta C fino agli anni ’70, col ritorno in serie cadetta nel ’74, quando cambia denominazione in Pescara Calcio Spa, e, nella stagione 76/77 arriva anche la prima promozione in A, seguita da un’immediata retrocessione, un’altrettanto immediata nuova promozione e un’ulteriore rapida discesa in B, dove resta, scendendo anche in C, fino all’86/87, stagione del nuovo ritorno in A, stavolta per 2 stagioni, record di pregnanza degli abruzzesi in massima serie. Un nuovo ritorno per la sola stagione 92/93, poi di nuovo tanta B e il saliscendi con la C degli anni 2000 che culmina nel fallimento del 2009, con la Delfino Pescara 1936 che rileva il titolo sportivo e riparte dalla Lega Pro. E’ subito B e, nella stagione 11/12, al termine di un campionato dominato sotto la guida di Zeman e con una squadra in cui brillano Verratti, Insigne, Immobile e Sansovini, nuovamente la A, persa di nuovo dopo una sola stagione. Quindi gli ultimi 3 campionati di B, con i play off conquistati la scorsa stagione, ma persi in finale contro il Bologna. Stavolta le cose sono andate meglio e i biancazzurri sono riusciti a farsi un bel regalo per gli 80 anni, con una A conquistata che non hanno nessuna intenzione di perdere immediatamente.

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ONORE E VIRTU(S) – E con la fine della stagione 2015/16 è arrivato anche l’ultimo nome che mancava nel casellario, ovvero quello della squadra retrocessa, quella che ha seguito Como, Modena e Livorno in Lega Pro, ovvero quello della Virtus Lanciano, uscita sconfitta dalla finale dei play out. Una stagione, quella rossonera, molto condizionata dalla non ridente situazione societaria, che ha condizionato sia la classifica, con alcuni punti di penalizzazione che hanno inciso pesantemente sul risultato finale, che la gestione tecnica della rosa, con una serie di cessioni, anche importanti (vedi Piccolo, il capocannoniere della squadra, o Capitan Mammarella), durante il mercato invernale. Le difficoltà si sono avvertite fin dall’inizio stagione, con una squadra sempre coinvolta nella lotta per le zone più basse della classifica, poi, dopo il mercato invernale che sembrava di smobilitazione, e il cambio di allenatore, con il passaggio della squadra dalle mani di D’Aversa a quelle di Maragliulo, quando sembrava che la società avesse deposto le armi, è arrivato un periodo molto positivo, con una sequenza di risultati che ha attestato la squadra tra le migliori del girone di ritorno per un lungo periodo, fino ad un nuovo periodo di flessione, che sembrava, comunque, sotto controllo, fintanto che non è giunta una nuova stangata da parte della giustizia sportiva, con altri 5 punti di penalizzazione assegnati. La restituzione di 3 di questi punti e qualche risultato positivo nelle ultime giornate, hanno regalato almeno alla squadra la disputa dei play out, che, però, sono stati posticipati proprio perché sulla società sembrava pendere una nuova sanzione che avrebbe potuto riscrivere nuovamente la classifica. Confermata la partecipazione, la squadra, però, ha compromesso ogni cosa nella partita d’andata, giocata in casa, in cui il parziale di 1-4 ha praticamente chiuso il discorso salvezza, confermato dal gol del vantaggio della Salernitana dopo pochi minuti della partita di ritorno, che ha spento anche il lumicino dell’impresa. Così il Lanciano, comunque con onore, ottiene la prima retrocessione dalla B della sua storia e torna, dopo 4 stagioni, in Lega Pro. Una storia pluridecennale, cominciata, ufficialmente, nel 1919 e dipanatasi nelle serie minori per buona parte del tempo, tra serie dilettantistiche, Serie D (di cui conquista anche uno scudetto nel 98/99), C1 e C2, e con anche 2 fallimenti (1992, ripartita come Associazione Lanciano Calcio 90, e 2008, da cui rinasce come Società Sportiva Virtus Lanciano 1924, l’attuale denominazione). Ripartita dalla Lega Pro, dopo il secondo fallimento, nel 2012 è arrivata la prima storica promozione in B, vincendo i play off in finale contro il Trapani. Quattro stagioni in serie cadetta in cui i rossoneri hanno, comunque, ben figurato, soprattutto nella prima parte dello scorso campionato, quando, mantenendo la testa della classifica per lungo tempo, arrivarono ad attirare l’attenzione della stampa estera. Ora ritorna la terza serie, ma siamo convinti che gli abruzzesi vorranno restarci il meno possibile, così, anche a loro, facciamo i nostri migliori auguri di un pronto ritorno in serie cadetta.

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PER ODDO C’E’ DA STARE ALLEGRI – Che Oddo sia un allenatore pronto per la Serie A è stato ampiamente dimostrato nel corso di questa stagione, in cui ha magistralmente condotto la sua squadra fino alla promozione, facendole esprimere uno dei migliori giochi del torneo. A conferma è arrivata anche la partita di ritorno della semifinale play off, contro il Novara, in cui ha dimostrato di “ispirarsi” ai grandi allenatori della A anche in altri aspetti. Durante la suddetta partita, infatti, a risultato già ampiamente acquisito e con la qualificazione in tasca, Zampano ha rimediato un’ammonizione per un fallo sciocco a centrocampo, su una situazione di gioco per cui, ammetterà il tecnico a fine partita, il giocatore era stato già redarguito da Oddo. In una fase in cui con due ammonizioni in due partite si andava in squalifica, l’ex giocatore di Milan e Lazio temeva di poter perdere il giocatore per le fasi più delicate dei play off, quindi il vederlo commettere un errore così sciocco su una cosa di cui era stato avvertito, lo ha mandato su tutte le furie e, nel giro di pochi secondi, nel miglior “stile Allegri”, lo ha portato a sfilarsi la giacca fra una miriade di imprecazioni, per poi scagliarla lontano verso la panchina. Così Oddo ha dimostrato, a suo modo, di essere pronto per i grandi palcoscenici.

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Un Oddo in versione senza giacca

IL LIETO FINE – E quale miglior modo di chiudere una storia se non con un bel lieto fine. E anche il campionato cadetto non ha voluto sottrarsi a questa regola, regalando un’ultima immagine da libro Cuore. Al fischio finale, mentre in campo esplode la gioia dei giocatori e dei dirigenti del Pescara e, dall’altra parte, si versano lacrime per lo storico obiettivo fallito, a bordo campo si consuma il piccolo “dramma sportivo” di un tecnico che aveva accarezzato il sogno di compiere una grande impresa sportiva. Cosmi, visibilmente commosso, si dirige verso la sua panchina, ma, prima ancora di arrivarci, viene raggiunto dal collega/avversario di giornata Oddo che, invece di correre ad esultare con i suoi uomini, decide di rendere prima onore ad un uomo di cui ha grande rispetto e che ha conosciuto anche come proprio tecnico. Lo segue in panchina, si siede accanto a lui, lo abbraccia e scambia alcune parole, prima di incoraggiarlo, salutarlo e poi fare ritorno in campo. In un calcio fatto di teste calde, poco rispetto ed esempi poco edificanti, il tecnico del Pescara ha compiuto un gesto bello e inaspettato che entra di diritto, stavolta seriamente, nel curriculum di allenatore pronto per il grande calcio.

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