F1, in Canada vince ancora Hamilton, Ferrari vicina ma non basta

RUGGITO- il leone è tornato; la vittoria di Montecarlo non era un fuoco di paglia, Lewis Hamilton, troppo presto dato per demotivato e deconcentrato, conquista a Montreal il suo secondo successo consecutivo (il quinto su questa pista), nonostante una pessima partenza e un’altra pericolosa toccata alla prima curva col compagno Rosberg, stavolta senza gravi conseguenze (per lui), che gli consente di recuperare su Nico altri 15 punti in classifica portandosi a sole 9 lunghezze dal tedesco. Meravigliosa la gara di Lewis, con una perfetta gestione dei pneumatici ed una strategia ad una sola sosta, che gli ha consentito di effettuare prima 24 giri con le UltraSoft usate nella seconda qualifica, e poi ben 46 con le gomme soft, le più dure disponibili su questa pista, mantenendo comunque un passo gara velocissimo che gli ha consentito di difendersi a colpi di giri veloci dall’arrembante Vettel, che era invece su due soste. Qui la Mercedes, forse per la prima volta non cosi nettamente superiore alla concorrenza in termini di prestazioni pure, ha fatto valere le migliaia di chilometri percorsi in inverno con i test di durata, dimostrando di aver fatto grandi progressi nella “gentilezza” sui pneumatici, suo tallone d’Achille fino all’anno scorso. Rosberg, dal canto suo, penalizzato dalla toccata iniziale con Lewis che gli ha fatto perdere diverse posizioni, non è riuscito a cambiare ritmo nella prima parte di gara, condizionato prima dal traffico, e poi da una foratura che lo costretto ad una imprevista seconda sosta, e non riuscendo nel finale ad andare oltre la quinta posizione.  Mondiale quindi apertissimo, ammesso che fosse mai stato chiuso.

FERRARI- Si discuterà all’infinito sulla strategia adottata dal muretto di Maranello; era giusto far fermare entrambi i piloti all’undicesimo giro, approfittando della Virtual Safety Car per la rottura di Button? Col senno di poi, la risposta è negativa, ma ci sono diverse considerazioni da fare; molto difficilmente Vettel avrebbe potuto reggere il passo di Hamilton a parità di gomme, lo dimostra la difficoltà nel finale, con ripetuti “lunghi” alla chicane prima dei box, nonostante pneumatici soft più nuovi di 13 giri, per guadagnare 1 o 2 decimi quando andava bene. Anche la Red Bull ha optato per una strategia a due soste, e anch’essa ha perso il duello per il terzo posto con la Williams di Bottas che era invece su una sosta: la strategia a due pit stop non era quindi solo un’invenzione della Ferrari.  La Mercedes, dopo i primissimi giri, stava pian piano recuperando, con le US, sulla Ferrari del tedesco, altro indizio che degradava meno le gomme, e questo portava a ragionare sulle due soste. Inoltre c’è la paura, dopo 2 anni di dominio Mercedes e 4 di quello della Red Bull, di essere sempre più lenti in termini di prestazioni, e di doversi quindi inventare qualcosa per vincere, quella paura che disturba la consapevolezza di essere veloci e di potersela giocare in pista. D’altra parte, c’è una regola di base; se sei davanti, sono gli altri a dover cambiare lo status quo per superarti. E con temperature basse (appena 20 gradi sull’asfalto), e su una pista dove il degrado è scarso di per sé (infatti la Pirelli qui porta le tre mescole più morbide), si poteva presumere una durata delle soft più lunga del previsto. L’eventualità più probabile comunque, in caso di strategia ad una sosta per Vettel (forse Raikkonen, più indietro, andava fatto fermare in ogni caso), sarebbe stato ugualmente un secondo posto. Al di là di queste considerazioni, la Ferrari, con la nuova evoluzione del motore, ha dimostrato di giocarsela alla pari con la Mercedes su una pista che richiede potenza e trazione, e questo lascia ben sperare per le prossime gare. Infine, balza agli occhi la differenza tra i due piloti; a parità non solo di macchina, ma anche di strategie e di pneumatici, Raikkonen ha concluso solo sesto a quasi un minuto da Vettel, nonostante un Rosberg pieno di problemi che gli è comunque arrivato davanti, tenendo dietro a malapena Ricciardo con una Red Bull chiaramente più lenta, quanto meno sul dritto. Speriamo si tratti solo di una gara più deludente del solito….

LA CORSA DEGLI ALTRI- Come previsto, si è rivista su buoni livelli la Williams, sempre molto efficiente in termini di velocità di punta, anche se tradita dall’affidabilità con Massa. La Red Bull, come detto, ha perso il podio a causa della strategia, anche se Verstappen ha dimostrato ancora una volta il suo grande talento difendendo il quarto posto nel finale da Rosberg e costringendolo anche al testacoda, e comunque anche il motore non ufficiale della Renault ha detto la sua. Discrete le Force India, entrambe nei punti grazie alla PU Mercedes (su una pista dove, ripetiamo, la componente motoristica è fondamentale) anche se entrambe doppiate. Per la stessa ragione, gara di grande sofferenza per Alonso con la McLaren, la più lenta di tutti sul rettilineo, che dimostra quanto lavoro debbano ancora svolgere alla Honda per avvicinarsi alla concorrenza, anche in termini di affidabilità vista la plateale rottura di Button dopo soli 9 giri. Discreta la gara delle Toro Rosso, entrambe partite molto indietro sulla griglia ma con Sainz e Kivyat autori di belle rimonte; inevitabile, peraltro, pagare qualcosa su questo circuito con un motore versione 2015. Sempre peggio le Haas, entrambe finite a due giri, evidentemente in crisi con lo sviluppo essendo invece partite non male ad inizio stagione. In piena crisi le Sauber Ferrari, con grossi problemi economici, entrambe partite dietro le Manor e condannate alle retrovie in gara, come le Renault che hanno, oltretutto, portato una sola macchina al traguardo.

 

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