Copa America Centenario: Usa, Colombia, Argentina e Cile, quattro modi diversi di arrivare in semifinale

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Terminati anche i quarti di finale, alla fine di 4 partite che, ciascuna a suo modo, hanno promosso alle semifinali 4 squadre che promettono due sfide dall’alto tasso tecnico ed emozionale. Ecco come ci sono arrivate, ognuna in un modo differente dall’altra.

USA-ECUADOR, CINICO (E SOFFERTO) – I padroni di casa sono stati la prima squadra a conquistare l’accesso alla semifinale, cosa riuscita loro per la seconda volta nella propria storia. Lo hanno fatto in modo molto cinico, sfruttando a pieno, e poi capitalizzando, le poche occasioni conquistate in una partita piuttosto sofferta contro un Ecuador tutt’altro che arrendevole. Il fattore campo ha giocato, sicuramente, un grosso ruolo nel motivare gli uomini di Klinsmann nelle fasi più difficili dell’incontro. L’inizio è stato poco spettacolare, con lunghe fasi di studio e una sostanziale equivalenza in campo. A rompere gli equilibri è arrivato, a metà primo tempo, il gol del solito Demsey, con un colpo di testa su un cross da destra. Da lì la partita ha trovato nuova vita, con una serie di capovolgimenti di fronte in cui entrambe le squadre hanno avuto l’occasione di segnare, con Dempsey e Bedoya da una parte, Valencia e Arroyo dall’altra. A inizio ripresa i sudamericani sono scesi in campo più motivati ed hanno cominciato a mettere in difficoltà la squadra a stelle e strisce. Dopo appena 5′ entrambe le squadre sono rimaste in inferiorità numerica: Valencia da una parte, per una seconda ammonizione rimediata per aver scalciato in modo sciocco un avversario vicino alla linea laterale di centrocampo, e Jones dall’altra, direttamente, per essere arrivato sul posto col piglio del giustiziere ed aver messo una mano in faccia all’avversario. Questo, però, non ha cambiato il trend, con gli uomini di Quinteros che hanno continuato a fare la partita. Ma, al 20′, nel momento migliore dei gialloblu, è arrivato il raddoppio degli Usa, con Zardes che prima ha offerto un assist a Dempsey e poi si è buttato a deviare in rete il tiro del compagno che stava attraversando tutta la linea di porta. Il doppio svantaggio ha moltiplicato la spinta dell’Ecuador, che, praticamente, è divenuto padrone della partita, segnando prima il 2-1, con Arroyo che ha finalizzato al meglio, con un destro potente, uno schema su punizione dal lato corto dell’area destro, e poi chiudendo i padroni di casa nella propria metà campo, sfiorando il pareggio in almeno 4 occasioni, con due colpi di testa di Valencia, un tiro poco sopra la traversa di Ayovi e un tentativo di autogol clamoroso di Brooks proprio al 90′. Invece, con tanta sofferenza, ma anche con grande forza di volontà, i Klinsmann Boys sono riusciti a portare a casa il risultato e ad accedere alla semifinale.

USA-ECUADOR 2-1 (22′ Dempsey (U), 65′ Zardes (U), 74′ Arroyo (E))

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COLOMBIA-PERU’, DI RIGORE – Partita che tradisce un po’ le attese quella tra Cafeteros e peruviani, due delle squadre che si sono messe in mostra in questa prima fase del torneo, gli uomini di Pekerman per essersi guadagnati per primi la qualificazione, con due vittorie di carattere e bel gioco, quelli di Gareca per essere stati gli artefici dell’eliminazione niente meno che di Sua Maestà Brasile. Ci si aspettava una partita caratterizzata da bel gioco e lampi dei protagonisti annunciati e, invece, è diventato un incontro che è vissuto prevalentemente di fiammate, distribuite soprattutto ai due estremi del match. Nei primissimi minuti è stato Bacca a costruirsi un’occasione di testa, fuori di poco, poi, dopo 15′, James ha colpito un palo clamoroso alla fine di un’azione in velocità. A fine partita, invece, in pieno recupero è toccato al peruviano Ramos costringere Ospina alla parata miracolosa con un colpo di testa diretto sotto la traversa. In mezzo occasioni risicate e tanto studio tra le due squadre. Così si è arrivati ai calci di rigore (da regolamento da giocarsi senza la disputa dei supplementari). Il primo errore dei peruviani è giunto dopo due rigori realizzati per parte, con Trauco che si è visto parare un tiro centrale, con il piede, da Ospina. La realizzazione di tutti e 4 i tiri dal dischetto dei colombiani ha messo sotto pressione Cueva che ha spedito il suo alle stelle, regalando ai Cafeteros la semifinale.

COLOMBIA-PERU’ 0-0 4-2 cdr

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ARGENTINA-VENEZUELA, DA PRONOSTICO – Argentina con i favori del pronostico e Argentina è stata. Nessun dubbio per tutta la partita su chi avrebbe dovuto essere la squadra promossa, anche se il Venezuela ha gettato la più grossa occasione di avvicinarsi agli avversari nel modo più stupido possibile. Partita densa di significati questo quadro di finale: intanto è stata la quarta vittoria consecutiva degli argentini in altrettante partite giocate in questa competizione, dando un messaggio forte alle altre contendenti; poi è stato il tanto richiesto ritorno al gol del Pipita, che ha sfornato addirittura una doppietta, praticamente indirizzando la partita fin dall’inizio; infine è stata la partita del record di Messi, autore del 54° gol in Nazionale, raggiungendo un certo Batistuta in testa alla graduatoria di tutti i tempi dell’Albiceleste. Come detto, l’inizio è stato un monologo argentino, con Higuain che ha voluto mostrare a tutti i detrattori di essersi tenuto i gol per i momenti importanti, condizionando, già a metà primo tempo, l’esito dell’incontro: all’8′ si è gettato in girata al volo in scivolata su lancio dalla trequarti di Messi, creando un diagonale imprendibile per il portiere avversario; al 28′ si è avventato su un passaggio errato della retroguardia venezuelana, ha scartato il portiere ed ha insaccato. A questo punto la vinotinto è sembrata abbozzare un ritorno in partita, rendendosi pericolosa e conquistando l’episodio che avrebbe potuto cambiare l’incontro, con Romero che si vede anticipare l’uscita e urta le gambe dell’attaccante avversario: Seij as sul dischetto ha fatto la più scriteriata delle scelte, optando per un cucchiaio, senza però aspettare il movimento del portiere che, rimasto in piedi, non ha fatto altro che raccogliere il lento passaggio dell’avversario e rilanciare l’azione. La cosa è sembrata scoraggiare gli uomini di Dudamel, che sono tornati a farsi mettere sotto dagli argentini anche a inizio ripresa. Al 60′ è arrivato il suddetto gol numero 54 di Messi, messo davanti al portiere da un contropiede di Gaitan. La Vinotinto ha avuto occasione solo di accorciare le distanze con Rondon che di testa ha deviato la palla sul palo e quindi in gol, ma non è passato neppure 1′ che l’Albiceleste ha ristabilito le distanze con un’azione tutta di prima finalizzata da Lamela, appena entrato, che ha deviato di destro l’assist di Messi in gol. E così, d’autorità, l’Argentina prosegue il suo cammino verso la Finale.

ARGENTINA-VENEZUELA 4-1 (8′ e 28′ Higuain (A), 60′ Messi (A), 70′ Rondon (V), 71′ Lamela (A))

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MESSICO-CILE, ESAGERATO – A volte succede che una squadra approdi ai quarti dopo una vittoria d’autorità nel proprio girone, dimostrandosi una delle squadre più in forma e spumeggianti del torneo. E ai quarti giochi la peggior partita che potesse immaginare. Altre volte succede che una squadra ci arrivi stentando, con risultati raffazzonati, gioco poco convincente e pure qualche regalo arbitrale. E poi si ritrovi a giocare la miglior partita del proprio torneo, dominando in lungo e in largo. Questo è il riassunto più corretto della partita giocata tra Messico e Cile. I messicani sono arrivati da strafavoriti, visto quanto fatto vedere nelle partite del girone, giocato e vinto d’autorità, grazie ad alcune individualità in stato di grazia. Il Cile, invece, è arrivato dopo un brutto girone di qualificazione, con la pessima sconfitta contro l’Argentina, le sofferenze e il regalo arbitrale contro la Bolivia e l’unica vera soddisfazione data dalla partita contro Panama, in cui Vargas aveva già cominciato a scaldare i motori. La partita è esistita, in realtà, solo per 16′, il tempo che Puch ha impiegato per segnare il vantaggio della Roja, poi è stato un autentico massacro da parte degli uomini di Pizzi che si è preso la rivincita di tutte le critiche subite fino a quel momento. I messicani praticamente non sono scesi in campo, hanno limitato la loro presenza a qualche sterile tentativo e, da un certo momento della partita in poi, a cercare di non far diventare abissale il risultato e ridurre, quindi, il più possibile l’umiliazione. I cileni sono andati sul velluto, hanno giocato la propria miglior partita, facendo letteralmente ciò che volevano dell’incontro, divertendosi e divertendo, segnando 7 gol e sfiorandone almeno altrettanti. Vargas è stato l’autentico mattatore dell’incontro, per la “gioia” dei tifosi napoletani, che un Vargas così a Napoli se lo sono solo sognato, autore di ben 4 gol. Le altre marcature sono state ad opera di Sanchez e di Puch (doppietta). Così i campioni in carica sono tornati prepotentemente in corsa per il titolo.

MESSICO-CILE 0-7 (16′ Puch, 44′ Vargas, 49′ Sanchez, 52′, 57′ e 74’ì Vargas, 88′ Puch)

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PROGRAMMA SEMIFINALI

Usa-Argentina (21 giugno, Houston)
Colombia-Cile (22 giugno, Chicago)

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